Il blog di Gago 3.0

Un blog collettivo di Simone Bedetti, Luca Bottura e Gian Giacomo Rosiello

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venerdì, 30 settembre 2005

DA NON CREDERE (rubrica incredibile ma vera!!!!)

Ehi ragazzi, ma la sapete la novità? No, come fate a saperla, mica vi abbiam detto una mazza... Ebbene, domani i vostri simpatici autori del blog di gago sono in radio! Proprio così: il blog di gago, grazie al successo clamoroso di ben undici accessi al giorno (di cui otto nostri), diventa un programma sul nuovo canale radiofonico della RCS, dal nome già di per sé magico e affascinantissimo di PLAYRADIO! domani mattina alle 9.00, e forse dalla prossima settimana ci sarà RADIOGAGO! Ma non è incredibile, ma non è superlativo, ma non è assurdo! Accorrete in massa, prima che ci chiudano, cioè dopo una puntata! beccatevi il sito d playradio: www.playradio.it per vedere le frequenze. Be' bravi tutti, bravo Bottu bravo Bedo, malissimo Gago...

A DOMANI IN VOOOOOOCEEEEEEEEE!!!!!!!!!

postato da: bravimabasta alle ore 18:50 | link | commenti (9)
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 CARINISSIMOOOO (rubrica di moda a cura di Robert R. Icchione)

"Oh, vorrei mostrarvi un esempio della tipica e sobria eleganza romana, eccolo:

Grazie a tutti".

postato da: bravimabasta alle ore 18:42 | link | commenti (4)
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 MA DOVE CI SIAMO ANDATI A CACCIARI (rubrica filosofica post-nichilista a cura del professor Gianmalio Vattimo, allievo di Rudigher Schaprusky)

"Sono preoccupato. Ho notato che essere di sinistra sta tornando di moda. Grazie a tutti".

postato da: bravimabasta alle ore 18:38 | link | commenti (1)
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E LO PAGANO PURE

(rubrica invidiosa di Maurizio Costanzo, che sul Messaggero se vuole può scrivere pure la lista della spesa, e quelli gliela pubblicano) 

DALLA Lega hanno detto: basta con Sabrina Ferilli, parla romanesco. Quelli della Lega sono impagabili per come riescono sempre a dire la cosa sbagliata al momento sbagliato. La Ferilli veste i panni di personaggi. Interpreta: non parla romanesco. Ma d'altra parte quando morì Alberto Sordi un esponente leghista parlò di attore dialettale, non sapendo, nella sua profonda ignoranza, che Dustin Hoffman aveva detto che quel che aveva imparato di comico lo doveva ad Alberto Sordi. Quando qualche deputato parla di televisione, di teatro o di cinema, qualche castroneria è garantita. Ma questi che discettano di cinema e di attori almeno un Walt Disney l'hanno visto? E a teatro non ci sono mai andati se non per un saggio di danza della figlia.

Traduzione Dovrei vergognarmi a paragonare Alberto Sordi alla Ferilli e invece io faccio un po' quel cazzo che mi pare e nessuno ha il coraggio di dirmi niente, signora mia.

postato da: bravimabasta alle ore 18:36 | link | commenti
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 LUCIDI OTTONI (rubrica su una mente rischiarante)

"Un tema ricorrente: l'uso di parole straniere quando parliamo la nostra lingua. In un certo periodo della nostra vita si voleva addirittura giocare a ponte invece che a bridge e i film erano diventati pellicole". (Piero Ottone, rubrica "Vizi e virtù" sul Venerdì di Repubblica).

Commento Mah, veramente "pellicola" si dice ancora... comunque questo tuo umorismo inglese è così travolgente che verrebbe voglia di staccaarti quei quattro peli che hai intesta dalla gioia.

postato da: bravimabasta alle ore 18:33 | link | commenti
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 GIURO CHE L'HO LETTO TUTTO (rubrica di libri a cura di Giannuzzo Cotroneo, che vediamo immortalato nella sua eloquente intelligenza)

"Oh, magari c'han ragione quelli del marketing, ma a me il nome del traduttore IVAN COTRONEO sparato a caratteri cubitali sotto il titolo del nuovo romanzo di Michael Cunningham ha disincentivato all'acquisto. Non so se era questo l'obiettivo. Grazie a tutti".

postato da: bravimabasta alle ore 18:30 | link | commenti
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GRASSO NON SEI NESSUNO (rubrica di critica televisiva di Graldo Alsso, docente di violazione delle aree a traffico limitato all'università di Uusikaupunki e di postproduzione di telepromozioni Eminflex all'università di Oulu. Nell'immagine, una recente foto del professor Alsso che, come La Repubblica e il Corriere, anche lui è da oggi tutto a colori)

"Oh, ma vi siete accorti che Fritz Wepper giovane, cioè costui, , somiglia in modo incredibile a Mascagni? Ma allora questo vorrebbe dire che Fritz Wepper giovane somiglia anche a Phil Collins con i capelli? Mah, non saprei. Grazie a tutti".

postato da: bravimabasta alle ore 18:26 | link | commenti
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giovedì, 29 settembre 2005

 IL GRANDE JOHN KENNEDY TOOLE (rubrica su una mente benpensante) “Fra le altre cose, ammiro enormemente il terrore che i negri riescono a instillare in alcuni membri del proletariato bianco, e desidererei ardentemente (ma questo è un tipo di confessione piuttosto personale) possedere la stessa capacità di terrorizzare la gente. Il Negro fa paura semplicemente perché è Negro; io dovrei assumere un cipiglio severo per ottenere lo stesso scopo. Tutto sommato, avrei preferito essere un Negro: immagino che sarei stato un Negro grosso e terrificante, di quelli che danno fastidio alle vecchie signore bianche nei gabinetti pubblici, ottenendo per tutta risposta grida di panico. Fra l’altro, se fossi Negro, mia madre non mi scoccerebbe più con la faccenda di cercarmi un buon lavoro, perché si renderebbe conto che per me i lavori buoni non esistono; anche lei sarebbe una vecchia negra distrutta da anni di lavoro malpagato come donna di servizio e non avrebbe certo la forza e la voglia di andar fuori la sera a giocare a bowling. Così io e lei potremmo vivere in pace in una catapecchia nei sobborghi della città, senza ambizioni, con la sola consapevolezza che siamo degli indesiderabili e che ogni tentativo di lotta è inutile”. (John Kennedy Toole, "Una banda di idioti")
postato da: bravimabasta alle ore 14:11 | link | commenti (4)
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BELLA LA VITA (rubrica fotografica su gente che se la gode)

Nota di commento Giorni fa, avevamo pubblicato la foto dell'arresto di Calissano e alla fine, dopo lunga discussione, avevamo deciso di cassarla: non si scalcia chi e' a terra. Ma mo' questo gia' dice che vuole scrivere un libro, che la colpa e' del mondo della fiction, e poi c'e' la mamma: "Lui stesso mi diceva che nello spettacolo le donne son tutte troie"... Insomma: gia' te lo vedi tra sei mesi che fa il redento in tv. A Calissano, ma vedi d'annattene, va'.

postato da: bravimabasta alle ore 13:47 | link | commenti (13)
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 DUE SECONDI UN LIBRO (nuova ru brica di segnalazioni editoriali a cura di Alain Elgatt. Ehm... scusate il gioco di parole, veramente neanche Franco e Ciccio...)

"Salve a tutti eccomi qua con le ormai consuete segnalazioni della settimana. Da non perdere il nuovo romanzo di Alain Elkann, Ma vè Yavè Elkann (Bompiani), un grande affresco di 73 pagine della storia del popolo di Israele raccontata da un insigne membro della famiglia Elkann, Lapo. Consiglio inoltre il nuovo romanzo di Andrea De Carlo, Treno di Panna (Einaudi). E' il titolo del suo primo romanzo, ma tanto De Carlo è da vent'anni che pubblica sempre lo stesso libro. Chiuderei con un'altra novità: l'ultimo romanzo dello scrittore israeliano Abram Yeoshua dal titolo Devo ammettere che neppure io ho mai letto un mio libro per intero (Einaudi). Grazie a tutti."

postato da: bravimabasta alle ore 13:46 | link | commenti (4)
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PASSA IL FELTRINO


(rubrica di battute di destra, a volte scarse a volte no, dedicate a Mattia Feltri, prematuramente scomparso dalle colonne del Foglio e passato alla Stampa dove gli fanno fare le interviste)

 


Placanica candidato per An in Calabria. Adesso, se avesse coraggio, Carlo Giuliani dovrebbe candidarsi anche lui.

Commento L'ha pensata ma non avrebbe il coraggio di scriverla.
postato da: bravimabasta alle ore 13:37 | link | commenti (8)
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 GAGO NEWS

Ultim'ora > Flash: Caso Bankitalia: a sorpresa, Fazio ha annunciato che si dimetterà... solo se si dimette anche Carraro.

postato da: bravimabasta alle ore 13:36 | link | commenti (5)
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CHIAMAMI IENA (rubrica a grande richiesta su uno che si crede un gran dritto e invece è solo un gran babbeo)


Oggi il presidente Berlusconi compie sessantanove anni, fategli gli auguri e dedicategli un pensiero. No no, non ditemi quale.


(Titolo "Pensieri")

Commento "Emilio ha molti amici a sinistra, per esempio Barenghi, Velardi... (Diana De Feo, moglie di Emilio Fede, intervista al Magazine del Corriere della Sera)

postato da: bravimabasta alle ore 13:29 | link | commenti (1)
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 GAGO NEWS

Arrestato il sondaggista Luigi Crespi. Per sapere quando lo liberano pare stia preparando un exit poll.

postato da: bravimabasta alle ore 13:27 | link | commenti (5)
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IL LUOGOCOMUNISTA

(a richiesta men che flebile, una nuova lettera di Natalino Russo Seminara, autoproclamatosi autore satirico di destra, pubblicata oggi da Dagospia)



Per aumentare le proprie chance di vittoria, Berlusconi sta pensando di fare tornare in Rai Biagi, Santoro, Luttazzi e Travaglio, con Zaccaria sempre presente in studio.

Ciampi cittadino onorario di Roma. Cosa non farebbe, Veltroni, pur di apparire!

Normale che Fassino sia solidale con Ruini per la contestazione no global. Gli basta ricordare cosa fecero a lui poco tempo fa.

Il primo a protestare per le assoluzioni del Cavaliere è sempre Di Pietro. Eppure a giudicare l'imprenditore Berlusconi sono esponenti della categoria a lui più ostile : i Magistrati. Avrei voluto vedere il Tonino giudicato, non dai suoi colleghi di Brescia (cane non mangia cane), ma da una giuria composta da imprenditori o Accademici della Crusca.

Eugenio Scalfari e Oscar Luigi Scalfaro annunciano la nascita della loro creatura : Scalfa...rotto.

Commento Finito lo stato di grazia.
postato da: bravimabasta alle ore 13:24 | link | commenti (4)
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IN MINIERA!


(rubrica didascalica a proposito di Carlo Rossella e della sua Alta società sul Foglio)

Pochi gli eletti, molti gli aspiranti per un posto alla cena di Anne Wintour venerdi' sera a Milano. Non sono tutti in vogue.


Commento Tu si', vero, vecchio gagà? E soprattutto: chicazze' Anne Wintour?

postato da: bravimabasta alle ore 13:10 | link | commenti (3)
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E LO PAGANO PURE

(rubrica invidiosa di Maurizio Costanzo, che sul Messaggero se vuole può scrivere pure la lista della spesa, e quelli gliela pubblicano) 


SEMBRA che attraverso gli sms i genitori possano controllare se i figli marinano la scuola o si comportano irreprensibilmente. Ho letto la notizia di corsa, posso aver capito male, ma comunque mi è comodo ricordare che cresce il controllo ed è inevitabile. Miliardi di telefonate intasano l'etere. Non vengono registrate ma per quattro anni le telefonate di chiunque sono censite con il numero chiamato a che ora si è cominciato a parlare e quando si è smesso. Meglio conservare a quel punto anche la telefonata vera e propria altrimenti rischiamo di non ricordare quel giorno a quell'ora cosa abbiamo detto a tizio o a caio. Ma, in passato, con meno tecnologia, c'erano più latitanti o ce ne sono di più adesso?


Traduzione  Domanda retorica, signora mia.

postato da: bravimabasta alle ore 12:18 | link | commenti
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DEO CON

(rubrica apostolica a cura di Maurizio V)

Il motivo per cui non riconosco nessuna autorità alla Chiesa Cattolica è che trovo davvero presuntuoso chi pretende di svelare il mistero dell'Eternità. Almenochè uno non abbia chiamato qualche volta il 187 di Telecom Italia.

postato da: bravimabasta alle ore 12:07 | link | commenti
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mercoledì, 28 settembre 2005

 IL GRANDE JOHN KENNEDY TOOLE (rubrica su una mente benpensante) “Se poi un borghese fosse talmente masochista da sedersi accanto a me, immagino che lo picchierei con tutte le mie forze sulla testa e sulle spalle usando una sola mano, mentre con l’altra, con grande abilità, getterei una Molotov in un autobus pieno zeppo di bianchi rappresentanti della classe media. Questo mio assedio potrebbe durare un mese come un anno, ma sono certo che alla fine, dopo aver considerato seriamente la carneficina e la distruzione che potrebbero provenirne, la gente mi lascerebbe in pace”. (John Kennedy Toole, "Una banda di idioti")
postato da: bravimabasta alle ore 19:44 | link | commenti
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IN MINIERA!


(rubrica didascalica a proposito di Carlo Rossella e della sua Alta società sul Foglio)

Notizie dagli ambienti diplomatici di Bogotà. Un noto finanziere romano sposerebbe il prossimo dicembre nella capitale colombiana una avvenente starlet della tv italiana.

Commento E mecojoni, vecchio gagà.
postato da: bravimabasta alle ore 17:00 | link | commenti (2)
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E LO PAGANO PURE

(rubrica invidiosa di Maurizio Costanzo, che sul Messaggero se vuole può scrivere pure la lista della spesa, e quelli gliela pubblicano) 


È COMINCIATO anzitempo lo sterile dibattito, che precede e spesso attraversa lasciando sul terreno una bella quantità di insulti, sulla presunta neutralità di quanti per mestiere soggiornano davanti ad una telecamera. Ho sempre sostenuto che la neutralità non esiste. Ci deve essere correttezza e deontologia. I dibattiti devono avere sempre il contraddittorio e le ricostruzioni del passato, recente o remoto, devono avere un riscontro storico. Però, ripeto, facciamola finita con la storia della neutralità. Un tempo si invocò lo sguardo neutrale, ma poi qualcuno capì che era una richiesta priva di senso. Altra sterile polemica è quella riguardante programmi andati in onda che, come ha detto qualcuno, trasuderebbero palesi orientamenti politici.


Traduzione  Sto a fa' flanella, signora mia.

postato da: bravimabasta alle ore 15:31 | link | commenti
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E LO PAGANO PURE

(rubrica invidiosa di Maurizio Costanzo, che sul Messaggero se vuole può scrivere pure la lista della spesa, e quelli gliela pubblicano) 



UN GIOVANE surfista australiano si è difeso da un essere petulante prendendolo a pugni. Non sta bene, non ci si comporta così, non si alzano le mani. A meno che, e il caso è questo, non si tratti di un invadente e aggressivo squalo bianco. Peraltro sembra che un altro surfista si sia comportato così sempre con uno squalo. Proprio perché sono due gli accadimenti è forte il dubbio che si tratti di una cosa non vera. Pensiamo a quante volte, senza che ciò provochi ecchimosi, riceviamo o diamo pugni con le parole e i comportamenti. Non sono saliti su un ring il ministro Tremonti e il governatore Fazio? Poi, si sa, uno vince e uno perde. Al momento ha perso Fazio. Ha perso anche, in altro campo, Paolo Calissano. Mi dispiace, le sue fragilità hanno avuto la meglio.



Traduzione  Copia e incolla con la rubrica di Barenghi di ieri, signora mia.

Pensato da bravimabasta | 12:58 | commenti (3)
postato da: bravimabasta alle ore 15:27 | link | commenti
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martedì, 27 settembre 2005

 CERTASTAMPA


 Luca Bottura per l'Unita' e/r



 L’odore dei Soldo/2

Mi scrive l’onorevole Raisi: “Ho letto l’intervento di Luca Bottura che ringrazio per la continua attenzione e per l’affetto che mi dimostra nella sua importante ed interessante rubrica. Mi permetto di osservare però in merito al paragone che indirettamente compie tra Cofferati e Berlusconi riguardo l’intromissione tra politica e calcio, che Berlusconi prima è diventato Presidente del Milan e solo successivamente è entrato in politica. Comunque Cofferati potrebbe comprare il Bologna con i suoi soldi: in questo caso non avrei nulla da dire. P.S. Non so se a Venezia rimpiangono Zamparini, certo è che a Palermo se lo tengono stretto”.
Ringrazio l’onorevole Raisi per la cordiale presa per i fondelli delle prime due righe. L’uomo ha stile. Traducendo il seguito: Berlusconi può sovrapporre gli interessi del Milan, quelli della Lega calcio, di Mediaset a quelli politici perché c’era già prima. E’ un’opinione. La mia, di opinione, è che la signora Soldo prima di comprare il Bologna dovrebbe quantomeno cambiare montatura degli occhiali. Cordialmente.
luca@bottura.net (gago.splinder.com)

Autocommento Autoreferenziale.

postato da: bravimabasta alle ore 18:11 | link | commenti (5)
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BELLA LA VITA (rubrica fotografica su gente che se la gode)

postato da: bravimabasta alle ore 16:09 | link | commenti (2)
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 IL GRANDE JOHN KENNEDY TOOLE (rubrica su una mente benpensante) “Ho sempre sentito una certa affinità con i negri, in quanto la loro posizione è simile alla mia: entrambi viviamo fuori dal dominio della società Americana. Naturalmente, nel mio caso si tratta di un esilio volontario; comunque, è chiaro che molti negri bramano diventare membri attivi della classe media Americana; davvero non riesco a rendermi conto del perché e devo ammettere che tale desiderio da parte loro suscita in me seri dubbi circa la loro capacità di giudicare le cose. Comunque sia, se vogliono diventare dei borghesi, facciano pure: non sono certo affari che mi riguardano e penso che ciascuno sia arbitro del proprio destino. Per conto mio, mi sentirei profondamente offeso se scoprissi che qualcuno cerca di sollevarmi verso la classe media e reagirei contro questa persona ipotetica che, ci scommetto, rimarrebbe confusa dal mio modo di fare”. (John Kennedy Toole, "Una banda di idioti")
postato da: bravimabasta alle ore 15:21 | link | commenti (2)
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 NON SAPEVO CHE IL CALCIO SI GIOCASSE COI PIEDI (rubrica di approfondimento calcistico a cura di Manlio Piccinini, che si è improvvisato esperto di calcio dopo che l'hanno rifiutato come sosia di Mike Francis)

"Oh,  io non ho mica ancora capito. Ma si gioca a calcio tutti i giorni? Tipo anche stasera veramente? Oh, è incredibile. Ma la gente non è mai stanca? Grazie a tutti".

postato da: bravimabasta alle ore 15:16 | link | commenti (1)
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GAGO AL PARLAMENTO (rubrica di approfondimento politico a cura di Augusto Pionatini. Nella foto, Pionatini con il suo proverbiale pizzetto di carta vetrata sciacquato nella varechina)
"Oh, so che forse non dovrei dirla. Ma io tra Mastella e Pannella terrei Mastella. Grazie a tutti".

postato da: bravimabasta alle ore 14:47 | link | commenti
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IN MINIERA!


(rubrica didascalica a proposito di Carlo Rossella e della sua Alta società sul Foglio)

Benedetta Geronzi ha celebrato ieri sera il suo compleanno.


Commento E chi te l'ha detto, sua sorella Chiara che lavora al Tg5, vecchio gagà?
postato da: bravimabasta alle ore 13:05 | link | commenti (5)
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CHIAMAMI IENA (rubrica a grande richiesta su uno che si crede un gran dritto e invece è solo un gran babbeo)



Quando ha visto il telegiornale di Al Qaeda, Berlusconi ha chiesto ai suoi collaboratori: «Ma perché oggi la Berlinguer si è messa il passamontagna?"


(Titolo "Tg")



Commento S'è fatto sostituire da Mattia Feltri.

postato da: bravimabasta alle ore 13:01 | link | commenti (2)
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 GAGO NEWS



Varato il tg di Al Qaeda: bum di ascolti.

postato da: bravimabasta alle ore 12:25 | link | commenti (2)
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lunedì, 26 settembre 2005

 CERTASTAMPA


 Luca Bottura per l'Unita' e/r



 L’odore dei Soldo

Piacevole intervento, ieri, del capogruppo di An al Consiglio comunale di Bologna, Enzo “boom boom” Raisi. Secondo Raisi, il sindaco Cofferati avrebbe illecitamente sponsorizzato “il suo caro amico” Claudio Sabatini nella corsa ad acquistare il Bologna calcio, osteggiando la calata dei Soldo, la famiglia bresciana che a giudicare dalle prime dichiarazioni sembra una versione più divertente del Borgorosso football club. “Cofferati deve tacere, sperando che compri il Bologna qualcuno che abbia i soldi, che poi sia di Brescia o no non importa”. Per rafforzare il suo esempio. Enzino cita anche il caso Zamparini. Ora: posto che a Venezia, in C2, pare che Zamparini non lo rimpiangano in molti, che l’amicizia tra Cofferati e Sabatini andrebbe dimostrata, e che risulta un po’ anacronistico l’invito a tenere separati calcio e Palazzo se a farlo è un onorevole che se ne sta appunto occupando, l’assunto è giusto: “Fuori la politica dal calcio”. Ora Raisi non ha che da ricordarlo al presidente del Milan.

luca@bottura.net (gago.splinder.com)

Autocommento Rossoblu.

postato da: bravimabasta alle ore 17:57 | link | commenti (9)
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 GAGO NEWS


Il presidente del Consiglio è stato assolto nel processo All Iberian in base alla nuova legge secondo cui Berlusconi non costituisce reato.

postato da: bravimabasta alle ore 17:19 | link | commenti (15)
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PASSA IL FELTRINO


(rubrica di battute di destra, a volte scarse a volte no, dedicate a Mattia Feltri, prematuramente scomparso dalle colonne del Foglio e passato alla Stampa dove gli fanno fare le interviste)


Mastella ha detto che non si siede allo stesso tavolo della Bonino. Neanche se lei si mette sotto?

Commento Sessista.

postato da: bravimabasta alle ore 15:51 | link | commenti (1)
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E LO PAGANO PURE







(rubrica invidiosa di Maurizio Costanzo, che sul Messaggero se vuole può scrivere pure la lista della spesa, e quelli gliela pubblicano) 


SUL fine settimana, migliaia di agenti e170 figuranti hanno dato vita a Milano ad una fiction, una simulazione di comportamento in caso di attacco terroristico. Tutto è andato per il meglio, la popolazione era stata informata che si trattava di finzione e comunque, se ho letto bene, i terroristi sono stati presi dalle forze di Polizia. Nella simulazione. Domanda: le cellule terroristiche, secondo voi, hanno filmato il tutto o lo hanno mandato a memoria? A meno che non si sia fatta una prova depistante, al fine di confondere le idee a chi avesse in animo di farci del male. Ma forse esagero, solo la realtà infatti supera la fantasia. Con questo, però, ci tengo a dire che non sono per nulla contrario alle esercitazioni. Se fosse possibile, le preferirei segrete.



Traduzione  Mo' voglio pure un'esercitazione segreta con 400 persone coinvolte, signora mia.

postato da: bravimabasta alle ore 15:50 | link | commenti
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GRASSO NON SEI NESSUNO (rubrica di critica televisiva di Graldo Alsso, docente di violazione delle aree a traffico limitato all'università di Uusikaupunki e di postproduzione di telepromozioni Eminflex all'università di Oulu. Nell'immagine, una recente foto del professor Alsso che, come La Repubblica e il Corriere, anche lui è da oggi tutto a colori)


"Oh, notavo che Sky sport si ostina a rimandare in onda il match tra Levander Johnson e il messicano Chavez, al termine del quale Johnson è morto. Chi è il genio? Vogliamo trovargli un posto a Real tv? Grazie a tutti".

postato da: bravimabasta alle ore 15:07 | link | commenti
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 CONTROCRAMPO

 Luca Bottura per l'Unità

Ore 8 Libero lancia la sua nuova e grande iniziativa a fascicoli: la vita di Mussolini vista da Vittorio Feltri.
Ore 8.01 Che Feltri fosse un nostalgico del fascicolismo lo si sapeva.
Ore 8.02 Nel primo fascicolo di “Mussolini visto da Feltri”, inedite rivelazioni sul Gran Consiglio che mise fine al Regime: Dino Grandi in realta’ aveva chiesto le primarie.
Ore 9 Secondo diversi quotidiani, il molestatore mascherato apparso giovedi’ in un servizio de Le Iene sarebbe Amedeo Goria, il quale risulterebbe denunciato per atti osceni in luogo pubblico.
Ore 9.01 Il giudice precisa che l’indagine e’ precedente al servizio de Le Iene: gli atti osceni in questione erano i servizi di Goria.
Ore 10 Dopo la settima vittoria nel Mondiale, Valentino Rossi conferma di non essere ancora pronto per la Ferrari: “Prima devo imparare il tedesco, diventare antipaticissimo e impiantarmi due mascelloni finti”.
Ore 10.30 Viste le difficolta’ dell’Udinese, Moggi telefona al presidente Pozzo per fargli coraggio: “Guarda che era solo contro di noi che Iaquinta non doveva giocare…”.
Ore 11 Walter Veltroni, in visita a Formello, elogia Lotito: “E’ sulla strada giusta”.
Ore 11.01 Veltroni completa il suo pensiero: “E’ sulla strada giusta e io sto arrivando alla guida di un jumbo tram. Non si muova dalle rotaie”.
Ore 12 Respinta dal Gip la richiesta del presidente del Genoa, Enrico Preziosi, di trascorrere gli arresti domiciliari nella casa della Barbie.
Ore 13 Misurata reazione di Oriana Fallaci dopo la mancata nomina a senatore a vita: bombardato il Quirinale.
Ore 15 A Livorno i tifosi dell’Ascoli sfidano la curva locale esponendo simboli fascisti tra cui croci celtiche, bandiere nere, labari.
Ore 15.01 Per coerenza, dopo aver rimediato due pappine, i tifosi ascolani lasceranno l’Armando Picchi neri in volto.
Ore 16.15 Il presidente della Fiorentina Della Valle, ospite a “Quelli che”, rivela finalmente il perche’ del suo dietrofront su Galliani nella lotta per la presidenza di Lega: “Io avevo un programma, lui tre reti”.
Ore 16.40 Il diciottenne nigeriano Obinna segna la rete decisiva per il Chievo a Genova ed esulta compiendo alcune evoluzioni alla Martins.
Ore 16.41 Obinna svela il perche’ delle capriole: “Nessuna acrobazia, c’era Borghezio sugli spalti che mi sparava con un fucile a pallini”.
Ore 16.45 Il Cardinale Ruini contestato a Siena mentre, riferendosi alla doppietta di Locatelli, invita a non sottovalutare il ruolo di Chiesa.
Ore 16.50 Il tecnico laziale Delio Rossi commenta con soddisfazione la rimonta sul Palermo: “Alla fine il lavoro paga”.
Ore 16.51 Ancora piu’ soddisfatto il commento del presidente Lotito: “Accontentate der lavoro, perche’ si aspetti che te pago io stai fresco”.
Ore 20 A una settimana dal rientro al Tg5, Carlo Rossella commenta soddisfatto il ritorno alla conduzione di Cristina Parodi: “Per noi era l’unico modo di mandare in onda qualcosa di Verissimo”.
luca@bottura.net (gago.splinder.com)

postato da: bravimabasta alle ore 15:03 | link | commenti
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IN MINIERA!


(rubrica didascalica a proposito di Carlo Rossella e della sua Alta società sul Foglio)


Weekend ad Angera. Si sposano Isabella Borromeo Arese Taverna e Ugo Maria Brachetti Peretti. Notte bianca nella Rocca Borromeo per i festeggiati e i festeggianti.



Commento E dove cazzo starebbe Angera, vecchio gagà?
postato da: bravimabasta alle ore 14:56 | link | commenti (1)
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CHIAMAMI IENA (rubrica a grande richiesta su uno che si crede un gran dritto e invece è solo un gran babbeo)


Un surfista aggredito da uno squalo si è difeso prendendolo a pugni. Poi però si sono accordati sulle primarie.

(Titolo "Squali")


Commento Quasi. Peccato che il nesso non sia chiarissimo.

postato da: bravimabasta alle ore 14:53 | link | commenti (1)
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 TUTTI AL MARE VENT'ANNI DOPO
(Termina la pubblicazione del diario-omaggio-lenzuolata uscito sull'Unita' dal 20 luglio scorso. Ora che so, grazie a Repubblica di ieri, che l'aveva fatto anche Pasolini, mi rendo conto di essere una sorta di simbolo vivente del degrado intellettuale. Sfiga)


Luca Bottura  


TRIESTE



Un signore che dorme riverso sotto un piccolo faro rosso, con la faccia appoggiata sul basamento grigio. O forse è svenuto. O peggio. Meglio che oggi dia un’occhiata alla cronaca locale del Piccolo per verificare. Magari ho commesso un’omissione di soccorso, chissà. Solo non mi andava di disturbare la sua quiete, e la mia. Finite casualmente a collidere per qualche minuto sul porticciolo di Muggia. Ultima tappa del periplo lungo un mese. Improvvisamente silenziosa. Con la chiavetta che gira, il motore che si spegne, il mare un po’ cupo che si riprende il suo spazio. Proprio come capitò al Serra vent’anni fa. C’è caso – probabile – che non sappia descriverlo altrettanto bene. Ma lo status interiore dev’essere la stesso. Come i chilometri: 6500. Percorsi i quali, la sensazione di appagamento si rivela essere una compagna docile, e allegra. Ora so cosa deve aver provato Ulisse al ritorno in patria. O Folena quando è tornato con Rifondazione.

Un passetto indietro. Il primo proprio a Muggia, in paese. Se Ventimiglia, la prima delle tappe, mi aveva precipitato nel più classico dei gorghi di confine – indefinito, grigio, un filo malmostoso – l’ultimo stop somiglia di più a un trampolino. Verso l’Istria, che vent’anni fa aveva molte meno luci e meno rumore di quanto ne produca ora. Boati nazionalisti compresi.

E verso un pianeta gentile. Questo. Quando Venezia la conquistò, deve avere scolpito in Muggia una vocazione commerciale e cortese. Non si spiegano altrimenti il piccolo bar torrefazione (si chiama San Paolo, in viale Puccini: grazie) che non solo ti regala l’energia per il computer ma ti mette il Pastis a due euro; la salumeria che ti segnala il concorrente perché ha finito il pane e non può farcirti alcunché; il barista che accanto alla toilette ha affisso una targa d’ottone: “Bagno gratis, per la sauna passate alla cassa”. Il modo per sdrammatizzare i motori del frigo, che effettivamente scaldano il piccolo ambiente all’inverosimile. Ma anche per fare quattro chiacchiere coi visitatori. Sul niente. Amabilmente. Ti verrebbe da fermarti un po’.

Come un (bel) po’ avrei voluto fermarmi a Trieste. La città dei record. Mi limiterò a segnalare i principali: il più alto numero di luoghi di culto (tutti i culti); la grotta visitabile più grande d’Italia; la pizza più cattiva che abbia mai mangiato in vita mia. Vicino alla stazione. Dentro uno splendido locale anni ’70 in legno bavarese, frequentato da signorine rumorose e apparentemente ben disposte.

Per la precisione era un calzone. Irrorato di parmigiano. Cui sono allergico. Quando ho fatto presente il problema al cameriere, ha personalmente sezionato il manufatto in modo da asportarne il tetto. Di rifarlo, manco a parlarne. Pure pagando. Decideva lui. E siccome il coltello, durante la manovra, mi volteggiava a livello della giugulare, ho pensato che per questa volta potevo pure rischiare lo choc anafilattico. Ne ho anche inghiottito un pochetto per non innervosirlo.

In realtà, benché appena sfiorata, Trieste è stata la migliore delle camere di decompressione che potessi immaginare. Specie decidendo di limitare il contatto al centro, saturo di bei giovani con lo spritz d’ordinanza, asserragliati al di fuori dei tanti ed eleganti caffè che circondano piazza Unità, purtroppo ferita dal palco di Miss Italia. Una torta di panna e cioccolato servita in guanti bianchi al caffè degli Specchi, tanto per cominciare - Sì, ero alla fine, mi fermavo un bar ogni due -. Poi la statua di Joyce, la scalinata a due gradini che muore in mare nei pressi della stazione marittima, un furgoncino rosa che vende gelati a belle mule e ai loro bambini, neanche un olandese in giro. E la fascistissima facciata della “Casa del lavoratore portuale” che riporta anche la traduzione slovena: “Dom pristaniskin delavcev”. Come dire che talvolta la storia sa correggersi, e vendicarsi. Visto che il bilinguismo non risulta essere una creatura del duce, diciamo.

Consolatoria, Trieste. Contraddittoria, forse. Se avessi avuto tempo per esplorarla un po’ di più. Per un mesetto, magari. Come le coste che ho accarezzato, disinteressandomene via via. Certo: c’è qualche scorcio di mare – Crotone, il Gargano – che non scorderò più. Qualche altro – Chioggia, Ostia – che vorrei scordare in fretta. Qualche altro ancora – il Ponente ligure – che mi avrebbe forse sconvolto se l’avessi visto prima della cementificazione. Così, m’è piaciuto. Solo che, tappa dopo tappa, ammaccatura dopo ammaccatura, fregatura dopo fregatura, ho scoperto che in realtà andavo cercando persone. Per le quali spesso ho provato simpatia, comprensione, empatia. Perché è facile, facilissimo, sfottere il popolo bue quando si presenta indifeso, da realtà indistinta. Un mucchio. Poi però, quando diventa una faccenda privata tra te e la fonte dei tuoi pregiudizi, finisce che le cose cambiano.

In un mese, mi hanno rimpallato – per davvero – solo in un paio di occasioni: alcune donne albanesi che volevano farsi i fatti loro, un bagnino di Fregene che era appena stato chiuso dai Nas. E coi giornalisti non voleva altre rogne. Tutti gli altri (tutti!) si sono messi a perdere tempo, poco o molto che fosse, con un matto che cercava confronti col 1985, notizie, spunti. Rivelando una disponibilità a raccontarsi che significava prima di tutto una cosa: c’era qualcosa da raccontare. Anche a uno dell’Unità. Anche se dell’Unità, fino a qualche secondo prima, s’era detto quel che dicono i giornali di regime. Perché che grattando la patina degli ultimi vent’anni – lo stesso lasso di tempo, a ben pensarci, che ha contraddistinto scalata e trionfo di quellolà – esiste ancora un Paese da prima repubblica. Nel senso migliore. Che forse due valori condivisi ce li ha. Ma pensa di averli solo lui, da quando c’è chi intorno sparge veleno e letame.

Non saprei dire che Italia ho trovato. Alla partenza me l’aspettavo avvilita, rinchiusa. Rassegnata. La prova sul campo me l’ha mostrata spesso incazzata e depressa, ma sempre con la soluzione giusta in tasca. La colpa era spesso degli altri, certo. Ma anche il duecentesimo ristoratore che lamentava gli scarsi affari (poca gente, pochi soldi: questo ho visto) trovava parole di buon senso sulla necessità di fare sistema, di ritrovare prospettiva, di non spolpare il cliente. Poi magari voleva cento euro per una parodia di stanza, ma questo è un altro discorso.

Ringraziando coloro che hanno espresso solidarietà per posta al folle gesto (il tour, intendo) vorrei scusarmi con due categorie di persone. Quelle che ho contattato e scaricato, per via della bulimia che ti prende quando non hai ancora nulla da ticchettare sul computer, la giornata è giovane, il taccuino vuoto, e magari a tarda sera non ti servono più. Ed è un discorso che a volte vale per interi paesi, come ad esempio Policoro. Isola di Svizzera in Basilicata, squarcio di azzurra tranquillità a un passo dalla Calabria più dura, la cui storia piccola rimarrà inevasa.

Poi vorrei prostrarmi di fronte quelli che ho descritto in modo approssimativo, come quasi sempre accade al cronista: quando mi è capitato che qualcun altro parlasse per iscritto di cose che conoscevo bene (per caso, per conoscenza personale, per storia vissuta) ho sempre ravvisato errori e omissioni. Va così

E vorrei anche chiedere perdono chi ha inteso adombrarsi per certe piccole svise satiriche. Come la lettrice che mi ha chiesto come faceva D’Alema ad aver costruito la Rocca di Gallipoli del ‘600, se è appunto del ‘600. Scherzavo. E non è neanche vero che a Gallipoli l’acqua del mare è potabile.

O come i fan di Venditti. Che hanno scritto in massa., Parlando di Crotone, avevo sostenuto che il recente suo concerto è stata l’ultima cattiveria inflitta a una città già piagata. Era una battuta. Me ne pento. E’ che con Venditti ho un conto aperto da quando i suoi fan, saturando di voti la classifica, fecero chiudere per disperazione il Giudizio Universale di Cuore. Quello delle cinque cose per cui vale la pena vivere, se ricordate.

