
RIFLESSIONE DI FINE ANNO
SIAMO NIENTE
di Massimo Fini
La tragedia del Sud est asiatico, la potenza immane, e anche affascinante, confessiamolo, dello Tsunami, le decine di migliaia di vittime non saranno state, forse, invano se ci aiuteranno a riflettere sulla nostra fragilità.
Questa volta l'uomo non c'entra, non ci sono responsabilità di governi, di amministrazioni o di popolazioni, è la Natura,
indifferente, che si è mossa un poco, che ha dato appena uno scrollone. Da troppo tempo, in preda ad un ubris sempre più incontenibile, a una superbia e a un delirio di onnipotenza che ci
fan credere di poter dominare tutto, ci siamo dimenticati chi siamo.
Una delle tante forme di vita che abitano una porzione infinitesima, e del tutto insignificante, dell'immenso universo e che potrebbe
sparire, insieme al suo pianeta, da un momento all'altro.
Siamo uno sputo, e anche abbastanza ripugnante rispetto alle asettiche simmetrie dell'Universo, che si prosciugherà in un nanosecondo in termini astrofisici che misurano il Tempo in miliardi
di miliardi di anni. Siamo nulla, siamo niente. Se una Scienza uscita di senno, che vuole controllare la vita in tutti i suoi aspetti, scalando e manipolando, anche le sue origini inutilmente e però pervertendola, ci avesse almeno insegnato questo, che siamo esseri transeunti, che davanti a noi non ci sono "sorti meravigliose e progressive", ma solo la morte, come individui, come specie come pianeta forse la smetteremmo di scannarci a vicenda in nome di costruzioni umane, si tratti di democrazia o di "precetti universali", ridicole alla luce del Tempo, sospiri neanche percettibili nell'immenso respiro dell'Universo.
E forse capiremmo che l'unica cosa che possiamo fare, noi umani, è tenerci per mano, con una pietas, verso noi stessi e verso gli altri, che abbiamo smarrito.
Io vedo molto di simbolico in questo Tsunami che si è abbattuto su di noi proprio nei giorni del Natale. O Dio, come io penso, non c'è e tutto è indifferente e assurdo ed è inutile maledire e sbigottirsi per lo Tsunami che va accettato come ogni altra fatalità del caos universale o se c'è, e si occupa di noi, come molti sono convinti, e allora il Bambino Divino, manifestando la sua collera nei giorni della sua nascita, ha voluto dirci qualcosa, inviarci un
avvertimento, darci una calmata, a riflettere invece di proseguire imperterriti sulla strada su cui ci siamo messi, dove domina un unico, ma diverso, dio, il Dio Quattrino, che ha ricevuto una bella
scoppola dallo Tsunami. Ho trovato sempre qualcosa di indecente nel turismo esotico di massa, in questo andare a rapinare, in cambio di qualche dollaro o euro, oltre a tutto il resto, anche le bellezze naturali di popoli, come quelli malaysiani o polinesiani, che furono un tempo sereni, nella loro semplicità, prima che arrivassimo noi con le nostre nevrosi, con la nostra opulenza sfacciata e infelice,
disseminatrice di frustrazioni.
Presi dalla golosità infantile di conoscere mondi che è ormai inutile conoscere, perché li stiamo uniformando e omologando a noi stessi, oltre che traviando, siamo oggi del tutto incapaci dell'unico viaggio degno di un uomo: quello intorno e dentro se stesso.
Massimo Fini
Fonte:www.ilgazzettino.net
28.12.04

CERTASTAMPA
Luca Bottura per l'Unità e/r
L'uomo che non c'era
Giorgio Guazzaloca non sta più nella pelle dopo la nomina a commissario dell'antitrust. Agli amici più intimi ha fatto sapere che non vede l'ora di mancare alla prima riunione.
certastampa@yahoo.it (gago.splinder.com)

GRASSO NON SEI NESSUNO. (rubrica di critica televisiva di Graldo Alsso, docente di iperventilazione all'università di Uusikaupunki e di acrobazie da fermo all'università di Oulu. Nell'immagine, una recente foto del professor Alsso). "Oh, è più forte di me: vedere quelle tizie di Sky tg24 che tentano di assumere un'espressione severa per dare le notizie sulla Thailandia, mi strappa il cuore. Con tutte le operazioni estetiche che si sono fatte, la faccia di circostanza proprio non gli viene. Grazie a tutti".

