





LATO B
(Luca Bottura per il Corrierino. Attenzione: irricevibile per i non bolognesi)
Maurizio Zamboni si chiama come uno dei postini del programma della De Filippi. Quello tinto di biondo. Il tipo col pizzetto. Avete presente, no? O almeno questo è quello che appare. Basta però un’indagine più accurata per scoprire la scottante verità: non è che si chiamino allo stesso modo, sono proprio la stessa persona. Questo spiegherebbe la passione del Zamboni assessore per la qualità dell’aria: è il miglior modo per essere sempre ossigenato.
Ma andiamo per ordine. Maurizio Zamboni nasce a Bologna il 15 luglio del 1948 sotto il segno del Cancro, ascendente cravatta sbagliata. L’infanzia del piccolo Maurizio trascorre tra bagni nel Reno, sabadoni, burattini. Ed è proprio agli spettacoli di Demetrio Presini che zamboncino, come lo chiamano affettuosamente gli amichetti, subisce la prima fascinazione per l’arte. A Natale 1955 riceve in regalo dalla befana comunista le tre maschere preferite: Balanzone, Sganapino e Gibello.
“La rivista del pioniere” del luglio 1958 informa che il “giovane compagno Zamboni ha aperto le procedure preliminari per la realizzazione di uno studio di settore che elabori un piano quinquennale propedeutico alla verifica di fattibilità per la realizzazione di uno spettacolo di burattini intitolato ‘Fagiolino e la pista ciclabile’”. Lo preparazione dello show sarà molto macchinosa e lo spettacolo verrà messo in cartellone alla Casa del popolo di Baricella, col titolo di “Fagiolino s’attacca al people mover”, solo il 3 febbraio 1991. E’ il giorno della scomparsa del Pci. Nonostante il lutto, Zamboni proporrà di rappresentarlo ugualmente e finirà lapidato col randellino di Balanzone.
Gli anni Sessanta rappresentano per Zamboni il momento di maggiore discrasia tra l’animo dell’intrattenitore e quello di esperto di urbanistica, che Maurizio perseguirà laureandosi in Filosofia. Titolo della tesi: “T’hanno fatto la multa? Prendila con filosofia”. E’ il periodo in cui Zamboni tenta anche l’avventura musicale, incidendo per l’etichetta sovietica Melodya, un celebre brano del concittadino Gianni Morandi: “Andavo a cento all’ora per veder la bimba mia”. La sua versione si intitola: “Andavo a cento all’ora per veder la bimba mia ma poi mi hanno beccato i vigili e da allora a veder la bimba via ci vado in autobus che tra l’altro a Bologna sono anche gratis grazie alle lungimiranti politiche sociali del sindaco Dozza”.
Scottato dall’insuccesso – nessuna copia venduta: il vinile verrà riciclato più avanti per il primo parrucchino di Lucio Dalla – il talentuoso Zamboni stramba decisamente verso la pubblica amministrazione e si laurea anche in Scienze politiche. E’ a questo punto che, forte di ben due titoli accademici lontani anni luce da traffico e ambiente, il Pci, lo investe sul campo, non senza avere prima tentato di investirlo per strada, dell’incarico di coordinare le politiche viarie cittadine. Due volte assessore ai trasporti, Zamboni nel 1986 viene addirittura nominato membro dell’Istituto nazionale di Urbanistica, del quale aprirà le sedute eseguendo a cappella l’inno dell’Inu: “Tutta mia la città”.
Nel 1993, Rifondazione lo insedia alla guida dell’Interporto di Bologna, dove resta fino al 1995. Nel 1996 diventa membro della “Steering Comittee della Task Force Intermodality”, quindi del Gruppo di esperti scientifici sulla Logistica Trilaterale. Nel 1997 si accorge, dopo essere andato regolarmente in ufficio per due anni, che né lo steering committee, né l’intermodality, né tantomeno la logistica trilaterale sono mai esistiti e che li ha inventati il Partito al solo scopo di non fargli fare altri danni. Viene così parcheggiato in Regione come mobility manager: sarà l’unico parcheggiato che insiste per pagare le strisce blu.
Nel 2002, quando la carriera di boiardo rosso sembra ormai definitiva, riceve una telefonata inattesa. Dall’altra parte del filo c’è l’uomo che lo rivuole in pista a pieno titolo: Maria De Filippi. Zamboni sente di nuovo il sacro fuoco dell’arte, ma si pone il problema dell’anonimato. Maria ha il colpo di genio: “Se vuoi essere certo di non essere riconosciuto, presentati in tv con la tua faccia”. Funziona. Alla quarta puntata della seconda serie di “C’è posta per te”, Zamboni deve consegnare la lettera di un certo Massimo a un certo Sergio. Il testo è: “Ti prego, salvaci il c***, sennò Guazzaloca ci frega un’altra volta”. Il resto è storia.
Hanno detto di lui: “Quando è uscito da Rifondazione ero così sconvolto che non ho bevuto champagne per due giorni” (Fausto Bertinotti); “Lo ammiro: è l’unico che nell’arco di due ore riesce a cambiare faccia più volte di me” (Arturo Brachetti, l’uomo dai mille volti”); “Zamboni? Ah, dunque è così che si chiama” (Sergio Cofferati).
I PROSSIMI PROGETTI DI ZAMBONI
Muro antispaccio in piazza Verdi
Il muro verrà costruito utilizzando come mattoni le copie invendute del volume “Intermodalità e interporti: la Città Metropolitana fra competizione logistica e governo del traffico” di Maurizio Zamboni (il Mulino, 1996)
Sirio Gold
Con un ticket annuale di appena 30 euro, il cittadino potrà utilizzare le telecamere di Sirio anche per beccare la moglie/il marito fedifrago. Con 10 euro in più Zamboni testimonierà a favore del cornuto nella causa di divorzio.
Asfaltatura programmata
Nel 2008 lo Street rave parade potrà nuovamente transitare per via Indipendenza. Contemporanemante, via Indipendenza verrà asfaltata. Le sculture così ottenute verranno trasferite alla Galleria d’arte moderna.
Strisce beige
Verranno dipinte sui marciapiedi del centro storico. I cani potranno continuare a farla sul marciapiede, ma i padroni dovranno pagare 25 centesimi a ricordino. Previsti comunque dei “caccabbonamenti”.
Ingresso girevole a palazzo d’Accursio
Per facilitare le uscite e i rientri nella maggioranza. Partirà dall’ufficio di Zamboni e sarà collegata a una preferenziale.
Viali di circonvallazione
Se il traffico rimane fermo ancora per un po’, già pronta la richiesta all’Unesco per trasformarli in “Patrimonio dell’Umanità”.
Traffic tax
Sul modello adottato dalla Moratti a Milano, anche a Bologna le auto pagheranno tre euro per entrare in centro. Poi, visto com’è ridotto il centro, pagheranno venti euro per uscire.