Infine, preciserei anche ufficialmente, ciò che ho già detto al direttore del Circo Niuman per telefono: descrivendone i mezzi non ridondanti, diciamo così, non volevo affatto dare dei morti di fame a chi ci lavora. Al lettore, anzi, volevo restituire una parentesi di umanità nel panorama di degrado che circonda Ostia. Se anche questa spiegazione non fosse sufficiente, sono comunque pronto a onorare l’impegno che ho preso telefonicamente: ditemi dove avete piantato il tendone adesso così, ora che il mio giro è finito, posso presentarmi personalmente. E mi menate con comodo.

L’anno prossimo, comunque, vado in vacanza a Gardaland.

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 GAGO NEWS

Si alleggerisce la posizione dell'attore Paolo Calissano. Per lui sarebbe già pronto un posto nella prossima edizione di "Ballando con le stelle".

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 VOLEVO CHIAMARMI FRANCESCO BANALONI (rubrica infrasociologica)

"In un libro che ho letto (ma non ricordo quale), ci sono due innamorati" (Francesco Alberoni, rubrica "Sesso e amore" su Io Donna di questa settimana)

Traduzione "Ormai sono da rottamare".

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 GUIA CHI MOLLA (rubrica su una sessualità irrequieta)

"Cacciari è salito sul palco a premiare Stefania Sandrelli ... Ho pensato che un intellettuale che in diretta televisiva dicesse alla Sandrelli che lui non si era più ripreso dalla visione de La Chiave be', era uno che meritava un posto tra i capitani coraggiosi del mio cuore. Invece lui ha trascurato Tinto Brass, e l'ha pregata di continuare a fare film impegnati. E io ho cominciato a cercarmi un uomo col frigo pieno" (Guia Soncini, rubrica "Uomini" su Io Donna di questa settimana).

Commento Sempre così irresistibilmente snob.

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MA NON E' CHE COPI E INCOLLI?(rubrica sulle grandi opportunità offerte da "Control+C" e "Control+V")

"L'Italia è fatta così, con una classe dirigente trasformista e un'opinione pubblica debole, rassegnata, oppure altrettanto trasformista". (Curzio Maltese, rubrica "Contromano" sul Venerdì di Repubblica).

Commento Tu invece non ti trasformi mai, ci propini sempre la stessa manfrina.

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 LUCIDI OTTONI (rubrica su una mente rischiarante)

"Chi abbia vissuto un certo lasso di tempo ha assistito, come è capitato a me, a curiose evoluzioni del pronome allocutivo; del pronome, cioè, con cui ci si rivolge al prossimo". (Piero Ottone, rubrica "Vizi e virtù" sul Venerdì di Repubblica).

Commento Allocutami questo.

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sabato, 24 settembre 2005

 TUTTI AL MARE VENT'ANNI DOPO



(Prosegue la pubblicazione del diario-omaggio-lenzuolata uscito sull'Unita' dal 20 luglio scorso)

Luca Bottura  

LIGNANO

No, non metto in dubbio che siano serissimi. Non voglio neanche confutare le analisi chimiche, che certamente saranno attendibili. Né mi sento di contestare i criteri di attribuzione. Però durante un mese di tour costiero ho trovato più Bandiere blu che ombrelloni. Ormai se ne fregiano anche diverse località della prima collina. Dunque i casi sono due: o qualcuno fa il furbo e ricicla vecchi vessili, o l’acqua blu non è un discrimine per ottenere la bandiera blu.

A Lignano, ad esempio, il mare era color del cielo. Grigio. E la bandiera suddetta garriva al maestrale, sulla lunghissima spiaggia spazzata e deserta. Mortificando un poco quel che resta di un paesino ridente, come si diceva un tempo. Che alle idee di Marcello D’Olivo deve un’architettura pensata, una pineta a spirale graziosa e quasi intonsa, un ordine studiato anche e soprattutto per compiacere i tedeschi. Che molti tedeschi hanno smesso di apprezzare perché costa troppo.

Così, la cartellonistica bilingue suona come una piccola e lancinante invocazione. Inascoltata. Le apotheke vendono meno pastiglie, le edicole hanno dovuto procurarsi anche zeitungen russi, e i negozietti del lungomare, ancora bello nelle sue anacronistiche astronavi piastrellate, promettono consistenti rabatt a chi quei rabatt è andato a cercarseli in Turchia. O in Croazia.

Intanto però la mutazione genetica ha fatto un suo corso definitivo. Il centro storico, la cui storia inizia nel dopoguerra come quasi tutto il resto, sembra una Rimini belga.

E’ Italia, ma potrebbe essere Ostenda. Nei locali affollati di Ferragosto si susseguono i piatti di calamari alla romana, che stanno alla cucina di mare come gli spaghetti alla bolognese stanno a quella di terra: un’invenzione per i turisti. E alle 7 la gente, dopo una pedalata sui risciò o un salto coi bimbi nelle spielsaal, sta già a tavola. Allegra, appagata. Corollario umano di una scenografia immutabile, da Romagna anni ’70. O da Zagabria anni ’50, se ne si osservano certi condominii da socialismo reale. Nelle gelaterie, per dire, c’è ancora il gusto puffo.

Andare al nord, insomma, un qualsiasi nord, senza varcare la frontiera. Una tentazione, a suo modo. Specie in un giorno senza sole, ideale per una bella passeggiata sulla battigia. Da Lignano Riviera, la prima delle tre, a Lignano Sabbiadoro, passando per Lignano Pineta. Anche se “passando” non è proprio il verbo giusto. Perché a un certo punto la spiaggia non c’è più. Meglio: c’è, ma diventa impenetrabile. Chiusa da un cancello giallo e rosso. Anche la strada si arrende e vira verso l’interno. Circumnavigando un piccolo Stato pontificio che si chiama Villaggio Efa Getur.

Era una colonia di riabilitazione per i deportati dai nazisti, qualcuno dei quali è morto per il troppo cibo-troppo presto. Poi ha accolto gli sfollati del Polesine. Quelli del Vajont. I terremotati del Friuli. Quindi ha scoperto il turismo sociale. Oggi è un gigante da tremila ospiti, quattrocento dipendenti in stagione, dodici case-albergo, un centro dialisi, un pronto soccorso privato, una piscina olimpionica, un palazzo dello sport polifunzionale appena inaugurato, il primo campo da calcio regolamentare in sintetico di tutto il Friuli, un centro linguistico, tre ristoranti, un chilometro di spiaggia attrezzata. “Si entra – ammoniscono grandi cartelli all’ingresso – solo a pagamento”.

In paese non tutti ne parlano bene. La sinistra locale ha digerito a fatica i finanziamenti della Regione agli impianti sportivi, per accedere ai quali bisogna varcare un check point sorvegliato. Gli ambientalisti segnalano che per il palasport sono stati sacrificati un centinaio di pini. I commercianti si lamentano ché gli ospiti Getur stanno tutto il tempo dentro al villaggio e a loro non restano che briciole. Gli albergatori si crucciano “perché i preti applicano tariffe fuori mercato”. Un mercato che significa 120 euro la singola, in un tre stelle. Per dire.

Don Antonio Fabbro, boss della struttura – boss non lo dico io, ma una sua cortese assistente – sa quello che si dice di lui. Comprese certe illazioni sullo stipendio da supermanager. Così precisa subito di percepire emolumenti da prete: 1000 euro al mese. Sa anche che lo definiscono più imprenditore che sacerdote. E a questa etichetta si guarda bene dal sottrarsi: “Sì, noi siamo gli unici che marciano a pieno regime. Siamo pieni. Lignano invece si culla sui Sordi, sui Gassman, sugli Hemingway. Sul passato, insomma. Manca la cultura turistica. Non ci si può accontentare del contesto acquisito, non si possono far pagare 80 euro alla gente che ne ha in tasca 30. E’ un problema locale ma anche nazionale. In Italia si specula sull’esistente, non si costruisce. Il modello, anche in piccolo, è Ricucci”.

Eccolo, un altro difetto: don Fabbro è molto simpatico. Dice cose condivisibili. Anche senza credere ai suoi detrattori, che ne segnalano spostamenti impercettibili tra centrodestra e centrosinistra, a seconda delle convenienze, trova al volo la sintonia con l’interlocutore. A me, spiega che non siamo poi così distanti. Che tra poco ospiterà qui il congresso della Margherita, anche se la Curia non vuole. Che la Cei non dovrebbe occuparsi di politica ma di Vangelo. E mi dà la sua definizione di concorrenza sleale: “La faremmo se proponessimo anche camere singole o doppie. O se, per esempio, avessimo ristoranti con servizio. Invece sono solo self service. E per le camere puntiamo sui nuclei familiari. Pagano 80 euro in alta stagione, che siano una coppia o che abbiano quattro figli. Perché i bambini non sono una maledizione, no?”.

Certo che no. Sul sito Internet della Getur, in realtà, si propongono anche le singole. E un ristorante servito. Ma c’è caso che sia un equivoco. Quel che è certo è che qui pagano tutti. “Poco, ma tutti. A chi non ha soldi, chiediamo quale retta può sostenere. Se la risposta è zero, invitiamo al sindaco a farsene carico. Mica può spendere tutti i fondi regionali nel giornalino del Comune. Se il sindaco risponde di no, attingiamo a un fondo di solidarietà. C’è, certo. L’anno scorso abbiamo registrato un avanzo di 350.000 euro”.

Che per don Fabbro il denaro non sia sterco del demonio lo rivela un episodio che attribuisce ad altri. Anzi, ad altre. “Prima di passare al turismo sociale, ospitavamo im colonia i bambini delle grandi aziende. Fino a quattro anni fa. Telecom Italia, Zanussi, Agusta. Sì, Agusta. Cioè la contessa Vacca Agusta, alla fine. A un certo punto saltò fuori che non avevano più soldi per pagare le rette. Allora li mandai da certe suorine di Misano Adriatico, vicino a Rimini. Insieme ai miei animatori. Ma quando si resero conto che non pagavano neppure loro, mi toccò di saldare il conto: una trentina di milioni degli anni ’80.  Provai anche a contrattare: ma sorelle, scusate... Risposero che erano sulle spese”.

Don Fabbro definisce la sua un’assistenza a priori. Perché quella a posteriori – forse lo pensa, ma non lo dice – è diventata un business troppo grande. “Meglio agire sul malessere prima, dando vacanze e aria condizionata a chi non se la potrebbe permettere, che dopo. Anche se dopo magari si guadagnerebbe di più”.

Lui il dopo non lo cura. Di San Patrignano non deve avere una grande impressione. Ma lo ospita. “Tra una settimana – mi racconta, orgoglioso -. avremo le Olimpiadi dei tossici. Siamo alla decima edizione. Sono gran bei ragazzi e ragazze che però portano i segni di una devianza. Superata, per fortuna. E’ uno dei soggiorni più belli, a cui tengo di più. Saranno mille persone. E pagheranno venti euro al giorno a testa. Tutto compreso. Poi si capisce come andiamo su con le presenze”. Risata.

A questo punto sgorga spontaneo il parallelo con un’altra chiesa: il fu Pci. E la sua filiazione sociale che è diventata imprenditoriale: le Coop. In fin dei conti non c’è questa gran differenza. Intanto anche la Getur è una cooperativa. Poi il percorso è simile. Da una parte la Coopseitu che si arma di piccone e scala la grande finanza. Mettendo in forse il proprio Dna. Dall’altra una struttura che era nata per assistere gli sfortunati – lo fa ancora: al villaggio  ci sono anche 800 disabili  – ma negli ultimi dieci anni è diventata business. Sociale, ma business.

Don Fabbro ha la risposta prontissima: “Ancora oggi la sinistra riveste un livello di chiesa restrittiva. Quando vedo certe vicende come Unipol…  Ciò che conta è verificare se  le Coop agiscono per il bene del socio, facendogli pagare meno costi bancari, meno costi nella spesa. Questo mi scandalizzerebbe: andare in una Coop rossa e spendere più che in una boutique. Se poi fosse anche che il partito ha delle sue banche, sempre meglio che rubare e magari scrivere leggi per farsi assolvere. Io dico: ho uno strumento con cui finanziarmi, non capisco perché non lo posso avere… Tutto questo scandalismo per due voti in più o due voti in meno, scusate, non so a chi giovi”.

Idem per la Getur: “Io sono uomo di chiesa, dunque un uomo: con le sue contraddizioni. Più o meno sano o bacato. Anche in me c’è tutto e il contrario di tutto. Io mi auguro, finché son vivo io, di non deviare rispetto alla missione originaria. Quando non ci sarò più, non so. Noi siamo nati con questo spirito di solidarietà. Qui dentro ospito pure musulmani, evangelici, buddisti, per me tutti gli uomini son figli di Dio. Specie quelli che son fuori dal gregge”.

E assisterli così, con un obolo più o meno consistente di mezzo, è qualcosa in più che un imperativo categorico. E’ una questione morale.

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ORMAI SONO COSI' VECCHIO CHE...



(rubrica millenaristica)



...mi ricordo ancora quando la politica non era una parodia della satira.

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 ALLORA A STO PUNTO COPIO UN PO' ANCH'IO (rubrica criptica)

"Esco pochissimo e ho ancora meno da dire" (testo e musica di Simone Bedetti)

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DUE SECONDI UN LIBRO (nuova ru brica di segnalazioni editoriali a cura di Alain Elgatt. Ehm... scusate il gioco di parole, veramente neanche Franco e Ciccio...)

"Salve a tutti eccomi qua con le ormai consuete segnalazioni della settimana. Da non perdere il nuovo saggio di Francesco Alberoni, Sarà che passano gli anni ma qui non si batte più chiodo (Rizzoli), una disamina per certi aspetti sorprendente del rapporto amoroso, con delicati tratti autobiografici, in particolare il capitolo dedicato a come ogni mattina il sociologo rimonta la moglie Rosa Alberoni senza le istruzioni dell'Ikea. Segnalo inoltre il nuovo romanzo di Carlo Lucarelli, Son finiti i serial killer, se ci fosse qualcuno disposto ad ammazzare un paio di vecchiette mi farebbe una cortesia così dopo gli scrivo la biografia (Fandango), e soprattutto il nuovo fondamentale manuale di bon ton di Lina Sotis, Consigli alle donne irachene per mantenere la messa in piega dopo un'autobomba (Sonzogno). Grazie a tutti".

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 NON SAREBBE MEGLIO STACCARE LA SPINA? (rubrica di informatica interrogativa a cura di Gianmalio Negroponte del Mit di Cinisello Balsamo)

"Oh, ho comprato un nuovissimo strabiliante G5 con Mac Os X, no?, poi ci ho aggiunto un giga di ram, 64 giga di hard disk, masterizzatore DVD, blue tooth, airport, schermo 16:9 54 pollici. Poi quando sono andato a casa e ho montato questo nuovo gioiello della tecnologia, oh, mi sono accorto che a me serve poi solo Word. Grazie a tutti."

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venerdì, 23 settembre 2005

 TUTTI AL MARE VENT'ANNI DOPO



(Prosegue la pubblicazione del diario-omaggio-lenzuolata uscito sull'Unita' dal 20 luglio scorso)

Luca Bottura  

CHIOGGIA

Corso del Popolo, praticamente l’unica arteria di Chioggia, somiglia a un fiume di calce bianca che a un certo punto si butta in mare. Senza preavviso. E rafforza quel sottotesto lusitano di cui la città è pervasa. Non che il Portogallo, le sue atmosfere, la sua architettura, abbiano realmente qualcosa a che spartire con questo angolino di laguna. Ma è quello che non c’è a fare la differenza, e la comunanza. Lisbona incarna il monumento a una potenza perduta, con quei conquistatori di marmo che scrutano inutilmente il Tejo e le colonie che furono. Chioggia è la potenza sfiorata. Il parallelo continuo e frustrante con Venezia, che le sta accanto. A nord. E insieme a una piccola grandezza riflessa le ha regalato distruzioni (quella portata da Genova nel ‘400), l’incancellabile sfottò di Goldoni, e la storica tendenza a cavillare coi foresti. Siano pure di Sottomarina, che sta al di là del ponte. Ci misero duecento anni a costruirlo. Non si mettevano d’accordo se farlo in legno o con le tavole, che è poi la stessa cosa. E manco c’era di mezzo Galan.

Mentre mi balocco con questa prosa goldoniana (nel senso di Luca) un boato attrae la mia attenzione. Mi reco a passo spedito sul luogo del disastro, e realizzo la natura innocua dell’esplosione: è semplicemente una discussione da bar, il cui impatto in decibel, da queste parti, può agevolmente coprire il rumore di un elicottero in decollo. Il gazebo esterno è il primo di una teoria lunga mezzo chilometro, che verso sera sarà occupata dalla variante locale della generazione Mtv: la AperiTv generation. Alle tre del pomeriggio è il campo di battaglia dei pensionati. Che dibattono ferocemente di tutto: da Bertinotti, che pretende un euro da chi firma per la sua candidatura alle primarie. A Ibrahimovic. Sparando in cielo bestemmie così potenti che il crocefisso sopra la cassa s’è messo le dita nelle orecchie.

Per zittirli, anche se un attimo soltanto, è necessario che arrivi un tipetto con lo zaino e una domanda senza senso: cosa è cambiato qui rispetto a vent’anni fa? Ci pensano lungamente almeno un decimo di secondo, poi il crocchio assordante riparte. Con una decina di comparse e quattro attori principali.

Essi sono: un signore non identificato intorno ai settanta, montatura dorata, acconciatura alla Licio Gelli, camicia bianca generosamente aperta a lasciar intravedere la catenina, bermuda beige. Elvezio Vianello, militante di rifondazione, camicia blu, occhiali, capello bianco, bermuda beige. Pilotava vaporetti. Guglielmo Bellè, impiegato a Venezia, sui 50, polo a righe bianche e blu, bermuda beige. Elio Nordio, Alex per le amiche, ex cameriere nel Motta di piazza del Duomo a Milano, t-shirt rossa aderentissima, stomaco imponente, sandali neri, bermuda beige. Vanno molto i bermuda beige, a Chioggia.

Per ricostruire la discussione sarebbe necessario il Ris di Parma. O un buon traduttore. Diciamo allora che in un’oretta metto alcuni caposaldi al mio parallelo col 1985. Punto primo: Chioggia è governata dal centrosinistra perché c’è un bravo sindaco che ha fatto dimenticare la Lega. Tutti, qui, l’avevano votata dieci anni fa. Poi li hanno visti all’opera. Punto secondo: C’è molto più benessere sia rispetto all’immediato dopoguerra, quando si tocciava la polenta nel caffelatte, sia rispetto agli anni Ottanta. Punto terzo: Il benessere cresce perché la pesca tiene. Punto quarto: almeno il venti per cento della popolazione tutte le mattine va a cercarsi il benessere a Venezia, o a Padova. Punto quinto: gli autobus che partono da Chioggia per Venezia sono spesso in ritardo, spesso sovraffollati, spesso caldi d’estate e gelati d’inverno. E questo genera malessere. Punto sesto: i giovani vogliono la vita comoda, e a Sottomarina si procurano facilmente marijuana e pasticche. Benessere indotto. Punto settimo:  il depuratore che sta all’ingresso della città serve a poco se poi uno fa pipì a Verona e se la ritrova appena diluita in mare. Punto ottavo: Chioggia – questa la dice Elvezio – è un mondo chiuso in cui solo da poco ci si scambiano le ragazze con Sottomarina. Punto nono: forse si stava meglio quando non ci si scambiavano le ragazze e questa era una fortezza omogenea e non globalizzata. Ah, la gioventù. Punto decimo: ad Alex piacciono molto due cose: andare al Casinò di Gorizia e la mona. Se ho ben capito.

All’epoca, il Serra trovò rifugio sull’“half tonner” privato di un imprenditore milanese, che lo condusse in gita tra le meraviglie e i disastri della Laguna. Non avendo la più pallida idea di come imitarlo, investo 8 euro e mi imbarco sul primo vaporetto per Pellestrina. Il mare, che allora veniva descritto di un bel marrone, vira sul verdastro. E’ probabile che nel frattempo sull’Adige abbiano aperto una fabbrica di vernici.

Il comandante del mezzo è un ragazzo di 37 anni. Pilota da sei. Si chiama Marco Varagnolo. Nell’88 aveva cominciato, come molti, da marinaio. Poi è salito di categoria. A pieno carico, ha la responsabilità di 230 persone. Guida un mezzo relativamente recente, del ’96. Ma gli capita di governare anche vaporetti del ’45, ristrutturati. Ha moglie, due figli. E passione: del Mose, per dire, sa tutto. Della morfologia lagunare pure. Quel che non conosce, e quale sarà il combinato disposto tra morfologia e barriera artificiale: “Quella non la sanno neanche loro”. 

Col brevetto che ha, Marco potrebbe teoricamente girare il mondo. Starsene via mesi. Ma rimane qui a Chioggia, dove è nato. La famiglia, lo stipendio sicuro. Mettendo in conto la noia di un mare sempre uguale, in cui il solo imprevisto è il portato di un traffico asfissiante. Come ora, con le navi da diporto che ci sorpassano da ogni dove: “E’ il tempo delle seppioline, sono tutti in giro. Anche i rambo. Se dovessi rifarmi ai regolamenti impazzirei. Ma ormai ho smesso di arrabbiarmi: chi ha più giudizio, lo usi”.

Ques’ultima frase, che mia madre mi avrà ripetuto almeno un miliardo di volte, getta involontariamente un ponte tra questa generazione, che è pure la mia, e il quartetto di Chioggia che lamentava sazietà e disperazione. Con una consapevolezza in più. “Il modo per fare molti soldi e subito – mi dice Marco, mentre attracchiamo nella meravigliosa riserva naturale di Caroman -  c’è: caparozzoli e cozze. Non credere a chi ti parla della pesca, quella non esiste quasi più. I bragozzi sono barche da antiquariato, la pesca d’altura soffoca, e i pescatori rimasti sono nelle mani di  chi i soldi non li fa col pesce, ma con le agevolazioni statali.  I padroni raccolgono  i favori del governo per ristrutturare le barche, per cambiarle. Ma chi lavora per loro non ne trae alcun beneficio. Allora dimmi: chi è che va per mare quando può prendere gli stessi soldi restando a terra?”.

Tu, per esempio. Perché non hai provato con i caparozzoli? “Perché sono adulto, ormai so quel che è bene o male.  Quando mi alzo la mattina voglio essere sicuro che nessuno ha avuto mal di pancia, diciamo, per colpa mia. Il problema è che le cozze le coltivano dove non si può, dove il mare è inquinato. Anche a Marghera. I mitili vivono di quella roba: rifiuti industriali, rifiuti umani. Per quanto li lavino, sono impregnati. Pieni. Tra l’altro così s’ingrossano pure. E siccome poi li vendono a peso…”.

Il guadagno, invece, magari è pulito. “Esatto. Il nero è una tentazione irresistibile. A metter su un allevamento non ci vuole niente. Tutto subito, guadagno facile. In una notte raccolgono 6-700 chili di vongole a barca, poi li vendono a 3-4 euro al chilo…  Se almeno li spendessero come si deve… Invece fatti un giro per Chioggia: Suv, maximoto, nessuno che investa in immobili per impedire che, ad esempio, se li vengano a comprare i foresti”.

Fatto. Il filo tra corso del Popolo e la grossa nave alla quale fa da terminal è riannodato. In un italiano perfetto, forbito, il chioggiotto giovane è arrivato alle stesse conclusioni vernacolari dei suoi genitori. Che vorrebbe un po’ più educati. “Gli stranieri no, sono rispettosi. Ma i veneziani sono peggiorati tantissimo. Sei il loro servetto. Scambiano il concetto di servizio con quello di servizietto. Ci trattano come i turisti. Male. Non gli basta pagare meno: vorrebbero l’apartheid, i vaporetti solo per loro. Ma Venezia è per tutti”.

Per tutti, sì. Dopo una breve sosta sotto il diluvio a Pellestrina – riparato da un chiosco, corroborato da tè al limone e giambonetti, infine frastornato da una voragine di luce che sfondava il cielo con esiti di imprevedibile bellezza – muovo alla volta del Lido, dove ho in mente di scoprire se esiste almeno un film del quale Anna Praderio del Tg5 non abbia parlato in termini entusiastici.  Prima di avviare l’indagine, un passaggio in bagno. Pubblico. Gestito dalla municipalizzata. Costo: un euro. E non ho neppure la card-abbonamento che, probabilmente, prevede una minzione gratis ogni cinque. Ispirato dal contesto cinefilo, decido che rifarò la scena di Nanni Moretti in “Caro diario”, quando arriva a Panarea insieme a Renato Carpentieri. E risalgo sul primo vaporetto. Subito.

luca@bottura.net
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PASSA IL FELTRINO



(rubrica di battute di destra, a volte scarse a volte no, dedicate a Mattia Feltri, prematuramente scomparso dalle colonne del Foglio e passato alla Stampa dove gli fanno fare le interviste)


Tremonti ha incontrato Siniscalco a Washington dopo che non lo vedeva da qualche tempo. Pare l'abbia trovato un po' dimesso.

Commento 'na cosetta.

postato da: bravimabasta alle ore 13:07 | link | commenti
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IN MINIERA!



(rubrica didascalica a proposito di Carlo Rossella e della sua Alta società sul Foglio)



Gianni e Lilla Castellaneta, prima di partire per Washington, ieri sera hanno salutato gli amici al Circolo degli Scacchi. Villa Firenze, la splendida residenza dell'Ambasciata d'Italia, li aspetta. Good bye.

Commento Goodbye si scrive attaccato, vecchio gagà.
postato da: bravimabasta alle ore 13:03 | link | commenti (1)
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CHIAMAMI IENA (rubrica a grande richiesta su uno che si crede un gran dritto e invece è solo un gran babbeo)

Anche negli Stati Uniti le disgrazie non vengono mai sole, insieme all’uragano Rita infatti è arrivato Tremonti.
(Titolo "Disgrazie")

Commento Facilina, pero'...

postato da: bravimabasta alle ore 12:59 | link | commenti (4)
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 ALLORA A STO PUNTO COPIO UN PO' ANCH'IO (rubrica criptica)

"Per entrare in tuo possesso, sarei disposto a compiere una serie 'n" di atti congruenti, sarei disposto, ma rimuovo la possibilita' procurandomi un grave danno emotivo" (testo e musica di Luca Bottura)

postato da: bravimabasta alle ore 12:57 | link | commenti
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ORMAI SONO COSI' VECCHIO CHE...



(rubrica millenaristica)



...mi ricordo ancora quando quello diceva "vecchio conio" e tutti giu' a ridere.

postato da: bravimabasta alle ore 12:54 | link | commenti
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E LO PAGANO PURE



(rubrica invidiosa di Maurizio Costanzo, che sul Messaggero se vuole può scrivere pure la lista della spesa, e quelli gliela pubblicano) 

ENNIO Flaiano ha scritto: «I giorni indimenticabili della vita di un uomo sono cinque o sei in tutto. Gli altri fanno volume». Possiamo dargli torto? No. Perché se ricordiamo alcune nostre giornate ritenute importanti ci accorgiamo che non era vero. Ci siamo raccontati una inesistente straordinarietà. Ci illudiamo che un incontro fra maggioranza e opposizione sblocchi vertenze ingiallite dal tempo e non è così. Pensiamo che sia un giorno indimenticabile quello che ci porta alla conclusione di storie infinite come Ustica o l'assassinio di Ilaria Alpi ma anche questo non è vero. Pensiamo che sia un giorno da ricordare se qualcuno afferma che le coppie di fatto avranno gli stessi diritti di quelle sposate. Ma non è vero.

Traduzione  Ho letto solo Flaiano, signora mia.

postato da: bravimabasta alle ore 12:53 | link | commenti
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giovedì, 22 settembre 2005

 GAGO NEWS PROFETICI!

Avete notato a che ora abbiamo messo la notizia di Tremonti di nuovo ministro? Molto prima che fosse vero! Come cazzo si fa a far satira se poi questi ti sorpassano a destra? Piantatela!

postato da: bravimabasta alle ore 19:48 | link | commenti (5)
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ORMAI SONO COSI' VECCHIO CHE...



(rubrica millenaristica talvolta intempestiva)



...mi ricordo ancora quando Tremonti sembrava messo in condizioni di non nuocere.

postato da: bravimabasta alle ore 19:46 | link | commenti
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IN MINIERA!



(rubrica didascalica a proposito di Carlo Rossella e della sua Alta società sul Foglio)



La marchesa Sandra Verusio è in grande forma.

Commento E sti cazzi, vecchio gagà.
postato da: bravimabasta alle ore 14:21 | link | commenti (6)
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 LA CITAZIONE DEL GIORNO

"Tutte le persone, vive e morte, sono puramente fortuite" (Kurt Vonnegut)

postato da: bravimabasta alle ore 10:49 | link | commenti (5)
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GRASSO NON SEI NESSUNO (rubrica di critica televisiva di Graldo Alsso, docente di rigenerazione di televisori al plasma all'università di Uusikaupunki e di ritardata riconsegna di furgoni a noleggio all'università di Oulu. Nell'immagine, una recente foto del professor Alsso che, come La Repubblica e il Corriere, anche lui è da oggi tutto a colori)

"Oh, uno dice le nuove tecnologie della comunicazione e della liberalizzazione. Finalmente arriva il satellite, il digitale terrestre. Chissà quanti nuovi canali e soprattutto quanti nuovi contenuti si sviluppano. Poiuno su Sky trova il calcio e  le repliche dei reality show mentre sul digitale terrestre trova il calcio e forse tra un po' Maurizio Costanzo. Grazie a tutti"

postato da: bravimabasta alle ore 10:47 | link | commenti (2)
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 GAGO NEWS

Flash - Ultim'ora: Dopo le dimissioni di Siniscalco, Berlusconi ha già pronto il sostituto, l'uomo nuovo al ministero dell'economia che darà vigore e rilancerà il sistema Paese: Giulio Tremonti.

postato da: bravimabasta alle ore 10:44 | link | commenti (2)
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E LO PAGANO PURE



(rubrica invidiosa di Maurizio Costanzo, che sul Messaggero se vuole può scrivere pure la lista della spesa, e quelli gliela pubblicano) 



E' la vecchia manfrina, è la solita melina, a uso e consumo di un popolo scettico, senza valori, senza ideali, senza carattere, che vive alla giornata, forse perché ne ha viste, e seguita a vederne, di tutti i colori. Un popolo che dà il meglio di sé nei momenti peggiori, quando ci si deve rimboccare le maniche, archiviare le chiacchiere, esigere serietà e darne prova.

Traduzione  Le sarà sembrato strano questo cambio di tono, ma oggi sul sito del messaggero non hanno inserito la mia nuova rubrica e allora quei mattacchioni del blog di gago hanno preso un pezzo di quella di Gervaso, che peraltro meriterebbe uno spazio tutto suo, signora mia.

postato da: bravimabasta alle ore 10:42 | link | commenti
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CHIAMAMI IENA? (rubrica a grande richiesta su uno che si crede un gran dritto e invece è solo un gran babbeo, ma siccome oggi Iena non c'è, la facciamo noi)


Alle primarie dell’Unione del 16 ottobre potranno votare anche i detenuti in attesa di giudizio. Voterà anche Fazio?

(Titolo "Attese")


Commento Trovati un lavoro.
postato da: bravimabasta alle ore 10:40 | link | commenti (5)
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mercoledì, 21 settembre 2005

LA NOTIZIA DI AGENZIA DI OGGI

(aggiornamenti inutili)

   (ANSA) - LIVORNO, 21 SET - Trenta tifosi del Livorno che  avevano deciso di seguire la squadra in trasferta in Sicilia stasera sono rimasti fuori dallo stadio di Messina ''San
Filippo'', perche' sprovvisti del biglietto.  Secondo quanto riferito dagli stessi tifosi, il disguido
sarebbe sorto perche' la societa' siciliana non ha inviato i biglietti ai toscani. I trenta supporter livornesi hanno deciso di partire lo stesso spedendo ai dirigenti giallorossi un fax
sul quale erano indicati i nomi di tutti i partecipanti alla trasferta. Un tentativo pero' che non ha avuto effetto e i tifosi amaranto sono cosi' rimasti fuori dallo stadio. (ANSA)

postato da: bravimabasta alle ore 22:07 | link | commenti (2)
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GAGO AL PARLAMENTO (rubrica di approfondimento politico a cura di Augusto Pionatini. Nella foto, Pionatini con il suo proverbiale pizzetto di carta vetrata sciacquato nella varechina)
"Oh, ho parlato col mio consulente Maurizio V e, dopo aver visto Tremonti a Ballaro', sono giunto a questa conclusione: il problema del governo non e' la metastasi dell'Udc, sono le emorroidi di Tremonti. Grazie a tutti".
postato da: bravimabasta alle ore 21:56 | link | commenti (1)
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 CERTASTAMPA

 Luca Bottura per l'Unita' e/r

 Le padrine

E' tornata a richiesta piuttosto modesta “Gente che piace”, la paginata che periodicamente il Carlino Bologna dedica ad alcuni perdigiorno e che per coerenza andrebbe fatta seguire dalla pagina “Parla per te”. Nel numero in edicola ieri, abbiamo potuto compiere un excursus nella produzione di tre autoproclamate stiliste di cui almeno il sottoscritto ignorava l’esistenza e viveva benone. Titolo: “Damaschi, borsette, ricami. E tre nomi da Gotha”. Testo: “Si e’ chiusa a Palazzo Isolani la mostra di Costanza Sforza, Francesca Taxis e Pia Moroni, tre signore della Bologna bene e aristocratica che hanno realizzato il loro sogno: fare il tutto esaurito senza bisogno di tanti clamori, forti solo del passaparola delle amiche e delle amiche delle amiche”. Il linguaggio mafioso non dev’essere tra i rudimenti dell’anonimo estensore, che prosegue: “Niente piu’ che un hobby, che pero’ ha deliziato gli occhi del pubblico con preziose borsette finemente ricamate, sciarpe, cappelli, inimitabili ‘gorgere’ (letteralmente sottomento) e insieme con tovaglie e corredi per bambini originalissimi”. Chissa’ com’e’ un bambino originalissimo. Mentre ci pensate, sappiate che le tre “non vogliono farsi chiamare stiliste”. E su questo siamo d’accordo. Su come chiamarle io avrei anche due o tre suggerimenti. Ma ho gia’ abbastanza querele.

certastampa@yahoo.it (gago.splinder.com)

Autocommento C'e' di peggio.

postato da: bravimabasta alle ore 21:53 | link | commenti
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CHIAMAMI IENA? (rubrica a grande richiesta su uno che si crede un gran dritto e invece è solo un gran babbeo, ma siccome oggi Iena non c'è, la facciamo noi)


>Berlusconi ha detto che Follini è una metastasi. Dunque il suo governo è in fase terminale.



(Titolo "Fase")


Commento Terribile.

postato da: bravimabasta alle ore 11:53 | link | commenti (3)
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PASSA IL FELTRINO



(rubrica di battute di destra, a volte scarse a volte no, dedicate a Mattia Feltri, prematuramente scomparso dalle colonne del Foglio e passato alla Stampa dove gli fanno fare le interviste)



Alle primarie dell'Ulivo Bertinotti è il primo della lista. Non ditelo alle Br.



Commento> Minacciosa.

postato da: bravimabasta alle ore 11:37 | link | commenti (3)
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GRASSO NON SEI NESSUNO (rubrica di critica televisiva di Graldo Alsso, docente di rigenerazione di televisori al plasma all'università di Uusikaupunki e di ritardata riconsegna di furgoni a noleggio all'università di Oulu. Nell'immagine, una recente foto del professor Alsso che, come La Repubblica e il Corriere, anche lui è da oggi tutto a colori)


"Oh, scusate l'interruzione. Volevo dire: va bene che Fabio Tricoli, quello che conduce il Tg5 della notte, è figlio del deputato di An omonimo e questo spiega tante cose, però c'è qualcuno in grado di spiegargli che la Grosse Koalition, essendo in Germania e non in Inghilterra, va pronunciata Grosse Koalizion e non Gros Coaliscion? Sennò può sempre chiamarla Grande Coalizione e magari la facciamo finita. Grazie a tutti".

postato da: bravimabasta alle ore 11:20 | link | commenti (3)
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E LO PAGANO PURE



(rubrica invidiosa di Maurizio Costanzo, che sul Messaggero se vuole può scrivere pure la lista della spesa, e quelli gliela pubblicano) 



SI ribadisce che l’Italia è il Paese più vecchio d’Europa, nel senso che oltre il 20 per cento della popolazione ha superato i 65 anni. A questo punto si aggiunge che l’aumento della “anzianità” porterà a nuovi rischi per la spesa pubblica. C’è da dire che se la vita media si è allungata, non è colpa di chi è avanti negli anni ma caso mai di chi governa la Cosa pubblica che non si è preoccupato di affrontare il problema in anticipo, consentendo ai meno giovani di vivere serenamente e ai più giovani di non guardare gli altri come perdigiorno che non si decidono a guadagnare l’uscita. Fra poco, vedrete, organizzeranno un convegno sul tema. Ma sarà inutile come moltissimi convegni, dibattiti, approfondimenti.


