



LA SORA LELLA
(rubrica sul voto utile)
Dialogo captato alla cena post-concerto di Elena Bonelli. La rossa lady Lella Bertinotti avvicina la contessa-tv Patrizia de Blanck e le chiede: «So che sei testimonial di un attrezzo per il fitness: funziona?». E Patrizia: «Dammi un cazzotto sui glutei e senti come sono tosti!». Lella esegue e esclama: «Ma che è marmo? Se è merito dell’attrezzo lo compro». «Ti dirò, un po’ è la genetica, un po’ è la macchina», replica la de Blanck. E le confida di stare scrivendo con Matilde Amorosi un’autobiografia romanzata. «Un Beautiful: ne ho combinate di cose» sussurra. E Lella arrossisce un po’.
(da Novella 2000)
COMMENTO In ogni caso, smettila di truccarti come una drag queen
DOVE ANDREMO A FINIRE?
(rubrica sondaggio)
Questo video: fragorosa cagata o allegra propaganda? Vota!







UN COGLIONE
(rubrica didascalica)
ROMA - "I terroristi? Io penso che sono moralmente delle ottime persone anche se hanno ucciso". Questo il giudizio sulle Brigate rosse di Franco Piperno, leader storico di Potere Operaio che a Controcorrente, l'approfondimento di Sky Tg24 condotto da Corrado Formigli, ha così risposto alle critiche mosse dal giornalista Massimo Fini agli ideologi del '68 (erano più onesti i terroristi dei sessantottini").
(da Repubblica.it)
COMMENTO Invece le loro vittime sono ottime persone morte. Coglione.

CHISSENEFREGA CONTEST
(rubrica che... di quale delle notizie quivi tratte da Vanity Fair non ve ne frega maggiormente niente? Votate. Al vincitore, una foto con dedica di Lallo, il cane di Tremonti che sa contare fino a tre)
Da “Vanity Fair”
- Dicono che Valerio Staffelli principe del Tapiro di Striscia la Notizia, abbia avuto una movimentata discussione con un benzinaio dell'Agip di Roncobilaccio reo di non avergli accreditato i punti carburante.
- Pace fatta tra mamma Rai e Antonio Zequila. Lo showman è stato ospite per un mese di “Mezzogiorno in famiglia” (Raidue). Ora ha buone chance per una fiction.
- Altro che matrimonio nella natia Calabria. Elisabetta Gregoraci si aggira per le cattedrali della Capitale in cerca dell'altare giusto. Sarà Roma la cornice del suo sì con Flavio Briatore. La showgirl vestirà Roberto Cavalli, sempre a patto che il bozzetto dell'abito arrivi in tempo.
- Durante il big match Inter-Liverpool di Champions League, Giorgio Restelli, responsabile delle risorse artistiche di Mediaset, ha estratto una cartolina vintage del mitico Giacinto Facchetti. Il «santino» appoggiato alla balaustra del parterre dello stadio non ha sortito effetto.
- Memore di quanto gossip gli costò la relazione con Aida Yespica, Francesco Facchinetti, conduttore di X Factor (Raidue), cela gelosamente il suo segreto amoroso. L'ex Dj avrebbe una fidanzata bergamasca non vip.
- Entrando da Finger's, ristorante giapponese di gran voga a Milano, Luigi Berlusconi, figlio del Cavaliere, si è accorto della presenza del re dei paparazzi Fabrizio Corona, con l'ex moglie Nina Moric. Ma il giovane bocconiano non si è per nulla intimorito.












GENOVA PER VOI
(rubrica sul coma della ragione)
Giuseppe D’Avanzo per la Repubblica
C’era anche un carabiniere "buono", quel giorno. Molti "prigionieri" lo ricordano. "Giovanissimo". Più o meno ventenne, forse "di leva". Altri l'hanno in mente con qualche anno in più. In tre giorni di "sospensione dei diritti umani", ci sono stati dunque al più due uomini compassionevoli a Bolzaneto, tra decine e decine di poliziotti, carabinieri, guardie di custodia, poliziotti carcerari, generali, ufficiali, vicequestori, medici e infermieri dell'amministrazione penitenziaria.
Appena poteva, il carabiniere "buono" diceva ai "prigionieri" di abbassare le braccia, di levare la faccia dal muro, di sedersi. Distribuiva la bottiglia dell'acqua, se ne aveva una a disposizione. Il ristoro durava qualche minuto. Il primo ufficiale di passaggio sgridava con durezza il carabiniere tontolone e di buon cuore, e la tortura dei prigionieri riprendeva.
