
WASHINGTON - Il New York Times critica gli inquirenti italiani per aver condotto in modo non rigoroso le indagini sul delitto di Perugia, in particolare per ciò che concerne la posizione di Amanda Knox, la studentessa di Seattle accusata di aver ucciso un anno fa a Perugia la sua compagna di stanza, l'inglese Meredith Kercher. Alla luce dell'udienza preliminare svoltasi tre giorni fa davanti al gup del capoluogo umbro, per il quotidiano americano il caso è diventato «ancora di più» un caso complicato, un «puzzle case», anche perché le indagini sono state condotte in modo poco rigoroso.
ALTERATA LA SCENA DEL CRIMINE» - In questi termini il quotidiano di New York torna sulla vicenda, sottolineando come i nuovi dettagli emersi e la nuova ondata di attenzione riservata al caso dalla stampa, invece che aiutare a chiarire hanno al contrario aggiunto ulteriori tasselli a un «enigma» che col passar del tempo anzichè chiarirsi si è complicato ulteriormente. Il New York Times paragona il caso di Amanda Knox a quello di Madeleine McCann, la bambina inglese di 3 anni scomparsa in Portogallo durante una vacanza con i genitori, e critica il modo come sono state condotte le indagini. In particolare il giornale riporta quanto detto alla ABC News da Joseph Tacopina, un avvocato americano che ha ricevuto dalla ABC l'incarico di esaminare il caso. Per Tacopina - scrive il NYT - le autorità italiane «hanno alterato la scena del crimine, hanno camminato in lungo e in largo in quel posto e tutto ciò ha reso inaffidabili le prove dal punto di vista processuale». Sul caso - scrive il quotidiano di New York - sono stati scritti libri, sono stati aperti blog, si sono scatenati i tabloid di mezzo mondo, «ma ad un anno dal delitto non è vi è stato (nell'inchiesta) alcuno sviluppo decisivo».
(dal corriere.it)


MAKARONI
(Luca Bottura per il Corrierone)
MICCOLI FANS Brutto retroscena dietro le nuove sopracciglia zebrate di
Miccoli: gliele ha ridotte così un barbiere pagato da Luciano Moggi.
INVISCHINATO "Guardate Stoner: altro che camomillo, oggi è un
vischino di quelli invecchiati"
(Guido Meda, Italia 1, telecronaca del MotoGP)
PORNO SUBITO "Al terzo giro c'era una macchina che si è scopata… Una
macchina che si è spostata" (Rubens Barrichello, Gran Premio di
Singapore)
NELLA MEDA "Stai dicendo una boiata sapendo di dirla" (Guido Meda non
è d'accordissimo con Loris Reggiani, sempre telecronaca del Moto Gp a
Italia 1)
NO, E' UNO CHE VUOL FARE IL CONTADINO "Marzio Bruseghin ha comprato 20
asini e produrrà vino: è un poeta nell'affrontare l'esistenza" (il
mitologico Auro Bulbarelli, telecronaca dei mondiali ciclismo)
BOSSI DI SEPPIA Solo ora emerge che i mondiali di Varese, ultra
sponsorizzati dalla Lega, sono stati corsi utilizzando bici da donna:
siccome il Carroccio ce l'ha sempre… vabbè, il cannone lo fornivano i
militanti leghisti.
ORA CONTROLLO SE E' VERO "Il mondo del calcio è fatto di quello che
Kant chiamava substrato: cioè il numero" (Claudio Lotto, "Quelli che
il calcio e…")
LEO PARDO "Zanetti è diventato un duro senza mai perdere la tenerezza"
(la poesia di Pierluigi Pardo, Sky)
LA LEGGE DEL ZENGA "Zenga continua a prendere appunti e la panchina
diventa un luogo per grafomani" (Lucio Rizzica, Sky)
ON THE ROAD AGAIN Clamorosa gaffe di Cristiano Ronaldo: dopo aver
visto la foto di Jessica Cirio,la nuova fiamma di Lavezzi, ha subito
telefonato all'attaccante del Napoli per chiedegli quanto costa.
COTANTO MI DA' TANTO "Maradona?Sono prono dinnanzi a cotanto essere."
(Aurelio De Laurentiis, Sky: Moratti invece era pronto dinanzi a
cotanto avere)
FORTUNA CHE NON CI SEI CASCATO "Ancelotti già aveva detto che voleva
fare l'allenatore della Roma, poi ha detto che ci siamo visti a
Londra.Se vuole strappo i quadri che ci sono qua allo stadio e metto
un quadro suo! Ma questi sono trappoloni giornalistici e io non ci
casco." (Luciano Spalletti non cade nella bieca provocazione del
solito Varriale, 90° minuto)
L'ISPETTORE RINKO "Mentre su Milano calano le prime ombre della notte,
due investigatori sono pronti a risolvere il mistero del derby: Mourinho, come
l'ispettore Callaghan, ama spararle grosse, la calibro 45 montata
sulla lingua. Ancelotti, come il commissario Maigret, risolve i dubbi
in trattoria. Ancelotti li risolve affettando salame. Uno solo
arriverà alla soluzione, uno solo sarà il primo. E l'ultimo?". "E
l'ultimo chiude la porta" (l'incipit di Fabio Caressa, ieri sera:
ormai sono talmente lunghi che questo verrà usato per sceneggiare
un cinepanettone: "Natale a San Siro")
THE BIGGEST ONE "Mourinho qualche volta è un po' provocante"
(Carlo Ancelotti, Sky)
QUANDO LA MENTE IN VACANZA "Mourinho è un genio, io a quei livelli
vedo solo Marilyn Monroe" (Giampiero Mughini, Controcampo)
IL ROSSI E IL NERO E con questo sono otto i titoli mondiali di
Valentino Rossi. Dodici, contando anche quelli che non ha dichiarato
al Fisco.