FUNGONI
(rubrica sui fungoni)
Antefatto: il mio amico Claudio Merighi del Pd ha avviato una campagna contro i fungoni che scaldano i dehor, qualificandoli come i veri responsabili del buco dell'ozono. Il Corriere di Bologna mi ha chiesto un pezzo furbetto. Io a Merighi voglio bene. Perciò ho scritto 'sta cosetta non troppo divertente. Però, in fondo, chissenefrega, no?






I GRANDI TEMI DEL BLOG DI GAGO
(rubrica di grandi temi)
Laura Chiatti: e se non fosse poi 'sta gran figa?





"6 ottimi caprini aromatizzati con PEZZI DI CIOCCOLATA confezionati nella loro scatolina in legno faranno ottima figura sulla vostra tavola, oltre che essere molto buoni! Ma ATTENZIONE sono disponibili solo fino a Natale. Peso circa 1 KG"



E' NATO!
E' nato Francesco Bedetti, figlio di cotanto padre e cotanta madre. A Bedo e Silvia le congratulazioni di tutto il blog.

GAGO CONTEST
(rubrica di battute inviate da voi)
"Gli intercettati per gli accordi RAI-Mediaset si discolpano: non pensavamo di fare così tanto ascolto".
Penzogi
Votate!

GAGO CLASSICI
(rubrica di battute sempreverdi)
Dopo la scomparsa di Maurice Bejart, nuovo lutto nel mondo della danza: Enzo Paolo Turchi è in forma ottimale.




