E CHI SE NE FREGAUn pezzo serio di Luca Bottura per l'Unità e/r
LOIANO - Fa ancora molto freddo, a Loiano, la notte. Capita che i contatori dell’acqua si ghiaccino. Si rompano. E se si rompono, li paga il cliente. Che il contatore magari ce l’aveva al calduccio, in casa. Ma ha dovuto spostarlo fuori perché gliel’ha imposto chi l’acqua gliela fornisce. Colpa sua, del cliente. Doveva curarne la manutenzione. Impedire che si scassasse.
Vista da quassù, dove la Toscana è molto più che un’ipotesi, la privatizzazione è una cosa piuttosto semplice. Un prima, con gli operai in divisa blu che vivevano uno status sociale vicino al carabiniere: sempre fedeli, sempre presenti. Una sicurezza. Un dopo, con la sicurezza che si assottiglia. L’identità che scolora. Meno persone, in spazi più piccoli. Presto altrove.
Per dire: Hera è sul punto di trasferire le competenze per la montagna a Sasso Marconi. Si sbaracca. All’obiezione che Sasso Marconi non è in montagna, e che quelli di Loiano dovrebbero percorrere trenta chilometri per recarsi al lavoro, e poi magari risalire per sedare i guasti, sono stati opposti conteggi inoppugnabili. Conviene così. Gli stessi calcoli che certificano come nella settimana di Ferragosto convenga mandare i tecnici in ferie. Tutti. Anche se a Ferragosto Loiano, Monghidoro e tutti i paesini dei dintorni, traboccano di turisti.
Gli stessi calcoli che dimostrano come per chiudere un contratto si debba passare per Lamezia Terme.
Non è uno scherzo. Un tempo non lontano per farsi allacciare l’acqua si telefonava all’impiegato con cui la mattina si aveva preso il caffè. Quello apriva la pratica. Poi si passava a regolarizzare. Autocertificazione, 72 ore. Fatto. Oggi, a meno di non avere Internet, i passaggi sono quattro. Tutti cartacei. Tutti di persona. Roba da Bossi-Fini. E uno di questi passaggi prevede la spedizione del contratto a una casella postale di Lamezia Terme. In Calabria. C’è un centro servizi. Costa meno. Quando il contratto non si perde. Ci vogliono quindici giorni, ora. A meno di non pagare l’urgenza. Salata.
Secondo la legge di Murphy, che il privatizzatore poco avveduto conosce bene, se il cliente ha da moltiplicare i contatti con il fornitore del servizio, deve farlo nel modo più scomodo possibile. Per questo la vecchia sede di Loiano di Hera (grande, spaziosa) è stata abbandonata per trasferirsi a pochi passi in un casotto scomodo e piccolo. Due microscopiche postazioni per il pubblico. Anzi, per il customer care, come recita l’insegna in metallo hi-tech. Una macchina per disciplinare l’attesa , di quelle che danno i numerini (little numbers). Rotta (broken). Fuori, per lunghi mesi, neanche una tettoia.
Obiezione: l’ottimizzazione avrà perlomeno sortito un effetto benefico sulle tariffe. Vediamolo. Nel 2000, prima dell’euro, l’installazione di un contatore per l’acqua costava 100.000 lire. Oggi costa 770 euro, oltre a 48 euro più Iva nella prima bolletta. In tempi di intervento quintuplicati. Con un escamotage che ha livellato verso l’alto le tariffe: se prima, in presenza di un impianto esistente, si pagava solo il contatore, oggi si pagano sempre e comunque anche i lavori nel sottosuolo. Pure se di quei lavori non c’è bisogno. Potremmo chiamarli costi sommersi.
Certo, indietro non si torna. L’officina distrettuale che sta per essere chiusa, la saletta riunioni dedicata al collega scomparso, la fedele Panda mai cambiata da un decennio, i vecchi operai che vanno in pensione senza essere sostituiti, sembreranno ai nuovi manager di Hera un panorama gozzaniano da modernizzare senza troppe remore.
Di più: se ai vertici sapessero gli escamotage che permettono alle nonne indigenti di non pagare l’ennesimo contatore ghiacciato, magari partirebbero i provvedimenti disciplinari del caso. Eppure è quassù, in questa preistoria dello stato sociale, nella consapevolezza di chi ha lavorato per mantenerlo tale, dal basso, che gli antenati di Hera hanno costruito ciò che oggi probabilmente a Bologna chiamano la propria mission. Il core business. La credibilità. La “cosa” che vendono e comprano quando fanno ingegneria finanziaria con le altre ex municipalizzate. Proprio come Acoser, che nel ’91 cominciò a vendere il gas in Toscana. Da società pubblica. In espansione.
Oggi, davanti alla sede di Hera, questi due mondi si fronteggeranno. Da una parte le tute che nel frattempo sono diventate verdi, dall’altra chi è lentamente diventato controparte. Modificando il proprio dna. Chissà chi vincerà. Chi c’è adesso. O chi c’Hera anche prima.
luca@bottura.net