Tortura. Non è una formula impropria o sovrattono. Due anni di processo a Genova hanno documentato - contro i 45 imputati - che cosa è accaduto a Bolzaneto, nella caserma Nino Bixio del reparto mobile della polizia di Stato nei giorni del G8, tra venerdì 20 e domenica 22 luglio 2001, a 55 "fermati" e 252 arrestati. Uomini e donne. Vecchi e giovani. Ragazzi e ragazze. Un minorenne. Di ogni nazionalità e occupazione; spagnoli, greci, francesi, tedeschi, svizzeri, inglesi, neozelandesi, tre statunitensi, un lituano.
Studenti soprattutto e disoccupati, impiegati, operai, ma anche professionisti di ogni genere (un avvocato, un giornalista...). I pubblici ministeri Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati hanno detto, nella loro requisitoria, che "soltanto un criterio prudenziale" impedisce di parlare di tortura. Certo, "alla tortura si è andato molto vicini", ma l'accusa si è dovuta dichiarare impotente a tradurre in reato e pena le responsabilità che hanno documentato con la testimonianza delle 326 persone ascoltate in aula.
Il reato di tortura in Italia non c'è, non esiste. Il Parlamento non ha trovato mai il tempo - né avvertito il dovere in venti anni - di adeguare il nostro codice al diritto internazionale dei diritti umani, alla Convenzione dell'Onu contro la tortura, ratificata dal nostro Paese nel 1988. Esistono soltanto reatucci d'uso corrente da gettare in faccia agli imputati: l'abuso di ufficio, l'abuso di autorità contro arrestati o detenuti, la violenza privata. Pene dai sei mesi ai tre anni che ricadono nell'indulto (nessuna detenzione, quindi) e colpe che, tra dieci mesi (gennaio 2009), saranno prescritte (i tempi della prescrizione sono determinati con la pena prevista dal reato).
Come una goccia sul vetro, penosamente, le violenze di Bolzaneto scivoleranno via con una sostanziale impunità e, quel che è peggio, possono non lasciare né un segno visibile nel discorso pubblico né, contro i colpevoli, alcun provvedimento delle amministrazioni coinvolte in quella vergogna. Il vuoto legislativo consentirà a tutti di dimenticare che la tortura non è cosa "degli altri", di quelli che pensiamo essere "peggio di noi". Quel "buco" ci permetterà di trascurare che la tortura ci può appartenere. Che - per tre giorni - ci è già appartenuta.
Nella prima Magna Carta - 1225 - c'era scritto: "Nessun uomo libero sarà arrestato, imprigionato, spossessato della sua indipendenza, messo fuori legge, esiliato, molestato in qualsiasi modo e noi non metteremo mano su di lui se non in virtù di un giudizio dei suoi pari e secondo la legge del paese". Nella nostra Costituzione, 1947, all'articolo 13 si legge: "La libertà personale è inviolabile. È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizione di libertà"
La caserma di Bolzaneto oggi non è più quella di ieri. Con un'accorta gestione, si sono voluti cancellare i "luoghi della vergogna", modificarne anche gli spazi, aprire le porte alla città, alle autorità cittadine, civili, militari, religiose coltivando l'idea di farne un "Centro della Memoria" a ricordo delle vittime dei soprusi. C'è un campo da gioco nel cortile dove, disposti su due file, i "carcerieri" accompagnavano l'arrivo dei detenuti con sputi, insulti, ceffoni, calci, filastrocche come "Chi è lo Stato? La polizia! Chi è il capo? Mussolini!", cori di "Benvenuti ad Auschwitz".
Dov'era il famigerato "ufficio matricole" c'è ora una cappella inaugurata dal cardinale Tarcisio Bertone e nei corridoi, dove nel 2001 risuonavano grida come "Morte agli ebrei!", ha trovato posto una biblioteca intitolata a Giovanni Palatucci, ultimo questore di Fiume italiana, ucciso nel campo di concentramento di Dachau per aver salvato la vita a 5000 ebrei.
Quel giorno, era venerdì 20 luglio, l'ambiente è diverso e il clima di piombo. Dopo il cancello e l'ampio cortile, i prigionieri sono sospinti verso il corpo di fabbrica che ospita la palestra. Ci sono tre o quattro scalini e un corridoio centrale lungo cinquanta metri. È qui il garage Olimpo. Sul corridoio si aprono tre stanze, una sulla sinistra, due sulla destra, un solo bagno. Si è identificati e fotografati. Si è costretti a firmare un prestampato che attesta di non aver voluto chiamare la famiglia, avvertire un avvocato. O il consolato, se stranieri (agli stranieri non si offre la traduzione del testo).