VOLEVO ESSERE FORATTINI (rubrica itinerante che indaga sulla rubriche simpatiche dei quotidiani conservatori) "Bin Laden ha detto che la guerra in Iraq costa un milione di dollari al mese. Vedrai che Pecoraro Scanio indice una sottoscrizione". (Quotidiano Nazionale, rubrica "Il mortaio") Commento: Pecoraro Scanio? Ma perché, poveretto?
LA VIGNETTA DI FORATTINI DI OGGI (servizio ormai storicizzato) Dunque, c'è un bambino con la faccia di Cirino Pomicino che nella calza della befana trova Mastella. Commento: la Befana è tra una settimana.
TSUNAMI (Il simpatico Bedetti riflette per vie analogiche sull'attualità).
Eravamo in trattoria e stavo mangiando delle polpette. Le trituravo con la forchetta e pescavo i detriti dall’oceano di pomodoro. Fuori pioveva a dirotto. L’acqua colava dagli infissi sul pavimento e s’infiltrava nelle ossa.
“Merda, Bologna è 55 metri sopra il livello del mare,” ha detto Ermanno. Aveva il piatto pieno di brodo e di tortellini. Il brodo stava per tracimare dall’argine di ceramica. “Se arriva l’onda travolge tutto, sicuro. Io credevo di star tranquillo invece se arriva è sicuro che spazza, hai visto che roba gli ombrelloni? E gli alberghi? L’onda anomala è avanzata per un sacco di chilometri anche all’interno delle città. Sóccia c’erano perfino degli autobus sugli alberi.” Ha abbassato la testa e con cautela ha risucchiato il brodo. Io me ne sono stato zitto, ad annusare l’odore dei tortellini che si mescolava a quello delle polpette.
Robby invece ne ha approfittato per dire: “A 55 metri lo Tsunami mica ci arriva, figurati, non penso che è quello il problema.” Ha affogato il cucchiaio tra i passatelli.
Ermanno ha continuato come se non l’avesse sentito: “Onde di 50 metri là ce n’erano e se l’onda anomala arriva a Bologna ci travolge perché in centro si è a 55 metri sul livello ma tipo alla Bolognina si va più sotto, si arriva anche ai 40 metri. Pure tutta la zona del Navile viene sommersa.”
“Non è mica quello il problema,” ha ripetuto Robby. Come al solito, non guardava Ermanno in faccia, ma teneva gli occhi sul piatto di passatelli. “Il fatto più preoccupante è l’onda d’urto, l’effetto devastante della propulsione, del terremoto subacqueo, una potenza pari a circa 103.000 bombe atomiche.”
“103.000 tua sorella,” ha fatto Ermanno con quel tono da presa per il culo che tiene sempre con Robby, dal momento che è il suo capo. “Massimo saranno state circa 53.000.”
Robby ci ha pensato su, poi gli ha dato atto: “A me mi sembra di aver letto circa 103.000, però non ci metterei mica la mano sul fuoco. Quello che conta è la potenza devastante dell’onda d’urto.” Ha spostato il piatto di passatelli alla sua sinistra. “Questa fate finta che è l’India e lo Sri Lanka.” Ha preso il cucchiaio gocciolante, l’ha pulito col tovagliolo e l’ha appoggiato sulla tovaglia più a destra. Sopra, un po’ sghembo, ha messo il coltello. “Questo è Sumatra, quest’altro è la Thailandia.” Ha piantato l’unghia sulla tovaglia macchiata di sugo. “Questo è l’epicentro.” Ha tirato il dito come a disegnare delle linee ondulate, fino ai piatti e alle posate. “E questo è l’effetto del maremoto, otto, nove, dodici paesi. Pensate che l’isola di Sumatra si è spostata di trenta metri!”
“Seee, trenta metri, adesso sono andati lì a misurarla,” s’è intromesso Ugo, che fino a quel momento era stato zitto come me. Anche lui aveva preso un piatto di polpette. “Comunque le bombe atomiche sono massimo circa 33.000 e poi dimmi che cazzo c’entra l’atomica col terremoto, mica c’è l’effetto radioattivo.” Si è tolto gli occhiali che si stavano appannando per il calore delle polpette e li ha asciugati col tovagliolo.