Traduzione  Sempre più utile di questa rubrica, signora mia.

postato da: bravimabasta alle ore 11:14 | link | commenti
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RADIO ANGHE NOI

(rubrica one shot)


"Kim Jong Ill ha rassicurato gli Usa che non vuole invadere la Corea del Nord" (Giornale Rai della mezzanotte, servizio registrato)

Commento Forse perché in Corea del Nord ci sta già.

postato da: bravimabasta alle ore 11:12 | link | commenti (1)
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ORMAI SONO COSI' VECCHIO CHE...



(rubrica millenaristica)



...mi ricordo quando Tremonti in tv mi faceva incazzare e non mi muoveva a compassione.

postato da: bravimabasta alle ore 11:02 | link | commenti (1)
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 TUTTI AL MARE VENT'ANNI DOPO



(Prosegue la pubblicazione del diario-omaggio-lenzuolata uscito sull'Unita' dal 20 luglio scorso)



Luca Bottura  



RIMINI



Andare a Rimini per dormirci e basta è come partecipare al congresso dell'Udeur e non portare a casa nemmeno un assessorato. Eppure è quasi quello che ho fatto. Con una importante concessione: il letto era al Grand Hotel. Un doveroso omaggio al rito che il Serra compì vent'anni orsono, ma anche la più prosaica esigenza di regalarsi un minimo di bambagia dopo quasi un mese di portieri scortesi, camere tropicali (o polari), taglieggiamenti vari.
Dal 1985, alcune cose sono rimaste intatte. Le anziane nobildonne che svernano per un mese, i nuovi cafoni che si aggirano per la hall in bermuda colorati e camminata alla zuava. E alcune delle 168 camere. Tipo la mia: piccolina, vista sui collettori dell'aria, tende più vecchie che antiche, tv col televideo rotto. Meglio i corridoi, così alti, ampi, istoriati di luci barocche. E il bagno, enorme, bianco latte. Oltre al servizio, naturalmente. Onnipresente. Per dire: mentre me ne stavo sul letto a leggere i giornali - non vestitissimo, diciamo - una cameriera in grembiule nero è entrata a portarmi una caramella. Buona.
I cambiamenti. Vent'anni fa Fellini era un (grande) regista, oggi è una (grande) suite. La singola costava 300.000 lire, oggi costa 370 euro. Marco e Pietro Arpesella, che erano proprietari del Grand Hotel, si sono uccisi con una revolverata. In tempi diversi. Pietro a 95 anni. Marmi, stucchi, parquet, sono finiti per tre anni, nei tardi '80, in amministrazione controllata. Per preservare i bilanci, ora d'inverno si ospitano le convention dell'Herbalife. E Sigfrido Stocklow, il direttore in guanti bianchi che sembrava uscito da una felice inquadratura di Amarcord, è andato in pensione nel 2001. Sta nella sua San Remo.
Lo hanno sostituito in due: Andrea Cigarini, 33 anni. E Mattia Palazzi, 36. Insieme fanno l'età del loro predecessore. Più che un direttore, Palazzi - veramente disponibile - si definisce deputy manager. Poi scandisce: "La nostra mission è alimentare il mito". Per questo in capo a tre anni l'intero edificio sarà riportato a com'era nel 1908: "Un restauro conservativo che reintrodurrà anche le torri moresche. Ma è previsto un update complessivo delle camere". Quale clientela ospitate? "D'estate turisti di alto livello in cerca di una calda ospitalità sincera. Durante il resto dell'anno, soprattutto congressisti. In bassa stagione le convention sono il nostro core business".
Palazzi è giovane ma esperto: "Holyday Inn, Le Meridien, finora mi sono occupato di opening e rebrand". Lavora molto: "Sono on duty 14 ore al giorno". E ha idee chiare su come rilanciare il marchio. "Prima la nostra spiaggia era un accessorio poco sfruttato dell'hotel. Oggi dalle 19.30 a mezzanotte ospita un rave, una sorta di party d'elite al quale possono partecipare fino a 700 persone. Di giorno, poi, forniamo un servizio all inclusive: ombrelloni extrasize, letti cabanas". Costi? "Dai 50 ai 120 euro al giorno, ma il setup minimo comprende praticamente tutto. E non siamo fiscali se l'ospite invita qualcun altro. Ci piace essere così, genuini. Come la piadina col prosciutto". With the ham.
Facili ironie (easy jokes) a parte, Palazzi gronda un entusiasmo veritiero (real enthusiasm) per una cura da cavallo (horse therapy) che ha evitato al Grand hotel di diventare un sepolcro imbiancato (whited tomb). "Avessimo un centesimo per ogni volta che qualcuno si arrampica sulla ringhiera inseguendo la stessa prospettiva di Amarcord, potremmo dare le camere gratis. Poi però quella terrazza deve vivere. Per questo ogni sera c'è un after dinner che raduna anche 400 persone. Musica live. Cover band di Beatles e Rolling Stones… Io amo più gli U2, cose recenti. Ma quando ho visto un centinaio di sessantenni scatenati al ritmo di Satisfaction, mi sono inorgoglito. Anche se Stocklow certe cose non le avrebbe mai fatte". Proprio no.
Al di là della strada, su un divano in vimini del bagno 14, sta seduto Isaac. E' l'erede di Zanfanti Maurizio, detto Zanza, il playboy in tutina che all'epoca si qualificò al Serra come una sorta di Azienda di promozione turistica dell'amore. Ha 27 anni, ricci chiari forse suoi, una mamma che gli cucina le lasagne, e un rapporto più laico coi numeri: "Zanza parlava di 2000 donne. Io non le conto. Ho smesso quando sono arrivato a cento".
E quando? "A 17 anni, ma sono numeri normali".
Normali?"Se un uomo non arriva a cento donne è un fallito".
Un attimo che vado a uccidermi. Quando hai cominciato? "A undici anni. A fare il bagnino, intendevi?".
Dài che hai capito. Nomea meritata? "Di': se c'è, un motivo c'è. Ma ho delle agevolazioni".
Quali? "Il mestiere, qui. E poi suono in una band. Chitarra e voce. Roba nostra ma anche cover. Jimi Hendrix, Stevie Ray Vaughn. Sul palco le occasioni non ti mancano".
Segreti? "Non ci sono segreti. O sei o non sei. Se vuoi, fai. Basta che ti muovi con una certa decisione".
A me non succederebbe…"Beh, a te no. Ma io son sempre qui, quasi nudo. In vetrina".
Basta? "No, poi è una questione statistica. Uno che lavora in ufficio, sta in giacca e cravatta, quante donne vedrà in un giorno? Forse dieci, venti. Io nei weekend ne vedo passare seicento. Su seicento, ce ne saranno dieci che mi piacciono? E su dieci, vuoi che neanche una ci stia?".
Chi fa il primo passo? "Le cose le devi vedere. Lo dico anche a tanti ragazzi che passano di qui e magari sono timorosi: non la vedi quella lì, non vedi che lì ce n'è? Se una si beve una Ceres alle due del pomeriggio…".
Frequenze: una a sera? "Son capitate settimane che dovevi gestirne tre al giorno e non era facile. Ma se vuoi mantenere la media, devi pedalare, la testa deve starci. Però io sono uno che lavora, alle sei del mattino sono qui".
Il dovere innanzitutto. "Spesso vogliono che la notte continui. Ma io mi dico: non fare lo semo. Loro sono in vacanza, io no".
Orari?"Capita che alle dieci sei già sul pezzo, ma di solito fai più tardi. Se poi la porti un po' in giro, vai nel locale, fai mattina. Allora finisce che cerco di ottimizzare".
Cioè? "Se è chiaro che nel bulirone ci vuoi stare, mangiamo qualcosa qui. Cucino io un po' di pesce, sono bravo. Poi un bagno insieme. E un passaggio nel mio regno, in magazzino. A mezzanotte a casa".
Si accontentano? "Sono nell'esercizio delle mie funzioni, di solito alle over 30 va benissimo così. E anche alle straniere, olandesi soprattutto".
Fai selezione? "Se vuoi fare legna, se vuoi girare il minestrone, non è che puoi stare a fare lo schizzinoso. Certo, adesso non prendo più di tutto. In generale sono maturato".
Subisci anche assalti di over 40? Magari son qui col marito…"Capita sì. Però ci stanno un minimo attente perché son tutte stanziali, poi mi devono guardare in faccia. Io comunque ho una mia etica, cerco di andare fuori dal bagno. Sempre in linea di massima".
E la gentilezza resta vincente? "Certo. Poi, arriva il momento devi sfoderare la tua maschilità. Ma all'inizio…".
Cura del corpo?"No. Mangio di tutto, bevo di tutto, faccio di tutto".
Di tutto? "Anche il surf, il beach volley, gli sport da spiaggia".
Gli sport da spiaggia, certo. Vacanze? "Dove ci sono le onde. Bali, Messico, Brasile…".
Contatti con lo Zanza? "Non lo vedo più e mi spiace. Ma intorno è cambiato tutto: lui si muoveva in un bordello. Discoteche, casino, divertimento. Era la Rimini dello sballo totale. C'hai presente Tondelli?".
Cos'è cambiato? "Troppe pugnette. Una volta arrivavano le tedesche con gli zoccoloni ai piedi e via che si trombava. Oggi è tutto troppo sofisticato. Guarda il mio bagno, non c'è niente. Gli altri hanno il fitness, il welness, il wireless. Internet sotto l'ombrellone. No, dico, Internet sotto l'ombrellone… Ma non ti basta a casa? Poi magari tua moglie si distrae".
In sintesi? "Qui sembra che ti diano chissà che cosa ma non ti danno niente di vero. E' solo confezione, un gran buttasù.. Manca la libertà. Sì i musei, l'entroterra, la cucina, quello che vuoi… ma se te alle donne gli porti il via divertimento ruspante,quello che sappiamo noi, il gusto della conoscenza, puoi andare anche a casa".
Tra vent'anni dove sarai? "Qui, uguale. Avrò sempre le mie frasi sagaci, come adesso. La battuta sempre pronta. E continuerò a piacere per quello".
E se potessi scegliere il tuo erede? "Gay no. Sarà moderno, ma è troppo moderno. Nero sì. Anzi, nero è probabile. So che tante signore vanno in Jamaica a vedere la natura, diciamo".
Tua madre? "Se siam contenti noi, lei è contenta. Ho anche due fratelli più grandi: Adam e Harold". Adam e Harold? "Eh, a mia mamma piaceva La valle dell'Eden…".
A te invece? "A me Carlito's way. E Fuga di Mezzanotte. I film di oggi no. Non c'è sceneggiatura. E' tutta produzione. Troppa roba e niente dentro. Poi magari vincono gli Oscar, eh?”. Proprio come Rimini. Di’.
luca@bottura.net
postato da: bravimabasta alle ore 11:00 | link | commenti (4)
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IN MINIERA!



(rubrica didascalica a proposito di Carlo Rossella e della sua Alta società sul Foglio)



L’altro ieri Jas Gawronski ha scalato il Gran Sasso. Ma ora punta molto più in alto.

Commento Tu invece punti sempre più in basso, vecchio gagà.
postato da: bravimabasta alle ore 10:51 | link | commenti (1)
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martedì, 20 settembre 2005

 ALLORA A STO PUNTO COPIO UN PO' ANCH'IO (rubrica criptica)

"Vorrei venire a conoscenza, vorrei venire a conoscenza, di come fa la gente a ipotizzare di potere condurre la propria esistenza nei monolocali d'oggi" (testo e musica di Simone Bedetti)

postato da: bravimabasta alle ore 19:57 | link | commenti (1)
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ORMAI SONO COSI' VECCHIO CHE...



(rubrica millenaristica)



...mi ricordo quando Berlusconi faceva ancora paura.

postato da: bravimabasta alle ore 19:54 | link | commenti (1)
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GRASSO NON SEI NESSUNO (rubrica di critica televisiva di Graldo Alsso, docente di epistemologia islandese all'università di Uusikaupunki e di variegato al dolcetto all'università di Oulu. Nell'immagine, una recente foto del professor Alsso che, come La Repubblica e il Corriere, anche lui è da oggi tutto a colori)

"Oh, vorrei lanciare una campagna di sensibilizzazione sociale a tutti quelli che possiedono Sky. Offrire di pagare due euro in più al mese a testa se da Skt Tg 24 Pomeriggio licenziano Maria Latella. Con le sue camicette catarifrangenti e il suo taglio da Vanity Babbion, vien voglia di usare la parabola come frisbee. Grazie a tutti".

postato da: bravimabasta alle ore 19:53 | link | commenti
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E LO PAGANO PURE

(rubrica invidiosa di Maurizio Costanzo, che sul Messaggero se vuole può scrivere pure la lista della spesa, e quelli gliela pubblicano) 



SI ribadisce che l’Italia è il Paese più vecchio d’Europa, nel senso che oltre il 20 per cento della popolazione ha superato i 65 anni. A questo punto si aggiunge che l’aumento della “anzianità” porterà a nuovi rischi per la spesa pubblica. C’è da dire che se la vita media si è allungata, non è colpa di chi è avanti negli anni ma caso mai di chi governa la Cosa pubblica che non si è preoccupato di affrontare il problema in anticipo, consentendo ai meno giovani di vivere serenamente e ai più giovani di non guardare gli altri come perdigiorno che non si decidono a guadagnare l’uscita. Fra poco, vedrete, organizzeranno un convegno sul tema. Ma sarà inutile come moltissimi convegni, dibattiti, approfondimenti.

Traduzione  La prossima volta prometto che il copia e incolla lo faccio con più criterio, perché qui non c'è un nesso logico neanche a cercarlo col lanternino, per non parlare di un soggetto che corrisponda a un verbo, signora mia.

postato da: bravimabasta alle ore 19:46 | link | commenti
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CHIAMAMI IENA (rubrica a grande richiesta su uno che si crede un gran dritto e invece è solo un gran babbeo)

"Lo hanno massacrato di botte e poi bruciato vivo. Ma a Racalmuto non è giunta nessuna rivendicazione, nemmeno da Al Zarqawi".

(Titolo: "Nemmeno")

Commento Scusa non ho capito: ma perché Al Zarqawi avrebbe dovuto rivendicarlo?

postato da: bravimabasta alle ore 19:43 | link | commenti (1)
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lunedì, 19 settembre 2005

GRASSO NON SEI NESSUNO (rubrica di critica televisiva di Graldo Alsso, docente di epistemologia islandese all'università di Uusikaupunki e di variegato al dolcetto all'università di Oulu. Nell'immagine, una recente foto del professor Alsso che, come La Repubblica e il Corriere, anche lui è da oggi tutto a colori)

"Oh, scusate son di nuovo io perché ho sentito oggi a Repubblica Radio il mio collega critico televisivo Antonio Dipollina. E una riflessione mi è giunta spontanea: ma quant'è neuro Antonio Dipollina? Sòccia le arterie di quel ragazzo mi preoccupano. Comunque bravo è bravo, eh? Solo che anche se stesse un po' più tranquillino sarebbe bravo lo stesso. Grazie a tutti".

postato da: bravimabasta alle ore 13:56 | link | commenti (2)
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GRASSO NON SEI NESSUNO (rubrica di critica televisiva di Graldo Alsso, docente di epistemologia islandese all'università di Uusikaupunki e di variegato al dolcetto all'università di Oulu. Nell'immagine, una recente foto del professor Alsso che, come La Repubblica e il Corriere, anche lui è da oggi tutto a colori)

"Oh, su Fox pompano sempre dei gran promo su nuove iniziative, serie inedite e di grande richiamo, novità succulentissime da non perdere. Poi uno quando gira su Fox danno sempre i Simpson. Grazie a tutti".

postato da: bravimabasta alle ore 13:54 | link | commenti (2)
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 VOLEVO CHIAMARMI FRANCESCO BANALONI (rubrica infrasociologica)

"In tutto il mondo ho sempre avuto un pubblico prevalentemente femminile, dovunque andassi incontravo delle fan che mi ammiravano e mi volevano bene" (Francesco Alberoni, rubrica "Sesso e amore" su Io Donna di questa settimana)

Traduzione "Una volta sì che si trombava".

postato da: bravimabasta alle ore 13:52 | link | commenti (6)
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 GUIA CHI MOLLA (rubrica su una sessualità irrequieta)

"La prima volta che ho visto Matteo Arpe, ho pensato due cose. La prima è stata: 'Che gran figo'. La seconda è stata: 'Mmmh, no, troppo fighetto'" (Guia Soncini, rubrica "Uomini" su Io Donna di questa settimana).

Commento Tutto molto interessante.

postato da: bravimabasta alle ore 13:49 | link | commenti (1)
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 LUCIDI OTTONI (rubrica su una mente rischiarante)

"La lettura di un libro di storia, un po' diverso da quelli a cui siamo abituati, mi ha indotto a riflettere su una particolarità, per così dire, di noi italiani. Forse sbaglio: ma mi sembra che noi, più di altri, tendiamo nei nostri giudizi, e nella nostra visione del mondo, a essere di parte; magari, perché non dirlo, a diventare faziosi". (Piero Ottone, rubrica "Vizi e virtù" sul Venerdì di Repubblica).

Commento Sei sempre il numero uno.

postato da: bravimabasta alle ore 13:34 | link | commenti (2)
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GAGO AL PARLAMENTO (rubrica di approfondimento politico a cura di Augusto Pionatini. Nella foto, Pionatini con il suo proverbiale pizzetto di carta vetrata sciacquato nella varechina)
"Beh, devo dire che in Germania il sistema proporzionale ha dimostrato che funziona benissimo. Grazie a tutti".
postato da: bravimabasta alle ore 11:44 | link | commenti
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 CONTROCRAMPO





 Luca Bottura per l'Unità

Ore 8 Rassegna stampa. Bossi: “Possiamo vincere senza trucchi”. Berlusconi: “Nemmeno un po’ di cerone?”.

Ore 9 Renzo Foa al Corriere: “Sono iscritto ai Ds e non all’Unipol”. Ore 9.01 Piero Fassino all’Ansa: “Peccato, in questo periodo danno il 3 per cento sui conti correnti e il Bancomat gratis”.

Ore 9.30 Prime immagini sul sito di Repubblica dello spot Opel che ha come protagonista Collina: alla guida c’è Galliani.

Ore 10 Dopo le note dichiarazioni contro i Pacs, la Fiat presenta la nuova Punto Rutelli: ha solo la marcia indietro.

Ore 10.30 Dati Auditel: trionfo per “Ballando con le stelle”, lo show che vede tra i concorrenti Diego Maradona. Ore 10.31 Maradona confessa un simpatico retroscena: “Quando mi offrirono il programma credevo si chiamasse ‘Polvere di stelle’ e avevo accettato per via della polvere. Ma ora sto bene”.

Ore 11 Berlusconi lancia un nuovo allarme sull’influenza dei polli: “Se si ammalano, poi chi ci vota?”.

Ore 12 Il presidente della Triestina Flaviano Tonellotto conferma che si farà pagare per concedere interviste. Ore 12.01 Il consiglio del presidente del Genoa, Preziosi: “Meglio dentro una valigetta e in banconote di piccolo taglio”.

Ore 13.45 In un annuncio registrato, l’annunciatrice di Raidue Janet De Nardis ricorda agli spettatori l’incontro di basket tra Italia e “Ucranìna”. Ore 13.46 La Rai richiama Maria Giovanna Elmi dall’”Isola dei famosi" e imbarca la De Nardis sul primo aereo per Samanà: “Così almeno impara un po’ di geografia”.

Ore 14 Un Etr 48 di Trenitalia batte il record di velocità sulla Roma-Napoli toccando i 380 km all’ora. Ore 14.01 Soddisfatto commento di Roberto Testore, Ad delle Fs: “A quella velocità dovremmo riuscire a seminare le zecche”.

Ore 15.40 Dopo il secondo gol con l’Ascoli, Alex Del Piero corre ad abbracciare chi gli è stato più vicino nel suo periodo nero: la terza poltrona da destra della panchina.

Ore 16.45 Il Milan cade a Genova con la Samp e scivola a metà classifica. Ore 16.46 Galliani dispone che la partita di Genova venga rigiocata col proporzionale e lo sbarramento a tutti quelli che si chiamano Bonazzoli.

Ore 16.50 Successo del Chievo a Reggio Calabria grazie anche alle paratie del 39enne Fontana, che ha sostituito tra i pali il 41enne Marchegiani. Ore 16.51 Dino Zoff opzionato dal Chievo per la prossima stagione.

Ore 17 Al Sant’Elia, prima riunione del SACCACACA (Sindacato Allenatori Cacciati da Cellino Anche Con Motivazioni Assurde). Ore 17.01 Protestano Ventura, Trapattoni, Tabarez e tutti gli altri iscritti al SACCACACA che non sono riusciti a entrare perché lo stadio non era abbastanza grande.

Ore 18 Prime proiezioni sul voto tedesco: all’Udeur 4 seggi. Mastella chiede il ministero per il Mezzogiorno.

Ore 19.55 Dopo averlo ricordato ossessivamente per tutta la puntata, Paolo Bonolis dà la linea al Tg5 sostenendo di essere puntuale. Ore 19.56 Il Tg5 comincia con quattro minuti di anticipo. Ormai non è più vero manco l’orario.

luca@bottura.net (gago.splinder.com)

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PASSA IL FELTRINO


(rubrica di battute di destra, a volte scarse a volte no, dedicate a Mattia Feltri, prematuramente scomparso dalle colonne del Foglio e passato alla Stampa dove gli fanno fare le interviste)



Berlusconi è a favore del proporzionale, basta che non sia in proporzione all'altezza.



Commento> Ora ti riconosco, vecchio frondista.

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IN MINIERA!



(rubrica didascalica a proposito di Carlo Rossella e della sua Alta società sul Foglio)



Weekend a Beirut. Qui non si sentono i rumori della notte bianca romana. Salamalekum.

Commento Ma Beirut non era una città abbastanza martoriata senza che ci andassi tu, vecchio gagà?
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ORMAI SONO COSI' VECCHIO CHE...



(rubrica millenaristica)



...mi ricordo ancora quando Rutelli era radicale e difendeva i diritti degli omosessuali.

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CHIAMAMI IENA? (rubrica a grande richiesta su uno che si crede un gran dritto e invece è solo un gran babbeo, ma siccome al lunedì Iena non c'è, la facciamo noi)


Questo Schroeder è addirittura più infantile di quello dei Peanuts. Quello almeno un piano ce l'aveva.


(Titolo "Piano")



Commento Insomma.

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E LO PAGANO PURE

(rubrica invidiosa di Maurizio Costanzo, che sul Messaggero se vuole può scrivere pure la lista della spesa, e quelli gliela pubblicano) 



LUNEDÌ sera si concludono i fasti di Miss Italia che quest’anno, avendo aggiunto il meccanismo delle sfide mutuato da altri programmi in onda da tempo, ha avuto più successo rispetto alle ultime edizioni. Ma c’è un giallo: un giurato sarebbe stato raggiunto da una telefonata che come suol dirsi appoggiava una concorrente. Pare sia stata una telefonata di una qualche importanza ma a parere di tutti di nessuna utilità per la concorrente. E’ singolare che tutti oggi, tranne il giurato che ha ricevuto la telefonata, neghino di aver mai ricevuto una segnalazione. Probabilmente tutte persone prive di un recapito telefonico e comunque irraggiungibili. A queste risposte non crediamo. E voi?


Traduzione  Lunedì sera sarebbe poi stasera, signora mia. Questa l'ho scritta almeno tre giorni fa.

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 TUTTI AL MARE VENT'ANNI DOPO



(Prosegue la pubblicazione del diario-omaggio-lenzuolata uscito sull'Unita' dal 20 luglio scorso)



Luca Bottura  



GABICCE



La cosa pazzesca è che ci vengono le scolaresche in gita. Perché in vent'anni, la Baia Imperiale ha trasceso dal suo ruolo di parodia dell'impero romano, ed è diventato un monumento tout court. Ancorché in cartapesta. Così, oltre ai giovani che vogliono farsi un'idea precisa dell'apparire che diventa, in qualche modo, essere, c'è tutta una processione diurna di gente che viene e fotografa. Magari col telefonino. Come se fosse davanti al Colosseo vero. E non si dà peso neppure se un ragazzo albanese, ramazzando le lattine del piazzale, rischia di rovinare l'iconografia di bracieri spenti, statue romane, colonne rosse e bianche, un grosso Nettuno di pongo: l'impero del nulla che vent'anni fa muoveva i primi, fragorosi passi. E adesso è diventato un classico. Pensa te.

Non si fosse capito, la Baia imperiale è una discoteca. Anzi, sono cinque. Un Caesar's Palace in finto marmo inaugurato giusto un mese prima che ci passasse il Serra. Allora, gli toccò in sorte un interlocutore anonimo che aveva appena mollato il lavoro in barca - con la "r", le costruiva - per accendere un mutuo ventennale e metter su 'sto popò di tempio del kitsch. Ora che di anni ne ha 56, e pure ben portati, ha finalmente guadagnato nome e cognome. Si chiama Gabriele Villa. Mi sta seduto di fronte. Nel frattempo, racconta, il mutuo s'è allungato di altri dieci anni.

Sono le tre del pomeriggio. Villa s'è alzato un'ora fa. Sta in piedi fino alle 8 tutte le mattine perché - sintetizzo - non si fida. Va a controllare il buttafuori che magari fa il coglione con una sbarba proprio mentre dietro di lui nasce una rissa. Inquadra i possibili spacciatori e li segnala alla security. Coordina i cinquanta bus che scaricano quassù, sulla collina tra Pesaro e Rimini, anche diecimila persone a sera. In cambio ci ha guadagnato un paio d'infarti. Ma proprio non riesce a delegare. Neanche il cartellone. Così insieme ai deejay di tendenza (tipo un certo Bob Sinclair, al cui nome sorrido ebete e annuisco) continua a inserire le esagerazioni di un tempo. Voleva i leoni, vent'anni fa. I leoni veri in mezzo alla pista. Per ora si contenta di un'anaconda.

"Ce l'ha portata - si accende - Ambra Orfei. Lotta con gli addestratori nel piazzale. E i ragazzi si fermano, si prendono paura. Poi applaudono. Quando mai hai visto qualcuno che applaude in discoteca? Avevo anche pensato di metterla in piscina, l'anaconda. Poi però m'è venuto un dubbio. E se s'imbizzarisce? Bello spettacolo, certo. Ma rischiamo grosso. Lì non la controlla neanche il domatore. E poi la piscina si presta poco agli spettacoli. Ci avevo messo la nazionale inglese di nuoto sincronizzato, per un periodo. Finiva che si ritrovavano in acqua gli olandesi ubriachi. Splash".

Olandesi, ecco. Ancora loro. Hanno persino una serata dedicata, il giovedì. Villa è andato a stanarli uno per uno nelle loro comode case. D'inverno. Quando gli altri vanno ai Caraibi (ci va pure lui, in realtà, a Cuba) lui batte la Svezia, la Germania, l'Inghilterra. E a tutti promette la stessa cosa: di portarli al Foro. Poi mantiene: vodka et circenses. Oltre all'anaconda, ci sono pure degli acrobati che si lanciano dalle colonne doriche. Senza rete. E anche spettacoli più pedestri, che con l'antica Roma c'entrano meno: tipo una piattaforma di plexiglass sulla quale ballano cubiste senza biancheria. Si può dare un'occhiata da sotto. E il primo che fa battute su Foro e foro, lo caccio dalla pagina.

Mentre mi porta in perlustrazione tra le diverse sale, istoriate di fasci littori, aquile, tutta roba che a una prima occhiata farebbe pensare al piano bar di Forza Nuova, chiedo a Villa se pensa mai di essere pure lui un reperto, con le sue provocazioni così volutamente grossolane, in un mondo che nel frattempo lo ha sorpassato a destra. In fondo la Baia Imperiale te la rivedi in tv tutte le sere, plexiglass compreso. Risponde che sì, in effetti, forse. "Stupire è sempre più difficile, al massimo è una questione di imponenza. Anche la tv del resto è tutta uguale, guardi le cose più grandi".

Ma il suo cruccio è un altro: le spiagge. Le spiagge che sono diventate discoteche, non chiudono mai. "Non ho niente contro i vu' cumprà. Ma è come se un vu' cumprà mettesse il banchetto con le false Louis Vuitton di fianco a una vetrina di viale Ceccarini. E' concorrenza sleale. Se io voglio dar da mangiare alla gente, devo fidanzarmi con l'Usl. Ho bisogno di una cucina enorme, in regola. Loro no. Io ho delle capienze da far rispettare, sennò mi mettono in galera. Loro no, al massimo una multa. Voglio dire: metti le terme, metti le cyclette, metti quello che vuoi. Ma non il deejay. Questi fanno come a Ibiza, dove peraltro alle nove di sera la sabbia viene liberata e si va a ballare dove si deve. Ma qui non siamo a Ibiza".

Non siamo Ibiza, ma la vista sull'Adriatico - persino su questo Adriatico, sì - è davvero notevole. Peccato solo che chi viene di notte, tra i divanetti di leopardo e i banconi in finto bronzo, non se la possa godere. Preso dalle luci, e dalla musica. "Questa è la sala della commerciale". Collego ad alta voce: commerciale, cioè la musica da Classe A nera. Quella che ti accosta al semaforo e a momenti ti fa volar via col subwoofer. Villa mi corregge: "La nostra no. Ho fatto in modo che le melodie, se vogliamo chiamarle così, più alienanti, qui non si suonino. E' musica chimica. Chiama un pubblico che preferisco non avere, anche se magari spende di più. Ma chissà dove ha preso i soldi. Certo, quella commerciale non è la mia sala. Io preferisco quella rock, dove magari suoniamo Vasco. O quella '70-'80. Quando non si faceva tutto col campionatore". E i mulini erano bianchi.

Per scongiurare l'extasy (quello è) Villa non ha potuto utilizzare le contromisure di vent'anni fa, quando la Baia, che prima si chiamava degli Angeli ed era famosa soprattutto per la quantità affatto modica di polveri sospese, fu la prima discoteca d'Italia senza le serrature nei bagni.

Così fa vigilanza personale. E mette cartelli con l'accento sulla persuasione: "Vi segnaliamo l'alta vigilanza verso chi fà spaccio di droga". Perché la pulizia del locale, diciamo, "è uno dei motivi per cui le mie figlie sono orgogliose di me. Hanno 18 e 16 anni. Quando vanno in giro, la gente si complimenta per quel matto del loro padre".

Quel matto del loro padre, all'epoca, aveva commissionato gli arredi a uno scenografo e a un laboratorio di Cinecittà, entrambi scomparsi. "Mi ricordo che l'architetto Causani era andato ad Atene per vedere la finale di Coppa dei Campioni, quella tra Juve e Amburgo. E fu colpito dal Partenone. Quando tornò, andò direttamente a Roma e si mise in contatto con lo scenografo De Angelis per farmi confezionare gli arredi". Quindi se fosse andato a Betlemme, forse avreste fatto una discoteca dentro una grotta, con la mangiatoia di pailletes. "Forse. Fatto sta che si era fatto costruire anche il timpano, quello che sta sopra le colonne. Ce l'ho qua nel parcheggio da vent'anni, ogni anno ci spendo i soldi per farlo restaurare insieme al resto dell'arredamento. Ma la soprintendenza non me lo fa montare. Per ora ho dovuto farlo disegnare con le luci. E' un mio tormento".

E non è il solo. Villa, allora anonimo, aveva detto al Serra: "Nella mia vita ho fatto di tutto: commerciante, geometra, costruttore. Ma tutte le volte che mi sono sentito tranquillo, col conto in banca che mi copriva le spalle, qualcosa mi è andato storto". Ora che da vent'anni fa la stessa cosa… "Ora che da vent'anni faccio la stessa cosa, non ho ancora estinto il debito con le banche. Quindi c'è un socio esterno che mi impedisce di svoltare. Ma ci sono mattine in cui, prima di andare a dormire, mi metto a sognare il mio piccolo puerto escondido. Ce l'ho, è l'Argentina. Vorrei aprire un ranch e tornare ad allevare mucche, come quando ero ragazzo".

Intanto, prosegue i suoi pellegrinaggi a Cuba insieme al direttore dell'Aquafan di Riccione. Insieme sono diventati amici dei figli del Che: Celia, Ernesto e Camilo. "In realtà è proprio lì che vorrei fuggire. All'Avana, dove ormai mi conoscono tutti. Peccato che non posso comprarmi la casa perché la proprietà privata è un furto". Vero. Ma chissà se lo sarà ancora tra dieci anni, quando il mutuo sarà estinto, il frontale di cartapesta forse avrà pure il suo timpano, e magari nel grande inganno multicolore della Baia saranno finalmente arrivati, anche per una sera soltanto, i leoni veri. Roar.

luca@bottura.net
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domenica, 18 settembre 2005

 TUTTI AL MARE VENT'ANNI DOPO


(Prosegue la pubblicazione del diario-omaggio-lenzuolata uscito sull'Unita' dal 20 luglio scorso)


Luca Bottura  


SIROLO



Una cosa del genere l'avevo vista solo al Madonna Inn, l'albergo californiano in stile Dolly Parton che molte coppie texane prediligono per la luna di miele. L'apoteosi del country. Questa però sta a Sirolo, vicino ad Ancona. Non sulla west coast. E l'effetto lisergico mi ha colpito in fronte con ancora minore pietà.

Immaginate. Un tunnel fiorito come ingresso, con la pianta di Valeria Moriconi a mo' di pezzo forte: ha i fiori di plastica, per non morire mai. Una hall istoriata di tavolini post liberty, con lo stemma di casa Savoia che sorride al fascio littorio. Un grande affresco a colori vivaci del pittore inglese John Cortridge, che ha dovuto aggiungere là in alto anche il campanile di Sirolo, per compiacere i locali. Conchiglie così grandi che tra un po' ti mangiano, disegni di E.T. autografati da Carlo Rambaldi in persona, sculture floreali in metallo, il gagliardetto dei Lions, Moplen verde sparso a piene mani. E naturalmente le camere: mai toccate da mano umana dopo il 1980 e persino commoventi, nello scintillio barocco delle ceramiche verdi e marroni, nella copertina a coste di antichissima memoria, nel televisore col telecomando di due tasti soltanto. Preferivo i non luoghi, fino a ieri. L'anonimato di un bel Best Western uguale a tutti gli altri. Ho quasi cambiato idea. Quasi.

Penserete: stavolta ti hanno pagato. No, se è per questo mi hanno offerto la camera. Anzi, me l'ha offerta la proprietaria in persona. Che non è Dolly Parton, ma una versione marchigiana di Anita Ekberg. Matriarcale per scelta. Maltratta amorevolmente i clienti, deporta la gente a teatro - l'altra sera c'era addirittura Gerry di Centovetrine con un monologo sulla cacca: ci ha spedito 25 ospiti su 50 - e odia i giornalisti. In particolare un'inviata del Messaggero che rivelò come in questo albergo svernasse pure Franca Ciampi. "Era vero?". Col piffero che mi risponde. Ma almeno mi racconta la sua storia per sommi capi: figlia dei primi colonizzatori di Sirolo, gestisce anche un dancing a picco sul mare. Lo fondò il babbo nel '46, ospitando qualche sfollato e le residue truppe alleate: polacchi, indiani, americani. "Doveva inaugurarlo Beniamino Gigli, ma quella sera pioveva". E poi Mina, Milva, Patty Pravo… E nell'80 questo posto che un po' le somiglia: ha qualche anno, ma tanto carattere. E se non c'è un oggetto vagamente congruo con gli altri "è perché sono tutti regali di chi è stato qui".

A lei chiedo di instradarmi verso la mia vera missione: verificare che fine ha fatto il naturismo a vent'anni dal passaggio del Serra. Allora, valeva un'elegia in cento righe di certo mondo nudo e puro. Ancora oggi vorresti averla scritta tu. Adesso, è roba da verbale: se ti beccano i vigili - mi risponde - fanno 1016 euro di multa.

Il guaio è che la padrona è d'accordo. Da giovane no, capiva. Poi però, sulla spiaggia dei Sassi neri, ha visto cose brutte. Non dice quali. Ma appoggia il sindaco, che a quella lingua di sabbia ha reinfilato il costume.

Insieme a lei, ha sposato la crociata buona parte degli stanziali. Il più gentile dei quali, per mostrarsi tollerante, sfodera un delicato parallelo: "Non ho niente in contrario a che facciano un recinto per i naturisti. Del resto ce l'hanno anche i cani". Poi prosegue lo struscio nel centro.

Il sindaco si chiama Giuseppe Misiti. Ha un'età che non rivela, una segretaria con un bellissimo sorriso, e un giornalino comunale che si scrive da solo: "Panorama sirolese". Nelle otto pagine dell'ultimo numero è più presente di quellolà nel Panorama-e-basta. Il cittadino può vederlo effigiato alla serata di gala per la concessione della Bandiera blu, fianco a fianco con la cantante Linda. Alle celebrazioni per il 25 aprile, tra le autorità in divisa e in borghese. Insieme all'Arcivescovo e ad Al Bano. Mentre regge la corona di aspirante Miss Italia. Con Antonello Venditti. In mezzo alle palme di una nuova rotatoria. Senza contare gli articoli vergati in prima persona. Ne spiccano due. Una risposta ai Ds, che l'avevano accusato di voler favorire sua suocera nella costruzione di una casa dentro al Parco del Conero: "Accecati dall'odio e dal livore personale". E un pezzo dal titolo "Spiaggia per famiglie". Indignato: "Il Corriere della Sera inserisce i Sassi Neri tra le spiagge naturiste. Non è assolutamente vero! Non saranno certamente articoli assurdi a far tornare l'amministrazione sui suoi passi! Sai chiaro a tutti! Chi verrà trovato in costume adamitico sarà sanzionato altro che tollerato".