A una donna, che protesta e non vuole firmare, è mostrata la foto dei figli. Le viene detto: "Allora, non li vuoi vedere tanto presto...". A un'altra che invoca i suoi diritti, le tagliano ciocche di capelli. Anche H. T. chiede l'avvocato. Minacciano di "tagliarle la gola". M. D. si ritrova di fronte un agente della sua città. Le parla in dialetto. Le chiede dove abita. Le dice: "Vengo a trovarti, sai". Poi, si è accompagnati in infermeria dove i medici devono accertare se i detenuti hanno o meno bisogno di cure ospedaliere. In un angolo si è, prima, perquisiti - gli oggetti strappati via a forza, gettati in terra - e denudati dopo. Nudi, si è costretti a fare delle flessioni "per accertare la presenza di oggetti nelle cavità".
Nessuno sa ancora dire quanti sono stati i "prigionieri" di quei tre giorni e i numeri che si raccolgono - 55 "fermati", 252 "arrestati" - sono approssimativi. Meno imprecisi i "tempi di permanenza nella struttura". Dodici ore in media per chi ha avuto la "fortuna" di entrarvi il venerdì. Sabato la prigionia "media" - prima del trasferimento nelle carceri di Alessandria, Pavia, Vercelli, Voghera - è durata venti ore. Diventate trentatré la domenica quando nella notte tra 1.30 e le 3.00 arrivano quelli della Diaz, contrassegnati all'ingresso nel cortile con un segno di pennarello rosso (o verde) sulla guancia.
È saltato fuori durante il processo che la polizia penitenziaria ha un gergo per definire le "posizioni vessatorie di stazionamento o di attesa". La "posizione del cigno" - in piedi, gambe divaricate, braccia alzate, faccia al muro - è inflitta nel cortile per ore, nel caldo di quei giorni, nell'attesa di poter entrare "alla matricola". Superati gli scalini dell'atrio, bisogna ancora attendere nelle celle e nella palestra con varianti della "posizione" peggiori, se possibile. In ginocchio contro il muro con i polsi ammanettati con laccetti dietro la schiena o nella "posizione della ballerina", in punta di piedi.
Nelle celle, tutti sono picchiati. Manganellate ai fianchi. Schiaffi alla testa. La testa spinta contro il muro. Tutti sono insultati: alle donne gridato "entro stasera vi scoperemo tutte"; agli uomini, "sei un gay o un comunista?" Altri sono stati costretti a latrare come cani o ragliare come asini; a urlare: "viva il duce", "viva la polizia penitenziaria". C'è chi viene picchiato con stracci bagnati; chi sui genitali con un salame, mentre steso sulla schiena è costretto a tenere le gambe aperte e in alto: G. ne ricaverà un "trauma testicolare". C'è chi subisce lo spruzzo del gas urticante-asfissiante. Chi patisce lo spappolamento della milza.
A. D. arriva nello stanzone con una frattura al piede. Non riesce a stare nella "posizione della ballerina". Lo picchiano con manganello. Gli fratturano le costole. Sviene. Quando ritorna in sé e si lamenta, lo minacciano "di rompergli anche l'altro piede". Poi, gli innaffiano il viso con gas urticante mentre gli gridano. "Comunista di merda". C'è chi ricorda un ragazzo poliomielitico che implora gli aguzzini di "non picchiarlo sulla gamba buona". I. M. T. lo arrestano alla Diaz. Gli viene messo in testa un berrettino con una falce e un pene al posto del martello. Ogni volta che prova a toglierselo, lo picchiano.
B. B. è in piedi. Gli sbattono la testa contro la grata della finestra. Lo denudano. Gli ordinano di fare dieci flessioni e intanto, mentre lo picchiano ancora, un carabiniere gli grida: "Ti piace il manganello, vuoi provarne uno?". S. D. lo percuotono "con strizzate ai testicoli e colpi ai piedi". A. F. viene schiacciata contro un muro. Le gridano: "Troia, devi fare pompini a tutti", "Ora vi portiamo nei furgoni e vi stupriamo tutte".