GAGO SUN 24 HOURS (rubrica che per fare bella figura finge di occuparsi anche di economia, perché è sempre fico parlare di economia, di borsa, di crisi finanziarie, quando tutto il mondo non ne sa una mazza)
New York - Il sindaco di New York Michael Bloomberg, ha annullato un viaggio in California per tenere una conferenza stampa ieri pomeriggio sulla recente crisi finanziaria. Il suo messaggio era triplice: New York è forte, Bloomberg è grande e la Lehman Brothers si arrangi.
Bloomberg ha detto ai reporter che più volte si è interessato al caso ("Ho personalmente parlato molte volte con i capi di governo e dirigenti finanziari qui negli Stati Uniti, e anche in Europa e in Asia"), così come si conviene a un capo di Stato, o almeno a un capo di una città con la sua grande riserva di contanti.
"Avevo sperato che Lehman Brothers potesse essere salvata, insieme con i 12.000 posti di lavoro", ha detto Bloomberg e ha aggiunto con un tono compassionevole-capitalista "il nostro sistema finanziario non può continuare a stare al gioco degli speculatori, che cercano di schiacciare le imprese più deboli e ottenere profitto"; ma il sindaco si è fatto poi spietato e ha aggiunto che nonostante avesse approvato il salvataggio Bear Stearns, su Lehman si è detto contario: "La realtà è che il governo non può mettersi a salvare ogni società in crisi. Il capitalismo è basato sul rischio".
Bloomberg ha poi parlato della condizione economica della città, attribuendo a se stesso i meriti della gestione della spesa, ritenuta eroica. La crescita di spesa dichiarata è comunque pari al 1,6%, inferiore al tasso di inflazione.
"E le strade sono le più pulite da 30 anni e il lungomare è tornato", dice ancora il sindaco.
L'idea era insomma mostrare al mondo che New York ce la farà ancora, dopo un nuovo disastro. E anche che Bloomberg, consigliere finanziario del governo e dei grandi della finanza, ha cambiato atteggiamento sulla gestione delle grandi imprese: chiunque può essere buttato in mare, pur di tenere la nave a galla.
(da villagevoice.com)



È stato il Los Angeles Times, nell'edizione online, a criticare la mossa di Obama. Il candidato democratico da ieri ha lanciato una nuova strategia, che prevede attacchi anche personali contro l'avversario. Lo spot fa parte di questa scelta, descrivendo l'America del 1982 - quando McCain arrivò per la prima volta a Washington - e sostenendo che il repubblicano è rimasto ancorato a quell'epoca. Tra i capi d'accusa, la scarsa dimestichezza che il 72enne McCain ha riconosciuto di avere con i computer e il fatto che «non sa mandare una email». Conclusione: è lontano dall'esperienza quotidiana degli americani.
Il quotidiano di Los Angeles, però, ha sottolineato che McCain non può usare tastiere di computer per le conseguenze delle molteplici fratture e di varie forme di tortura subite in cinque anni e mezzo passati all'«Hanoi Hilton», famigerata prigione vietnamita, dopo essere stato catturato a seguito dell'abbattimento del suo caccia. McCain, tra l'altro, non può sollevare le braccia oltre un certo punto e ha vari problemi di mobilità. Il rischio per Obama, che interviene in audio sul finire dello spot per spiegare che lui stesso approva quel messaggio, è ora di venir accusato di insensibilità e di mancanza di rispetto per un veterano di guerra, per le ironie sui limiti dell'avversario.
(dal Corriere.it)