GENTE CHE NON STA BENE
(rubrica su gente che non sta bene, da Dagospia)
Al compagno
Gianni RIOTTA
Direttore del TG 1
RAI
Viale Mazzini
R O M A
Senato della Repubblica
IL PORTAVOCE DEL SENATORE A VITA FRANCESCO COSSIGA RENDE NOTO IN TESTO DI UNA LETTERA INVIATA DAL SENATORE A GIANNI RIOTTA, DIRETTORE DI TG 1
Roma, il 16 novembre 2007
Caro Riotta,
ti sono molto grato per avere il TG 1, da te con tanto equilibrio, completezza, indipendenza e imparzialità diretto, evitato, nelle sue varie edizioni, di riprendere, e anche soltanto di dare notizia, del malore che mi ha colpito nell’aula del Senato durante la seduta di approvazione finale della legge finanziaria, limitandosi a non darmi presente ad essa, quando riprendeva gli altri senatori a vita presenti, indicandoli nominativamente e rendendo poi conto del fatto che eglino ( si dice così in “raiese”?) avevano votato a favore del Governo.












DARESTE IN MANO UN PAESE A UN TIZIO CHE SI ACCOMPAGNA A UNA COSI'?
(rubrica un po' sessista su quelli che arriva la tizia in carriera e il resto è storia)
(grazie a Mario Adinolfi per la segnalazione)

LATO B
(Luca Bottura per il Corriere di Bologna)*
Alfredo Cazzola nasce a Oxford nel 1950 con il nome di Alfredo Doyle degli Hoenzollern, la più antica e nobile delle casate inglesi. Già a sette anni manifesta però una certa intolleranza per le rigide regole di Corte e a dodici, incontrato Beppe Maniglia in tour col sidecar nelle brughiere dell’Oxfordshire, decide di seguirlo verso sud, gettando la famiglia nella più cupa disperazione: “Per noi – dirà Archibald Doyle degli Hohenzollern alla Bbc – fu un vuoto incolmabile: Beppe Maniglia è anche più bravo di Santana”.
Trasferitosi a Bologna, il giovane Alfredo prende casa alla Bolognina. Un quartiere difficile. Al suo bar, il Giardino, gli avventori spesso apostrofano lo “straniero” in malo modo: “Di ban sò, Hoenzollern, s’at vad ancaura in zir at fag na faza acsé!” ("Gentile amico, ti pregherei di limitare le tue apparizioni o dovrò prendere provvedimenti”). Per captarne la benevolenza, Alfredo prova allora a far circolare le sue idee. Ma quando racconta agli avventori del bar Giardino che gli piacerebbe organizzare qualcosa coi motori, quelli gliene portano una decina che hanno smontato nella notte da alcune auto in sosta. Comprende che non è il caso, e a 18 anni si ritrasferisce a nord. Con Veronica, una babysitter svedese abbordata ai giardini Margherita spacciandosi per il fratello a colori di Ingmar Bergman.
A Veronica, di Cazzola piace soprattutto una cosa: la brugola. Ed è per questo che per prima cosa porta il fidanzato italiano in pellegrinaggio all’Ikea. E’ la folgorazione. Alfredo capisce che il suo futuro è nell’assemblaggio. Abbandona la giovane amica con la morte nel cuore – e una libreria Raantummo appena montata, giusto per lasciarsi da buoni amici – e torna in Italia col fermo proposito di sfondare nel mondo degli stand. Gli resta ancora un problema: il cognome pesante. Gli viene in soccorso Monicelli: al cinema Cà de Fiori proiettano “Amici miei”. Durante la celebre scena della Supercazzola, Alfredo ha un sussulto. Ma, modesto com’è, non si sente ancora abbastanza super. Il resto è cronaca.
A 22 anni Cazzola fonda la sua prima società ma è nel 1981, quando rileva il marchio del Motor Show, che diventa un caso nazionale: quella che era solo una marginale sagra dell’auto diventa grazie a lui una marginale sagra dell’auto con in più una valanga di gnocca. In breve tempo il Motor Show esce dai confini nazionali e nel 1985, grazie al travolgente successo il giorno d’inizio della manifestazione viene ufficialmente proclamato dall’Onu “Giornata mondiale del fughino”.
Nel 1991 acquisisce la proprietà dalla Virtus pallacanestro Bologna, con la quale vincerà tutto. Pacato, sereno, disponibile, equilibrato, mite, imperturbabile, composto, flemmatico, sono solo alcuni degli aggettivi che mai, neppure per sbaglio, gli verranno accostati in questo periodo. La cui conclusione rimane forse uno dei pochi crucci di Alfredo: “Avevo solo due offerte – ricorderà – e alla fine scelsi Marco Madrigali. Ma forse era più affidabile l’altra, quella di Francis il mulo parlante”.
Ai trionfi nel basket Cazzola abbina l’ingresso nei salotti buoni dell’auto. Nel 1994 Gianni Agnelli, che nel ’99 gli venderà addirittura il Lingotto pur di evitare che Lapo se lo fumi tutto, gli affida la rianimazione del salone dell’auto di Torino, la cui popolarità era talmente scarsa che per avere un po’ di pubblico era stato spostato all’autogrill di Nichelino Est. Accolto con diffidenza – La Stampa titola in prima pagina “Via la mortadella dai gianduiotti” – Cazzola ottiene infine rispetto dai giornalisti. Merito di una condotta tenace, professionale, quasi sabauda. E di una Croma full optional a testa.
Dopo un fugace impegno nell’editoria - Superbasket, Autocaravan, Giganti, Geppo: tutti scritti da un unico giornalista stipendiato part-time per evitare che si montasse la testa – Cazzola si riavvicina al mondo dello sport e nel 2005 rileva da Giuseppe Gazzoni il Bologna calcio. Litiga con Ulivieri. Litiga con Matarrese. Litiga con Galliani. Litiga con Sky. Litiga col pubblico. Litiga con Cofferati per il senso unico davanti alla Promotor. E’ grazie a quest’ultimo e dirimente episodio che cede la società ai francesi, e si concentra sul grande progetto di un nuovo stadio in Provincia, su cui piovono immeritate accuse di speculazione edilizia. Il progetto originario prevedeva una villetta a schiera a centrocampo.
Hanno detto di lui: “Dicono che un po’ mi somigli, ma io ho molti più capelli” (Silvio Berlusconi); “Perché non metti su una Coop, così alla fine lo stadio a Medicina lo fai?” (Beatrice Draghetti); “Forza Inter!” (Sergio Cofferati).
*Già è modesta di suo, ma ai non bolognesi il 70 per cento delle battute risulterà irricevibile. Sorry.