S. P. viene condotto in un'altra stanza, deserta. Lo costringono a denudarsi. Lo mettono in posizione fetale e, da questa posizione, lo obbligano a fare una trentina di salti mentre due agenti della polizia penitenziaria lo schiaffeggiano. J. H. viene picchiato e insultato con sgambetti e sputi nel corridoio. Alla perquisizione, è costretto a spogliarsi nudo e "a sollevare il pene mostrandolo agli agenti seduti alla scrivania". J. S., lo ustionano con un accendino.
Ogni trasferimento ha la sua "posizione vessatoria di transito", con la testa schiacciata verso il basso, in alcuni casi con la pressione degli agenti sulla testa, o camminando curvi con le mani tese dietro la schiena. Il passaggio nel corridoio è un supplizio, una forca caudina. C'è un doppia fila di divise grigio-verdi e blu. Si viene percossi, minacciati.
In infermeria non va meglio. È in infermeria che avvengono le doppie perquisizioni, una della polizia di Stato, l'altra della polizia penitenziaria. I detenuti sono spogliati. Le donne sono costrette a restare a lungo nude dinanzi a cinque, sei agenti della polizia penitenziaria. Dinanzi a loro, sghignazzanti, si svolgono tutte le operazioni. Umilianti. Ricorda il pubblico ministero: "I piercing venivano rimossi in maniera brutale. Una ragazza è stata costretta a rimuovere il suo piercing vaginale con le mestruazioni dinanzi a quattro, cinque persone". Durante la visita si sprecano le battute offensive, le risate, gli scherni.
P. B., operaio di Brescia, lo minacciano di sodomizzazione. Durante la perquisizione gli trovano un preservativo. Gli dicono: "E che te ne fai, tanto i comunisti sono tutti froci". Poi un'agente donna gli si avvicina e gli dice: "È carino però, me lo farei". Le donne, in infermeria, sono costrette a restare nude per un tempo superiore al necessario e obbligate a girare su se stesse per tre o quattro volte. Il peggio avviene nell'unico bagno con cesso alla turca, trasformato in sala di tortura e terrore. La porta del cubicolo è aperta e i prigionieri devono sbrigare i bisogni dinanzi all'accompagnatore. Che sono spesso più d'uno e ne approfittano per "divertirsi" un po'.
Umiliano i malcapitati, le malcapitate. Alcune donne hanno bisogno di assorbenti. Per tutta risposta viene lanciata della carta da giornale appallottolata. M., una donna avanti con gli anni, strappa una maglietta, "arrangiandosi così". A. K. ha una mascella rotta. L'accompagnano in bagno. Mentre è accovacciata, la spingono in terra. E. P. viene percossa nel breve tragitto nel corridoio, dalla cella al bagno, dopo che le hanno chiesto "se è incinta". Nel bagno, la insultano ("troia", "puttana"), le schiacciano la testa nel cesso, le dicono: "Che bel culo che hai", "Ti piace il manganello".
Chi è nello stanzone osserva il ritorno di chi è stato in bagno. Tutti piangono, alcuni hanno ferite che prima non avevano. Molti rinunciano allora a chiedere di poter raggiungere il cesso. Se la fanno sotto, lì, nelle celle, nella palestra. Saranno però picchiati in infermeria perché "puzzano" dinanzi a medici che non muovono un'obiezione. Anche il medico che dirige le operazioni il venerdì è stato "strattonato e spinto".
Il giorno dopo, per farsi riconoscere, arriva con il pantalone della mimetica, la maglietta della polizia penitenziaria, la pistola nella cintura, gli anfibi ai piedi, guanti di pelle nera con cui farà poi il suo lavoro liquidando i prigionieri visitati con "questo è pronto per la gabbia". Nel suo lavoro, come gli altri, non indosserà mai il camice bianco. È il medico che organizza una personale collezione di "trofei" con gli oggetti strappati ai "prigionieri": monili, anelli, orecchini, "indumenti particolari". È il medico che deve curare L. K.
A L. K. hanno spruzzato sul viso del gas urticante. Vomita sangue. Sviene. Rinviene sul lettino con la maschera ad ossigeno. Stanno preparando un'iniezione. Chiede: "Che cos'è?". Il medico risponde: "Non ti fidi di me? E allora vai a morire in cella!". G. A. si stava facendo medicare al San Martino le ferite riportate in via Tolemaide quando lo trasferiscono a Bolzaneto. All'arrivo, lo picchiano contro un muretto. Gli agenti sono adrenalinici. Dicono che c'è un carabiniere morto. Un poliziotto gli prende allora la mano. Ne divarica le dita con due mani. Tira. Tira dai due lati. Gli spacca la mano in due "fino all'osso". G. A. sviene. Rinviene in infermeria. Un medico gli ricuce la mano senza anestesia. G. A. ha molto dolore. Chiede "qualcosa". Gli danno uno straccio da mordere. Il medico gli dice di non urlare.