Misiti mi riceve pacato e disponibile. Rivendica di essere socialista. Mi ricorda che è al suo terzo mandato: fece il sindaco col Pci negli anni '70, poi col Psi. Oggi, dopo aver collezionato diversi assessorati in Provincia, guida una lista civica dal nome evocativo: "Prima di tutto Sirolo". Sta con la destra. Ma solo, par di capire, perché i Ds non hanno accettato le sue proposte pre elettorali. Avrebbero avuto il vicesindaco adesso, e chissà poi. "Perché io - concede - non sono eterno".

L'ordinanza anti-pudenda è del '97, la fece il centrosinistra. Misiti ha solo raddoppiato la sanzione. Poi ha guidato personalmente la prima spedizione dei vigili. In costume da bagno. Chissà dove tenevano la pistola.

In paese raccontano che pure lui non disdegnasse quel che adesso vieta con tanto fervore. Ma il sindaco - percepisco un rossore, sbaglierò - nega con risolutezza: "Non ci sarebbe stato nulla di male, ma io sono quello che sono sempre stato". Gli chiedo di convincermi che non si tratta di intolleranza. Si impegna: "Rispetto il naturista, gli esibizionisti no. Vengono in modo provocatorio, si mostrano senza pudore a chi è arrivato da noi per stare in pace con moglie e figli. Se si nascondessero, o andassero in barca… La polizia, dall'elicottero, ha visto certe cose…". Dall'elicottero?

Obietto comunque che la barca costa: non vorremo discriminare i nudisti per censo... Glissa. "E' che la spiaggia non è adeguata. Non c'è la possibilità di accoglierli. E non c'è integrazione possibile. C'è gente che veniva da me minacciando di prenderli a colpi di vanga sul collo. Ora non succede più. E poi c'è la frana…". Che frana? "Insiste sulla spiaggia dei Sassi neri. Praticamente quella parte di battigia non c'è più".

Praticamente, perché dopo lungo e cordiale colloquio col sindaco (ha un progetto con l'ambasciatore russo per portare nuovi turisti qui: "Quello è amico di Putin, ex Kgb pure lui") vado a verificare di persona. In realtà lo smottamento ha lasciato intonsa la parte che era dei naturisti, migrati nella vicina Portonuovo. E, sotto la frana, giocano allegri bambini perfettamente in regola con l'ordinanza.

Il mare ha lo stesso colore del cielo. Capisci perfettamente perché gli espulsi avevano scelto di stare qui: è il posto più bello del Conero. Anche se periodicamente finisce sott'acqua. Sempre più spesso.

Dino ha uno dei bar(accotti) sulla spiaggia. Da quarant'anni. Ha visto sia i ristoranti che scappavano più in alto, inseguiti dal mare che si era mangiato venti metri di spiaggia, sia i primi nudisti. E gli ultimi.

E' tollerante e si vede. Ma mi racconta lo stesso il casus belli che pose fine a tutto. Anche alla gente che si appostava tra le frasche coi binocoli, in parte la stessa che poi ha chiesto e ottenuto pulizia. "Un belga fu agguantato da due tizi che lo violentarono. Lì finì tutto". E per tutto s'intendono commistione allegra e comprensione reciproca. "Fino a poco tempo fa - aggiunge Dino - non c'erano mai stati problemi. Sì, qualche stupidotto c'era pure, magari correva sulla spiaggia scuotendo l'orgoglio suo. Ma per il resto tutto scorreva tranquillo. Soprattutto gli stranieri erano educati, per nulla maliziosi. Noi italiani siamo diversi. Ero in vacanza all'Isola di Pasqua, tempo fa. C'era gente che faceva il bagno nuda. Ci siamo girati a guardare soltanto noi".

Una breve inchiesta tra i bagnanti, permette di accertare che nessuno - eppure i naturisti erano qui fino all'anno scorso - ricorda o vuole ricordare gli scostumati. In senso letterale. E neppure la storia del belga, che nessuno mi confermerà.

Solo una ragazza parla di "una colonia gay che stava qui, mi pare". E d'un tratto capisci che un filo d'indicibile c'era: nudi va bene, froci no. Anche perché senza vestiti il portafogli non si vede. Altrimenti, il sindaco e gli altri scoprirerebbero come spesso, statistiche alla mano, sia ciò che di più rimarchevole esibiscono gli omosessuali.

Risalendo a piedi dalla spiaggia alla strada principale (a picco sul mare: e gli autobus, unica via di accesso, si fermano dall'una e mezza alle tre e mezza proprio come vent'anni fa) il sole inclemente annebbia l'attenzione. Finisce così che quasi non mi accorgo di una locandina che adorna il corso di Sirolo. E' del Gruppo fotografico Sassi neri, annuncia la mostra fotografica "I colori del Conero", e sta appesa sul cancello della scuola elementare. La illustra una bella immagine della spiaggia contesa. E, proprio davanti ai Sassi neri, una bonona in posa molto provocante.

Nuda.

luca@bottura.net

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sabato, 17 settembre 2005

 TUTTI AL MARE VENT'ANNI DOPO


(Prosegue la pubblicazione del diario-omaggio-lenzuolata uscito sull'Unita' dal 20 luglio scorso)


Luca Bottura  


PESCARA

Il "Montepulcianoshire". Quando leggerete questa definizione su Panorama, sull'Espresso, o su uno qualunque dei newsmagazine che si prendono la briga non solo di inventare la tendenze, ma anche di dar loro nomi particolarmente evocativi, vantatevi con l'edicolante: la vecchia Unità stavolta c'era arrivata per prima, scoprendo che nell'entroterra abruzzese alberga e si moltiplica una ricca comunità inglese.

Sono fuggiti dalla Toscana e dai suo prezzi incivili e, grazie alla mediazione di una connazionale infiltrata, stanno facendo man bassa di rustici in disuso sparsi per i parchi nazionali. Poi li riattano e li destinano a propria residenza. Estiva, o tout court.

Un'invasione. Tanto che la Bbc già prepara nuovi reality show in cui brits' benestanti a caccia di emozioni devono costruirsi un'altra vita nel selvaggio centro d'Italia, cercare di entrare nelle grazie dei locali, procurarsi un lavoro (le due cose sono strettamente legate) e testimoniare in video le tradizioni dei concittadini acquisiti. Tipo il consolo, otto giorni di banchetto con cui amici e parenti, cucinando all'impazzata, leniscono il dolore di chi ha avuto un lutto.  Si calcola che un'anziana vestita di nero possa valere fino a due punti di share.

Anche gli inglesi, insomma, l'hanno capito: l'Abruzzo non è una regione costiera, ma un piccolo universo parallelo in cui la campagna sembra essere franata in mare, portandosi dietro un carico di cristiani, comportamenti, costumi.

Non da bagno.

Il che può risultare fastidioso al cronista marino, specie se in spiaggia motteggi sul lettino arrugginito e vieni invitato a spostarti "ché qui è pieno di stabilimenti, se non le va bene…". Ma forse aiuta i locali a meglio sopportare le file di ombrelloni chiusi che punteggiano il blu un poco stinto. Più che un calo dei turisti, una voragine di incassi, stanno a significare che in giro ci sono meno intrusi. Meno gente che arriva e non capisce.

Io, per esempio, manco riuscivo a pensare che Pescara potesse avere un lido. Invece c'è, naturalmente. Lungo, curato, caotico quanto serve. Frequentato esclusivamente da chi qui vive e abita.

E non è neppure strozzato dalla ferrovia, che altrove costringe i bagnanti a convivere con gli interregionali e qualche raro Eurostar e qui, invece, somiglia a un bisturi che divide la città vecchia da quella nuova. Un'incisione, che risale alla fine dell'800, e trasformò il capolouogo in una piccola Los Angeles: di qua i vecchi edifici, di là il far west di immigrati arrivati per costruire la rotaia. O percorrendola. E una crescita per moduli bassi, californiana. Piuttosto anonima.

La metafora a stelle e strisce naturalmente non è mia. Appartiene a Guido Piovene e me l'ha regalata Roberto Melchiorre, bella figura di studioso che combatte con la buona letteratura certa rassegnazione culturale di cui è preda la sua gente. La storia ha spesso eletto l'Abruzzo a crocevia. Ma il cortocircuito generazionale del dopoguerra l'ha come azzerata. Cosicché i più colti si abbarbicano a Flaiano, che pure si formò a Roma ed è ormai più drenato di un campo a coltura intensiva, ma troppi  - semplifico - si baloccano sui cliché, come se i giovani che sembrano essersi appena alzati dal divano del Grande fratello fossero la prosecuzione della pastorizia con altri mezzi.

A D'Annunzio, comunque, Roberto preferisce i suoi epigoni moderni. E ha pure la gentilezza di presentarmene uno. Si chiama Eriberto Mastromattei e ovviamente lo incontro nei pressi del bagno Eriberto. Che non è suo. Se lo giocò a carte nei favolosi anni '70, quelli che adesso ha scritti sulla carta d'identità. Anzi: sono 74. Rispetto all'illustre concittadino, ha più capelli. Di un bel grigio Grecian 2000. Ma condivide il superomismo. Appena finito di chiacchierare, guiderà un gommone alla volta della Croazia. E andrà a prendersi qualche giorno di vacanza insieme a De Cecco, l'industriale della pasta e Saquella "il re del caffè".  Compagni  di merende, in senso buono.

Perso il suo stabilimento, Mastromattei ha saputo rifarsi. Ha comprato quello a fianco e lo gestisce con modi piacevolmente dittatoriali. Mentre parliamo, si interrompe spesso per impartire ai collaboratori secche istruzioni su come comporre la miscela di carburante del fuoribordo. E si alza un paio di volte per agguantare il microfono e arringare i bagnanti. La prima per una specie di Almanacco: "Oggi non avevo ancora detto il santo del giorno…". La seconda per annunciare che di lì a poco partirà. E giù un lungo saluto ai cortesi ospiti e una serie di raccomandazioni su come godersi la vita. "Che ci posso fare, sono esibizionista…".

Prima di essere esibizionista, Eriberto era povero. "Sfollato in campagna, durante la seconda guerra mondiale. Rubavamo le mele, ma con affetto. C'era un'esigenza, anche, a volte, di mangiare. Facevamo le trappole per le greggi di pecore. E con gli amici ci cercavamo. Nel nulla". Dopo essere stato povero, è diventato benestante: "Ho fatto la terza media, ma a scuola ci andavo poco. La mia università è stata il mare, gli ho dedicato la mia vita. Sono stato pescatore. Poi ho costruito i primi casotti di legno per i bagnanti, con i primi buchi per vedere le donne che si cambiavano. Perché, come dico sempre, il mare è una grande fonte di floricoltura umana".

Messi da parte un (bel) po' di denari, Mastromattei ha cominciato a cercare un palcoscenico diverso da quello che aveva solo sfiorato nella tarda adolescenza  - "Cinecittà, sono tornato a Pescara perché non c'era il mare" -  e che la vita non gli aveva concesso. E s'è trasformato nella variante provinciale del vitellone, che Flaiano avrebbe potuto descrivere se nella capitale non ci fosse finito lui. Un vitellino, più frenetico dell'originale.

Prima piccole cose: piste per biglie di 30 metri, un enorme Vesuvio di sabbia alimentato a carta di giornale... Poi eventi più spettacolari: "Ogni primo dell'anno, per quarant'anni, mi tuffavo dal ponte del porto con la moto. Poi ho fatto la befana vien dal mare, con lo sci d'acqua. E la befana vien dal monte, con l'elicottero. Guidavo il motoscafo, planando, fino alla terza fila di ombrelloni. In mezzo alla gente. Oggi mi arresterebbero, giustamente. Ma allora era normale. Mi esibivo tra due ali di folla". In fuga.

Avesse vent'anni oggi, Eriberto sublimerebbe la voglia di esposizione partecipando proprio al Grande fratello (e se Rondolino legge queste righe, colgo l'occasione per consigliarglielo vivamente). Siccome  però possiede età e denari differenti, si contenta di pranzare in acqua a ferragosto circondato da altre decine di aspiranti alla congestione. E si concentra sul progetto definitivo progetto: l'Isola dei sogni. Me la spiega, non prima di aver concordato con la moglie il bagaglio per la Croazia: "Cesì, il costume portatelo rosso!". Poi riprende: "L'isola è una cosa che potrebbe accreditare anche Pescara sotto la forma turistica. Ci penso da dieci anni, prima che gli Emiri facessero una cosa simile dalle parti loro". Quella però c'è già, obietto. "Questa ci sarà. L'isola deve esserci. Perché dall'isola sbarchi e t'imbarchi, sull'isola c'è il pronto soccorso, dall'isola avremo due piscine dentro, sull'isola c'è un porto turistico. Rifacciamo le palafitte, piene di palme. Come quando io ero giovane e qua ci venivano pure Mario Riva e Carlo Croccolo. Poi le colleghiamo alla costa con una monorotaia".

Il sindaco di Pescara, chissà se come premio alla carriera, gli ha regalato il logo con cui si marchiano i nuovi progetti. Poi s'è fermato. "Ma io tengo degli imprenditori miei amici, e l'Acea, che investirebbero. Possiamo avere anche finanziamenti a fondo perduto. A settembre c'è una conferenza con gli enti locali… Io ci credo. Sarebbe un modo per stupire ancora, che in fondo è quello che cerco. Ma anche un regalo a Pescara, che c'ha quattro alberghi in croce perché qui il lungomare è fatto solo di prime e seconde case. Dal mare ho preso, al mare vorrei ridare. Come una grande onda che parte e ritorna sulla battigia. In cambio chiedo solo lo sfruttamento per i prossimi novant'anni". E dà l'idea di pensare che a 164 ridiscuterà personalmente la vicenda.

Mentre inseguo Eriberto con gli occhi, mi lascio prendere dall'invidia. A lui toccherà un'autostrada del mare. A me l'Adriatica, coi suoi trenta all'ora di media e i cartelli della polizia che ti invitano a non correre: sfottono pure. Ma almeno mi porto dietro la fotografia consolatoria di un Abruzzo che, finalmente, concede un sorriso al turista.

A Giulianova, in spiaggia, un signore coordina urlando la truppa che cucinerà per la kermesse più sentita della stagione: il Ferragosto del cafone. 

luca@bottura.net

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venerdì, 16 settembre 2005

IN MINIERA!

(rubrica didascalica a proposito di Carlo Rossella e della sua Alta società sul Foglio)


Franco Caltagiorne, l'editore del Messaggero, ha fatto le vacanze in barca (uno splendido Perini) e ha molto giocato a sudoku. Rompicapi difficili, stampati su bei libretti rossi regalati da Azzurra.
Commento Lo chiami Franco e non Francesco per farci capire quanto siete intimi, non e' vero vecchio gagà? Ah, rompicapo resta uguale anche al plurale.
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 CERTASTAMPA

 Scommesse sul futuro

Il segretario della Cgil Danilo Barbi ha dichiarato ieri, durante la sua relazione davanti all’assemblea dei quadri e dei delegati, che la Regione Emilia-Romagna, se vuole assorbire senza danni la crisi economica e i tagli vigorosi che il Governo ha previsto nell’imminente Finanziaria, deve fare sistema. Pare che in giornata Barbi completera’ il suo pensiero precisando di quante colonne deve essere il sistema e quante probabilita’ ci sono di centrare il 6. Speriamo bene.

luca@bottura.net


Autocommento Manieristica.
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logo  Dedicato a Farina

Renato? Yuhuuu? Dove sei finito? Come mai oggi non c'era una tua articolessa sulla bomba rossa? Sei chiuso in uno sgabuzzino preda della vergogna o sei in giro fischiettando prima di scrivere la prossima cazzata non documentata? Ma perche' non ti fai vedere da uno bravo, cosi' la smetti di instradare tutta l'aggressivita' in quello che scrivi e torni a essere quella mite personcina in cui ti trasformi quando telefoni agli amichetti di sinistra per pietire il loro consenso? Lo diciamo per te, sai?

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PASSA IL FELTRINO


(rubrica di battute di destra, a volte scarse a volte no, dedicate a Mattia Feltri, prematuramente scomparso dalle colonne del Foglio e passato alla Stampa dove gli fanno fare le interviste)

Due bombe alla Festa dell'Unita'. Quelle della Ferilli.

Commento> Poverina.

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ORMAI SONO COSI' VECCHIO CHE...



(rubrica millenaristica)





...mi ricordo ancora quando Anna Kanakis stava con la destra.

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 TUTTI AL MARE VENT'ANNI DOPO


(Prosegue la pubblicazione del diario-omaggio-lenzuolata uscito sull'Unita' dal 20 luglio scorso)


Luca Bottura  


VIESTE

 

La costa del Gargano sembra un televisore celeste cui qualcuno abbia girato al massimo la manopola del colore. In un posto così, solo un perfetto cretino concentrerebbe la propria attenzione sui cartelli che scortano la strada. Appunto. Così, mentre il turchese a strapiombo si fa sempre più vivo, mi ritrovo a  notare che anche la pubblicità dell'Ipercoop di Foggia, come già quella di Bari, presenta un'inedita banda tricolore sotto il logo. E ben presto un'ipotesi perversa si fa strada: magari, visto che qualcuno continua a percepirlo come un supermercato comunista  -bell'ossimoro - i capoccioni del marketing hanno pensato di tranquillizzare i clienti moderati sul proprio patriottismo. Di qui i colori della bandiera sbattuti in bella e inutile mostra. Un'ipotesi talmente paranoica che sta quasi in piedi.

A Pugnochiuso, dopo una breve discesa tra pini, cartocci di vino, bottigliette, un camper trevigiano messo strategicamente in modo da far passare solo chi arriva in elicottero, ritrovo Cala La Pergola, meraviglioso anfiteatro di roccia che il Serra descrisse assediato da genovesi urlanti, romani vocianti, locali bercianti. La conformazione naturale aiuta a diffondere i rumori umani. Ma quali siano, non saprei dire. Mentre sono quasi a contatto con la piccola spiaggia - capienza al limite, circa 150 persone, solo una signora in costume nero intero galleggia a dieci metri dalla riva - il brusio viene squarciato dall'antifurto di una Citroen Zx nera targata Foggia. Ora: ma chi cazzo te la ruba una Citroen Zx di almeno quindici anni? Fatto sta che la sirena va avanti a intervalli regolari per mezz'ora e il proprietario non ritiene di farsi vivo. Risalendo sconfitto, mi convinco che in pochi e limitatissimi casi la giustizia sommaria non è poi 'sta gran barbarie.

Superata Vieste, dove le case soffocano l'antica torre d'avvistamento in un abbraccio che solo l'abitudine e l'assuefazione possono rendere accettabile, proseguo la ricerca di una spiaggia appartata. Qualcuno però ha altri programmi per il mio futuro prossimo. Nella litania di campeggi, un'insegna si fa largo a gomitate: Camping Padre Pio. E' il segno, forse, che per farsi un bagno in santa pace servirebbe un intervento divino. Ma anche, un favoloso pretesto per sterzare verso l'interno. E andare a verificare se davvero San Giovanni Rotondo è diventato quel tempio con troppi mercanti che ha scandalizzato persino intellettuali del calibro di Marcello Veneziani. E dico calibro (non ricordo chi cito, chiedo scusa) perché trattasi di pistola.

Il primo dei molti miracoli di giornata è la pulizia del parco nazionale. I quaranta e passa chilometri di tornanti tra Vieste a San Giovanni riconciliano con la natura, che in Puglia - tutta, pure nel Salento più selvaggio - sembra una Miss mondo col corpo pieno di cicatrici. Né si alzano, almeno in concomitanza col mio passaggio, i pennacchi di fumo bianco che ho incontrato a ripetizione da Napoli a qui. Per puro divertimento, mi sono pure preso la briga di segnalare gli incendi a uno qualunque dei circa 170 numeri centralizzati - 115, 1515, 113, 112 - e ogni volta mi hanno risposto che già sapevano. Anche in Calabria, verso Cutro, dove l'incendio già lambiva la carreggiata e non si vedeva traccia d'intervento umano. Sono sempre più convinto (stavolta cito Benni, e me lo ricordo pure) di appartenere alla schiera degli "omini con vocina": credibilità fonetica zero.

Sul depliant dell'albergo di San Giovanni, il secondo evento che la mente umana non può spiegare: perché, se si trova a circa tre chilometri dal santuario, sostiene di essere a 900 metri? Probabilmente perché conta sulla levitazione naturale, che permetterebbe al pellegrino di raggiungere il luogo di preghiera percorrendo in volo la linea d'aria. Nella hall, i primi gadget smontano la tesi di Veneziani: nulla che non sia strettamente correlato al culto. Come non considerare tale il pianoforte a coda in miniatura con sopra il volto di Padre Pio? E il padre Pio meteo, che scandisce il tempo della preghiera cambiando colore? Per non parlare del portachiavi etnico con Padre Pio ricamato sulla suola di un sandalo di cuoio, del bavaglino Padre Pio, della boule de neige di Padre Pio, dell'accendino padre Pio in finta radica, e naturalmente del servizio da té per bambole con sopra il volto del santo di Pietrelcina.

Uscendo, la sensazione di estremo rigore si rafforza. Mentre percorro a piedi quelli che credo essere 900 metri, realizzo che il Giubileo del 2000 ha permesso di combinare fede e accoglienza con esiti commoventi. Se prima il pellegrino era costretto a dormire in ripari di fortuna, ora può scegliere tra centinaia alberghi di ogni ordine e categoria. Tra cui il "Centro spirituale Padre Pio", che non ha ritenuto di chiamarsi hotel per non indurre il visitante a un facile riposo dello spirto.

Quanto al cibo, il proliferare dei buttadentro (otto in un quarto d'ora: si mangia con meno di dieci euro) testimonia un fervore laborioso e diffuso. C'è pure un Mc Donald's, che finora al sud avevo trovato solo all'interno di grandi strutture commerciali. Qui, invece…

Salendo,  sotto il sole sempre meno clemente, una manina mi distoglie dalla traiettoria del Trenino del Pellegrino. Mi avesse centrato, avrei potuto comunque contare sul rinnovatissimo Pronto Soccorso, il cui ingresso è proprio davanti alla basilica e nel mezzo di un traffico rigoglioso. Geniale.

Percorsa un'avveniristica passatoia, sorta di aeroporto del credente in attesa che l'anima si libri in volo, eccomi nella spianata dei parcheggi. Qui, fino a cinque anni fa, l'accesso al Parco del Gargano si ergeva inutilmente intonso, con le sue ovvie conifere. Oggi lo impreziosisce un delizioso silos multipiano e, ai suoi piedi, una fila di bancarelle. Su cui la modernità di culto si dipana per arditi accostamenti: le icone di padre Pio, declinate in ogni oggetto e forma, fianco a fianco col wrestler John Cena, con le magliette di Bart Simpson, con i polsini istoriati dal simbolo della marijuana, con la maglia di Gullo, quello del reality show "Campioni". C'è anche una pistola ad aria compressa.

Il miscredente che è in me affronta una negoziante, nascosta da alcuni Padre Pio in vetroresina pubblicizzati anche su Gente. Come da ritaglio esposto. Il più costoso esce a 550 euro. Le chiedo quale articolo va di più. Giustamente mi fulmina: "Che domanda idiota. La fede è un dono, i percorsi che segue sono personali, e spesso silenziosi. Dio quando arriva non si annuncia". Mi scuso, anche perché l'ultima affermazione suona vagamente minacciosa. Poi abbozzo: "Cosa è cambiato dopo il Giubileo?". Risponde: "E' cambiato che l'amministrazione ha concesso licenze all'impazzata e qui non si vende più niente. Il pellegrino va dal venditore poco professionale e si busca la fregatura. E' un'abbuffata, invece il piattino va messo con le mani". Poi mi guarda fisso e ripete: "Dio quando arriva non si annuncia". Sbaglierò, ma mi sembra che voglia annunciarmelo lei.

E' il momento di scendere e di entrare nel santuario. Conosco la cripta: periodicamente la guardo via satellite su Tele Padre Pio, di notte. E' un'inquadratura fissa, ovviamente. Ma chissà perché mi sento di preferirla ai programmi di Gabriele La Porta. Fuori, nel piazzale, almeno un migliaio di persone. Di ogni estrazione, con ogni vestito. Anche quelli da mare: magari sono passati a fare un salutino prima di tornare a casa, ché porta bene. Sotto, a pregare, saranno sì e no una quarantina. In ginocchio, disposti ai quattro lati del cubo di marmo. Un cartello ammonisce a non lanciare denaro, la tomba ne è piena. Anche banconote da 500 euro. Adagiate su foto di persone, ex voto. Un fluire di speranze difficile da arginare e da codificare per chi nel cuore non porti altrettanta luce, o disperazione. Tling, cadono altri due euro.

Uscendo, entro nella prima pizzeria che non mi ha consegnato bigliettini. E' presa d'assalto. Una ragazza visibilmente non italiana è sopraffatta dalle ordinazioni. Sbuffa, allarga le braccia, si rivolge fuori controllo alla padrona del locale. Avrà vent'anni, un grembiule blu, una bustina dello stesso colore. Dopo essere stato servito per ultimo, quando la folla è sciamata, scopro che di anni ne ha 23. E' romena, di Brasov. Ha una figlia di tre anni, che non vede da gennaio. Prende 300 euro al mese. Anzi prenderebbe. Non la pagano da maggio. Ma non ha i soldi per tornare a casa, e qui almeno le danno da dormire e da mangiare. Le fanno la carità, insomma.

Risalendo in macchina, resisto alla tentazione laica, o laicista di invocare l'ennesima intercessione divina, stavolta per Agneta e per la sua bimba. E annoto l'ultima insegna che lo merita: "Prefabbricati Padre Pio". Intanto, sulla radio dedicata al santo, il cantante neomelodico Mimmo Nardo sta invitando gli ascoltatori a una serata per il Chad "a cui forse viene pure Giletti".

Poi, la voce dello speaker: "Adesso vi facciamo vedere alcune foto". Miracolo.

luca@bottura.net

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CHIAMAMI IENA (rubrica a grande richiesta su uno che si crede un gran dritto e invece è solo un gran babbeo)

Il Vaticano non tollera che un prete sia anche gay: un difetto è ammesso, due no.

(Titolo "Difetti")

Commento Non l'ho mica capita.

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E LO PAGANO PURE


(rubrica invidiosa di Maurizio Costanzo, che sul Messaggero se vuole può scrivere pure la lista della spesa, e quelli gliela pubblicano) 



NON neghiamolo, fa impressione quanto ha dichiarato Alain Delon da poco settantenne. Ha detto: «Non sarà Dio a decidere il momento del mio congedo». Una frase che testimonia la depressione nella quale l'attore si trova: divorziato, con i figli lontani e con il fastidioso "male oscuro". Già da qualche tempo l'attore era più portato a rifiutare proposte di lavoro che ad accettarle. È probabile che in questi mesi si sia lasciato andare ad un bilancio personale: è un'operazione spesso pericolosa. Viene solo da dire, ma col senno di poi sono tutti buoni, che gli anni difficili vanno preparati per tempo. Quando si è Alain Delon al massimo dello splendore, è bene cominciare a costruirsi gli affetti del futuro abituandosi a pensare che le cose da fare sono di più rispetto a quelle fatte.

Traduzione  Chi ha tempo non aspetti tempo, signora mia.

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 ALLORA A STO PUNTO COPIO UN PO' ANCH'IO (rubrica criptica)

"Evocherò gli dei in tuo favore, perché il buio della vista impedita dal tuo handicap non si rifranga nei tuoi sentimenti" (testo e musica di Simone Bedetti)

 

postato da: bravimabasta alle ore 13:33 | link | commenti
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 UN'OPINIONE CONDIVISA UN PO' DA TUTTI (rubrica estemporanea)

Oh, ma quant'è brutto Corriere Magazine?

postato da: bravimabasta alle ore 13:31 | link | commenti
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GAGO AL PARLAMENTO (rubrica di approfondimento politico a cura di Augusto Pionatini. Nella foto, Pionatini con il suo proverbiale pizzetto di carta vetrata sciacquato nella varechina)



"Sono proprio contento di questo network fondato da Bill Clinton per studiare e attuare misure per governare la globalizzazione, ragionare sulneoliberismo selvaggio, intervenire sui modelli economici per contrastare il cambiamento climatico. Ma però mi viene un  dubbio: ma nell'epoca, cioè tutti gli anni Novanta, in cui è cresciuta selvaggiamente la logica finanziaria della speculazione e dove la globalizzazione non aveva altra regola che quella di massimizzare i profitti costi quel che costi, dove il WTO si è imposto e ha fatto più danni, dove l'FMI ha distrutto interi Paesi con i suoi scriteriati dettami, dove la Russia è finita in mano a putridi oligarchi, dove gli estremismi sono stati fomentati dall'arroganza dei potenti, ma non era durante il governo Clinton? Magari mi sbaglio eh? Grazie a tutti".
postato da: bravimabasta alle ore 13:29 | link | commenti
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GUARDA CHE TROPPA TI FA MALE (rubrica tardoproibizionista)

 

 

 

 

 

 

Commento Soccia venti piste in quaranta minuti. Kate, ma dopo sei almeno decollata? Dio bòno bambina stai bene attenta, va là, che ti fa male.

postato da: bravimabasta alle ore 13:25 | link | commenti
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 EZIO MAURO CACCIA QUALCHE EURO (rubrica che invita il direttore di Repubblica a investire la somma di circa 2.000.000 delle vecchie lire per dare uno stipendio mensile a un correttore di bozze per il suo prestigioso quotidiano).

Repubblica di oggi. Prima pagina. Titolo al piede di pagina: "Ramazzotti una canzone sulla figlia contesa". Occhiello: "Nuovo cd, sfida alla HunziCKer".

Commento Mah, io sapevo che si diceva HunziKer, ma se vogliamo chiamarla pure HunziCHer per me va bene.

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giovedì, 15 settembre 2005

BELLA LA VITA (rubrica fotografica su gente che se la gode)

Autocritica Be', questa era facile.

 

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GOODBYE, Mr. WISE

A 91 anni, se n'è andato uno degli ultimi leoni della vecchia Hollywood: Robert Wise.

postato da: bravimabasta alle ore 20:55 | link | commenti (1)
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 CARINISSIMOOOO (rubrica di moda a cura di Robert R. Icchione)

"Oh, ma com'è che anche gli ometti indossano orrendi pantaloni hip hop che arrivano fino a sotto il polpaccio? Ma vestire un po' normale no? Crisbio, rimpiango i tempi del bomber. Grazie a tutti"

postato da: bravimabasta alle ore 20:53 | link | commenti
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 JACK BAUER: MY OWN PRIVATE HERO

"Jack. Be Careful" (Tony Almeida, 6:58:32 a.m.)

postato da: bravimabasta alle ore 20:49 | link | commenti
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 ALLORA A STO PUNTO COPIO UN PO' ANCH'IO (rubrica criptica)

"A mezzanotte e quarantadue sai, che io concentrerò le mie facoltà emotive su di te" (testo e musica di Simone Bedetti)

postato da: bravimabasta alle ore 20:48 | link | commenti (1)
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DEDICATA A FARINA (rubrica dedicata a Farina)

"L'ordigno che ha ucciso ieri l'appuntato Alberto Andreoli era una bomba a mano di fabbricazione russa e di provenienza slava", comunque "non lanciata dall'esterno". Lo ha detto il sostituto procuratore Francesco Lazzaro, uno dei magistrati incaricati delle indagini sull'esplosione nel Comando provinciale dei carabinieri di Latina. Di certo non era un residuato bellico. Lazzaro, secondo il quale "è da escludere al 99 per cento delle possibilità l'atto terroristico", spiega che "chi ha introdotto la bomba negli uffici del Comando, era convinto che fosse inoffensiva". (da Repubblica.it)

postato da: bravimabasta alle ore 20:34 | link | commenti (4)
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 CERTASTAMPA

Attrazione verbale

 

 

Ora che via Santo Stefano e’ stata rimessa a nuovo dopo un'estate di lavori il Quartiere assicura che fara'
di tutto perche' gli autobus non la percorrano ad alta velocita'. La promessa e' del presidente del Quartiere Santo Stefano, Andrea Forlani, che coglie l'occasione della conclusione dei cantieri per ringraziare chi ha lavorato, ma anche per garantire l'impegno "a vigilare sulla velocita' degli autobus lungo la via". Forlani,
infatti, spiega in una nota che "sara' mia cura sollecitare il corpo di polizia municipale territoriale" perche' tengano d'occhio la velocita' dei mezzi Atc”. Non so a voi, ma a me la notizia sembra confortante. Di ‘sti tempi, meglio che i vigili tengano d’occhio i bus e non i camion.

 

certastampa@yahoo.it (gago.splinder.com)

Autocommento Irricevibile per chi non sta a Bologna.
postato da: bravimabasta alle ore 19:15 | link | commenti (3)
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A SORPRESA

(rubrica a sorpresa)

"Berlusca contento per Pupo al posto di Bonolis. Non sarà più lui il rifilatore di pacchi più piccolo d'Italia".

(la prima battuta incontestabilmente buona di Nrs apparsa su questo blog)

postato da: bravimabasta alle ore 19:01 | link | commenti (5)
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logo NO GUARDA, NON E' COSI' (rubrica che spiega che non e' cosi' a chi commette un errore marchiano)

BOMBE ROSSE IN CASERMA

di Renato Farina

In quel nome c'è un destino: prima Nassiriya, ora piazza Nassiriya. Ce l'hanno con i carabinieri. Vorremmo tanto prenderla misticamente, come se si potesse risolvere la questione con la cabala delle lettere dell'alfabeto. C'è di mezzo il terrorismo. E chi ammazza la gente per un piano politico è curiosamente attento anche ai simboli. Per questo ieri, quando si è diffusa la notizia della morte di un carabiniere per un'esplosione e del ferimento del suo collega, abbiamo avuto pochi dubbi sul motivo di quel sangue. Il legame è in quel nome. Nella partita decisiva che ha due campi di gioco. Uno in trasferta, e si chiama Iraq. L'altro tra le mura domestiche, e siamo noi, ma soprattutto chi, vestendo una divisa, ha l'incarico di difendere l'essenza positiva della nostra convivenza civile. A Latina, nella primavera del 2004, c'erano già stati due attentati. Robetta. Di solito meritano sui quotidiani nazionali qualche riga in una pagina interna e, se va bene, una citazione al Tg della regione con qualche immagine di pareti bruciacchiate. Gli anarco-insurrezionalisti avevano provato a incendiare un MacDonald's in marzo. Poi, era maggio, due ordigni furono piazzati sotto le insegne di un Blockbuster. I classici obiettivi americani, assai cari ai no global del tipo morbido (si limitano a tirare sassi), e del tipo duro (prediligono i pacchi bomba, magari piccoli perché non sono carabinieri). 

L'aiuto del blog di Gago No, guarda, non e' cosi': gli inquirenti hanno escluso la pista anarchica. Inoltre Mc Donald's non si scrive Mac,

  

postato da: bravimabasta alle ore 14:08 | link | commenti (2)
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NEVER FORGET (it is always the appropriate day)

postato da: bravimabasta alle ore 13:57 | link | commenti
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 TUTTI AL MARE VENT'ANNI DOPO


(Prosegue la pubblicazione del diario-omaggio-lenzuolata uscito sull'Unita' dal 20 luglio scorso)


Luca Bottura  


BRINDISI

C'è un muro in meno. L'hanno abbattuto l'anno passato, forse per guadagnare nuova superficie su cui spargere i rifiuti. La strada verso la sbarra della polizia è più larga. Ma il resto è rimasto identico. Il terminal "Seno di Levante" di Brindisi è ancora un purgatorio di reati non commessi. L'unico bagno, per dire, fa orari d'ufficio (dopo le 7 di sera, arrivederci) con conseguenze che l'olfatto percepisce immediatamente. Non c'è un bar, non c'è un negozio. Solo tre marocchini scorrono avanti e indietro cercando di piazzare mercanzie inutili al serpente d'auto via via più lungo, più largo, più caotico, con macchine che cercano di inserirsi da ogni direzione per guadagnare non la pole position ma il diritto a partire. Qui, infatti, gli orari sono un'ipotesi. E si resta a piedi anche con regolare biglietto. Siamo nella serie C della serie C. Perché solo una cosa è cambiata dall'epoca in cui a Brindisi arrivò il Serra. In questa anarchia puzzolente, vent'anni fa guazzavano gli svedesi, i tedeschi, gli italiani che partivano per le vacanze in Grecia. Oggi le navi vanno a Valona. E la composizione etnica è perfettamente omogenea: sono tutti albanesi.