“Cazzo c’entrano le radiazioni adesso,” ha fatto Ermanno.
“Come cazzo c’entrano, chi è che ha tirato fuori la storia di Hiroshima?”
“Ma va’ a cagare va’.”
“Ma va’ a cagare te, parli senza sapere un cazzo.”
“A perché te lo sai invece?”
“Certo che lo so, lo so benissimo lo so. Ne so molto più di te che parli e non sai un cazzo.”
“Cazzo vuoi sapere te.”
“Dai ragazzi stiamo calmi,” ha detto Robby, continuando a fissare i passatelli. “Stiamo parlando degli scossoni, dell’impatto, è ovvio che Hiroshima nel senso delle radiazioni non c’entra.”
“E allora cazzo vuol dire Hiroshima Hiroshima!” ha gridato Ugo. Il fumo caldo delle polpette gli evaporava dalla bocca.
“Niente, infatti, l’abbiamo detto.” Robby ha riabbassato gli occhi.
Ugo si è passato le dita incrostate di colla sulla testa pelata e ci ha tenuto a puntualizzare: “E poi i morti di Hiroshima vanno da 80 mila a 127 mila, secondo te non lo so.” Ugo ha l’hobby del modellismo aereo e da poco ha finito di costruire l’Enola Gay, per questo è così sicuro.
“E comunque s’è spostato l’asse terrestre. Se per te non è un effetto devastante,” ha tagliato corto Ermanno.
Ugo ha allargato le braccia: “Ah, su questo non ho detto niente, proprio niente. Comunque non c’entra un cazzo con Hiroshima.”
“L’asse terrestre s’è spostato di tre metri.”
“Sóccia tre?”
“Io sapevo qualcosa in meno.”
“Anch’io sapevo tre.”
Siamo rimasti tutti in silenzio, a mangiare e a pensare all’asse terrestre.
“Comunque io a Phuket ci sono stato varie volte,” ha fatto a sorpresa Ermanno.
“Ma va’?”
“Proprio lì?”
“Per le immersioni.” Ermanno ha il brevetto di subacqueo. “Ed è un gran casino adesso per il recupero dei corpi, te lo dico io. Ci sono un sacco di anfratti, di villaggetti di pescatori sul litorale, e poi gli alberghi, le palafitte, è un gran casino. La cosa migliore era stare sott’acqua finché non passava il maremoto. Sotto l’onda non si sente un cazzo. Tieni i nervi saldi e stai tranquillo finché passa.”
“Ho sentito che certi surfisti si sono salvati perché hanno cavalcato l’onda.”
“Hanno raccolto testimonianze di gente al largo sulle barche che non si è accorta di un cazzo.”
“Bisogna stare sott’acqua, ve l’ho detto. Sembra un paradosso, ma quando il mare s’ingrossa, bisogna stare in mare.”
A quel punto allora ho parlato anch’io. Ho detto: “Il numero dei morti sta salendo di minuto in minuto.”
“Poi ci sono le epidemie,” ha detto Robby. Col tovagliolo si è pulito i baffi umidi di passatelli.
“Le epidemie sono un bel problema, tutti quei cadaveri ammassati, da bruciare, le fosse comuni.”
“Colera, malaria.”
“La malaria.”
“Non hanno detto che tornava anche la peste?”
“Il vaiolo, mica la peste.”
“Sóccia qui non si può mai star tranquilli.”
“Comunque sono cazzi per le assicurazioni quest’anno,” ha sentenziato Ermanno.
“Anche per le agenzie viaggi.”
“I tour operator.”
Io ho detto: “Le assicurazioni dei tour operator.”
“Vedete,” ho detto sempre io, “sono posti dove ci va un sacco di gente di tipo diverso, dai viaggi di nozze ai ragazzi ai single.”
Ermanno ci ha fissati tutti poi ci ha rivolto la seguente domanda: “Oh, ma secondo voi, se io prenoto per Phuket o per Sumatra o la Thailandia, no?, e poi viene il maremoto, oh ma se io ho pagato e arrivo là e non c’è più l’albergo per lo Tsunami me li dovran ben dare indietro i soldi!”