All across the city, for days, months, maybe years after 9/11, it hurt to look out the window.
In Sunset Park, Brooklyn, Marissa Gonzalez, a corporate recruiter and writer, could not adjust. She had designed her whole fourth-floor apartment on 40th Street around the postcard-worthy outline of the Lower Manhattan skyline rising above the slope of Green-Wood Cemetery and the flats of northwest Brooklyn beyond.
“Looking out those windows was a ritual for me,” she said. “They were part of my sanctuary, my place of inspiration. It was impossible for me to go there and not tie into the day and the days after and the pain and the grief.”
A few months after 9/11, she moved out.
The question of how New Yorkers view their view may seem abstract, trivial, remote, compared with the pain of thousands upon thousands who lost loved ones, friends or colleagues when the World Trade Center towers fell. But for a broad swath of New Yorkers for whom the two towers were primarily the crowning jewel of a cherished vista, the amputated skyline was a daily reminder of loss. The way they have reached accommodation, or not, with the transformed view provides yet another window into the city’s infinitely long process of recovery.
Conversations with dozens of New Yorkers this week, when the end-of-summer light is just so and passing planes induce a wince, found them poised somewhere between Never Forget and Enough Already. Some confessed to occasional pangs of survivor guilt when they catch themselves enjoying the cityscape, diminished but still quite impressive, that gleams in their windows and draws them to park benches.
“I still think it’s the most beautiful city view there is,” said Christine Sugrue, 31, resting with her infant twins on the Brooklyn Heights promenade on Monday. Even so, she said, “Whenever I look over there, I’m always conscious that’s something missing.”
On Withers Street in East Williamsburg, Brooklyn, where the towers once loomed above the Williamsburg Bridge on the western horizon, Theresa Cianciotta, an assistant to a state assemblyman, said she never left her house now without casting a rueful glance at the skyline.
“There’s a lot of emptiness there,” said Ms. Cianciotta, who is in her 70s and keeps a photo she took the day after 9/11 of her husband pointing down the street at a column of smoke. She also showed off an earlier photo of the same view, the towers intact. “I will always feel very sad and angry that something like that could happen in this country.”
Just down the block, Ben Moccio, a retired security director, said he had stopped consciously noticing the towers’ absence after a year or so, as more immediate concerns asserted themselves. “There’re so many things involved in life that keep creeping up on you,” he said.
Not noticing was not possible, of course, in Battery Park City. Michelle Lord, a stay-at-home mother, moved into an apartment not long after 9/11 that looked directly onto the wound of ground zero. “I always kept my blinds down,” said Ms. Lord, 32. (She has since moved to a nearby apartment facing the Hudson; the blinds are up.)
High above Upper New York Bay in a complex called the Towers of Bay Ridge, though, Joe Metzger, a retired doorman, said the view that made his studio apartment worth having still moved him. “I had the view, that’s the important thing,” he said. “Now it’s a new view. That’s the way it is.”
In a high-rise building in Williamsburg, Theobald Wilson, a retired photographer, said that now he looked up from his computer at the space the north tower once occupied and thought, “Now I see the beautiful blue sky.”
Even Ms. Gonzalez, 51, who eventually moved much closer to the financial district, to an apartment in Chinatown that looks into the heart of Lower Manhattan, has made her peace. “The function of the view in my current apartment,” she said, “it’s not a place to go for inspiration. It’s just a normal view and needing skylight. Just a normal view.”
Some people, like Ms. Gonzalez’s former next-door neighbor on 40th Street in Sunset Park, Paula Stamatis, were able to trace the way the view out their windows had evolved, even though the skyline itself has not changed much since 9/11.
“You adjust to whatever the reality is — it’s a gradual process, like anything else,” said Ms. Stamatis, 42, a sculptor and painter. “If you have a melancholy disposition and you’re looking for something to remind you of loss, that’s going to be there.”
Her son, Zach Donovan, 21, said the difference no longer had much of an emotional effect on him.
Mr. Donovan, a college student, said, “It was more of a grief and tragedy for other people, and I didn’t want to sully the sincerity of their grief by grieving for something that for me was impersonal, tragic but impersonal.”
Few businesses in the city were prouder of their skyline view, distant though it was, than Douglaston Manor, a catering hall in Queens about 15 miles east of Manhattan. The manor’s Glass Room commands a panoramic westward view against the twinkling backdrop of the big city.
“Typically, what people say is, ‘What a beautiful view,’ ” said the general manager, Thomas DeMartino. From time to time, he said, guests are brought up a little short. “They say, ‘You must have had a terrific view of the World Trade Center.’ ”


Thubten J. Norbu, il fratello maggiore del Dalai Lama, è morto venerdì a Bloomington, nell'Indiana. Aveva 86 anni.
Riconosciuto all'età di tre anni come la reincarnazione di un lama, Norbu diventò, dopo un breve periodo di vita monastica, un leader politico nel nativo Tibet e successivamente negli Stati Uniti. Nel 1950, in seguito all'invasione cinese, rischiò la vita per aiutare il fratello, appena nominato guida temporanea del Tibet, a fuggire. Ma fu lo stesso Norbu a uscire per primo dai confini del Tibet per raggiungere l'India nel 1959, dove formò il governo in esilio. In esilio iniziò a lavorare con la C.I.A. in supporto alla resistenza tibetana.
Nel 1955 arrivò negli Stati Uniti, dove divenne subito una voce molto ascoltata. I suoi forti attacchi al regime cinese, che sono continuati fino alla fine, sono stati un po' lo specchio dell'immagine del fratello.
(Dal New York Times, foto Getty Images)

GAGO MEDIUM
(rubrica in contatto coi defunti)
"Alemanno non è il male assoluto"
(Benito Mussolini per il Blog di Gago)