L'ironia viene facile: rispetto ai gommoni, c'è pur sempre un salto di qualità. E con l'ironia, il moralismo: resta ed è del tutto evidente una catarsi minima, una simbologia di riscatto, nel ritorno a casa con regolare timbro sul passaporto. Ma a parte che i prezzi non sono molto più bassi di quelli praticati dagli scafisti (due persone e una macchina 335 euro) esiste una prassi che si scontra con la retorica. Ed è lì sotto i tuoi occhi: bimbi che piangono appoggiati al muro, senz'acqua. Mamme col pancione che si fanno aria a fatica nel ventre di macchine roventi. Camionisti che litigano ad altissima voce, nascosti nella penombra dei Tir.  In attesa di arrivare al gabbiotto del controllo, e di ammassarsi in un nuovo rollerball con nessuna medaglia in palio.

Di là, un agente e una guardia giurata, attendono che arrivi il traghetto della Skanderbeg. Doveva essere in porto cinque ore fa. Chiacchierano tra di loro. Il finanziere è loquace, gentile. Piuttosto che degli albanesi che vanno, preferisce contare gli extracomunitari che arrivano. Senza accorgersi, forse, di emettere giudizi politici sull'ordine del mondo: "Da un paio d'anni sono soprattutto iraqeni, afgani, curdi. Ce n'è uno per ogni carico, di solito nei camion. Sotto le assi delle ruote, nelle celle frigorifere. I controlli sugli albanesi? Cerchiamo di renderli più veloci possibile, ma vanno fatti. Anche in uscita. Non le auguro di scoprire che la sua auto ha cambiato proprietario e gira per il centro di Tirana". Il collega privato la mette giù più semplice: " Prima c'era uno che continuava a chiedermi di poter entrare. Ti ho detto no cinquanta volte, perché vai avanti? Poi finisce che diventi scortese".

Non è scortese il ragazzo della Skanderbeg, cui chiedo lumi sul sudoku delle partenze. Sta nell'ufficio fatiscente di una compagnia turca, malamente impreziosito dal faccione su tela dell'eroe nazionale di Istanbul: Ataturk. Ha un cappellino rossonero Nba, un'acconciatura e una faccia da calciatore. Dimostra una trentina d'anni. Ne ha 18. E' albanese pure lui. Mentre parliamo, spedisce via almeno quattro persone imploranti un biglietto. "I ritardi? Una volta il mare, una volta i controlli. Aggiungici che le navi sono povere, vecchie. E ti spieghi tutto da solo. Qualcosa si potrebbe fare per il contorno, penso. Io stesso devo andare a orinare in un altro ufficio, nel mio non c'è acqua".

Il bigliettaio è arrivato tre anni fa nascosto nella pancia di un peschereccio. Ed è il primo dei tanti casi esemplari che mi sfileranno davanti nel pomeriggio.  Come la signora che apre la fila con la sua vecchia Hyundai Accent: Ana, taglia importante, gonna multicolore da cortina di ferro, infermiera a Treviso. Se ne torna nell'entroterra di Valona col marito, laureato in economia. Fa l'operaio. Per venire da noi - dice - pagò un milione e mezzo a un funzionario dell'ambasciata italiana: passaporto e visto.

Mi racconta che ci scelse vedendo Raiuno, e non so se lo fa per confermare la sociologia a buon mercato che sull'Albania prima o poi abbiamo fatto tutti. "Allora era tv, oggi realtà". Le chiedo se davvero l'Italia le sembra quella della televisione. Risponde, e non so se scherzi, che le piaceva tanto "La Piovra". E che a Ragusa, dove aveva cominciato lavorando nei campi, ci si è ritrovata dentro. "Il mio capo - aggiunge - mi voleva bene. Mi ha persino invitato a tornare là per le vacanze. In Veneto invece…". Lì però entra il marito a piedi uniti. Mi spiega che Bossi fa cinema per prendere voti, ma non è cattivo. Che al nord ti rispettano se li rispetti. Che in Italia ci vorrebbe uno come Sali Berisha (un altro?). Che se c'è una cosa che gli fa paura sono i cinesi: "Noi e voi siamo uguali, cattolici. Quelli sono senza Dio. Scrivilo: attento alla razza gialla". Sua figlia, che avrà una dozzina d'anni, lo guarda in silenzio.

Risalendo la fila, conto le auto di lusso: due. Un suv Rexton e un suv Kia, roba da 20-30.000 euro. Il resto è un florilegio di vecchie targhe: BO, TV, CR, KR, MT. Ci sono Tipo, Uno, qualche Mercedes scassata, una Passat Nera. Su cui affronteranno il viaggio due anziani e i loro tre nipoti. Vivono vicino a Milano. Marko ha 25 anni e fa il magazziniere. "Capo", aggiunge. Inevitabile chiedergli se gli italiani lo accettano in quel ruolo. "Mi accettano perché sanno che sono bravo". Arrivò nel '98 su un battello, lasciato a qualche centinaio di metri dalla costa. Torna a casa per l'ottava volta. "Ne ho viste molte. Traghetti fermi in porto per dieci ore finché non si riempiono. Navi che prendono fuoco ma vengono spente, a fatica, con gli estintori di bordo, per evitare ispezioni. Biglietti falsi, anche. Vien voglia di non tornare più". Sua cugina, 18 anni, con i vestiti e lo slang di una fan degli Articolo 31, ha idee diverse: "Faccio lingue, finisco quest'anno. Ma vorrei iscrivermi a medicina. E poi tornare in Albania". Vado con la domanda da fiera dell'ovvio, mi risponde lo stesso: "Sì, certo, la tv italiana è stata una bella calamita. Guardavo Italia 1, i cartoni giapponesi". Marko invece preferiva Giochi senza frontiere. Giuro.

Il safari prosegue, col disagio crescente di riconoscerlo come tale. Una Escort familiare, un signore coi baffi in canotta. Dice di chiamarsi Giuseppe. Ha 41 anni. E' qui da 13 ma ancora parla un italiano approssimativo, tipo quello di Erminio Boso. Forse perché in campagna, dove lavora lui, c'è poco da chiacchierare.  Di tanto in tanto la moglie e soprattutto il figlio, 13 anni e l'acconciatura di Klinsmann ai Mondiali del '90, gli regalano la parola per completare la frase. "Sono arrivato in gommone nel '93, pagando novecentomila lire. E sono contento di raccontarlo. Ne sono affondati molti di più di quelli che credete voi. Ho lavorato a Ventimiglia, a Lione, poi qua in Puglia. Per tre anni non ho visto la famiglia, per fortuna c'è stata una sanatoria". Quale fu la molla? "Non la tv. Volevo scappare dal comunismo. Tutti i comunismi sono sbagliati: quello di Hoxha come quello di Mussolini. Oggi voglio tranquillità. Per questo sto lontano dai miei paesani".

L'album è quasi pronto. Per completarlo, mi servirebbe la voce di un italiano che fa affari con gli albanesi. Magari riesco a riversare su di lui la mia cattiva coscienza. Credo di aver svoltato mentre affianco una Golf celeste molto elaborata: alettone, minigonne, decalcomania "Cadamuro design" sul parabrezza. Il proprietario sta attaccando sul cofano delle impronte di dalmata adesive. Parla al telefono in veneto. Quando riaggancia, lo affronto: "Cercavo una voce non albanese…". "Ma io sono albanese". E mi racconta la sua storia, cominciata nel '90. Guardava la tv di nascosto - "Mi piaceva Marta Flavi" - chiudendo porte e finestre. Sua madre lavorava nel pubblico, "e due sghei c'erano". Poi però capì che ce n'erano più qui. E arrivò. Tra i primi.

Se guardate il manifesto de Lamerica lui è il trecentesimo da destra. Si chiama Xhelaj, ha 35 anni, e somiglia alla versione più hard di Rosso, quello della Diesel. "Dopo lo sbarco, presi il primo treno per il nord, mi chiusi nel cesso. Verso Venezia mi beccò il controllore. Avevo dodicimila lire in tasca. Mi fece scendere. Giravo a vuoto per San Donà di Piave, non sapevo nianca dove andavo, vestito come solo un albanese poteva essere vestito. Un italiano mi fermò e mi offrì un posto da muratore. Dopo due mesi ero in regola. Ho lavorato con lui cinque anni. Oggi faccio l'autista e mi sento veneto dentro. Anche se dove sono nato, devo morire. E là tornerò". Ultima domanda, per capire quanto si è davvero integrato. Cosa pensi degli albanesi immigrati dopo di te? "Che vogliono tutti i diritti senza lavorare. E che ce ne sono troppi". Risposta esatta.

luca@bottura.net

 

 

postato da: bravimabasta alle ore 13:41 | link | commenti
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IN MINIERA!

(rubrica didascalica a proposito di Carlo Rossella e della sua Alta società sul Foglio)


Molte telefonate di italiani alle agenzie immobiliari di Tahiti.

Commento Ammazza che battutona, vecchio gagà.
postato da: bravimabasta alle ore 13:18 | link | commenti (1)
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CHIAMAMI IENA (rubrica a grande richiesta su uno che si crede un gran dritto e invece è solo un gran babbeo)

Il presidente Bush dice giustamente che il terrorismo si batte con la guerra ma anche con le idee, che però in questo momento proprio non gli vengono in mente.

(Titolo "Proprio")

Commento Beh, ma sai che questa... no.

postato da: bravimabasta alle ore 12:32 | link | commenti
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SCIACALLAGGIO

(rubrica su quelli che magari enfatizzano certi nomi per raccattare qualche iscrizione in piu')

(banner su Repubblica.it)

postato da: bravimabasta alle ore 12:16 | link | commenti
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mercoledì, 14 settembre 2005

 CERTASTAMPA

Grisù il Dragotto

Lo so che non è giusto. Che è politicamente scorretto. Che si tratta di accanimento anche un filo sessista, perché il bersaglio è una giovane signora. So anche che il fairplay imporrebbe di non infierire sull’avversario, specie quando questi si ritrova a terra e tutt’intorno ci sono i suoi presunti amici che lo prendono a calci. So altrettanto bene che il ricorso ai più vieti luoghi comuni, alle battute da Bagaglino, allo spirito grossier, soli identificano il corsivista di basso rango, l’orecchiante, l’emulo scadente che da tanti buoni maestri non ha imparato alcunché. Ciononostante, è più forte di me. E dunque alla faida di Forza Italia, culminata ieri con la considerazione del capogruppo forzista in Regione, Giorgio Dragotto, secondo cui la coordinatrice regionale Isabella Bertolini “non è più in grado di dare la linea” appongo la seguente chiosa: “Difficile che dia la linea chi l’ha persa da un pezzo”. Scusate ancora.

certastampa@yahoo.it (gago.splinder.com)

Autocommento Massì, dài.
postato da: bravimabasta alle ore 21:39 | link | commenti (3)
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IL LUOGOCOMUNISTA

(a richiesta men che flebile, una nuova lettera di Natalino Russo Seminara, autoproclamatosi autore satirico di destra, pubblicata oggi da Dagospia)



1) E' diventata così filocomunista la trasmissione di Gnocchi e Ventura che potrebbero chiamarla : Quelli "Che" ( Guevara) il calcio".

2) Nessuna meraviglia che Prodi sia per i "matrimoni" innaturali. Non erano tali quelli tra Alfa Romeo e Fiat, Sme e Cir, Stet e Telekom Serbia e, ancor di più, quello tra Mastella e Bertinotti ?

3) Non ho mai creduto alla liaison Fin-Prestigiacomo, ma fatto è che ad ogni presa di posizione dell'uno si accoda subito l'altra. Sarà un riflesso "Pavoliniano" ?

4) Ogni mossa di Ricucci costituisce, per Della Valle, una tremenda in...calzatura.

5) Per Mentana Porta a Porta è un programma datato. Diciamo, una Vespa anni 50.

6) Da qualche tempo le smentite al virgolettato delle interviste di Sabelli Fioretti prendono più spazio dell'intervista successiva. Si sente la necessità di quello slogan che recitava : "Silenzio, parla Agnese".

7) Quest'estate, alla mia nipotina, ho raccontato tante belle favole. Cito le principali : Il Corriere è super partes; Di Pietro è uno che non chiede , mai; L'Unità dice la verità; l'UDC sta col Centrodestra; Biagi non si ripete mai; Veltroni non è esibizionista, eccetera.

8) Ultim'ora: Prodi condurrà i PACS al posto di Bonolis.




Commento Sarà che ormai siamo vecchi amici, ma 5, 7 e 8 non sono mica male.
postato da: bravimabasta alle ore 20:11 | link | commenti (14)
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IN MINIERA!

(rubrica didascalica a proposito di Carlo Rossella e della sua Alta società sul Foglio)


Il principe Filippo ha un po’ di mal di schiena.

CommentoE la tua come sta, vecchio gagà?
postato da: bravimabasta alle ore 20:04 | link | commenti
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 LA FRASE DEL GIORNO

"Certo io ho molte colpe. Non ho partecipato al Sessantotto, non ho mai civettato con la violenza e col terrorismo nostrano, non ho nemmeno assassinato un commissario di polizia (per cui mi sono vietate le tribune d'onore)" (Massimo Fini)

postato da: bravimabasta alle ore 18:35 | link | commenti
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BELLA LA VITA (rubrica fotografica su gente che se la gode)

Commento Oh quello lì a destra, come si chiama, quello che EvaCarriego l'ha definito il padre di Arnold per intenderci, da un po' di tempo c'è sempre un po' dappertutto.

postato da: bravimabasta alle ore 17:05 | link | commenti (2)
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NEVER FORGET (even if we forgot the appropriate day)

postato da: bravimabasta alle ore 17:00 | link | commenti (9)
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 PETIZIONE PER IL KINDER BIMBO

Noi speriamo sia una leggenda metropolitana, ma se non lo è, partecipate anche voi alla petizione per savare il KinderBimbo. Davvero, forse è frutto di una girandola internet, di un bluff mediatico, ma anche noi, dopo aver ricevuto via mail la notizia che la Kinder ha deciso di sostituire il bimbo sul Kinder. Se è vero, è inaccettabile. Se morisse il Kinderbimbo, moriremmo un po' anche noi. Per tutte le cose  che riguardano l'esperienza mediata dal consumo della società postmoderna e pure altro, che non stiamo a ribadire.

Ma per fortuna è nato il Movimento Salva Kinder Bimbo. Perciò una possibilità c'è: scrivere alla Ferrero una mail siffatta:

a: info@ferrero.it; oggetto: Petizione per il Kinder Bimbo.

Testo della mail: Gentile Ferrero s.p.a., ho notato con dispiacere che avete sostituito limmagine del ragazzo sulle scatole delle barrette di cioccolato kinder (da voi commercializzato) a favore di un'immagine più giovane e moderna. Purtroppo il risultato dell'iniziativa è quanto meno deprecabile, il bambino pare palesemente finto (ritoccato in chissà quale modo) e avete privato me molti altri di un volto immediatamente riconoscibile, di un volto anzi direi amato, amato perché eternamente cristallizzato in quel mondo di sogno al cioccolato. Con la presente comunico la decisione (mia e di molti altri) di non acquistare più il vostro prodotto fino al ripristino della vecchia immagine. Distinti saluti. Firmato: Movimento Salva Kinder Bimbo.

postato da: bravimabasta alle ore 16:58 | link | commenti (7)
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 JACK BAUER: MY OWN PRIVATE HERO

"Tony, you can drop me off anywhere up there" (Jack Bauer, 6:57:55 a.m.)

postato da: bravimabasta alle ore 16:48 | link | commenti
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 ALLORA A STO PUNTO COPIO UN PO' ANCH'IO (rubrica criptica)

"Si è affievolito il sole chi l'ha affievolito sei tu" (testo e musica di Simone Bedetti)

postato da: bravimabasta alle ore 16:45 | link | commenti (1)
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CHIAMAMI IENA (rubrica a grande richiesta su uno che si crede un gran dritto e invece è solo un gran babbeo)

La perfetta armonia che esiste in Cina tra capitalismo e comunismo sta tutta in questa notizia: il collagene viene prodotto con la pelle dei condannati a morte, e sulle rughe fa miracoli.
(Titolo "Righe")

Commento AH AH AH AH AH AH AH AH AH. Sai che sei fortissimo????

postato da: bravimabasta alle ore 16:44 | link | commenti (1)
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E LO PAGANO PURE


(rubrica invidiosa di Maurizio Costanzo, che sul Messaggero se vuole può scrivere pure la lista della spesa, e quelli gliela pubblicano) 



ANCORA una volta Fini prende una posizione diversa da quella dei suoi amici di maggioranza. Lo ha fatto al momento della consultazione referendaria sulla fecondazione assistita e di nuovo ora dichiarandosi favorevole a una diversa attenzione e quindi rispetto (n.d.r.) delle coppie di fatto. Della cosa aveva parlato Romano Prodi suscitando reazioni al di qua e al di là del Tevere. Per un Mastella irritato, un Fini da capo in “solitaria”. Mi è incomprensibile il motivo per cui due persone che si amano per trent'anni siano destinate, in quanto dello stesso sesso, a non poter contare su nulla in caso di morte di uno dei due. Amo da sempre le donne eppure mi domando: dove sta scritto che non può esserci amore tra due uomini o tra due donne?


Traduzione  (N.d.r), signora mia.

postato da: bravimabasta alle ore 08:31 | link | commenti
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martedì, 13 settembre 2005

DEO-CON


(rubrica religiosa a cura di Maurizio V)

"Secondo le previsioni degli esperti di terrorismo, il numero degli attentati suicidi subirà una sensibile diminuzione non appena si scoprirà che una delle settantadue vergini paradisiache promesse ai kamikaze è Rosanna Cancellieri".

postato da: bravimabasta alle ore 21:34 | link | commenti (4)
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 CERTASTAMPA




Luca Bottura per l'Unità e/r


 

Calamità
E' stata presentata ieri alla Giunta regionale una nuova proposta del consigliere azzurro Ubaldo Salomoni, che prevede consistenti sgravi fiscali per aiutare le aziende con sede nei territori disagiati, spesso colpiti da eventi calamitosi. Le prime aziende a beneficiare degli aiuti dovrebbero essere quelle di Monghidoro, sottoposte a un evento calamitoso durato addirittura dal 1995 al 2004: aver avuto come sindaco Salomoni. luca@bottura.net (gago.splinder.com)

Autocommento Classicissima.

postato da: bravimabasta alle ore 21:28 | link | commenti (1)
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BELLA LA VITA (rubrica fotografica su gete che se la gode)

postato da: bravimabasta alle ore 17:36 | link | commenti (3)
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 CARINISSIMOOOO (rubrica di moda a cura di Robert R. Icchione)

"Oh, so che detto da me può suonare paradossale: ma non riescono proprio a produrre un abbigliamento da palestra maschile che non sembri pensato per dei ricchioni? Grazie a tutti"

postato da: bravimabasta alle ore 17:33 | link | commenti
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 SE ANCHE VELTRONI FA IL CRITICO CINEMATOGRAFICO SIGNIFICA CHE C'E' POSTO UN PO' PER TUTTI (rubrica di cinema a cura di Paolando Mereghini, titolare dell'omonima guida pubblicata da Baldini e Feltroldi e che da quando segue gli approfondimenti di Gianni Canova su Sky Autore è invecchiato di quarant'anni)

"Oh, ho visto il trailer di Transporter 2. Adesso vado al cinema Medusa e mi siedo lì finché non lo proiettano. Troppo bellooooooooooooooooooooooooo!!!! Grazie a tutti"

postato da: bravimabasta alle ore 17:30 | link | commenti (1)
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 ALLORA A STO PUNTO COPIO UN PO' ANCH'IO (rubrica criptica)

"La possessività quando arriva non va più via" (testo e musica di Simone Bedetti)

postato da: bravimabasta alle ore 17:12 | link | commenti
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 GIURO CHE L'HO LETTO TUTTO (rubrica di libri a cura di Giannuzzo Cotroneo, che vediamo immortalato nella sua eloquente intelligenza)

"Oh, volevo solo dire che sto per festeggiare il secondo anniversario di non lettura del Codice Da Vinci. Grazie a tutti".

postato da: bravimabasta alle ore 17:09 | link | commenti (2)
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PASSA IL FELTRINO



(rubrica di battute di destra, a volte scarse a volte no, dedicate a Mattia Feltri, prematuramente scomparso dalle colonne del Foglio e passato alla Stampa dove gli fanno fare le interviste)



"L'influenza dei polli dev'essere quella che esercita Prodi"



Commento>Non male.

postato da: bravimabasta alle ore 12:08 | link | commenti (1)
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CHIAMAMI IENA (rubrica a grande richiesta su uno che si crede un gran dritto e invece è solo un gran babbeo)



Dite la verità, vi dimettereste mai da un incarico che vi assicura un’indennità di seicentomila euro lordi all’anno, che netti fanno circa trecentomila, che al mese fanno venticinquemila, che sarebbero quasi mille al giorno praticamente quaranta all’ora, anche quando mangiate, dormite o telefonate a Fiorani?.


(Titolo "Indennità")


Commento Signora mia.

postato da: bravimabasta alle ore 12:06 | link | commenti
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E LO PAGANO PURE


(rubrica invidiosa di Maurizio Costanzo, che sul Messaggero se vuole può scrivere pure la lista della spesa, e quelli gliela pubblicano) 



NON c'è giorno che attraverso i media non si riceva una notizia a dir poco inquietante. In queste ore, in un rapporto dei Servizi segreti, rapporto che è diventato subito pubblico, per cui sfugge il senso del “servizio segreto”, si ipotizza il rischio di un attacco atomico organizzato naturalmente dal terrorismo islamico. Non è chiaro se quest'ordigno sia nascosto nel nostro Paese o se il nostro Paese sia obiettivo privilegiato. Per assorbire l'ansia si è precisato che tutti i Paesi che collaborano con gli Stati Uniti in Iraq e in Afghanistan sono sotto tiro. Forse non hanno proprio torto quanti da tempo vanno ripetendo che è il momento di ritirare le nostre truppe dall'Iraq, anche perché se non è questo il momento mi chiedo insistentemente quando lo sarà.


Traduzione Ci sono arrivato pure io, signora mia.

postato da: bravimabasta alle ore 12:03 | link | commenti
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 COPY E INCOLLA 


(rubrica sul magico mondo della pubblicità a cura di Gavino Fanna)



No, niente, notavo che lo spot tv della nuova Punto, quello con la musica di Vasco, è un falso 16/9 che schiaccia l'immagine così la macchina sembra più larga e imponente vista di fronte, e più lunga e affusolata vista di lato. Ganzi, eh? Mi scuso col professor Alsso per avergli rubato il mestiere. Grazie a tutti.
postato da: bravimabasta alle ore 00:33 | link | commenti (3)
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lunedì, 12 settembre 2005

 CERTASTAMPA




Luca Bottura per l'Unità e/r


 

Littorine
Enrico Aimi e Marcello Bignami, di An, hanno interrogato la Giunta regionale per avere notizie degli imminenti disagi che starebbero per coinvolgere la linea ferroviaria Bologna-Milano. In particolare, Aimi e Bignami lamentano per iscritto il rischio che i treni interregionali vengano aboliti a vantaggio dei più costosi Intercity, con grave nocumento per i pendolari. Inoltre, sembre secondo il dinamico duo, sarebbe in previsione una distribuzione oraria irrazionale dei convogli, con inutili addensamenti di partenze – anche tre treni in sei minuti – e lunghe pause senza neanche un treno. Ora, fa piacere che Aimi e Bignami prendano a tal cuore la questione ferroviaria, anche perché eredi di un partito che i treni li faceva arrivare in orario. Anche in Germania. Ma chiedere alla Regione lumi sull’orario dei treni è come chiedere conto al giornalaio se il giornale riporta una falsità. L’amministratore delegato di Trenitalia, Testore, lo avete nominato voi. La prossima volta, invece di ingolfare le fotocopiatrici della Regione, telefonate a lui.
luca@bottura.net (gago.splinder.com)

Autocommento Governativa.

postato da: bravimabasta alle ore 20:56 | link | commenti
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Agenzia DIRELA NOTIZIA DI AGENZIA DI OGGI

(aggiornamenti inutili)

(ER) ATC BOLOGNA. BORGHI: SERVONO AVVISI ACUSTICI PER NON UDENTI=(DIRE)

postato da: bravimabasta alle ore 20:32 | link | commenti
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 VOLEVO CHIAMARMI FRANCESCO BANALONI (rubrica infrasociologica)

"La vita amorosa, come la vita sociale, attraversa sempre quattro fasi: dell'autorità, della liberazione, dell'eccesso e della decomposizione".

Traduzione "Mia moglie ha saltato le prime tre".

postato da: bravimabasta alle ore 18:18 | link | commenti
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GAGO NEWS


Flash > Sbarcato in Italia il primo gommone di profughi tahitiani. Le prime parole: "Come sarebbe a dire che scherzava quando minacciava di venire a Tahiti?".

postato da: bravimabasta alle ore 18:16 | link | commenti
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 GUIA CHI MOLLA (rubrica su una sessualità irrequieta)

"...e io penso che il futuro è Lamberto Sposini. Un uomo come me. Che ne capisca più di camicie che di calcio" (Guia Soncini, rubrica "Uomini" su Io Donna di questa settimana).

Commento Per quanto mi sforzi, stavolta devo ammettere che mi è piaciuta. Non me lo perdonerò mai.

postato da: bravimabasta alle ore 18:15 | link | commenti
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GAGO NEWS


Flash Ultim'ora> Confermata, per questa sera, la nuova cena tra Berlusconi e Bossi nella villa di Arcore. Non è che qualcuno ha per caso il numero di telefono di Acquabomber?

postato da: bravimabasta alle ore 18:11 | link | commenti
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DARCI UN TAGLIO CON FORBICE(rubrica di salvaguardia dell'ecosistema)



Il blog di Gago lancia una campagna per salvaguardare il popolare conduttore radiofonico Aldo Forbice da se stesso. Forbice conduce il programma Zapping, in onda tutte le sere dalle 19.30 alle 21 su Radio 1. Lo conoscerete: la rassegna in diretta dei titoli dei tg, tre-quattro ospiti via telefono, il pubblico che pone domande. E' una formula inventata da Giancarlo Santalmassi anni fa, che Forbice ha ereditato. Ai tempi dell'Ulivo era moderatamente servile nei confronti del governo. Oggi è a destra di Bondi. Chiunque chiami per dire cose di buon senso (le tasse non sono scese, i prezzi non sono colpa dell'euro ma di chi non ha controllato, in Italia c'è un conflitto di interessi) viene zittito con stizza. Gli altri possono parlare all'infinito. Ora: noi pensiamo che Forbice, che probabilmente non esce dal suo studio da vent'anni, si sia ammalato di corridoite Rai. E' convinto che l'Italia sia quella che gli dà da mangiare e a quella risponde. Va svegliato. Ai lettori del Blog chiediamo di chiamarlo in diretta - 800055101 - e fargli capire che strada ha preso. Senza insulti e pernacchie, per carità. Ma con due piccoli segnali: intanto chiamandolo "signor Forcipe", così gli va via il delirio di onnipotenza. Poi, dopo un intervento assolutamente filogovernativo (sennò non vi fa parlare) dovrete chiudere la chiamata con la frase: "Complimenti per la trasmissione. Ma non questa". Aldo si chiederà cosa c'è che non va e magari torneremo ad avere un programma che per la formula sarebbe pure ascoltabile. Altrimenti c'è sempre Santalmassi su Radio24, che è meglio. Ah: quando telefonate, documentate la vostra prodezza. E inviatecela. La pubblicheremo, gliela spediremo. E anche voi potrete dire: "Ci dò un taglio con Forbice".
postato da: bravimabasta alle ore 18:02 | link | commenti (6)
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GRASSO NON SEI NESSUNO (rubrica di critica televisiva di Graldo Alsso, docente di epistemologia islandese all'università di Uusikaupunki e di variegato al dolcetto all'università di Oulu. Nell'immagine, una recente foto del professor Alsso che, come La Repubblica e il Corriere, anche lui è da oggi tutto a colori)




"No, niente, speriamo che Mentana non abbia anche stasera un tema da farsi censurare. Perché io un'ora di Paperissima proprio non la reggo. Grazie a tutti".

postato da: bravimabasta alle ore 12:38 | link | commenti (2)
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PASSA IL FELTRINO


(rubrica di battute di destra, a volte scarse a volte no, dedicate a Mattia Feltri, prematuramente scomparso dalle colonne del Foglio e passato alla Stampa dove gli fanno fare le interviste)


"Alla marcia della pace ancora nessuna medaglia per gli Azzurri"


Commento> Mi sembra di averla già sentita.

postato da: bravimabasta alle ore 12:33 | link | commenti
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ORMAI SONO COSI' VECCHIO CHE...



(rubrica millenaristica)





...mi ricordo ancora quando dire "attimino" era considerato indice di coglioneria.

postato da: bravimabasta alle ore 12:30 | link | commenti
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CHIAMAMI IENA (rubrica a grande richiesta su uno che si crede un gran dritto e invece è solo un gran babbeo, ma siccome Iena è in ferie la facciamo noi)


Pare che i raccomandati alla Poste ci fossero anche sotto il governo dell'Ulivo. Però prima di segnalare, almeno mettevano la freccia.

(Titolo "Pare")



Commento Mamma mia.

postato da: bravimabasta alle ore 12:29 | link | commenti
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E LO PAGANO PURE


(rubrica invidiosa di Maurizio Costanzo, che sul Messaggero se vuole può scrivere pure la lista della spesa, e quelli gliela pubblicano) 



LEGGO che una giovane nostra connazionale è incappata in una maga, nota in quanto consigliera di personaggi dello spettacolo, che le ha imposto la castità dividendola subito dalla famiglia. Mi sono occupato molto spesso di maghe, streghe, sette. Qualche risultato c’è stato e così qualche intervento di polizia, carabinieri o finanza. Poco rispetto al fenomeno. Quel che mi stupisce sono i racconti via via ascoltati da quanti sono riusciti a liberarsi dalla soggezione psicologica e hanno preso le distanze da questi pericolosi individui. Non bisogna abbassare la guardia. Sull’argomento, a costo di apparire ripetitivi, si deve tornare di tanto in tanto e si deve anche chiedere che torni, ancorché modificato, il reato di plagio derubricato alcuni anni fa.


Traduzione* A costo di apparire ripetitivo, signora mia.

postato da: bravimabasta alle ore 12:19 | link | commenti (1)
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 TUTTI AL MARE VENT'ANNI DOPO


(Prosegue la pubblicazione del diario-omaggio-lenzuolata uscito sull'Unita' dal 20 luglio scorso)


Luca Bottura  


GALLIPOLI



La ripartenza verso Leuca, poi. Trecento e passa chilometri di blu inverecondo. Spezzato talvolta dal giallo carico del grano (come ad Amendolara, dove lo scorcio è lo stesso che centrò alla nuca il Serra, lasciandolo tramortito dalla bellezza) e più spesso da un altro blu: quello dei cartelli che propagandano il digitale terrestre. Da Ventimiglia in poi, ne ho contati migliaia. Lo slogan deve averlo scritto Gasparri in persona - "Il digitale terrestre è atterrato sulla terra" - mentre la parte in basso dev'essere a cura di qualche compagnia telefonica: "Chiama il numero verde 848….". Si dà infatti il caso che l'848 non sia un numero verde. Si paga. Mentre entro in Puglia, una domandina si fa strada: ma Albacom, è ancora di quellolà? Vuoi vedere che… Fortuna che gli Internet point sono sprangati, Taranto è bellissima e strozzata da un traffico che richiede la massima cautela, il tacco lontano. E non ho tempo per verificare.
Quando arrivo in fondo, il sole è calato da un pezzo. Risparmiandomi ogni anarchia urbanistica. Al porto di Leuca, che si raggiunge a fatica dopo un toboga tra brianzoli bercianti e enormi camper olandesi - rieccoli - che tentano di fare manovra, cerco un indirizzo per dormire. E lo trovo nel dottor Giuseppe Pellegrino, 34 anni, laureato alla Bocconi di Milano col massimo dei voti, master in Economia, precedenti esperienze di lavoro come consulente di Andersen, Deloite, Accenture. Ha una t shirt bianca con la scritta "Smart crew". Un bed and breakfast. Porta in giro i turisti in barca. Coltiva pomodori.
Com'è successo? "E' successo che Milano fa schifo. Che per 8 anni ho dovuto fare una vita che non era la mia. Lavorare con gente che non era la mia. Andare a cena con un'umanità che non era la mia e parlava solo di lavoro. Ero finito dentro un tunnel di alienazione ottimamente pagata. Allora ho sfidato la contrarietà di mio padre, che fa il medico e mi aveva già disegnato una carriera precisa, e ho deciso di togliermi la giacca e la cravatta. Lui vota Forza Italia, però gli ho fatto prendere pure la tessera dell'Arci".
E' stata una decisione secca? "No. Già al momento di laurearmi avevo capito ciò che rischiavo di diventare: l'ennesimo prodotto della grande fabbrica di frustrati. La tesi era il momento di sintetizzare ciò che avevo imparato, ma anche il mio percorso di vita fino a quel punto: mi ritrovai a fare fotocopie su fotocopie di qualunque testo, parossisticamente. Ero come impazzito. Poi per decidermi ci sono voluti altri cinque anni, alcuni mesi di lavoro a Napoli, un amore finito. Ma oggi a Milano mi mancherebbe l'ossigeno".
Giuseppe ha pure fondato un circolo Arci che si chiama Purbacchia, cioè portulaca, "un'erba infestante ma commestibile". E nel percorso di emigrazione a testa in giù - per quanto il viaggio di andata fosse in prima classe, a giudicare dal maso ottocentesco che ci ospita - sta cercando di coinvolgere altri salentini. "Siamo in diciotto. Una vicepresidentessa che però sta ancora al nord, è ostaggio di un call center, ma ha lo stesso paura di recidere il cordone. E un amico che lavora nel sociale ad Alessandria, pure lui col mio curriculum. Altri verranno a fare le ferie, intanto. Poi si vede". Obiettivi? "Vorrei sfruttare le mie conoscenze economiche per uscire dalla logica della pizzica. Hai presente, no? Canti e balli tradizionali di una tradizione che in realtà ci siamo inventati per i turisti. Ormai è roba da giapponesi. E intanto gli alberghi strozzano chi ci viene". E tra cinque anni, come ti vedi? "Col mio campo biologico finanziato anche dall'Unione Europea, un circolo Arci pieno di gente, e il primo ostello della zona, costruito da noi. Io ho girato tutta l'Europa, negli ostelli. Perché gli olandesi che vengono qui devono dormire per terra?".
Perché sono olandesi e non si meritano altro, verrebbe da rispondere. Ma già un tarlo si è insinuato nella testa: nel buio ho saltato Gallipoli. Non ho visitato la patria acquisita di Massimo D'Alema. Rischio di non portare a termine un obiettivo che mi ero dato circa 4000 chilometri fa: rendere omaggio al Presidente e siglare la pace con le "iene dattilografe", come ebbe a definire i cronisti. Saluto perciò Giuseppe e risalgo in auto in direzione nord. Di gran carriera.
Gallipoli è un sogno. Com'è noto, qui prima di D'Alema il mare non c'era. Meglio: c'era, ma era quello di Rimini. Oggi, l'acqua del porto è potabile. Le luci fanno da ghirlanda a un gioiello architettonico: il rivellino del '600 che proprio D'Alema costruì con le proprie mani durante il governo dell'Ulivo. E solo un'elegante passatoia di splendido asfalto, corso Marconi, divide la città vecchia da quella nuova. La percorro ammirato: ci sono anche tre sportelli bancari a fila e, poco prima di librarsi verso il centro storico, un grattacielo che fu costruito dalla Dc ma che solo in epoca recente è stato impreziosito da mattonelle in vera ceramica. Il risultato è un rigore estetico che decora lo skyline come quello di una piccola New York, fondendo le due anime della città in un unico modello di incomparabile nitore estetico.
Sui bastioni della zona storica, si erge il ristorante che ospitò il celebre incontro tra il Presidente e Rocco Buttiglione, durante il quale D'Alema compì uno dei suoi capolavori politici: simulare l'accordo col commensale, salvo poi sbolognarlo al Polo perché potesse far danni allo schieramento avverso. Il cameriere Luigi mi conferma che sì, c'è ancora gente che viene in pellegrinaggio. E che i loro affari, come quelli di tutti gli esercizi in zona, hanno tratto benefici indicibili dall'illustre testimonial. Poi parte col menu di quel giorno: "Frutti di mare, antipasto cotto, tagliatelle gamberi, pesto, seppie, olive…". Il conto? "Pagò il Comune".
Una passeggiata in centro consolida il mito. I prezzi testimoniano un livello di vita vicino a quello di Helsinki (3 euro un tè freddo, 160 per una doppia in bed and breakfast) e la gente del posto fa a gara per affastellare aneddoti entusiastici. Una bella vecchina, seduta proprio di fianco alla statua di Padre Pio, mi racconta dell'ex sindaco Fasano, braccio operativo d'alemiano, e del suo tonitruante recupero del centro storico. Un albergatore ricorda che il presidente qui era così forte che di liste di centrosinistra alle Comunali se ne presentarono tre. Una cameriera mi ricorda che poi, certo, vinse il centrodestra, ma persino l'attuale sindaco Venneri dichiarò a Deaglio: "Votate me al Comune e D'Alema al Senato".
E poi Lido Pizzo, un'oasi preservata dal segretario mentre c'era chi voleva farne un parco protetto della cementificazione. La moltiplicazione del valore degli immobili, con certi palazzi del centro comprati nel '60 a quarantamila lire e oggi rivenduti a cinque milioni di euro. La legalità diffusa, tanto che l'auto bruciata a un vigile troppo zelante, quindici giorni fa, è ormai un episodio anacronistico. Il mare generoso che presto potrà deporre i suoi frutti in un mercato del pesce nuovo di zecca. Tutto è come mi immaginavo.
Estasiato, ridiscendo a piedi verso il porto. Dribblo un edicolante che non ha capito il genio del suo concittadino - è di An, povero - e pregusto l'ultima tappa: un latte di mandorla al bar di Antonio Belisario, già consigliere comunale, iscritto ai Ds, una delle chiavi di volta per la vittoria di Niky Vendola in zona, ma soprattutto amico di D'Alema. "Un amico vero - sorride -. Ricordo ancora l'ultimo comizio qui, quando sconfisse Mantovano. Voleva aspettare Giuliano Amato, lo convinsi a salire sul palco da solo. Un trionfo".
Perfetto. "D'Alema - aggiunge Belisario, interrompendosi di tanto in tanto per consegnare un'altra torta pasticciotto - ha dato a Gallipoli la consapevolezza di essere città modello. Ci ha fatto sentire la responsabilità. Ci ha messi sotto i riflettori e ci ha invitati a comportarci di conseguenza. Abbiamo riscoperto l'autodeterminazione. Oggi però…".
No! "… oggi però ci sentiamo un po' abbandonati. Da quando non è più il deputato di Gallipoli, ha smesso di venire. So che è in Croazia. Legittimo, certo. Però la città ha bisogno di lui. E poi…". Basta! Basta! "E poi mi ricordo cosa dissi a un giornalista di destra che mi chiedeva notizie del presidente del consiglio: non ne ho. Ho notizie di Massimo. Che è mio amico. E che lo sarà anche quando avrà smesso di essere presidente. Ecco, vorrei avergli detto la verità".
Saluto Belisario (dopo una chiacchierata ben più lunga, dalla quale desumo passione, talento, visione politica, lucidità, ottimismo della volontà) chiedendomi se le sue ultime parole possano far velo all'affresco gallipolino che spero di aver dipinto con sufficiente ardore. In fin dei conti fino a lì sembrava una pagina del Riformista… Alle mie spalle, la città che scintilla. Ai lati, il mare che è diventato di pece. Davanti, la mia auto. Con una multa sul parabrezza. Mi sa che continueremo a essere iene dattilografe.