MAKARONI
(Luca Bottura per il Curierùn)
L'EUFEMISMO DELLA GIORNATA - «Bentornati a ‘‘Diretta stadio'' in questa domenica particolarissima» (Paolo Bargiggia, Italia 1).
PAROLE CHIARE - «Nel caso di Catania c'è stata una guerra, voglio dire, strutturale, voglio dire, dentro e fuori del campo, purtroppo che ha determinato, voglio dire, delle situazioni di contrasto conflittuale e strutturale. Purtroppo, voglio dire, e vedo anche in video il presidente Pulvirenti che saluto, voglio dire, abbiamo una situazione molto diversa. Qui abbiamo una rissa avvenuta in un autogrill, voglio dire, e su questa rissa, che non si sapeva neanche che fosse intervenuta per motivi sportivi, c'è stato un intervento, e un colpo di pistola». (Giancarlo Abete spiega la decisione di non interrompere l'intera giornata, «Skycalcioshow »).
CLASSIFICHE - Nel pomeriggio, via alle edizioni straordinarie. Il podio della tempestività: Tg5, Tg1, Tg2.
LIGAS CALCIO - «Cielo grigio a Firenze, quasi plumbeo, come l'umore degli uomini di buona volontà» (Franco Ligas, «Controcampo»).
FUSO E ORARIO - «Quello che è successo poteva succedere davanti a una discoteca e in qualunque altro posto. Noi, credo, abbiamo fatto quello che era giusto fare: abbiamo posticipato le partite di mezz'ora» (la fuga in avanti di Gigi Buffon, Tg2).
PREMIO «GIÀ SENTITA 2007» - «Oggi è morto il calcio» (Italo Cucci, onnipresente nel palinsesto tv, editoriale al Tg2 delle 20.30).
QUELLI CHE CHIUDONO - A «Quelli che» hanno chiuso in anticipo senza rivelare il nome dell'ucciso per motivi di opportunità. Intanto «Skycalcioshow » preferiva un approccio più emozionale, usando le foto della vittima come scenografia e lancio della pubblicità. Scelte.
SENZA POLEMICA - «Bisogna smettere di chiedere la moviola. Basta con gli allenatori che chiedono di rivedere alla moviola se c'era il rigore. Uno che lo fa spesso è Roberto Mancini. Ma lo dico senza polemica» (Massimo Mauro contro gli animi esagitati, «Skycalcioshow»).
VIUUULENZA! - «La tragedia è che si possa permettere a masnade di delinquenti come questi di avere via libera » (Diego Abatantuono contro gli ultrà che aggrediscono la polizia, «Controcampo »).
E IO MAGO - «Sarebbe bello se con la bacchetta magica si potessero trasmettere i valori morali» (Paola Perego rimbecca il presidente della Lazio Lotito; al suo fianco, l'esperto di moralità Luciano Moggi).
COMINCI TU? - «Basta parole. Adesso vogliamo i fatti. Basta parole» (il pettinatissimo ma sempre autorevole Klaus Davi, «Domenica In»).
LOTITO NELLA PIAGA - Applausometro alle stelle per la tirata del direttore di Panorama, Belpietro, che in studio a «Buona domenica» ha zittito il povero Lotito, intervenuto al telefono, ricordandogli le responsabilità delle società che hanno protetto e pagato per anni gli ultrà. E l'ha detto chiaro e tondo, senza fare sconti, con grande coraggio e toni giustamente accesi, all'unico tizio che ha sfidato lo strapotere dei tifosi malavitosi e per questo vive sotto scorta.
COSE DEL TURCO - «Fabrizio Cicchitto ricorda commosso che il giovane ucciso era un militante di Forza Italia» (Guido Del Turco, Tg5).