Per i pubblici ministeri, "i medici erano consapevoli di quanto stava accadendo, erano in grado di valutare la gravità dei fatti e hanno omesso di intervenire pur potendolo fare, hanno permesso che quel trattamento inumano e degradante continuasse in infermeria".
Non c'è ancora un esito per questo processo (arriverà alla vigilia dell'estate). La sentenza definirà le responsabilità personali e le pene per chi sarà condannato. I fatti ricostruiti dal dibattimento, però, non sono più controversi. Sono accertati, documentati, provati. E raccontano che, per tre giorni, la nostra democrazia ha superato quella sempre sottile ma indistruttibile linea di confine che protegge la dignità della persona e i suoi diritti.
È un'osservazione che già dovrebbe inquietare se non fosse che - ha ragione Marco Revelli a stupirsene - l'indifferenza dell'opinione pubblica, l'apatia del ceto politico, la noncuranza delle amministrazioni pubbliche che si sono macchiate di quei crimini appaiono, se possibile, ancora più minacciose delle torture di Bolzaneto.
Possono davvero dimenticare - le istituzioni dello Stato, chi le governa, chi ne è governato - che per settantadue ore, in una caserma diventata lager, il corpo e la "dimensione dell'umano" di 307 uomini e donne sono stati sequestrati, umiliati, violentati? Possiamo davvero far finta di niente e tirare avanti senza un fiato, come se i nostri vizi non fossero ciclici e non si ripetessero sempre "con lo stesso cinismo, la medesima indifferenza per l'etica, con l'identica allergia alla coerenza"?


TRADUCIMI QUESTO
(servizio di traduzioni)
Il titolo...













MAKARONI
(Luca Bottura per il Corrierone)
LO PORTANO VIA “Le qualifiche sono mistiche, di notte poi...Ma sono mistiche per quello che ci dicono. Mica la solita solfa con quello che va e tutti a corrergli dietro invano e senza senso. Al Bibendum si sono gonfiati i copertoni a furia di sentirsi dare del pirla et oplà, o voilà se preferisci”. (Guido Meda, articolo scritto - ! - su sportmediaset.it: voleva dire che a Dubai le Michelin vanno bene)
FIGURE DI MEDA Comunque Meda è un genio: quando dà la linea alla pubblicità, dice “Via al briefing con Milano”. In tanti avevano cercato un eufemismo per gli spot, ma questo è in assoluto il miglior briefing con i fondelli.
VENGO DOPO IL WC “La Yamaha non è mica un cesso” (Meda, ibidem)
VECCHIA FIAMMA Il Motogp in notturna è stato reso possibile dal bel gesto di Paola Ferrari, che ha ceduto i 44 generatori da 5,4 milioni di watt che servivano a illuminarla coma la Madonna di Lourdes quando, prima di scendere in politica, conduceva la “Domenica Sportiva”.
NUOVA FIAMMA La Santanché e la Ferrari lanceranno oggi lo slogan ufficiale de La Destra: “Botox e rossetto, candidato perfetto”.
FIOR DI FOTO “Potete cambiarmi quella mia foto orribile? Sembrate Emilio Fede con Prodi” (Flavio Briatore in collegamento telefonico con “Quelli che il calcio e…”)
L’AUDIENCE SALIVA Stasera Francesco Totti entrerà nella casa del Grande Fratello. France’, quando vedi quel fesso che parla milanese, ricordati che ha lo stesso taglio di capelli di Poulsen. Sputato.
TAUTO’ A COLORI “La squadra ha dimostrato che la Roma è una grande squadra” (Francesco Totti, Skycalcioshow)
PARACOOLER Atroce beffa per Marco Materazzi dopo che la Volvo l’ha ingaggiato come testimonial: gliene hanno regalata una ma ha problemi alla testata.
LA SLAVINA “Vedo Lotito a Roma che è in compagnia di Matteo Petrovic… Petrucci, volevo dire Petrucci” (Ilaria D’Amico, Skycalcioshow)
LAMA O NON LAMA Ora l’ex arbitro Cesari fa le telepromozioni per i rasoi Gillette Fusion. Festa grande alla Wilkinson.