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 CONTROCRAMPO






Luca Bottura per l'Unità




Ore 9 Dopo il grande successo al Lido di “Brokeback mountain”, il film che racconta la storia di due cowboy gay, Cristiano Malgioglio viene avvistato cerca invano un negozio di speroni aperto.
Ore 10 Avendo appreso che il presidente del Consiglio accetterà un faccia a faccia in tv ma solo in presenza di un arbitro imparziale, la Rai comunica di aver ingaggiato Byron Moreno.
Ore 10.30 Romano Prodi rifiuta l'offerta di Raffaella Carrà, che si era candidata a sua volta per moderare il duello con Berlusconi: "Non vorrei che all'ultimo mi facesse una carrambata Veltroni ".
Ore 11 Novità discografiche: per festeggiare l'ordinanza che ha obbligato la B a giocare di sabato, il presidente della Federcalcio Carraro annuncia che inciderà un disco: "Eravamo quattro amici al Tar".
Ore 11.15 Bel gesto di Moratti, che dopo la sconfitta di Palermo rassicura rassicurare Mancini regalandogli un panettone: “Così sei sicuro che lo mangi”.
Ore 11.20 In una nota, il Palermo fa presente che ritiene ingenerosa l’etichetta di “volto nuovo” del campionato: “Visto che lo sponsor è la Provincia di Palermo, più che il volto preferiamo essere considerati il Musotto”.
Ore 11.30 George Bush, intervistato a margine delle celebrazioni per l’11 settembre, invita a ricordare anche le vittime di Katrina: “Non dimenticherò mai quelle venti piattaforme petrolifere andate distrutte”.
Ore 12 Per un improvviso funzionamento di tutta la strumentazione di bordo, un Atr 42 atterra regolarmente a Fiumicino. Aperta un’inchiesta.
Ore 13 Primi guai per il treno di Mastella: non ci sono abbastanza poltrone per tutti.
Ore 13.30 Prende il via su Canale 5 una nuova trasmissione: "Quelli che il Baffo".
Ore 14 Alla marcia della pace di Assisi si impone per distacco l’algerino Ahmed Akrabaj. Ore 14.01 Akrabaj svela il segreto del suo successo: “Ero inseguito da Mario Borghezio”.
Ore 14.30 La cantante Cheril Crow, compagna del ciclista Lance Armstrong, canta a “Quelli che il calcio”. Ore 14.31 Armstrong fa sapere da Parigi che in quanto a lui, di cantare non se ne parla neanche.
Ore 15 Scalpore per l'invedibile palla metà gialla e metà rossa di Roma-Udinese. Ore 15.01 La Diadora rassicura che la palla sarà corretta: "I nostri tecnici stanno già lavorando a una versione molto più visibile: la faremo verde".
Ore 15.37 Dopo il gran gol contro la Reggina, il doriano Bonazzoli non esulta per rispetto alla sua vecchia squadra. Ore 15.38 Follini rassicura la Casa delle Libertà: “Anche noi in caso di vittoria dell’Unione ci comporteremmo allo stesso modo”.
Ore 16.45 La Juve travolge l'Empoli fuoricasa per 4-0. Casini: "Mi sembra un risultato realistico". Berlusconi: "No, è finita pari".
Ore 16.48 Nonostante la sconfitta e il tardivo impiego, Antonio Cassano mostra a Spalletti tutta la benevolenza e gli buca solo una gomma su quattro del Cayenne.
Ore 16.50 Il tecnico della Fiorentina Prandelli motiva la rimonta subita dal Messina: “Purtroppo sul 2-0 ci ha offerto il suo appoggio anche Vittorio Sgarbi, e noi abbiamo accettato cone dei fessi”.
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domenica, 11 settembre 2005

 TUTTI AL MARE VENT'ANNI DOPO


(Prosegue la pubblicazione del diario-omaggio-lenzuolata uscito sull'Unita' dal 20 luglio scorso)


Luca Bottura  

CROTONE

“Lei ha il permesso del capovillaggio? No? E allora mi dispiace ma non può entrare”. Nel Congo alla ricerca di Livingstone? Al villaggio Valtur di Capo Rizzuto nel 1985? Macché: al villaggio di Capo Rizzuto nel 2005. Nello stesso posto, cioè, in cui il Serra fu respinto con perdite vent’anni orsono, colpevole di voler attentare alla serenità dei vacanzieri con quattro-domande-quattro sulla loro condizione di prede dei g.a.: i gentile animateur. Quelli che vennero importati dal Club Mediterranée e poi perfezionati in Italia secondo tecniche di colorata coercizione dei turisti che anche al Mossad ormai considerano troppo severe: eventi continui, felicità a momenti, vita intensa. E un mondo difficile.

Stavolta va così. Mi presento all’ingresso del villaggio verso le 14 e subito vengo stoppato dalla guardia giurata, che è vestita come Totò Schillaci al provino per il sequel dei Chips: vistosa semiautomatica nella fondina, maglietta azzurra con scudetto tricolore. Mi dispongo a zerbino, spiego il mio piano, vengo fatto accomodare in un gazebo di legno mentre fuori la vita continua a scorrere veloce. Velocissima, dal momento in cui comincia a piovere e si intuisce il viavai di forzati che risalgono dalla spiaggia al villaggio per sottoporsi a chissà quali torture: il torneo di ping pong? Una gara di barzellette? Il remake del Grande fratello con tanto di nomination e fuga d’amore nella suite?

Mentre fantastico sulla sorte degli ostaggi, vengo messo in contatto telefonico con la reception. Che sta a cento metri, o almeno così intuisco. Mi risponde una voce femminile. Rispiego. Mi parcheggiano in attesa. Per mezz’ora. Intanto, un nastro registrato mi prega di rimanere in linea in dieci lingue diverse, maltrattandole tutte. E il jingle della Valtur,che sembra scritto dal fratello meno dotato di Goran Kuzminac, martella impietoso: “Uouoooo per l’amicizia! Uouoooo e l’amico sei tu! L’emozione di un istanteee! L’emozione divertenteeee! L’emozione della genteeee, dei villaggi Valtuuuur!”.

In realtà no, l’amico non sono io. O almeno così mi spiega la voce femminile che finalmente ha ottenuto la risposta del capovilaggio: no. Perché? “Perché lei potrebbe essere chiunque”. L’affermazione mi spiazza: effettivamente io SONO chiunque. “Però se vuole chiedere a Milano…”. Perfetto: è andata. Stavolta ce la faccio. Entrerò con tutti i crismi, munito di regolare permesso. All’epoca, il Serra difficilmente avrebbe potuto rimediare un telefono in zona: intorno ci sono solo ginestre e bouganville. Ma la tecnologia nel frattempo ha fatto qualche passetto. Chiamo Milano, dal mio cellulare e a mie spese. La ragazza dell’ufficio relazioni esterne copre il telefono con la mano (non benissimo) e racconta al suo capo che un “giornalista dell’Unità in barca a vela vuole entrare al Valtur di Isola Capo Rizzuto”. Quello forse si chiede cosa ci fa D’Alema a Capo Rizzuto. Poi pensa di chiamare gli infermieri. Infine si fa raccontare nuovamente. E conclude: “Servirebbe l’autorizzazione del direttore prodotto, che è il capo di tutti i capi-villaggio. O del direttore generale”. Ciumbia. “Se vuole lasciarmi il suo numero…”.

Quando si fanno lasciare il numero,di solito non richiamano. E non sarà questa l’eccezione. Inoltre, a differenza del mio predecessore, non dispongo neppure di una vettura 4x4 che mi guidi attraverso i campi di pomodori per tentare uno sbocco via mare. Dunque mi infilo il codone tra le gambone, ben deciso a evitare facili ripicche per il trattamento ricevuto. Non scriverò mai, per esempio, che poco tempo fa da queste parti la ‘ndrangheta ha fatto saltare un pregiudicato con un bazooka, e che dunque la sicurezza anabolizzata del Valtur profuma un po’ di Colombia. O che sembra di stare in un film di Tarantino. Anche perché ho un piano B: perlustrare l’altro villaggio turistico che dà lavoro a decine di crotonesi: il Cpt per immigrati che sta di fronte all’aeroporto. Fa capo alla Misericordia, una Onlus cattolica, e non alla Valtur. E’ più recente, perché finito di costruire un anno e mezzo fa fa. E’ decisamente meno confortevole. E meno capiente: 120 reclusi al massimo. Ma non meno facile da visitare. Ne sa qualcosa il presidente della Regione Loiero, che pochi mesi orsono fu respinto e dovette ripresentarsi il giorno successivo.

Naturalmente non va meglio al cronista, ma almeno mi ritrovo l’opportunità di conoscere Serafino Scalise, poliziotto, segretario del Silp Cgil. Che si batte pubblicamente per rendere decenti le condizioni di chi dentro al centro è trattenuto, e anche di chi ci lavora. Agenti che vengono comandati a rimpatriare i clandestini mentre magari servirebbero sul territorio, visto che gli organici di polizia sono gli stessi di quando l’immigrazione manco si sapeva cos’era. Insomma – abbozzo a Scalise, esprimendomi in tardo democristiano – finisce che per combattere la criminalità mancano uomini e mezzi. Lui mi fulmina amorevolmente: “Uomini e mezzi ci sono – sorride – manca il contesto”. Poi me lo spiega, il contesto: “Qualche giorno fa, una pattuglia impegnata in un inseguimento ha trovato un’auto in doppia fila che faceva da tappo. Quando finalmente sono riusciti a passare, il collega ha abbassato il finestrino e ha richiamato il tizio che non si era spostato: ‘Poi ti mandiamo la contravvenzione a casa’. Quello non ci ha visto più: ammìa? E s’è lanciato all’inseguimento della volante”. Com’è finita? “Gli ha tagliato la strada, li ha fermati. I poliziotti sono scesi e c’è stata una colluttazione. La sera al telegiornale locale c’erano le interviste dell’assalitore: raccontava di aver subito un’aggressione. Un eroe, praticamente”.

Vado a cercare altri lumi sul famoso contesto da un collega di Scalise: solo sindacalista, non poliziotto. Ma a Crotone basta per essere in prima linea. Perché se difendi i diritti di chi lavora, affondi ipso facto le mani nella zona grigia che sta tra l’imprenditoria e l’indicibile.

Alla sede della Cgil  c’è ancora Di Vittorio alle pareti. E sbarre alle finestre. Anche se siamo al primo piano. Il mio uomo si chiama Romano Pesavento, ha una trentina d’anni, una Lacoste verde e un papà del nord che ha studiato con Curcio e Rostagno. In una mezz’ora lucida e appassionata, mi fa il Bignami della Crotone p.M, cioè post Montecatini, il gigante chimico imploso una decina d’anni fa  insieme a tutto l’indotto, trascinando nel nulla 1200 famiglie. E’ questo: ferrovia a un solo binario, una sola strada verso Taranto e Catanzaro “che basta un funerale per bloccarla”, 23 per cento di disoccupazione ufficiale, lavoro nero come istituzione, una sola agenzia interinale in città “ché il posto te lo trovano altre persone”, l’usura della ‘ndrangheta “che non ti strozza ma rileva l’azienda”, l’abusivismo che dilaga e lambisce pure l’area marina protetta di Capo Rizzuto, Antonello Venditti...

So cosa pensate: poveretti, anche Venditti. Ma stavolta, solo stavolta, vi sbagliate. “E’ venuto in concerto a Capo Rizzuto – racconta Romano – e ha avuto la brillante idea di scagliarsi contro l’abusivismo. Che bel mare avete, ha scandito al microfono. Peccato tutto quel cemento. E’ la rovina della Calabria. Improvvisamente la piazza s’è zittita. Allora Venditti ha provato a mediare: se proprio dovete farle abusive, fatele belle. Qui si vedono certe cose… Ma la gente se ne stava già andando”.

Romano mi introduce al suo capo: Pasquale Aprigliano. Ex sindaco di un paesino di Cosenza, sta qui da dieci anni. Look e disincanto da Marlboro man. “Cosa occorre per fare il sindacalista qui? Peli sullo stomaco e coglioni nel ghiaccio”. Poi esemplifica: “Il contratto d’area, per dire. Poniamo che l’imprenditore intaschi i soldi d’incentivo e poi assuma trenta persone invece delle cinquanta che la legge gli impone. Io devo denunciarlo. Il risultato però è che gli revocano il finanziamento, quello chiude, e anche i trenta assunti restano a casa. Devo scegliere tra una violazione e un disastro sociale però…”. Però? “Però fatti un giro per Crotone. Pellicce, gioielli… non è terzo mondo. I soldi liquidi non mancano. Il rischio è smettere di chiedersi da dove vengano”.

Uscendo, la delusione: nemmeno una pelliccia. Forse il fatto che siamo in agosto un po’ influisce. Ma la ricognizione, grazie a Romano, regala altri momenti significativi: il pellegrinaggio all’enorme gladio in marmo che sovrasta la città dall’alto di Parco Pignera, sorta di simbolo fallico che soprattutto di notte emerge in tutto il suo turgore. E poi piazza De Gasperi, col suo giardinetto a forma di svastica. Il terribile palaMilone con la sua insegna che sembra disegnata da Marinetti in acido. E il lungomare. Che, certo, conta pure un edificio storico dell’Ottocento raso al suolo per costruirci un albergo. Certo, è invaso dalle auto. Certo, è costellato di imperdonabili parabole che offuscano le residue palazzine liberty. Certo, ha qualche fontana sporca che non funziona. Certo, è stato ristrutturato in modo che quando piove si allaghi. Ma è bello. E decorato da giovani belli. Con begli abiti firmati. Che bevono bei drink, in bei pub, su un bel mare.

Finisce così che tu e Romano vi guardate come Totò e Peppino alla stazione di Milano. Perché la ‘ndrangheta in fondo è come la nebbia: quando c’è, non si vede. E si chiama contesto.

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sabato, 10 settembre 2005

GAGO NEWS


Flash Ultim'ora> Pur di farlo dimettere, Berlusconi ha fatto vincere il Leone D'oro come miglior film a Fazio, e gli ha promesso l'Oscar alla carriera.

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LA CITAZIONE DEL GIORNO

"Professore, sono pronto, faccia pure di me un super Inframan!"

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GAGO NEWS


Flash Ultim'ora> Berlusconi alla Fiera del Levante: "Vogliamo fare del sud Italia, se non la Florida italiana, almeno la Louisiana".

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 TUTTI AL MARE VENT'ANNI DOPO


(Prosegue la pubblicazione del diario-omaggio-lenzuolata uscito sull'Unita' dal 20 luglio scorso)


Luca Bottura  

SEMINARA

Se c’è una cosa che ti colpisce, entrando in Calabria sulla Statale 16, è l’ottimismo. Quello dei ciuffi di cemento armato che spuntano dai tetti delle case, pronti a fare da nerbo per il sopralzo che verrà, quando ci saranno i soldi. E quello di una campagna contro gli incendi che accompagna questa e altre strade a cadenza regolare e ineludibile. Lo slogan è “Calabria, incendio domato”, e per darle un volto devono a verci pensato a lungo. Serviva, com’è ovvio, la faccia di uno che conosce il problema, autorevole, fortemente legato al territorio. Hanno scelto Massimo Giletti. E a me, al decimo chilometro in compagnia del suo faccione piallato col computer, è venuta una gran voglia di cominciare a fumare e spargere mozziconi per la macchia mediterranea.

Scendendo verso Vibo Valentia, a Limbadi, un altro sprazzo di fiducia nel futuro. Uno dei piccoli frantoi strozzati dalla grande distribuzione che vendono il proprio olio pregiatissimo solo ai locali e a qualche amatore sparso per l’Italia. Mi faccio (ri)spiegare, ché sulla vicenda già picchiò duro Report: “Per la legge – mi dice Francesco Corigliano, il proprietario, discendente di una famiglia ch produce olio da sessant’anni – è sufficiente che l’olio extravergine abbia lo 0,8 per cento di acidità. Ottenuta non importa come. Dunque quello che compri al supermercato può essere costituito dal 10 per cento di olio davvero extravergine e il 90 di olio lampante rettificato”. Cerco di mitigare l’ignoranza: che è l’olio lampante? “L’olio extravergine profuma, quello lampante puzza. Lo si ottiene dalle olive cadute a terra naturalmente, senza battere l’albero. Hanno iniziato a fermentare, sono molto più acide. Ma basta purificarle con solventi chimici”. Nascono così gli extravergine a 3 euro per bottiglia, quando quelli come Corigliano – tre dipendenti in tutto, dodici durante la raccolta -  devono venderli almeno al doppio per andare in pari. Domanda: e quelli che scrivono “olio italiano” sull’etichetta? “Vale la norma dell’olio lampante, è sufficiente una percentuale. Il resto magari è turco, spagnolo. Anche quello biologico. Certo, ci fosse il marchio Dop..:”. E c’è? “Qui no. Qui amiamo dividerci. Nessuno si consorzia, tutti giocano per sé. Si tira a fregare l’altro. Se il Parmigiano non avesse un consorzio, se lo mangerebbero solo in Emilia. Per il marchio Dop però era fatta, poteva essere un punto di partenza. Poi è cambiata la maggioranza in Provincia e ci hanno detto che non potevano sposare una causa della Giunta precedente. Non ci finanziano più, si ricomincia da capo”. Chi governa ora? “Il centrodestra”.

Pagato il tributo testimoniale al porto di Gioia Tauro, nel quale si entra in macchina con estrema facilità nonostante i due casermoni di Carabinieri e Polizia parcheggiati ai lati dell’ingresso, discendo verso l’imbuto anarchico di Palmi, in fondo al quale un vigile tenta di sciogliere un ingorgo cominciato probabilmente nel ’78, e poi verso Seminara, nella Piana, tappa finale della giornata alla ricerca della Calabria felix.

E’ lì che trascorre l’estate l’unico autore satirico di destra autoproclamatosi tale: Natalino Russo, ex bancario, ex barista, ex dipendente dell’Aci, che a quasi sessant’anni ha cominciato a bombardare siti Internet più o meno famosi con le sue battute: “Se Berlusconi diventasse re, lo chiamerebbero ‘Sua Altezza Irreale”. “Il collezionista di monete dicesi numismatico, se invece colleziona patacche dicesi Nomismatico”. “Difficile sostituire Luttazzi, nessuno sa farne le feci”.

Com’è ovvio, Natalino ha subito raccolto un certo successo. Prima gli hanno dato una presenza fissa su Tv7, il magazine del Corriere della Sera. Che ha chiuso, purtroppo. Oggi impreziosice Eva Tremila con alcuni arguti calembour sui vip. Senza contare la quotidiana presenza su Dagospia, il sito di gossip e controinformazione che ne ospita gli exploit nella sezione delle lettere. Sul mio blog, avevo cominciato a citare le sue gag in una rubrica dal titolo piuttosto eloquente: “Il luogocomunista”. Se n’è accorto e, convinto che fosse un omaggio, ha cominciato a frequentarlo e a lasciare commenti in difesa di Berlusconi, contro Prodi e contro Stalin. Che ai suoi occhi sono sostanzialmente la stessa persona.

Dopo due settimane era peggio di Pearl Harbour: come già era accaduto nel sito assai più celebre di Sabelli Fioretti, il blog è diventato una rissa continua tra chi dava del decerebrato fascista a Natalino, e quelli che rispondevano accusando gli interlocutori di essere impotenti comunisti: Natalino medesimo.

Ora sono qui, per implorarlo di smettere. E farmi spiegare ‘sta satira di destra.

Nella piazza del paese, 2500 anime che diventano 15000 a Ferragosto per via che gli emigranti tornano a festeggiare la Madonna dei Poveri, Natalino mi accoglie con entusiasmo. Provo a pagare un caffè, ma mi spiega “a certe regole di ospitalità non ci si può sottrarre”. E la regola è questa: lui mi prende in ostaggio per quattro ore, per l’intervista si vede.

La prima tappa è un’emozione vera, la visita all’unico lettore dell’Unità di Seminara: Vincenzo Latino. Ha 81 anni. E’ il barbiere del Paese da mezzo secolo. Meglio: lo è stato fino a dieci anni fa. Ma da allora non smette di aprire bottega tutte le mattine. Spolvera, si siede su una delle poltrone bianche e rosse, e legge. “Non ho perso una copia dal ’45 - mi dice, impastando italiano e vernacolo – era direttore Togliatti. E ne ho pagato le conseguenze. Saranno stati gli anni ’50: un politico Dc mi additò durante un comizio. I clienti smisero di venire perché avevano paura di farsi servire dal comunista. Provai in un Comune vicino: sei chilometri a piedi tutti i giorni. Ma lì si mise di mezzo il prete. Finì che non avevo neanche i soldi per comprare le sigarette. In più avevo due fratelli partigiani: un’aggravante”.

Latino è la tua storia incarnata, o almeno come ti piacerebbe che fosse. Con l’Unità si è alfabetizzato prima, erudito poi. Ha una faccia, un tono, una moglie – bella ora, da giovane doveva essere un bouquet di fiori – che ti mettono allegria nel cuore. E ha tirato su otto figli, mentre quelli lo boicottavano. Gli chiedo cosa vede guardando attraverso la vetrina. Mi risponde che passano molti giovani, e che a quei giovani non frega niente della politica.  Poi mi chiede di dove sono. Bologna, rispondo. “Allora avete conosciuto Dozza…”. Magari, verrebbe da rispondergli. E raccontargli quella città vetrina che vetrina non è più. Ma il mio Cicerone ha fretta, vuole mostrarmi un bar che produce biscotti tipici. Quasi non riesco a salutarlo, Vincenzo. E allora lo faccio qui: è stato davvero un onore conoscerti.

I biscotti in questione si chiamano pitte e li produce il bar dei fratelli Zagari. Avevo promesso di scriverlo. Non posso  inoltre non accennare  (non posso: chiaro?)  alle friselle della panetteria che sta nella piazza principale, delle quali ricevo opportuno omaggio. E, anzi, vorrei cogliere l’occasione per segnalare che il Bar Sport di Seminara fa un ottimo caffè. Mi spiace solo non ricordare il nome della coppia madre-bambino – il figlio forse si chiamava Giovannino, ma non ci giurerei – che sta in veranda e che Natalino mi obbliga cordialmente a fotografare. Prima di spostarci da un ceramista suo cugino: “Devi scrivere -  mi dice– che sei entrato nella bottega di Domenico Bitto, e che i tuoi occhi sono rimasti incantati”. Eseguo. Perché le ceramiche di Bitto sprigionano decoro, arte, fatica. E anche perché sono ormai incapace di opporre la benché minima resistenza.

Natalino è un ciclone. Nel giro di pochi minuti, e a ritmi crescenti, tenta di fare sposare il mio bimbo di tre anni con la figlia di un facoltoso olivicoltore del posto; mi rivela che pur essendo di destra apprezza l’ex sindaco Costantino, ds, oggetto quando era in carica di numerosi attentati della ‘ndrangheta; mi racconta che una volta in chiesa ha raccolto i fondi per far rimpatriare la salma di un bracciante bulgaro abusivo; si vanta di aver scritto una poesia più corta del “M’illumino d’immenso di Ungaretti”; sostiene che un suo componimento sta al museo dello Shoah; mi declama un poemetto in cui il lungomare di Reggio fa rima con egregio; rievoca la serata nella piazza di Seminara in cui prese più applausi di Alvaro Vitali; mi racconta di aver gabbato un vecchio amico diessino raccontandogli la stessa barzelletta (quella del sub eccezionale e del sub normale: la sapete, no?) prima su Craxi e poi su Berlinguer. E quello ha riso solo la seconda volta.

Beh, ci ha provato anche nel mio blog, a fare il doppio gioco sotto mentite spoglie. Ma l’hanno scoperto subito e ricoperto di insulti. Nonostante questo, quando ormai in piena notte mi libero del rapitore, dopo una cena con vista autostrada naturalmente a sue spese, mi sorprendo a pensare che nella sua mitomania ipercinetica, il Seminara – perché così si fa chiamare, Natalino - sia in fondo un buon diavolo.

In fondo pure lui è calabrese. Dunque ottimista. Quasi dimenticavo: Natalino, e la satira di destra? “E’ quella che si fa a 360 gradi”. Finalmente una battuta eccellente.

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MA NON E' CHE COPI E INCOLLI?(rubrica sulle grandi opportunità offerte da "Control+C" e "Control+V")

"La situazione italiana è assai più grave e pasticciata. In cinque anni il governo Berlusconi non ha neppure provato a mettere in pratica il suo programma elettorale. La promessa di un robusto taglio fiscale, di marca reaganiana o a imitazione dell'ultimo Bush, è svanita dopo pochi mesi per paura di uscire dai parametri europei ... La prospettiva, ora, è tenersi un governicchio impotente per altri sei o sette mesi, indeciso a tutto, per giunta ingaggiato in una campagna elettorale i cui toni sono già esasperanti". (Curzio Maltese, rubrica "Contromano" sul Venerdì di Repubblica).

Commento Sempre la stessa manfrina, diamine. Secondo me, Curzio, tu copi e incolli.

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 LUCIDI OTTONI (rubrica su una mente rischiarante)

"E' perfettamente inutile piangere sulle nostre cronache politiche, per quel che dicono e per quel che fanno i vari protagonisti della vita pubblica. Fedele alle regole che mi impongo in questa sede, non scenderò nei particolari, non farò esempi". (Piero Ottone, rubrica "Vizi e virtù" sul Venerdì di Repubblica).

Commento Insomma aria fritta per quaranta righe, come al solito.

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LE GRANDI DICHIARAZIONI

"Il trasferimento degli sfollati dallo stadio di New Orleans allo stadio Astrodome di Houston per alcuni rifugiati è una buona cosa considerando che si tratta, ad ogni modo, di poveracci". (dichiarazione di Barbara Bush).

Commento Ah yeah, Barbara.

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GAGO NEWS


Flash Ultim'ora> Caso Fazio. Berlusconi: "Decida il Pentagono"

postato da: bravimabasta alle ore 09:21 | link | commenti
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 ALLORA A STO PUNTO COPIO UN PO' ANCH'IO (rubrica criptica)

"Con ventiquattromilacinquecentoventi baci oggi saprai perche' l'amore vuole ogni istante mille baci(testo e musica di Simone Bedetti)

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venerdì, 09 settembre 2005

 CERTASTAMPA


Luca Bottura per l'Unità e/r


 

La vedo Grisham

«Una città calda e magica, dove non esiste praticamente criminalità». Una città «vera con gente che vive dove lavora», «sicura e pulita, senza tempo», «dove le cose non sono cambiate molto nel corso dei secoli e gli abitanti amano la loro storia e sono orgogliosi delle loro opere». Con queste parole lo scrittore americano John Grisham, re del legal-thriller, ha descritto Bologna, dove ha ambientato “Il broker”, l’ormai inevitabile sua ultima fatica letteraria che sta per fare della nostra citta’ una sorta di lasagnashire invasa da turisti americani e britannici. Fossimo in Cofferati, pero’, invece di stendergli tappeti rossi, reclameremmo il copyright: siccome “The broker” e’ stato concepito quando ancora c’era la giunta Guazzaloca, e’ del tutto evidente che le parole usate per descrivere Bologna sono state prese pari pari dal programma elettorale del centrosinistra. Per realizzare il quale, peraltro, visto le ambizioni che racchiude, serviranno almeno un paio di mandati. Magari ne riparliamo quando esce “The broker 2”.

luca@bottura.net (gago.splinder.com)

Autocommento Insomma.

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BELLA LA VITA (rubrica fotografica su gente che se la gode)

Commento Amatissimo segretario, ti piacerebbe, ma mi sa che non te la dà.

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 MA DOVE CI SIAMO ANDATI A CACCIARI (rubrica filosofica post-nichilista a cura del professor Gianmalio Vattimo, allievo di Rudigher Schaprusky)

"Ho notato che noi del blog di gago si continua a buggerare gli idalghi dell'informazione, a deriderne le castronerie. Eppure, mi pare che il nostro ridicolizzarli finisca per legittimarli, e che più ci si sforzi di bastonarli più costoro si rafforzino, diritti e rigidi come spioventi di un tetto. E allora mi domando a chi giovi questa parvenza di satira, se a noi che ci appaghiamo un po' presuntuosamente della nostra differenza, e rinfrancati dal candido polemismo placidi ci corichiamo in sonni beati, o se a loro, che indifferenti a ogni pretesa di senso continuano ad ardere diabolici sulle pire della loro impunita protervia. Saluti."

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 SE ANCHE VELTRONI FA IL CRITICO CINEMATOGRAFICO SIGNIFICA CHE C'E' POSTO UN PO' PER TUTTI (rubrica di cinema a cura di Paolando Mereghini, titolare dell'omonima guida pubblicata da Baldini e Feltroldi e che da quando segue gli approfondimenti di Gianni Canova su Sky Autore è invecchiato di quarant'anni)

"Oh, mi sono accorto che Cristina Comencini ha tratto il suo ultimo film, La bestia nel cuore, dal suo libro, La bestia nel cuore. Mmm... che distanza critica. Be' da parte mia mi son perso il libro e purtroppo mi perderò anche il film. Magari aspetto la versione a fumetti scritta e disegnata da Cristina Comencini con protagonista Cristina Comencini. Grazie a tutti"

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ORMAI SONO COSI' VECCHIO CHE...

(rubrica millenaristica)


...mi ricordo quando potevi scrivere una lettera alla fidanzata senza dover passare il visto censura.

postato da: bravimabasta alle ore 19:16 | link | commenti
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OH MA COME SEI MESSO (rubrica fotografica)

Commento Gad, e darsi una ripulita no?

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GAGO NEWS


Flash Ultim'ora> Mubarak ha scelto come vice Fazio. "Con lui sono sicuro che non mi smuovo per altri centotrent'anni", ha dichiarato il presidente egiziano"

postato da: bravimabasta alle ore 19:11 | link | commenti
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 ALLORA A STO PUNTO COPIO UN PO' ANCH'IO (rubrica criptica)

"Questa è la storia di uno di noi, anche lui nato per caso in via Normandia 144" (testo e musica di Simone Bedetti)

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GRASSO NON SEI NESSUNO (rubrica di critica televisiva di Graldo Alsso, docente di epistemologia islandese all'università di Uusikaupunki e di variegato al dolcetto all'università di Oulu. Nell'immagine, una recente foto del professor Alsso che, come La Repubblica e il Corriere, anche lui è da oggi tutto a colori)


"No, niente, mi viene richiesto un parere sulla querelle Mentana-Feltri. Pur non parteggiando particolarmente per nessuno, mi esprimerei cosi': ricordatevi che di la' tra un po' ricomincia Vespa. Grazie a tutti".

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PASSA IL FELTRINO

(rubrica di battute di destra, a volte scarse a volte no, dedicate a Mattia Feltri, prematuramente scomparso dalle colonne del Foglio e passato alla Stampa dove gli fanno fare le interviste)

"La Torretta ha scritto un libro. Ora speriamo che quell'altra non voglia mettersi in Pari"

Commento> Ottima!

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E LO PAGANO PURE

(rubrica invidiosa di Maurizio Costanzo, che sul Messaggero se vuole può scrivere pure la lista della spesa, e quelli gliela pubblicano) 



UNA frase pronunciata da Ciriaco De Mita alla festa della Margherita a Porto Santo Stefano la dice lunga sull'incertezza della politica oggi. Ha detto De Mita: «Vinceremo le elezioni, ma non so quello che faremo dopo». È naturale che la frase vuol dire: non so quali saranno gli accordi, la divisione delle poltrone dei dicasteri, eccetera. Però, credetemi, somiglia alla verità il leggero scoramento del «non so quello che faremo dopo». I romani sanno quello che possono fare subito: dichiararsi cittadini di un Paese tropicale. Un tempo si diceva: «Ci piove a Roma?» e la risposta: «Ci fanno certi goccioloni...». Roba d'antiquariato, modi di dire ingialliti nel tempo. Oggi un seminubifragio, troppo lontana la pioggerellina di primavera.

Traduzione* Piove governo ladro, signora mia.

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DEO CON

(rubrica religiosa a cura di Maurizio V, che nell'immagine vediamo in un momento di relax)

Aggiornamento in tempo reale: Caso Fazio, tutto risolto. Il governatore sarà regolarmente presente all'Ecofin di Manchester. Come inviato, per Radio Maria. Uhahahahahah!...
ehmm...scusate. Un saluto a tutti.

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COINCIDENZE

(rubrica che svela alcune coincidenze nel mondo della stampa e non solo)

Chiara Puri Purini, neo assunta al Tg5, si chiama come l'ambasciatore Antonio Puri Purini, di cui ignoravo l'esistenza finche' non ho letto l'Alta societa' di Carlo Rossella di oggi.

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IN MINIERA!

(rubrica didascalica a proposito di Carlo Rossella e della sua Alta società sul Foglio)


Cena d'addio all'ambasciatore Antonio Puri Purini, chez Mme. Pinto. Al tavolo pochi illustri commensali, fra i quali, Gianni Letta, Walter Veltroni, Joaquin Navarro Valls e alcune eleganti signore.

Commento Bella quella virgola dopo "fra i quali",  vecchio gagà.
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 TUTTI AL MARE VENT'ANNI DOPO


(Prosegue la pubblicazione del diario-omaggio-lenzuolata uscito sull'Unita' dal 20 luglio scorso)


Luca Bottura  

MARATEA

Ai (bei) tempi di Cuore, c'era un solo argomento su cui era sconsigliato scherzare. Potevi sfottere a sangue il Caf, prima che ci arrivassero tutti gli altri. Potevi giocare sulla presunta mafiosità di Andreotti, prima che una sentenza la sancisse almeno fino agli anni '80. Potevi prendere sonoramente per i fondelli anche i Ds, perché tanto non capivano le battute. Ma Padre Pio no. Ogni qualvolta il santo di Pietrelcina - meglio, la smodata attenzione che gli dedicavano i settimanali popolari per qualche copia in più - veniva fatto oggetto di attenzione, partivano anatemi e minacce. Telefoniche. Postali. Giudiziarie.

Per questo Maratea mi ha dato sollievo. Perché, a fronte di un Padre Pio onnipresente, cui potremmo empiricamente attribuire, almeno negli esercizi commerciali che ho visitato da Napoli in giù, una statistica di 1,4 immaginette pro-capite, un'altra icona è riuscita a infilarsi. E che icona. Un Cristo alto circa cinque metri che, a immagine e somiglianza del gemello più in carne che domina Rio, benedice dall'alto la trentina di chilometri costieri stretti tra Campania e Calabria: un paradiso di calette e spiagge vulcaniche, un alternarsi di isolette baciate dagli uccelli migratori, un tratto miracolosamente scampato alla cementificazione, in cui al massimo qualche stalla è diventata residence. Ma ben nascosto.