GIU' IL CAPPELLO
(omaggio a comici ben più bravbi di noi)
Il vicepresidente della fiat ha gia' un altro figlio maschio, leone
TORINO - Nella notte è nato il secondogenito del vicepresidente della Fiat e presidente dell'Ifi, John Elkann, e di Lavinia Borromeo. Gli è stato dato il nome di Oceano. Secondo quanto ha reso noto l'ospedale Sant'Anna di Torino, dove è avvenuto il parto naturale, la nascita è avvenuta alle 23.36 di ieri e il bambino pesa 2 chili e 780 grammi.
SECONDO FIGLIO - John e Lavinia Elkann hanno già un maschietto, Leone, nato il 27 agosto 2006. Entrambi i bimbi sono nati nell'ospedale Sant'Anna, circostanza che viene sottolineata dal direttore generale dell'azienda sanitaria ospedaliera torinese, Marinella D'Innocenzo: «Ringraziamo la famiglia Elkann per avere scelto ancora una volta una struttura pubblica come il Sant'Anna in occasione di un avvenimento così felice e importante».
Da Corriere.it


















GENTE CHE FA FARE BELLA FIGURA PERSINO A VOLONTE' DELL'UDC
(rubrica sconsolata)
Diliberto vuole portare in Italia la mummia di Lenin. «Se Diliberto vuole portare a casa sua o nella sede del suo partito la mummia di Lenin, faccia pure. L'Italia non può certo permettersi di diventare un ricettacolo di emuli dei genocidi comunisti d'Europa»: replica da Roma il deputato Udc Luca Volontè. «Forse quella di Diliberto è stata solo una battuta, magari dovuta al freddo polare e corroborata con qualche bicchierino di vodka locale...», conclude Volontè in un comunicato.

LA MIGLIORE DEL SECOLO
1 - BERLUSCONI: AL DI LA' DI QUALCHE DIVISIONE AVEVO STIMA DI LUI…
(Asca) - ’Al di la’ delle vicende che ci hanno qualche volta diviso, rendo omaggio ad uno dei protagonisti del giornalismo italiano cui sono stato per lungo tempo legato da un rapporto di cordialita’ che nasceva dalla stima’. E’ quanto ha dichiarato il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi.


LA FRASE DI ENZO BIAGI DI OGGI
(rubrica su uno che era mica un pirla)
"Dopo tre apparizioni in video, qualunque coglione viene intervistato, dice la sua e anche quella degli altri".
GRAZIE ENZO
(aggiornamenti in diretta)
Primi problemi dopo per la camera ardente di Enzo Biagi alla clinica Capitanio di Milano: Berlusconi lo ha accusato di uso criminoso di ospedale pubblico.