Ugo: “Be’ certo secondo me, per forza, tanto a loro non cambia un cazzo, son tutti assicurati.”
“E l’assicurazione te la ricaricano nei costi dei viaggi, loro lì son mica scemi.”
“Una catastrofe naturale è una catastrofe naturale, sarà mica colpa tua.”
“Se non trovano delle scappatoie,” ha detto Robby.
“Possibile.”
Intanto avevo fatto un paio di calcoli a mente e ho precisato: “A occhio un’onda anomala di 50 metri è alta come un palazzo di 16 piani.”
“55 metri.”
“50, 55, si va per approssimazione. Cazzo però c’è pericolo anche per me che sto al nono. Mi becca di sicuro.”
“Io al settimo. Mi becca anche a me.”
“Io sto al piano terra, cazzo.”
“Comunque anche se arriva lo Tsunami, io abito a Monteveglio e me ne sbatto i maroni, da me l’onda non ci arriva.”
“Non ci arriva neanche a me se è per quello, sto a Granarolo.”
“E io a Castel San Pietro, con tutto il traffico che c’è sulla via Emilia lo Tsunami non ci arriva neanche se piglia gli stradelli Guelfi.”
Siamo scoppiati a ridere, anche se un po’ mi sentivo in imbarazzo. Il cielo fuori era nero come prima di un uragano estivo, ventate di pioggia frustavano i vetri appannati.
Alla fine abbiamo chiesto il conto. Abbiamo diviso e io ho pagato anche per Ugo. Ci siamo fatti fare la ricevuta. Ci siamo alzati, Ermanno si è acceso la sigaretta, abbiamo indossato i piumini e siamo usciti.
Continuava a diluviare. Un mare d’acqua aveva invaso il marciapiede e, cazzo, arrivava già fino ai tacchi.

IL MEREGHINI (Schede tratte dall'omonimo dizionario dei film vergato di suo pugno da Paolando Mereghini e pubblicato per i tipi di Baldinelli e Feltroldi).
AMERICAN BEAUTY
Sìììì, niente, praticamente c'è uno che è stanco della solita vita, di mestiere non mi ricordo cosa fa mentre sua moglie è agente immobiliare una cosa del genere. Inizia che al mattino questo tizio si masturba nella doccia poi vede sua moglie che è anche una bella donna ma è stanca della vita che fa, non ha più stimoli insomma. Poi ha questa figlia, adolescente no, anche lei smaronatissima non sa quel che vuole, ah però non ve l'ho detto, il film inizia che lui muore e quindi tutto assume dei contorni carichi di un po' più di suspense. Allora cosa stavo dicendo, ah ecco sì, la figlia va a scuola e c'è una ragazzetta bionda, una sua compagna di classe che fa quella che ne ha viste di tutti i colori, di uomini intendo, va con quello, va con quell'altro, si è fatta quello quell'altro un sacco di bega e di droga, per dirla un po' con parole semplici. L'altra la invidia e dice Be' io sono un po' dark ma a dire il vero sono abbastanza riservata però a volte vorrei anch'io strippare, prendere fiumi di bega e strafarmi, magari anche entrare in coma etilico. C'è poi un ragazzetto belloccio con gli occhi azzurri che è un suo vicino di casa e la riprende con la telecamera. Sembra un disadattato e un pervertito ma invece è un poeta e riprende i sacchetti di plastica. Belle riprese poetiche, magari il soggetto non è dei più... comunque questo bel ragazzo è anche un pusher, spaccia un po' di fumo, marjuana eccetera, e ha un padre militare molto severo che lo picchia. Intanto nel frattempo il protagonista narratore, che è poi Kevin Spacey decide di cambiar vita, si licenzia, va a lavorare in un fast-food e incrocia la moglie che intanto tromba con un altro naturalmente. Ma lui non sembra gliene freghi più di tanto, più che altro è comprensivo. Anche perché nel frattempo si è invaghito della compagna di classe minorenne o appena maggiorenne, no, mi sa che è minorenne, della figlia, e allora si rimette in forma e in garage mette in piedi un'improvvisata palestra dove fa i pesi. Intanto riscopre anche le libertà degli anni Sessanta e pure se stesso e allora va dal vicino di casa che non mi ricordo perché ma sa che è un pusher e si fa dare un po' di roba, però nel frattempo per una serie di coincidenze il padre del ragazzo, il militare, s'è messo in testa che il figlio è gayardo e si fa svasare da Spacey. Il quale poi nella vita è veramente gayardo, quindi i suoi sospetti non sono a mio modo di vedere le cose del tutto implausibili. Ora, per farla breve visto che siamo solo a metà, il pusher va con la figlia del narratore, si innamorano, la moglie entra in crisi non ricordo esattamente per quale motivo ma forse in generale per l'atteggiamento libertario del marito, la bionda ragazzina, quella che la dà a tutti in apparenza si scopre invece che è vergine, e da qui si capisce che il tema del film è la purezza, cosa comunque moralmente apprezzabile, nonostante l'apparente scorrettezza, no, c'è un gioco di rovesciamento capito come, no, la morale arriva per sottrazione, mi pare almeno, e poi ci sono un po' di colpi di scena telefonati e comunque chi spara al narratore è il marine perché ha paura lui di essere gayardo.