MOSCA COCCHIERE “Ho una domanda: come mai Lippi è rincoglionito?”. “Chi? Il nostro imitatore?” “No, in generale” (Maurizio Mosca e Mino Taveri, “Guida al campionato”)
SIM SALA BIN Scoperto un nuovo piano di Al Qaeda per sabotare le Olimpiadi di Pechino: volevano mettere Di Pietro ministro dei lavori pubblici.
SIMPATICISSIMO Pare che Massimo Moratti, oltre a Celentano, avesse invitato a duettare con lui a San Siro Luciano Moggi. Ma Moggi ha risposto che se sta fuori è perché non canta. Mai.
MINA HABENS Curiosa coincidenza dopo l’articolo della Stampa in cui Mina ricordava la sua fede interista: ieri è inciampata mentre portava a spasso il cane e le è stato fischiato un rigore.
CATTIVI MAESTRI “Cassano è tutto farina del suo sacco, nessuno gli può imparare niente” (Tonino Rana, primo patron di Antonio Cassano, ospite di Paola Perego a Buona Domenica)

















MAKARONI
(Luca Bottura per il Corrierone)
QUESITI ESISTENZIALI Ma il fatto che alla Juve ieri abbia segnato uno che si chiama Gobbi, configura l’autogol?
PORGI L’ALTRA CHIAPPA “Nel Fantascudetto io sono subito dietro di te. (ammiccando) E dietro di te non si sta malissimo…”. “Beh, stendiamo un velo…” (“Skycalcioshow”: Massimo Mauro sente la primavera, Ilaria D’Amico no)
AVERE GLI ATTRIBUTI “Di Michele trascina il fallo dell’avversario fino all’area di rigore” (Marco Foroni, telecronaca di Samp-Torino, “Diretta Gol”)
CEI WAY In seguito all’ennesimo accostamento tra nostro Signore e un popolare animale domestico (ieri Alessandro Lucarelli per festeggiare la rete al Cagliari) la Cei comunica che dopo aver visto le partite su Sky d’ora in poi bisognerà confessarsi.
GUARDA CHE SONO DUE “La parola giusta, quella che piace a me, è ‘in bilico’” (Giancarlo Camolese, “Domenica Stadio”)
CAPELLI Il naso vistosamente ingessato che Ciccio Graziani ha sfoggiato ieri sera a Controcampo conferma un’indiscrezione che circolava da tempo: nel tempo libero, per arrotondare, Graziani fa lo stuntman di Collina.
L’HA SCRITTO PROPRIO LUI “Mi scuso con tutti, ho compiuto un gesto dà censurare” (comunicato ufficiale di Antonio Cassano mostrato a “Controcampo” da Lucia Blini)
PAY PER BLOOD “Vedete: Cassano si ferma nel tunnel degli spogliatoi e dice all’arbitro ‘io ti aspetto qua’. Quindi anche il dopo partita sarà tutto da vivere su Sky!” (Marco Foroni prospetta sangue e spettacolo, “Diretta Gol”)
DOMENICA BESTIALE “Papa Waigo in carriera ha fatto tre gol alla Juventus: una bestia… difficile da superare… stavo per dire bestia nera ma per Papa Waigo non lo posso dire” (Federico Ferri rosso come un peperone, “Skycalcioshow”)
SCONTATISSIMA 2008 Problemi per Pierferdinando Casini dopo l’incontro con Luciano Moggi alla convention Udc di Roma: ha dovuto interrompere il tour elettorale perché non riesce a uscire dagli spogliatoi.
DARE I NUMERI “Molto è cambiato col nuovo modulo, il 4-4-2…” “No, guardi, bisogna che la corregga: noi giochiamo col 4-3-1-2 e col 4-3-2-1” (Paolo Bargiggia e l’allenatore del Cagliari Davide Ballardini, “Domenica Stadio”)
SARO’ ERMETICO “Il pubblico del basket non capisce più le regole e se non capisce magari va a vedere il festival di Sanremo. Ancora no, ma in futuro forse sì” (Franco Casalini, telecronaca del derby Virtus-Fortitudo, Sky)
ROMANZO POPOLARE Dopo i 7,2 milioni di euro di tasse evase pagati da Marco Van Basten al fisco italiano, emerge una curiosa coincidenza: all’epoca dei fatti era fidanzato con Ornella Muti.