Dominata dalla provvidenza in persona, Maratea affida alla grossa statua bianca molto di più che una comunanza religiosa. E' un simbolo alato (non aggraziatissimo, se vogliamo dircela tutta, con quelle braccia vistosamente sottodimensionate) del lavoro di un uomo: l'ingegner Rivetti. Che planò da queste parti all'inizio degli anni '50. Impiantò due fabbriche tessili della Lanerossi. Diede lavoro. Chiamò gli amici suoi, tutti benestanti. Persino qualche intellettuale, come Giorgio Bassani. Presidenti, come John Kennedy. Starlette, come la Pampanini. Fece costruire il Cristo. Poi, meschino, morì.

E Maratea, dovette aspettare fino agli '80 un nuovo salvatore con la "s" minuscola: il potentissimo sindaco demitiano Fernando Sisinni. Altra breve grandeur, in coincidenza coi tempi d'oro della Prima Repubblica: Montezemolo, Cremonini. Quello della carne. Viene ancora oggi. Poi di nuovo l'oblio. Padre di una rassegnazione benestante. Ricca fuori, vuota dentro. Come la villa di Calisto Tanzi. Nascosta nella macchia mediterranea, sorta di monumento in pietra al valore effimero del bond. Il suo yacht occupava tutto il porto. Fino all'anno scorso.

Da Bassani a Tanzi, passando per De Mita che fa l'agente immobiliare, c'è tutto il percorso di un paese. E di un Paese. E se il quadro vi sembra approssimativo  - lo è, lo è -  aggiungeteci anche Emanuele Filiberto, arrivato in auto poco prima del vostro cronista. E subito ripartito nell'indifferenza generale, ché a Maratea gli unici regnanti riconosciuti sono i Borbone. Costantino Vitagliano, che si presenterà tra qualche giorno a raccogliere maggiori attenzioni . Forse Frizzi e Dalla, più avanti. La mamma del Cremonini che canta.

E uno che non canta mai: Cesare Previti. Nei confronti del quale ho avuto la stessa sorte della Procura di Milano: l'ho solo sfiorato. Il suo Barbarossa, bialberi che fece da scenario all'amore tra Stefania Ariosto e Vittorio Dotti, ai prodromi del processo Imi-Sir, all'indimenticabile fotografia che ritrae il gruppo vacanze Arcore in maglietta a righe orizzontali rossonere, è salpato - dicono - per le Eolie un secondo prima che il vostro cronista entrasse in porto. Unica consolazione: pare che Previti porti male ai giornalisti anche più di padre Pio.

Maratea, dunque, come paradigma di una regione  la Basilicata  che nella testa di molti, compresa la mia, resta un'idea come un'altra. Un posto di passaggio. Frequentato da nobili romani e napoletani per potersi lamentare che non c'è nulla. O almeno questo mi dice il cronista che per primo aveva scritto di Previti su un quotidiano locale. Lui che è appunto di Napoli. Che in realtà scrive per sfizio, essendo qua in vacanza. Che di solito si destreggia tra importanti amicizie confindustriali. Che sta giocando a carte sotto il pergolato della sua villa con un facoltoso imprenditore del nord. Che ha un'auto d'epoca in parcheggio. Che mi racconta di quando al Santa Venere, l'albergo più costoso di Maratea, si doveva andare in smoking "e infatti io fui cacciato". E che, dopo avermi rivelato che Rivetti era venuto qui sulle orme dei Templari per cercare il Sacro Graal, cade a sua volta nella lamentazione: "Dovevano farlo a lui, il monumento. Prima qui si viveva solo di pastorizia. Invece l'hanno boicottato: manco una via suo nome, c'è".

Una costante del viaggio, da Ventimiglia in poi, è stata finora la ricerca di qualcuno cui attribuire la colpa del declino. Ovunque. Una volta la politica. Una la criminalità. Le tasse. Molto più spesso i particolarismi, sempre attribuiti a qualcuno altro da sé: i locali, da parte dei forestieri. Gli invasori, da parte degli indigeni. Anche in questo Maratea rappresenta un'eccezione. Intanto perché il declino, all'occhio del turista, altro non è che legittima difesa a fronte di modelli "tutto cemento-zero fogne" come quello di Scalea, venti chilometri sotto. In Calabria. Poi perché sull'immobilismo complessivo sono d'accordo in molti. Ospiti, come il pubblicista d'alto rango incontrato poc'anzi. E stanziali. Come il proprietario di una bella gelateria sul porto. Vuota. Alle otto di sera di un giorno qualunque dei primi d'agosto. Altissima stagione.

Si chiama Giovannino Fittipaldi. E' cugino di Emerson, il campione brasiliano che negli anni '70 aveva le basette più folte di tutta la Formula 1. Per un periodo ha assaporato il mondo delle corse. Tentò il salto da gelataio a manager mettendo in contatto la Polenghi Lombardo con la scuderia del parente celebre. Era fatta: la Copersucar avrebbe pubblicizzato il latte con cui lui faceva il gelato. Saltò tutto all'ultimo. Poi il rientro a casa, il locale, entusiasmo e frustrazioni mai miscelate come si deve.

Fa un gelato buonissimo, Fittipaldi. La specialità è il variegato al dolcetto d'uva. E' la rielaborazione di una ricetta povera: "Vengo dall'interno - racconta - e da bambino vedevo i contadini miscelare il dolcetto, cioè il primissimo vino, con la neve appena caduta. Ne usciva un sorbetto saporitissimo. Da grande mi sono comprato le macchine per il gelato, lo volevo rifare. All'inizio mi veniva uno schifo, dovevo pesare tutto, mi toccava di buttare via chili e chili di roba. Poi ho imparato, e ne sono orgoglioso. C'è gente che viene apposta per il variegato, li aiuto a tornare bambini".

Anche a Giovannino, lo vedi, piacerebbe riappropriarsi di un'infanzia in cui sperare era più lecito. Ha scritto a Gasparri, con l'intercessione di Bolaffi, proponendo un francobollo sul gelato. Ma quello era impegnato a scrivere cose più importanti. Cerca uno spazio di manovra. Economica, personale. Una via di fuga restando qui. "Se qualcuno vuole investire e cerca un imprenditore che conosce il territorio, sono qua. Qui ci arrivano ancora i cormorani, anche l'interno è intonso. Si può fare sviluppo sostenibile, si può dare lavoro. Vorrei evitare che mio figlio di 11 anni (lo stringe) domani debba partire a cercare un posto. Magari in Germania. A Castelluccio inferiore, qua dietro,  non ci abita più nessuno. Vent'anni prosperavano. A fine stagione penso d'andar via".

Risalendo gli 8 chilometri di tornanti verso Trecchina, dove ho trovato posto per amor di filologia e anche perché, come vent'anni fa, a Maratea gli alberghi sono pieni, cari, o pieni e cari (110 euro la mezza pensione) ripenso a quel poco, quasi niente, che si può capire di una regione solo passandoci un giorno. E a una frase di Fittipaldi, amara e ironica: "La Basilicata ha seicentomila abitanti in tutto. Come il quartiere Vomero,a Napoli. Ma siamo alla periferia della periferia. Anche la camorra e la 'ndrangheta, che pure sopra e sotto fanno quello che vogliono, ci lasciano in pace. Vedi? Neppure ho le grate alle vetrine".

Chissà che servirebbe per non invocare nemmeno scherzosamente un giro d'affari che giustifichi la richiesta del pizzo. Magari senza scendere a patti ambientali. Forse un altro Rivetti. O qualcuno che permette ai Fittipaldi di sentirsi Rivetti. O qualcuno che pubblicizza su un giornale il variegato al dolcetto di Fittipaldi.

A Trecchina, l'alberghetto nuovo in cui dormì il Serra è diventato una casa di riposo per anziani.

luca@bottura.net

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 CERTASTAMPA


Luca Bottura per l'Unità e/r


 Garofanissimi

 

In una lettera aperta, lo Sdi modenese informa di attendere al varco Romano Prodi. Il quale, ora che lo sa, quando passa da Modena fara’ fare una deviazione al Tir. Leggiamo insieme: “Anche a Modena il riformismo socialista deve trovare ad ogni livello l'adeguata rappresentanza". E questa e’ facile: vuol dire che vogliono l’adeguata rappresentanza, la quale spesso coincide con un’auto di rappresentanza. Si aggiunge poi: “In citta’ c'e' ancora l'idea del partito tuttofare, della gestione del potere legata a vecchi equilibri che non lasciano spazio a evoluzioni positive, anzi cullano il frazionamento in gruppuscoli". Traducendo: in citta’ c’e’ ancora la tendenza a votare i Ds in proporzioni del tipo 25 a 1 rispetto allo Sdi, ma anche se siamo un gruppuscolo vorremmo un’evoluzione positiva. Quindi si conclude: “Anche a Modena il riformista socialista, il laico e il radicale, presenti nella societa' modenese, devono trovare ad ogni livello l'adeguata rappresentanza, per potersi esprimere". Questa in verita’ e’ la piu’ difficile da decrittare, ma forse possiamo risolverla cosi’: a Modena il riformista socialista, il laico e il radicale si trovano a cena e poi si esprimono un po’ come gli pare.

 

luca@bottura.net (gago.splinder.com)

Autocommento Oh, a me e' piaciuta.

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giovedì, 08 settembre 2005

 TUTTI AL MARE VENT'ANNI DOPO


(Prosegue la pubblicazione del diario-omaggio-lenzuolata uscito sull'Unita' dal 20 luglio scorso)


Luca Bottura


A3

 

Quanti sono gli Emilio Fede? No, non come categoria dello spirito. Quelli non si contano. Quanti sono fisicamente? Uno lo segnalano a Montecarlo. L’altro a Forte dei Marmi. E poi Viareggio. La Sardegna, alla canasta di beneficenza. E naturalmente a Capri, in piazzetta. Almeno secondo un giornale locale, che ne descrive le evoluzioni nei pressi della Grotta Azzurra. E non sai se l’ironia, nell’aggettivo cromatico, sia volontaria o no. Rimane che la sua eventuale presenza è  un ottimo motivo per ignorare gli aliscafi di  Positano e restare attaccati al budello che costeggia la Costiera Amalfitana. Anche perché, garantisce un amico fidato, la Grotta Verde vale quella Azzurra. E per vedersela non c’è nemmeno rischio di beccarsi l’Emilio che galleggia al largo. Basta un ascensore.

Peccato solo arrivarci alle 16.10, alla Grotta verde. E trovare un enorme cartello che annuncia: “Aperto dalle 9 alle 16 tutto l’anno”. In quel “tutto l’anno” si annida una presa i fondelli che più rotonda non si può. Come dire: quando stavamo qua a febbraio, tu dov’eri? Né vale la pena di chiedere lumi al baretto che sovrasta il presunto capolavoro: “Quelli sono statali”, dice la cassiera con un filo di disprezzo. Poi, alla domanda se mi sono perso qualcosa, indica la foto: “C’è pure il presepe di roccia”. Peccato. La prossima volta ripasso in orario d’ufficio.

Dopo aver meditato di sfondare il parapetto, unico modo per raggiungere la spiaggia di Praiano bypassando una concrezione di auto parcheggiate per almeno dieci chilometri, decido che non potrò verificare se motoscafi e cafoni progressisti continuano a lordarla, come testimoniò il Serra vent’anni orsono. E mi dirigo verso Amalfi, ex repubblica Marinara che nell’undicesimo secolo toccava i 70.000 abitanti. I reperti storici più rilevanti sono la splendida Cattedrale di Sant’Andrea, risalente al decimo secolo, il Chiostro del Paradiso (del ‘200, con influenze arabeggianti) e il panuozzo mozzarella-pomodoro che mi servono in largo Scario, per datare il quale sarebbe necessario un esame al carbonio 14.

I prezzi invece sono recentissimi. Aggiornati secondo un fixing quotidiano che prevede la doppia circolazione: una tariffa per residenti, una per i villeggianti. Cui infatti non viene consegnato il becco di un menù. Mai. Ma in fondo fa parte dell’allure, come direbbe Katia Noventa. Tanto che all’ufficio del turismo ci sono posti a castello. E un signore di Modena, che mi sale sulle spalle mentre navigo malamente in un Internet Point con modem in carbone, accetta senza batter ciglio di spendere 160 euro per affittare un gommone. Per un giorno. Più 40 euro di benzina.

E’ piena, Amalfi. Di gente che paga dazio all’italica genia del tutto e subito, secondo una concezione del turismo che già ai Malavoglia sarebbe sembrata poco lungimirante. Roba, roba, roba. Forse per questo ci sono cinque sportelli bancari per seimila abitanti. Forse per questo l’hotel più tollerante ti chiede 140 euro per dormire. Forse per questo il fruttivendolo Peppino, cui avevo stoltamente chiesto come va la stagione, si lamenta: “Quest’anno ho guadagnato solo 70 milioni invece che 100”. E siccome ce l’ha col sindaco, il popolare Antonio De Luca, “che non fa niente perché ci odia”, ha in mente una protesta civile: “Mi metto un giubbotto da kamikaze e mi faccio saltare”.

Cerco moderazione qualche vetrina più in giù, e la trovo in una salsamenteria che espone una bandiera della pace. La gestisce Salvatore De Crescenzo. Indossa una maglietta dell’Ajax. Gli piacerebbe molto che i colleghi, visto che piangono miseria, d’inverno andassero ai Caraibi un solo mese invece che due. Ma con Peppino condivide un sogno: bucare la montagna come hanno fatto a Ravello. Più parcheggi. Una strada nuova. La solita storia del sud senza infrastrutture “ché intanto quelli pensano al Ponte sullo Stretto”. E non sai mai se asfalto chiami scempio o modernità.

A Minori, mentre la radio gracchia – in realtà mica gracchia, siamo nel 2005, ma pare si debba dire così – i primi bollettini di una notte d’esodo, decido che è il  momento di provare un brivido: la Salerno-Reggio Calabria. Mai percorsa, sempre sentita descrivere: piazzole selvagge, scambi di carreggiata carpiati, “inferno di lamiere”. Praticamente un servizio del Tg5. Da poter vivere, finalmente, in prima persona.

Entro a Salerno. E già l’assenza di casello e il telepass muto rappresentano un’esperienza indicibile. La corsia d’emergenza che appare e scompare. Curve. Traffico appena intenso, però. Nemmeno un incidente nei primi chilometri. Nessuno che dia gli abbaglianti o tenti di superarti da sopra. Sembra di stare tra Lodi e Casalpusterlengo.

Un po’ amareggiato, penso che mi farò raccontare qualcosa dai camionisti. Esco all’area di servizio di Campagna, ne fermo un paio che chiacchierano al centro del piazzale. Un trentenne in canotta e shorts, un cinquantenne tarchiato che sembra Antonio Fazio in borghese. “Ci mandi in televisione?”, dicono i. “No, sono della carta stampata”.  “Fa’ vedere la telecamera”. “Non ce l’ho”.  Facce deluse. Ma bastano due domande perché il sentimento diventi reciproco: vengono da Caivano, pochi chilometri più su. Vanno a scaricare munnezza, poi ripartono. Mai arrivati a Reggio. Niente viaggi lunghi, un solo tentativo di rapina subito. Ma con la pistola, roba banale. Se fossi Salvo Sottile, Rossella mi avrebbe già lavato il capo.

Va bene, era un’idea idiota. Un caffè  e poi torno verso Salerno. Giusto il tempo di chiedere due cose alla barista: Anna, come da cartellino. Sui 35. Maglietta rossa d’ordinanza, cappellino blu. Gentile, subito. Bel sorriso. Da quanto tempo qui? “Tra un mese fanno 17 anni”. Accidenti, alla faccia della Legge 30. E in tutto questo periodo è andata peggio o meglio? “Meglio. I clienti sono più gentili, ci rispettano di più. I prepotenti diminuiscono. Anche i camionisti sono migliorati. Con qualcuno è nato un rapporto di amicizia”.

Non è vero. La gente entra ingrugnita – è l’una di notte, non aiuta – e se ne esce senza un saluto. Ordina di malagrazia, mentre Anna cerca di tenere un ritmo cordiale mentre si districa tra caffè, tè freddi e le domande di un marziano sovrappeso piovuto dal nulla. Finirà alle 6. “Le notti – mi dice – sono dure. Mi si abbassa la pressione, l’organismo non si adatta. Però non mi lamento. Ci sentiamo responsabilizzati. Ora assumono anche più donne. Speriamo solo che rimanga, il lavoro. Adesso siamo in contratto di solidarietà (una specie di cassa integrazione soft, ndr) perché non incassiamo abbastanza. E’ che stiamo a due chilometri dalla strada principale, e d’inverno la gente tira dritto. C’è un bel progetto per portarci di fianco all’autostrada, come tutti gli altri grill. E’ lì da molto. Speriamo”.

Speriamo. E tutta la letteratura sulla Sa-Rc? “Qui non è mai successo nulla. Beh, quasi. Una notte, due anni fa, è entrata una ragazza seminuda che parlava un italiano quasi incomprensibile…”. Flavia Vento? “No, non credo. Ci ha chiesto di nasconderla. Le abbiamo indicato il bagno. Poco dopo è apparso sulla porta un signore con un mitra in mano”. E lei? “Io sono un’incosciente. Gli ho detto che non sapevo niente, di stare calmo. Quello mi puntava l’arma e io sorridevo. Diceva di essere un poliziotto, ma credo mentisse. E’ uscito di corsa. Però il benzinaio dice che li ha visti andare via insieme…”.

Anna abita praticamente dietro il grill, a Campagna. Diciassettemila abitanti. Poco dopo Eboli. Guadagna un migliaio di euro al mese, ne spende 400 d’affitto. Si ritiene fortunata.  “La gente – mi dice – ha ripreso a emigrare, comei ai tempi del terremoto dell’84. Cerca di scappare alla crisi. Anche se la crisi non è mica solo qui. Mio fratello faceva l’operaio a Stoccarda, l’hanno licenziato dopo 15 anni”. Tornerà in Italia? “Mica è matto. Però non scriva le solite cose sul Sud. C’è del bello, qui. Al mio paese fanno la Chiena, passi a vederla. Si allaga tutto con l’acqua, di notte. E’ molto spettacolare”.

L’ultima domanda, la più banale: se non lavorassi qui, che avrebbe fatto? Meglio la risposta: “L’avvocato. Anzi, lo farò. Sono laureata in Giurisprudenza. Ci ho messo un po’ perché lavoravo, colpa mia. Però prima o poi mi piacerebbe provarci. Nel tempo libero del grill sto facendo il praticantato in uno studio di Salerno. Vorrei specializzarmi nella difesa di extracomunitari. Spesso non conoscono i loro diritti, e basta un fraintendimento per rovinare un innocente”.

Esco dal grill rinfrancato e, tolto il silenziatore alla retorica, mi diverto a immaginare Anna che lancia la Rustichella alle ortiche, indossa la toga, e vince la prima causa. Chissà perché, il Pm brutto e cattivo ha la faccia del ministro Castelli. Un lampione sfarfalla e illumina a intermittenza graffiti che adesso mi sembrano meno tetri: “Forza nuova Metaponto”. “Ultras Reggio Calabria”. “L’Atalanta non si discute, si ama”.

Quando sono così di buonumore, potrei persino mettermi a discutere l’Atalanta.

luca@bottura.net

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E LO PAGANO PURE

(rubrica invidiosa di Maurizio Costanzo, che sul Messaggero se vuole può scrivere pure la lista della spesa, e quelli gliela pubblicano) 



LA PRESENZA di belle signore, alcune famose come Sabrina Ferilli, alla festa dei partiti presenti come sempre nel mese di settembre, ingentilisce la politica. Leggo anche che la Kanakis è stata vista ad uno di questi incontri e, di più, sembra che qualcuno abbia chiesto alla Ferilli di candidarsi alle prossime elezioni. Perché no? Non credo che la Ferilli farebbe peggio di molti altri anzi al contrario potrebbe far bene. A proposito, è insopportabile l'idea di trascorrere mesi e mesi fino al maggio del 2006 in una ininterrotta, faticosa e spesso confusa, campagna elettorale. Chi rifiuterebbe di vedere la Ferilli in tivù che parla di politica? Oltretutto lei, di passione, ne ha. Propongo un gioco per il prossimo autunno: fra i vostri amici, fra chi vedete in televisione o al cinema, fate dieci nomi di portatori sani di passioni.

Traduzione* Io no sicuro, signora mia.

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IN MINIERA!

(rubrica didascalica a proposito di Carlo Rossella e della sua Alta società sul Foglio)


Massimo D’Alema ha veleggiato con Ikarus alle Bocche di Cattaro. Un lungo fiordo che non si dimentica.

Commento Vuoi farci capire che tu c'eri gia' stato prima, non e' vero vecchio gagà?
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mercoledì, 07 settembre 2005

 CERTASTAMPA


Luca Bottura per l'Unità e/r


Piove, governo Berlusconi

“Primarie: gazebo sotto i portici se dovesse piovere”. E’ il titolo impagabilmente esaustivo di un’agenzia, anzi due, che ieri sintetizzavano le ultime notizie riguardo alla megaconsultazione che incoronera’ Romano Prodi sfidante di quellola’ alle prossime politiche. La precisazione si deve ad Alessandro Bernardi, di Rifondazione, neoportavoce del tavolo provinciale bolognese, secondo il quale l’eventualita’ di spostare i gazebo elettorali con le urne sotto i portici si deve al fatto che “non e’ detto che il 16 ottobre sia beltempo”. Grazie a questo piccolo e decisivo stratagemma, dunque, gli elettori di centrosinistra saranno due volte protetti dalle intemperie (il portico, ma anche il gazebo) e nessuno disertera’ le consultazioni per timore che l’inchiostro gli coli sulla scheda. Se poi, nonostante tutte le precauzioni, doveste vedere qualcuno scacciato dal portico, privato dell’ombrello, che si becca il diluvio e si lamenta sommessamente, quello e’ uno che ha votato Scalfarotto.

luca@bottura.net (gago.splinder.com)

Autocommento Oh, a me e' piaciuta.

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 NON SAPEVO CHE IL CALCIO SI GIOCASSE COI PIEDI (rubrica di approfondimento calcistico a cura di Manlio Piccinini, che si è improvvisato esperto di calcio dopo che l'hanno rifiutato come sosia di Mike Francis)

"Oh,  io che non ne so mezza quando sono al bar con gli amici e voglio seguire i loro discorsi critici sul CT della Nazionale io dico sempre: 'Il fatto è che per la nazionale non ci vuole un grande allenatore, ma un grande selezionatore'. Non ho la più pallida idea di cosa ciò significhi, ma l'ho sentita dire da uno, tipo un giornalista, tempo fa, e vedevo che tutti annuivano con aria grave, come se quello avesse sparato una delle verità ultime. Oh, e funziona! Ogni volta che ripeto sta frase tutti al bar annuiscono con aria grave, facendo oscillare in silenzio il Campari tra le dita. E mi pare anche che dal giorno dopo mi guardino con più rispetto. Ba', misteri del giUoco calcio. Grazie a tutti".

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LE BARZELLETTONE DEL BLOG DI GAGO

Lo sapete qual è il colmo per la moglie di Fazio? Chiedere al marito quale vestito si vuole dimettere!

Uah uah uah uah uah

tarattattarara tarattatararra, uè uè uè uè!

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GAGO NEWS


Flash Ultim'ora> Anche Fazio ha chiesto le dimissioni di Fazio.

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Agenzia DIRELA NOTIZIA DI AGENZIA DI OGGI

(aggiornamenti inutili)

(ER) PRIMARIE. BOLOGNA, GAZEBO SOTTO I PORTICI SE DOVESSE PIOVERE= (DIRE)

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PASSA IL FELTRINO 2

(rubrica di battute di destra, a volte scarse a volte no, dedicate a Mattia Feltri, prematuramente scomparso dalle colonne del Foglio e passato alla Stampa dove gli fanno fare le interviste)

"Ieri sera Fazio ha mangiato troppo e ha dimesso"

Commento: Uah uah uah uah

postato da: bravimabasta alle ore 15:36 | link | commenti (1)
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BELLA LA VITA (rubrica fotografica su gente che se la gode)

postato da: bravimabasta alle ore 15:36 | link | commenti (2)
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GAGO NEWS


Flash> L'Ocse rivede al rialzo le stime dell'Italia per il 2005. Invece che a marzo falliremo a giugno.

postato da: bravimabasta alle ore 15:32 | link | commenti
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PASSA IL FELTRINO

(rubrica di battute di destra, a volte scarse a volte no, dedicate a Mattia Feltri, prematuramente scomparso dalle colonne del Foglio e passato alla Stampa dove gli fanno fare le interviste)

"Ricucci si e' sposato perche' non voleva sentirsi definire il compagno di Anna Falchi. Lui e' compagno e basta"

Commento> Ottima!

postato da: bravimabasta alle ore 14:02 | link | commenti (3)
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 TUTTI AL MARE VENT'ANNI DOPO


(Prosegue la pubblicazione del diario-omaggio-lenzuolata uscito sull'Unita' dal 20 luglio scorso)


Luca Bottura


AGROPOLI

Prima o poi doveva succedere: ho subito una rapina. Settantasei euro per un albergo da paura, esponendomi pure alla compassione del portiere: e lei mi viene a Vietri sul Mare senza prenotazione? Nel pieghevole, il complesso si autodefinisce "moderno e in posizione incantevole sulla Costiera Amalfitana". Assumendo come modernità la Libia contemporanea, ci siamo pure: stanza microscopica, sporca, illuminata da un neon cattivo. Quanto all'incanto, bisognerebbe essere appassionati di muri scrostati. Perché lì dà la vista. Inoltre la Costiera Amalfitana è da un'altra parte. Nella hall, torme di americani imbottiti di birra.

Alle flebili proteste, il gestore mi dice che hanno gli stessi prezzi dell'anno scorso. Sibilo che erano cari pure l'anno scorso. "Si ritenga fortunato", mi zittisce. "Le ho già regalato la colazione, che costerebbe quattro euro". Mi ritengo fortunato e mi allontano, prima che ci ripensi e me la faccia pagare come extra. All'uscita, nel parcheggio riservato all'albergo, trovo un ragazzo chino davanti alla mia auto. Sta staccando la targa anteriore. Ha già tolto due rivetti con le pinze. E' vestito come un Amico di Maria De Filippi: canotta nera con scritta "Colombia Traficante". Abbondante gel nei capelli. Una ventina d'anni.  Si accorge di me, ci guardiamo negli occhi. Sorride. "Scusate". Poi rimette in tasca l'arnese e se ne va, lasciando il lavoro a metà. Comincio a capire il concetto di targa ricordo.

L'uscita da Salerno non migliora l'umore. Il combinato disposto di due viadotti  uno lassù, autostradale, uno più basso a fil di porto: marroncino  annichilisce l'occhio e lo spirito. La spiaggia in centro completa il quadro: bottiglie, scatolette, molta carta. Un tizio finisce di leggere il giornale proprio davanti ai miei occhi e lo abbandona sulla battigia, in balia di un vento improvvido che sparge tutt' intorno le notizie sulla Salernitana in lotta per non retrocedere. Le lamentele sugli italiani che leggono poco non mi sono mai sembrate così anacronistiche.

Proseguendo verso sud, lo stadio Arechi. E, più avanti, un parcheggio abusivo segnalato da due bandiere che garriscono al vento: una della Margherita, una di Forza Italia. Incuriosito, vado a chiedere lumi al gestore. Crede che mi voglia lamentare. "E' uno straccio, si vulite 'o levammo". Per carità. Il collega, seduto sotto un ombrellone di cui sembra la protesi in carne, mostra meno disponibilità e mi tende la mano: "Ora ve ne dovete andare. Stiamo a fatica'". 

La discesa verso Agropoli propone prezzi onesti (due euro per l'accesso alla sabbia, cinque per l'ombrellone e il lettino) anche dove l'accesso dovrebbe essere gratis. E questo è già meno onesto. L'ingresso in città ristora: palme, spiaggia pulita. Il parcheggio si paga regolare, col parcometro. Se funzionasse. Infilo due euro, il biglietto non scende. Rispingo il verde, niente. Tento di nuovo, ma sembra una slot bloccata. Fortuna che di fronte c'è una vigilessa a colloquio con alcuni amici. Piccolina, trucco arabeggiante che le rialza le labbra. Bel viso. "Il parcometro non va". "Va, va". Attraversiamo la strada, si avvicina alla torretta che  curiosamente  riporta solo la scritta in inglese: "Pay here". Poi dà una bottarella secca, col pugno, laddove poco prima spingevo inutilmente e furiosamente. Il biglietto si presenta docile. "Se voglio - ride - lo faccio pure suonare. Come Fonzie".

Vent'anni fa, il Serra aveva descritto un'Agropoli oltre l'umano: "Sulla spiaggia libera mancano solo i cadaveri". Beh, è cambiata in meglio. Niente rifiuti, mare bello. C'è pure la bandiera azzurra. Solo che la spiaggia si è ristretta. Venti metri di sabbia in meno, regalati all'erosione. Colpa dei fiumi dragati con troppa violenza e dell'effetto serra. Che un po' ti spaventa, quando smette di essere materiale da battuta o da puntata di Superquark.

 "Almeno - ride il ragazzo di un vicino bar -  la spiaggia corta è più facile da tenere pulita". Si chiama Massimiliano Patella, ha fatto politica con Rifondazione, ha messo su un "Cantiere sonoro" per giovani musicisti e per questo c'è chi lo tratta come un black block.  "Comunque - aggiunge, più serio - la spiaggia va salvata. C'è un progetto per una barriera fissa, ma non c'è accordo sul materiale: qualcuno vorrebbe mettere 900.000 metri cubi di massi naturali, altri dei prefabbricati". Massimiliano preferisce i prefabbricati, perché se si sbaglia possono essere spostati facilmente. "I massi no. Ma  mi dice  c'è un politico importante che ha interessi nelle cave, e allora…". Partito? "E' dei nostri".

E' dei "nostri" anche la giunta che ha cercato di restituire un volto vivibile alla città Non senza risultati. Sul lungomare sfreccia una manifestazione di vecchie 500. E diversi centauri, tutti col casco. Aria serena. Chiedo a Massimiliano: camorra? Risposta: no. Niente pizzo, situazione tranquilla. Solo qualche guaio con una comunità stanziale di rom che, dicono, attirerebbe la simpatia dei Maiale, il clan di Eboli. Però vai a sapere. C'è anche chi dice che i malavitosi abbiano troppi interessi, qui. E garantiscano la pax prima di tutto a loro stessi.

Su consiglio di Max, transito per il centro alla ricerca di un palazzo appena restaurato dal proprietario in modo che riemergessero certi graffiti risalenti al Ventennio. Chiedo a un passante. Indosso una Fred Perry nera, e forse per questo mi accompagna con entusiasmo: "Qui era pieno di scritte, andrebbero rimesse tutte. Eccoci, guarda che bello". Bellissimo: "W il Duce". "Credere, obbedire, combattere". "Noi tireremo diritto". "Annalisa ti amo, by Andrea". Peccato solo che Andrea, forse deluso, abbia cancellato con lo spray il nome dell'amata. Bisognerebbe che il proprietario del palazzo restaurasse pure quello.

Riparto, abbandonando il lungomare. Sulla guida turistica che utilizzo per spostarmi -  è americana - ho trovato notizie del museo dedicato a Joe Petrosino, il leggendario poliziotto campano che sgominò la Mano nera a New York e poi finì ammazzato dalla mafia, a Palermo, agli inizi del '900. Sta a Padula, dove la Campania quasi diventa Basilicata e molte donne locali  - vestito nero, crocchia, capello bianco, sedia davanti casa a intercettare i rari passanti  -sembrano pagate dalla pro-loco per cristallizzare l'iconografia del vecchio sud. Radio Studio Web Salerno, con quel nome da new economy, trasmette un brano musicale sulla old economy: "La canzone del carcerato".

Padula, dunque. Sotto, una bella Certosa. Sopra, il museo. Molto sopra. Da raggiungersi a piedi, facendo su e giù per scale di pietra che dominano la valle dell'Agri.  Fuori dalla casa, il cartello: "Centro studi ambiente e legalità". Busso. Apre il pronipote di Petrosino in persona. Si chiama Giovanni Melito. E' stato consigliere comunale socialista. Maglietta arancione, entusiasmo contagioso. Avrà una sessantina d'anni.

Melito accende le luci, comincia il tour. Il camino, la stanza da pranzo, il letto in cui Joe tornò poco prima di morire, la valigia di cartone che portò con sé prima di partire, a 13 anni, per gli Usa… Tutto è disposto con cura amorevole e notevole impatto scenico:  ci sono il cartello con i record di Petrosino, capace di arrestare 700 mafiosi in  un anno. La sua biografia: informatore, spazzino, poliziotto, tenente. La foto di Melito con Rudolph Giuliani, ché in America c'è un Petrosino day in ottobre, e quella dei funerali: 286.000 persone, contro le 198.000 di Kennedy.  E poi i giornalini che negli anni '30 ne magnificavano le imprese, le foto dello sceneggiato anni '70 con Adolfo Celi, un altarino che ricorda Falcone, Borsellino, Dalla Chiesa. Per suggerire un percorso di attualità. 

Ci sono un sacco di monitor, anche. E telecamere. E un cartello che informa di come il museo sia in contatto con i carabinieri. "E non solo. Abbiamo l'impianto antincendio - mi dice Giovanni - quello antintrusione, l' antirapina. Ci hanno fatto l'iradiddio. Siamo blindati. Anche se raccontiamo soltanto una pagina di storia, tutto sommato è cultura. Questo ci fanno".

Alla fine del tour, che ogni anno ospita centinaia di studenti e cerca di insegnare la legalità come si insegna una fiaba, chiedo maggiori lumi sui vandalismi subiti dalla casa museo. Melito, che ha già dimostrato sufficiente coraggio intitolando una mostra a un poliziotto laddove la polizia non raccoglie, diciamo, tutti questi consensi, si fa capire senza dire: "Ho paura solo del padreterno". "La Sicilia ha prodotto i padrini e gli antipadrini". "La mafia, come la camorra, si sconfigge solo se tutti sono uniti. Se parlano la stessa lingua".

Se pensate di parlare la stessa che parla lui, fateci un salto. C'è pure l'uscita dell'autostrada vicina. L'indirizzo è facile: sta al numero 1 di via Giuseppe Petrosino. Detto Joe.

luca@bottura.net

 

postato da: bravimabasta alle ore 13:54 | link | commenti (4)
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IN MINIERA!

(rubrica didascalica a proposito di Carlo Rossella e della sua Alta società sul Foglio)


"Molte adesioni al Partito della Terra appena fondato dal Principe Lilio Sforza Ruspoli. Le braccia tornano all’agricoltura.

Commento Chi te l'ha scritta questa buona battuta, vecchio gagà?
postato da: bravimabasta alle ore 13:46 | link | commenti (1)
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COPY E INCOLLA 

(rubrica di slogan pubblicitari taroccati)

A me sembra brutta come tutte le altre. Punto.

 

postato da: bravimabasta alle ore 13:08 | link | commenti (2)
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CHIAMAMI IENA (rubrica a grande richiesta su uno che si crede un gran dritto e invece è solo un gran babbeo, ma siccome oggi Iena non c'e' la facciamo noi)

Si erano guastati gli indicatori della benzina e cosi' e' precipitato. Povero governo Berlusconi.
(Titolo "Benzina")

Commento Forattinata.

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E LO PAGANO PURE

(rubrica invidiosa di Maurizio Costanzo, che sul Messaggero se vuole può scrivere pure la lista della spesa, e quelli gliela pubblicano) 



DOPO la tragedia del Cermis nel 1998 dove morirono 20 persone, ancora una volta l'ignorare le regole e far finta che non c'è una legge ha portato in Austria a un nuovo, terribile incidente. Nove morti e sei feriti, ma di questi quattro sono gravi, per colpa di un serbatoio di cemento sganciatosi dal cavo che lo legava all'elicottero. Se non vado errato, ci dovrebbe essere un divieto a sorvolare con questi carichi, ma comunque a sorvolare impianti di funivie o seggiovie. Sarà colpa di quest'orribile agosto e di quest'altrettanto orribile inizio di settembre, ma è certo che è raro contare tanti morti come adesso. L'importante che la tragedia non diventi, nell'opinione di molti, anch'essa consueta.


Traduzione* Sarò io a portare sfiga?, signora mia.

*Lui rifa' praticamente la stessa rubrica, noi rifacciamo lo stesso commento.

postato da: bravimabasta alle ore 12:57 | link | commenti
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martedì, 06 settembre 2005

BELLA LA VITA (rubrica fotografica su gente che se la gode)

postato da: bravimabasta alle ore 18:33 | link | commenti (5)
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 NON SAPEVO CHE IL CALCIO SI GIOCASSE COI PIEDI (rubrica di approfondimento calcistico a cura di Manlio Piccinini, che si è improvvisato esperto di calcio dopo che l'hanno rifiutato come sosia di Mike Francis)

"Oh,  ma ho saputo che tra un po', tipo domani, gioca ancora la nazionale. Oh, ma non ha giocato già l'altro giorno? Ma quante volte giocano? Du maròn. Grazie a tutti".

postato da: bravimabasta alle ore 18:24 | link | commenti
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LA PAROLA ALL'ESPERTO (rubrica su gente che se ne intende)

"La palma d'oro la darei a George Clooney" (diretta da Venezia di Sky Tg24)

commento E un bel david di Donatello agli oscar no?

 

postato da: bravimabasta alle ore 18:21 | link | commenti (4)
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CHIAMAMI IENA (rubrica a grande richiesta su uno che si crede un gran dritto e invece è solo un gran babbeo)

Dal carcere di Guantanamo arrivano due notizie. La prima è brutta: duecento detenuti rifiutano il cibo per protesta. La seconda invece è confortante: a Guantanamo, se si vuole, si può perfino mangiare.

(Titolo "Perfino")

Commento Una delle più brutte degli ultimi vent'anni.

postato da: bravimabasta alle ore 18:06 | link | commenti
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E LO PAGANO PURE

(rubrica invidiosa di Maurizio Costanzo, che sul Messaggero se vuole può scrivere pure la lista della spesa, e quelli gliela pubblicano) 



IERI, in Indonesia, è caduto un altro aereo: 150 morti. Continua la serie nera. Che, più da vicino, riguarda anche noi. Infatti, un secondo aereo Atr è stato costretto ad un atterraggio di fortuna per un motore improvvisamente in avaria. L'altro Atr purtroppo finì in mare e molti passeggeri vi trovarono la morte. A Pantelleria l'aereo, ancorché con un solo motore, è riuscito ad atterrare senza danni ai passeggeri. Qualcuno dice che forse è meglio fermare e rivedere la flotta di Atr. Al ripetersi di incidenti, credo convenga una seria revisione. Così come è difficile parlare di casualità al terzo incendio di palazzi a Parigi nel giro di due settimane. Morti nei palazzi e molti sono bambini. Una trama dolosa? Non voglio giudicare l'operato altrui ma il dubbio che questi edifici non siano stati protetti, dopo il primo incendio, è forte.


Traduzione Sarò io a portare sfiga?, signora mia.

postato da: bravimabasta alle ore 17:41 | link | commenti
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lunedì, 05 settembre 2005

BELLA LA VITA (rubrica fotografica su gente che se la gode)

postato da: bravimabasta alle ore 15:38 | link | commenti (3)
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 CARINISSIMOOOO (rubrica di moda a cura di Robert R. Icchione)

"Oh, ma quanto sono orrendi gli occhialoni da sole grandi come un pannello solare che tutti si schiaffano sul naso come se fossero dei gran fighi? Ma non si rendon conto che sono dei gran maragli e stanno malissimo? Grazie a tutti"

postato da: bravimabasta alle ore 15:35 | link | commenti (3)
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 GIURO CHE L'HO LETTO TUTTO (rubrica di libri a cura di Giannuzzo Cotroneo, che vediamo immortalato nella sua eloquente intelligenza)

"Oh, per me Chuck Palahniuk è un genio, e ne approfitto per segnalarvi l'uscita, domani mi pare, del suo nuovo libro, Cavie. Però in un'intervista sul Venerdì di Repubblica fatta da Gabriele Romagnoli si dice che non andrà in giro a presentarlo, perché odia i tour davanti al pubblico. Ba', e allora che ci fa al Festival della Letteratura di Mantova? Grazie a tutti".

postato da: bravimabasta alle ore 15:31 | link | commenti (1)
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 LUCIDI OTTONI (rubrica su una mente rischiarante)

"Non occorre, per eliminare tante code, o per renderle meno caotiche, la fantasia di un genio. Occorre, più semplicemente, una certa qualità: il rispetto, da parte di chi è dietro la scrivania, per gli sventurati che hanno biosgno della sua attenzione". (Piero Ottone, rubrica "Vizi e virtù" sul Venerdì di Repubblica).

Commento ah, se il mondo fosse quel luogo di fiabe che vagheggi!

postato da: bravimabasta alle ore 15:29 | link | commenti (1)
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CHIAMAMI IENA RELOADED (rubrica a grande richiesta che si immagina quale sarebbe la rubrica di Iena sulla Stampa)

Silvio Berlusconi ha promesso che se perderà le elezioni se ne andrà in barca a Tahiti. Ha già assunto Massimo D'Alema come skipper.

(Titolo "Già")

Commento Mi pare più acuta del solito.

postato da: bravimabasta alle ore 15:25 | link | commenti (4)
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E LO PAGANO PURE

(rubrica invidiosa di Maurizio Costanzo, che sul Messaggero se vuole può scrivere pure la lista della spesa, e quelli gliela pubblicano) 



A ME fa piacere che Afef Jnifen, moglie di Marco Tronchetti Provera, stia mostrandosi in alcune circostanze la donna intelligente e preparata che io conobbi molti anni fa quando, per la prima volta, comparve in un programma televisivo. Era il mio talk show dal Parioli. In queste settimane Afef è stata invitata a Telese alla festa dell’Udeur e venerdì ospite a Palazzo Chigi del presidente del Consiglio che l’ha voluta presente all’incontro con il primo ministro turco Erdogan. Credo che l’intenzione del premier italiano sia quella di avere Afef consulente per il mondo islamico. Ritengo, conoscendola, che sarebbe una scelta indovinata. Afef, figlia di un ambasciatore tunisino, si è trovata e si troverà a svolgere una attività molto simile a quella del padre.

Traduzione E' tutto un magna magna, e io, modestamente, magno un po' dappertutto, signora mia.

postato da: bravimabasta alle ore 15:21 | link | commenti (3)
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sabato, 03 settembre 2005

DISCO RINK (rubrica musicale a cura di Mario Fegatto Lugiz, il cui parrucchino in vinile nel frattempo è cresciuto in maniera spropositata, tanto da far diventare Mario Fegatto, suo malgrado, un figlio dei fiori)
"Oh, tipo un mese fa e passa mi son scaricato (a pagamento, a pagamento!!!!) da e-mule l'ultimo disco di Brian Eno, Another Day on Earth. Poi oggi mi sono accorto che non l'avevo manco ascoltato una volta per intero. Ma sai che invece è belizzimo? Oh, ma sarò rink? Grazie a tutti."
postato da: bravimabasta alle ore 15:31 | link | commenti (6)
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venerdì, 02 settembre 2005

 CERTASTAMPA


Luca Bottura per l'Unità e/r


Mondo Libero
Forza Italia ha chiesto al Governo di avviare un'azione disciplinare contro Libero Mancuso, presidente della Corte d'Assise al processo sull'assassinio di Marco Biagi. La richiesta, indirizzata al ministro della Giustizia, Roberto Castelli, è arrivata dal deputato forzista bolognese, Fabio Garagnani che e' durissimo sulla sentenza finale del processo e sui suoi contenuti. “Quella sentenza – dice Garagnani - conferma che in Italia vi e' ancora qualcuno che vuole fare politica con le sentenze; non si spiegano altrimenti le accuse generiche all'attuale ministro degli Interni, la sua chiamata in causa per fatti ai quali e' estraneo ed in generale le pesanti accuse all'amministrazione dello Stato". Per Garagnani, la sentenza sull'omicidio Biagi contiene "parti che sconfinano nel giudizio politico e non si attengono a quella sobrieta' che dovrebbe sempre caratterizzare un provvedimento giurisdizionale". Sono decisioni come queste, aggiunge, che generano "la sfiducia nelle istituzioni". Certo che Garagnani è proprio un rompicoglioni. luca@bottura.net (gago.splinder.com)
postato da: bravimabasta alle ore 17:52 | link | commenti (2)
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 NON SAPEVO CHE IL CALCIO SI GIOCASSE COI PIEDI (rubrica di approfondimento calcistico a cura di Manlio Piccinini, che si è improvvisato esperto di calcio dopo che l'hanno rifiutato come sosia di Richard Clayderman)

"Oh,  so che Bottu non sar d'accordo con me perché lui è un purista delle pronunce e della fonetica. Ma a voi non scappa da ridere a sentire che Mancini se è italiano si chiama ManCini mentre se è brasiliano o quello che è i giornalisti sportivi lo chiamano ManSini e a fanno a gara a chi fa sentire la S più sibilante e sonora? A me personalmente no. Non fa ridere insomma. Anzi, direi che proprio non mi suscita alcun tipo di emozione ma ci tenevo comunque a comunicarvi quest'impressione. Che fa pure rima. Grazie a tutti".

postato da: bravimabasta alle ore 13:49 | link | commenti (1)
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GAGO AL PARLAMENTO (rubrica di approfondimento politico a cura di Augusto Pionatini. Nella foto, Pionatini con il suo proverbiale pizzetto di carta vetrata sciacquato nella varechina)



"Niente, ogni tanto lo faccio e mi ripeto un secondo, ma visto che scatta proprio oggi, mi pare, l''anniversario' lo ribadisco. L'anniversario del rapimento di Denise, intendo. Ma non vi ricordate che il procuratore capo, mi pare che fosse, il capo dei poliziotti, insomma, uno che deve avere il mito di Borsellino perché sembra il suo sosia, aveva detto pochi giorni dopo con tono rassicurante, paternalista e da vero ganzo televisivo che erano sulle tracce dei rapitori e che il caso si sarebbe risolto entro breve? Sòccia, oh, all'anima degli ottimisti. Grazie a tutti"
postato da: bravimabasta alle ore 13:45 | link | commenti
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 SE ANCHE VELTRONI FA IL CRITICO CINEMATOGRAFICO SIGNIFICA CHE C'E' POSTO UN PO' PER TUTTI (rubrica di cinema a cura di Paolando Mereghini, titolare dell'omonima guida pubblicata da Baldini e Feltroldi e che da quando segue gli approfondimenti di Gianni Canova su Sky Autore è invecchiato di quarant'anni)

"Oh, volevo dire che nel mito di New Orleans travolto dalle acque sono stati citati molti film leggendari. Ma nessuno ha citato forse il più leggendario di tutti, ovvero Senza tregua, con Jean-Claude Van Damme, Lance Herinksen e Arnold Vosloo (fenomenale adesso nella quarta stagione di 24), l'esordio hollywoodiano di John Woo. Grazie a tutti".

postato da: bravimabasta alle ore 13:34 | link | commenti (4)
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DISCO RINK (rubrica musicale a cura di Mario Fegatto Lugiz, il cui parrucchino in vinile nel frattempo è cresciuto in maniera spropositata, tanto da far diventare Mario Fegatto, suo malgrado, un figlio dei fiori)
"Oh, vorrei commemorare qui con voi la scomparsa del grande Fats Domino, travolto, pare, dall'uragano Katrina mentre si trovava nella sua casa di New Orleans. E sono con il cuore insieme ai grandi musicisti che faranno il concerto di beneficenza, cioè Wynton Marsalis e soprattutto il grande del country Tim McGraw. Grande Tim, il country è l'America. Grazie a tutti".
postato da: bravimabasta alle ore 13:31 | link | commenti (4)
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 MA DOVE CI SIAMO ANDATI A CACCIARI (rubrica filosofica post-nichilista a cura del professor Gianmalio Vattimo, allievo di Rudigher Schaprusky)

"Ho notato che quelli che guidano le Smart in genere sono tutti un po' tristi. Saluti".

postato da: bravimabasta alle ore 13:26 | link | commenti
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E LO PAGANO PURE

(rubrica invidiosa di Maurizio Costanzo, che sul Messaggero se vuole può scrivere pure la lista della spesa, e quelli gliela pubblicano) 



CONFESSO che ogni anno mi auguro di non leggere la data della riapertura della caccia. Una delusione puntuale, anno dopo anno. Per non farci mancare niente l'apertura è stata anticipata. D'altra parte quelli come me contro la caccia, poco possono aspettarsi da un Paese che ha un ministro che per un periodo ha avuto dimestichezza con una tigre e che mi sembra attualmente ce l'abbia con due lupi. I più giovani forse ignorano che da anni io chiedo che i volatili, le lepri e tutti gli animali vengano armati. Quando prede e cacciatori saranno ad armi pari, potrò accettare la caccia. I più giovani sappiano che l'industria dei fucili, delle pallottole e quant'altro fa buoni affari, ragion per cui la caccia continuerà ad esserci. Alla faccia di tutti.



TraduzioneChe poi in fondo basta che qualcuno caccia i soldi, signora mia.

postato da: bravimabasta alle ore 12:23 | link | commenti
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DEO-CON


(rubrica religiosa a cura di Maurizio V)

Oh, ma lo sapete che Ratzinger dice che dovremmo vivere " quasi Deus daretur ", cioè: anche chi non crede dovrebbe fare "come se Dio ci fosse". Niente, volevo solo dire che in effetti anche io,per dire:l'otto per mille non ve lo do, ma voi fate come se ve lo avessi dato.

postato da: bravimabasta alle ore 12:19 | link | commenti (12)
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CHIAMAMI IENA(rubrica a grande richiesta su un uomo che si crede dritto e che invece e' solo un gran babbeo)


L’influenza dei polli è una cosa seria ma può anche essere una metafora della politica.

(Titolo "Cosi'")

Commento Popollista, ahahahahaha. Ehm, scusate

postato da: bravimabasta alle ore 12:06 | link | commenti
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 TUTTI AL MARE VENT'ANNI DOPO


(Prosegue la pubblicazione del diario-omaggio-lenzuolata uscito sull'Unita' dal 20 luglio scorso)


Luca Bottura


VICO EQUENSE

"Pizzo Pizza". E' l'arguto gioco di parole con cui un ristoratore di Baia Domizia ha deciso di battezzare il proprio negozio. Nell'insegna, per chi non avesse colto il motivo della sciarada, c'è il ritratto poco cordiale di un signore coi baffi: l'esattore. Lo stile pittorico? Realista, direi.

E' la Campania che si annuncia. Sorta di Italia elevata a potenza in cui la parodia del male di vivere talvolta è più forte del male stesso. I sapori visivi si fanno più aspri, l'occhio fatica a seguire i segnali contradditori che costeggiano l'asfalto.

A Mondragone, un anziano in canotta smonta il motore di un frigo a pochi passi dall'insegna fucsia dell'Holiday Inn Resort. Ciò che resta di un cane è finito sotto il cartello che indica uno dei troppi campeggi e promette: "English spoken". Due prostitute africane fronteggiano un banchetto di angurie. Poi la strada che s'impenna verso Pozzuoli, il Monte Ruscello, i "carrarmati" di cemento in cui sono finiti i gli sfollati del bradisismo che prima erano stati stipati proprio nelle case vacanza di Baia Domizia. E infine Napoli. Il lungomare. Un signore coi capelli bianchi e un bimbo che si tuffano nell'acqua brodosa tenendosi per mano. Intorno, centinaia di bagnanti.

Il Borghezio che è in me, come in chiunque sia nato a nord di qualcosa, grugnisce: e la balneabilità? Chiedo lumi a una giovane puerpera che gestisce il ristoro proprio sopra la spiaggetta: non sa. Provo con una signora elegantissima di fronte al caffè Hyundai: dice che sì, c'è. Cerco conferma nel ragazzone che porta avanti e indietro le barche del piccolo molo sotto la statua del piccolo Re: Vittorio Emanuele II. Mi offre del vino, mi invita a guardare da solo l'acqua sporchissima, mi lascia lì come un fesso sotto il sole ad aspettare una risposta. Dopo una mezz'ora, prendo i miei stracci e vado. Un collega del mio uomo sorride beffardo: "Ah, avete capito…".

Due euro al parcheggiatore, prima di ripartire, sono la tariffa tutto sommato modesta per una chiave di lettura che d'ora in poi faciliterà la navigazione: se per la tranquillità di un'ora ho pagato senza pensarci la mia piccola tangente, con che diritto dovrei giudicare chi a quella normalità deve dare un prezzo quotidiano? Mentre elaboro il nobile concetto, un tizio su una Croma nera tenta di uccidermi saltando lo spartitraffico di Corso Umberto, laddove le auto private dovrebbero starsene confinate in un budello laterale mentre gli autobus sfrecciano nella preferenziale centrale, che è grande poco meno della pista di un aeroporto. Viabilità punitiva. Che ovviamente nessuno rispetta.

La strada verso la penisola sorrentina è sorprendentemente sgombra. E quasi piacevole, specie dopo essersi lasciati alle spalle i capannoni dismessi di Castellammare. L'approdo a Vico Equense è pacificante: davanti, il mare a picco che abbraccia il Golfo. Dietro, il verde. Del monte Faito, famoso anche per certe storiacce da Vita in diretta. E del monte Comune, una terrazza naturale di prati e alberi da frutto che domina la Costiera Amalfitana.

Più che un rilievo,è una metafora. Perché un pezzo del monte Comune non è più comune. Se l'è preso una famiglia che nel 1997 aveva versato 600.000 lire (sì, lire) per ottenerne l'enfiteusi, il diritto allo sfruttamento. Poi l'ha ceduto a un caseificio. Così il territorio è stato sbancato, gli equilibri idrogeologici sono saltati per aria, e le stalle, dicono gli ambientalisti, scaricano i liquami della fattoria direttamente nella falda acquifera.

I "proprietari" - se lo siano davvero lo deve decidere la Corte d'Appello di Napoli - hanno pure chiuso con un cancello il meraviglioso sentiero del Cai che da Cava dei Tirreni porta(va) a Sorrento. E quando una cinquantina di manifestanti (Rifondazione, Legambiente) sono andati a protestare, li hanno presi a pedate.

Era il 25 aprile di quest'anno. E c'era anche Lella Sciamanna, una dolce insegnante di geografia che fa politica nel Prc. Mi assicura che ci riproveranno. Come proveranno a fermare il project financing della Regione che, in nome delle vie del mare, prevede di rivedere la Costiera costellandola di porti e di stabilimenti attrezzati. "La vedi la spiaggia libera? - mi dice, indicando Marina di Seiano, là sotto -. Va' a dare un'occhiata da vicino, finché sei in tempo".

A Marina di Seiano volevo andarci da prima. Per conoscere lo chef Gennaro Esposito, forse il più noto dei "Jeunes restaurateurs d'Europe", una montagna umana di 35 anni che vanta una stella Michelin e la stima incondizionata di Alain Ducasse, il numero 1 della cucina mondiale.

Il suo locale, spettacolare, è ricavato in una torretta del IV secolo e affaccia su una porzione di costa già urbanizzata. Con grazia molto difforme. Alla domanda sul project financing, Gennaro risponde con disincanto: "Qui la spiaggia di tutti è quasi sempre spiaggia di nessuno. Servirebbero strutture leggere, che però prevedano almeno un bagnino, il soccorso. E una piccola cifra per usufruirne. Aumenterebbe il senso di responsabilità di chi ci va, darebbe regole".

Quella delle regole è per Esposito una piccola e piacevole ossessione. Aprì nel '92, giovanissimo. Scontrandosi contro una cucina di pizzerie che risparmiavano sulla qualità del cibo e preferivano investire sui portieri d'albergo, quelli che indirizzano i clienti di passaggio - "Conosco un posticino…" - e non lo fanno certo gratis. Oggi attrae clienti da tutta Europa. Vanta tentativi di emulazione. E comanda una struttura che ai 4 soci iniziali ha aggiunto 14 dipendenti: "Tutti coi contributi".

La legalità, naturalmente, ha un costo. Che si aggiunge a quello per le materie prime, tutte di qualità siderale. Al servizio. Al valore di mercato, pure. Per questo mangiare alla Torre del Saracino può costare anche 100 euro. Ma l'anacronismo, secondo Esposito, non è qui. "L'anacronismo - mi dice, seduto nella terrazza che dà sul Golfo - sono i 40 euro che molti spendono per le zucchine acide, le melanzane che qualunque casalinga del posto cucinerebbe meglio, la mozzarella fiordilatte comprata dove costa un po' meno, spesso molto lontano, quando a cento metri c'è un caseificio del territorio che lavora mille volte meglio. Tanto varrebbe farsi un'insalata coi pomodori raccolti lungo la strada".

E perché, portafoglio a parte, la gente si accontenta? "E' il mercato. Così come i dischi migliori non sono in testa alle classifiche, i film più belli neppure, la cattiva tv ha più successo della buona tv. E poi c'è il contesto. Un contesto oscurantista. Penso alla Spagna, che continua a sviluppare fermenti culturali e artistici in ogni campo, perché c'è gioia intorno. Qui il benessere è meno diffuso, e non parlo di quello economico. Puoi girarti dall'altra parte, ma non puoi non vedere il bordello. Non esiste l'autorità, nessuno svolge il proprio ruolo. Il vigile non fa il vigile, lo spazzino non fa lo spazzino, il cittadino non fa il cittadino. Puntare solo sulla qualità non basta. Devi anche fare in modo che la gente guardi nel piatto e il rumore diventi  un sottofondo".

Al nitore dell'analisi, però, Esposito non abbina una prassi di rassegnazione. Certo a Madrid avrebbe trovato meno difficoltà, meno invidie, meno diffidenza per uno che esce da certe regole non scritte e chiede di attenersi a quelle formali. Ma dopo 13 anni di lavoro duro c'è gente che viene dal Giappone e implora di stargli accanto: "E' successo qualche giorno fa, era un giovane cuoco che voleva lavorare con me. Portava una lettera in italiano scritta col traduttore automatico di Internet. Ho dovuto dirgli di no, non aveva il permesso di soggiorno. Ma se arrivasse uno di Frosinone, o di Sorrento, con lo stesso entusiasmo, non gli chiederei nemmeno le referenze. E' che non viene".

Gli domando, con sprezzo dell'ovvio, se si sente un possibile simbolo di riscatto: in fondo è uno che ce l'ha fatta restando qui. "Mi piacerebbe  risponde -. Io vengo da atmosfere verghiane, mia madre lavorava insieme a mio nonno mezzadro. Ho cominciato facendo il pasticcere nel negozio di mio zio. Oggi mi ritengo una persona leale, curiosa, corretta, onesta. Mi piace essere il più feroce critico di me stesso, uno che dice e si dice le cose come stanno. Non devo ringraziare nessuno, se non quelli che mi stanno vicini tutti i giorni. Non ho avuto aiuti politici. Non ho chiesto favori, perché poi li devi restituire. Cerco la normalità. L'eccezione è il concetto di furbizia, che ci abbruttisce culturalmente agli occhi di chi viene da fuori".

E' tardi. Molto. Gli altoparlanti rimandano ancora soffuse nenie napoletane, "anche se io - sorride Gennaro - preferisco i Velvet Underground". Quiete notturna. L'omone mi saluta con grande allegria. Poi scompare un attimo "ché ti lascio un ricordo di Vico".

Pasta e alici così non l'ho mai mangiata.

luca@bottura.net

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 CERTASTAMPA


Luca Bottura per l'Unità e/r


Ho perso le parole

Da antico fan del noto cantante Ligabue, felice possessore di tutti i suoi cd fino a "Buon compleanno Elvis" e di tutte le 34 raccolte live, studio e acustiche che negli ultimi anni hanno impreziosito il mercato, ho il piacere di comunicare ai 150.000 spettatori ,che si apprestano a decretarne il giusto trionfo, la composizione logistica dell concerto in programma al Campovolo di Reggio Emilia. Il Liga potrà giovarsi di un piccolo palco per le esibizioni "chitarra e voce", di un secondo palco medio-piccolo per i brani unplugged. Di un terzo palco grande per i pezzi eseguiti insieme alla sua prima band, i Clandestino, e di un quarto ed enorme palco da percorrere in lungo e in largo insieme all'attuale gruppo. Non trova invece conferma la presenza di un quinto e ultimo palco, il più grande, che dovrebbe ospitare l'ego dell'artista. luca@bottura.net (gago.splinder.com)
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giovedì, 01 settembre 2005

GAGO NEWS


Flash> Anche l'imam di Roma ha ricevuto Oriana Fallaci. In fronte. Sei punti di sutura.

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CHIAMAMI IENA(rubrica a grande richiesta su un uomo che si crede dritto e che invece e' solo un gran babbeo)

L’uragano Katrina si sta dirigendo ad alta velocità verso l’Europa, in particolare si prevede che colpirà violentemente il nostro paese, soprattutto Roma e il suo centro storico. Pare che il punto di massima forza lo raggiungerà quando passerà sopra palazzo Koch, in via Nazionale. Magari chissà, così lui è costretto ad andarsene.
(Titolo "Cosi'")
Commento Magari con una punteggiatura diversa...

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IN MINIERA!

(rubrica didascalica a proposito di Carlo Rossella e della sua Alta società sul Foglio)


"Apre il Bolognese in piazza della Repubblica a Milano. E’ già prenotato per mesi. Ma c’è un numero rosso preferenziale. La caccia è aperta per trovarlo".

Commento Ma tu lo sai gia', non è vero vecchio gagà?
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 TUTTI AL MARE VENT'ANNI DOPO

(Prosegue la pubblicazione del diario-omaggio uscito sull'Unita' dal 20 luglio scorso)

Luca Bottura

FONDI

Ventinque anni fa la gioventù nera di Sperlonga decise che la vicina spiaggia naturista andava bonificata: ne andava del buon nome cittadino e delle casse del turismo locale, a caccia di visitatori più vestiti e meglio forniti economicamente. Nel repulisti ci scappò il morto. 

Vent'anni fa, il Serra faticò non poco a trovare tracce dell'accaduto.

Oggi, sul lungomare pasciuto e sonnacchioso, che conduce a Formia e poi alla Campania, la memoria collettiva s'è definitivamente estinta. Esercenti e abitanti non sanno. Non ricordano. Non sanno ricordare. Inoltre,per soprammercato, laddove c'era posto anche per la ribellione minima dei taschevuote e dei senza tasche, alberga una scuola di windsurf gestita da Alleanza Sportiva: il braccio agonistico che Alleanza Nazionale ha creato nel '94 sul modello della Uisp.

Proprio lì mi imbatto nel volantino che annuncia una "Festa della gioventù" a Fondi:  pochi chilometri nell'interno, trentamila abitanti,  grosso centro ortofrutticolo. La organizza Area, ossia la corrente di Alemanno e Storace. La tentazione è troppo forte: la mitica destra sociale, cribbio. La destra sociale che riscuote consensi anche al di qua del muro un po’ come i forzisti che stimano Bertinotti “perché quello sì che è un comunista vero”. Lo vale un giro, no?

In piazza De Gasperi, etichette e slogan. Quello  della festa sta appeso su un lato della gelateria, all'angolo con via Italo Balbo: "Perché sai che certe emozioni, specialmente se sincere, le conservi nel cuore e diventano bandiere". Se sia Benito o Mogol, non è chiarissimo. L'altro claim, come direbbero in pubblicità, campeggia sul retro della maglietta di un ragazzo che sta montando il palco: "Siamo figli di un albero che ha i suoi frutti in terra e radici in cielo". E questo è Mogol sicuro. O i Pooh.

Gli stand dovrebbero aprire alle 18, preceduti da un torneo di calcetto per bambini che infatti se le stanno dando di santa ragione sull'asfalto di fianco alla chiesa. Alle 21 è prevista l'esibizione di una cover band degli U2: giovani che suonano musica del passato  peggiorandola. Siamo perfettamente in tema. Ma alle 19.15 ancora non si vede nessuno. E siccome sto gironzolando da un po' con taccuino e telefono troppo in vista, sono stato identificato. Un tizio, o una tizia, tenta di stabilire una connessione col mio cellulare e dare un'occhiata ai miei dati. Il nickname: "Duce".

Pazienza, mi qualificherò. Il primo approccio è con due ragazzi dello stand di Azione Cattolica. La domanda è semplice: cosa accidenti ci fate a una festa nera? Il primo mi liquida velocemente spiegandomi che loro vanno dove li chiamano, e che ha esposto la bandiera della pace sul tavolino "come provocazione. Per far capire che non se ne può appropriare la sinistra". Il secondo è più consentaneo. Mi racconta della sua associazione di volontariato  "La formica" - fanno pure commercio equo e solidale -  e chiacchierando scopriamo diverse idee comuni. Finquando non sbaglio domanda: ”Strano vederti qui. Ma per chi voti?”. Non risponde. Magari ritiene che la Formica per sopravvivere debba mimetizzarsi. 

Non avrebbe torto.  Qui Forza Italia ha il 75 per cento: 24 consiglieri a 4. E Claudio Fazzone, ex presidente del Consiglio Regionale del Lazio, ora consigliere segretario, primo deputato nazionale nativo di Fondi, è una sorta di viceré mica tanto vice. Dicono ci sia del suo nelle dimissioni del sindaco precedente, che poi è stato assunto in Regione. Volendo, potrebbe imporre lo jus primae noctis. Figurarsi che ci mette a schiacciare una formica.

Due stand più avanti ecco gli ultras del Fondi. La squadra è in Eccellenza, ma possiede una tifoseria di categoria superiore. In tutti i sensi. A sorpresa (il logo è un'ascia bipenne, come quella di Ordine Nuovo) sono schierati a destra. Un ragazzo oversize sui 25 mi regala un trattatello sociologico in cinque righe, senza reticenze: "A metà anni '90 la politica ha deciso di convogliare l'energia skinhead in un progetto preciso. La curva è un luogo perfetto per indottrinare i giovani, inculcare un'ideologia. Li prendi a 15 anni, sono malleabili. Affidabili. Ormai il nostro è trasversale. Contro il Livorno, che è rosso, gli ultrà di Lazio e Roma hanno menato insieme. Coalizzati. Il giorno che ho visto all'Olimpico lo striscione 'Roma è fascista' è stato il più bello della mia vita". Son soddisfazioni.

Mi sposto verso il ragazzo della maglietta poetica, che tra parentesi sfoggia un look da centro sociale. Mi rimbalza. Se voglio c'è il presidente di Area: Crescenzo Di Mugno. Ventitrè anni, ultrà pure lui. Indossa una polo Fred Perry beige. Parte bene, parla a raffica: "Siamo indipendenti  - mi spiega -. Per questa festa non ci dà una lira nessuno. Facciamo volontariato sociale. Siamo usciti da An perché hanno tradito l'identità. Non vogliamo morire facendo i portaborse di Berlusconi. La salva-Previti è uno scandalo. An è l'erede di un movimento legalitario: essere i reggicoda di uno così non è proponibile. Anche perché fa il tirapiedi di Bush. Io sono antiamericano.. C'è un disegno…".

Ahia. "C'è un disegno di cui l'Italia è vassalla. Tu credi davvero che le bombe a Londra le abbiano messe gli islamici? Io ci sono stato, in quella metropolitana. Se fai scoppiare una bomba vera, altro che settanta  morti. Si sono creati un nemico in vitro. Israele? No, non sono antisemita. Ma quando ho visto Fini con la kippa mi è venuta la pelle d'oca. Noi eravamo contro la prima guerra in Iraq e siamo contro questa. Ci andavano pure Fini e Alemanno, ai sit in. Ma adesso mi sa che Fini ha altre cose a cui pensare..:".

E giù una serie di allusioni che ricalcano quelle espresse da Larussa, Gasparri e Matteoli a proposito della stabilità sentimentale del vicepremier.

Saluto Crescenzo, che va a concedersi alle telecamere di Canale 7, rete egemone in zona, alla quale spiega quant'è bella la sua iniziativa. La domanda della cronista è sostanzialmente: dica quello che vuole. Lui lo dice. Non si piace. Rifanno. Mentre sto per rimettermi in strada, scopro però che durezza e purezza sono una bufala ad uso del cronista. Mi hanno sfottuto, questi di Area. Altro che fascistoni: dopo essere usciti da destra hanno svoltato al centro. E in centro, è noto, spesso ci sono i ristoranti migliori.

Me lo spiega di Massimo Di Fazio, segretario dei Ds locali, uno dei 4 piccoli indiani che si spendono in consiglio comunale cercando nelle raccolte di firme il consenso in voti che manca. E, mi chiede di scriverlo, si sente un po' abbandonato  da Roma: "Di Mugno è uscito da An, ma verso Forza Italia. Governano e sono cinghia di trasmissione per il partito unico che domina la città. Negli anni scorsi hanno ricevuto fior di finanziamenti dal Comune, per le loro feste della gioventù. Per quest'anno manca ancora la delibera, ma…". 

Ora mi spiego il palco chilometrico attorniato da 8 video al plasma. Per 40/50 spettatori in tutto. Ciò che mi spiego meno è come il centrosinistra sia finito sotto 4-24 dove negli anni '80 governava. Sarà stata l'incapacità di trasformarsi in ufficio collocamento, in un Comune dove le collaborazioni sono a chiamata diretta.  O forse la battaglia contro l'abusivismo, che qui colpisce soprattutto la costa: circa 8000 case sconosciute al catasto, scalinate che partono dalle ville in riva al mare, abusive pure quelle, e arrivano dritte in acqua. Cartelli che rivendicano la proprietà privata sul territorio demaniale.

Le giunte rosse (rosate, meglio) abbattevano. Il sindaco attuale, Luigi Parisella,  ha dichiarato che «sono sacrosanti i diritti di chi ha costruito abusivamente e ha diritto alla sanatoria perché è una legge dello Stato». Fa il geometra.


Tra le forzature, ci sarebbe pure quella di Fazzone. Da quando era il caposcorta di Nicola Mancino, ne ha fatta di strada. E anche qualche muro. E bagni. Trasformando un fabbricato rurale in una reggia da 8 camere, 5 toilette, due salotti da 213 metri quadrati. Ne scrisse Gian Antonio Stella sul Corriere, tre anni fa. Legambiente protestò. Non è successo nulla. Se possibile, anzi, il consenso dell'Onorevole è aumentato. Perché a Fondi il lavoro c'è (alcuni ex consiglieri comunali, per dire, sono stati assunti in Regione o all'Ente parco) e gli abusivi certificati hanno una speranza in più: se non arriva il condono, si può sempre scovare una leggina che permette di accorpare alcuni terreni e aumentare le cubature.

Come ha fatto Fazzone, legalmente. Mentre quelli che non vogliono portare le borse al premier si candidavano per portare le sue.

luca@bottura.net

 

 

postato da: bravimabasta alle ore 14:54 | link | commenti
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 NON SAPEVO CHE IL CALCIO SI GIOCASSE COI PIEDI (rubrica di approfondimento calcistico a cura di Manlio Piccinini, che si è improvvisato esperto di calcio dopo che l'hanno rifiutato come sosia di Richard Clayderman)

"Oh, com'è finita poi quella storia di Cassano? Grazie a tutti"

postato da: bravimabasta alle ore 11:39 | link | commenti (1)
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 MA DOVE CI SIAMO ANDATI A CACCIARI (rubrica filosofica post-nichilista a cura del professor Gianmalio Vattimo, allievo di Rudigher Schaprusky)

"Ho notato che oggi tutto, per così dire, va a 1000. Lo stipendio medio è di 1000 euro. Anche l'emolumento medio per un lavoro da libero professionista è di 1000 euro. L'uragano Katrina ha provocato, secondo un primo bilancio, oltre 1000 morti. Le vittime di ieri per la strage di Baghdad è di 1000. Ecco, perché mille? Mah, mi piacerebe saperne qualcosa da Madonna e i suoi adepti della Kabbalah. Oh, comunque non sarà una gran riflessione, ma è pur sempre una riflessione. Grazie a tutti".

postato da: bravimabasta alle ore 11:36 | link | commenti (1)
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 CARINISSIMOOOO (rubrica di moda a cura di Robert R. Icchione)

"Oh, ma non fan petare sti pantaloni che van di moda adesso presso le fàighe e che fan arrivare l'orlo sul polpaccio? Oh, a me fan caghér! Grazie a tutti"

postato da: bravimabasta alle ore 11:22 | link | commenti (3)
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 GIURO CHE L'HO LETTO TUTTO (rubrica di libri a cura di Giannuzzo Cotroneo, che vediamo immortalato nella sua eloquente intelligenza)

"Ho letto 102 minuti (edizioni Piemme) scritto da due giornalisti del New York Times sui 102 minuti che sono intercorsi tra il primo schianto del Boeing sulla Torre Nord e il crollo della medesima, l'11 settembre 2001. Giuro, è il più bel libro che abbia letto nell'ultimo anno, una Spoon River contemporanea dentro un'inchiesta perfetta. Ma soprattutto, da quando ho letto quel libro guardo i maniglioni antipanico con più rispetto. Grazie a tutti"

postato da: bravimabasta alle ore 11:19 | link | commenti
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DISCO RINK (rubrica musicale a cura di Mario Fegatto Lugiz, il cui parrucchino in vinile nel frattempo è cresciuto in maniera spropositata, tanto da far diventare Mario Fegatto, suo malgrado, un figlio dei fiori)
"Oh, non voglio dire ma uno quando ascolta 'La camisa negra' di Juanes - gran pezzettaccio peraltro - pensa subito, come battuta, alle camice nere e ai fasisti. Ma, appunto come battuta. Anche un bambino di due anni non penserebbe che la canzone sia una strumentalizzazione politica. E invece leggo in prima pagina sul Corriere della Sera (da cui peraltro Calasso non ci avverte più) che 'sul sito web di sinistra Indymedia c'è chi la vuole boicottare perché apologia di fascismo'. Mah, spero che sia la solita mielata, se no ci sarebbe veramente da mettersi le mani nei capelli.E io se le metto nei miei poi non le trovo più. Grazie a tutti".
postato da: bravimabasta alle ore 11:14 | link | commenti (1)
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