Giudizio: l'ho visto al cinema.... Non sarà un gran giudizio ma sempre meglio che un calcio nei maroni.
CERTASTAMPA
Luca Bottura per l'Unità e/r
L’odore dei saldi
Il consigliere sciarada Rodolfo Ridolfi (Forza Italia) ha inveito ieri con un comunicato contro Raitre (“la rete della sinistra”) per un servizio in cui si dava conto del fatto che a San Marino la spesa è più conveniente. “Raitre – così Ridolfi – istiga contro l’economia nazionale. Non si può lasciare le categorie economiche in balia di sfascisti della comunicazione, anche se politicamente affini”. La prima è più ovvia considerazione è che il verbo istigare è transitivo, dunque ci vorrebbe il complemento oggetto. La seconda è che in italiano corrente si istiga “a” qualcosa e non “contro”. La terza è che si scriverebbe “non si possono lasciare le categorie” e non “non si può lasciare la categorie”. Infine, il servizio in questione è stato prodotto e mandato in onda dal Tg regionale (e poi sul Tg3). Ossia dalla testata di Angela Buttiglione (Udc), retta in Emilia Romagna da Andrea Basagni,ottimo professionista equivicino a Gianfranco Fini e Letizia Moratti. La prossima volta, meglio che Ridolfi se la cavi con una telefonata. Così non lascia prove scritte in giro.
certastampa@yahoo.it (gago.splinder.com)
GAGO NEWS - Primi effetti dello spostamento dell'asse terrestre: ieri Pionati del tg1 ha chiuso il pastone politico con una dichiarazione dell'opposizione.
DISCO RINK (rubrica di critica musicale a cura di Mario Feggatto Lugiz. Nella foto, Feggatto Lugiz col suo inseparabile parrucchino in vinile). "Oh, ho preso il cofanetto natalizio dei Nirvana. Dalla qualità, si direbbe che il cantante sia morto da almeno dieci anni. Grazie a tutti".

GRASSO NON SEI NESSUNO. (rubrica di critica televisiva di Graldo Alsso, docente di reiki all'università di Uusikaupunki e di critica della ragion pura all'università di Oulu. Nell'immagine, una recente foto del professor Alsso). "Oh, ieri sera ho visto Il Ristorante, quel reality show in cui c'è la Clerici che è rigida come un sofficino findus surgelato e tutti questi pseduovip che fanno i cuochi, i camerieri, eccetera. Oh, ma chi sono sti vip che millantano come tali. C'è uno che si chiama Hugo qualcosa, Hugo Race forse, Hugo Boss, no, spetta che chiedo qui al mio assistente, Umberto Eco: Umbi! Com'è che si chiama quell'Hugo del ristorante? (dal fondo): Barret! Grazie Umbi! Allora c'è Hugo Barret. Ma chi è Hugo Barret? Poi c'è Neike, Naike, Nike, Revelli, no, Rivelli, ma chi è anche sta qua? Umbi, chi è sta qua, è la figlia di Gilberto Rivelli? (Dal fondo): No. è la figlia di Ornella Muti!. Ah, allora, sta Nike è la figlia griffata di Ornella Muti. Poi c'è Fabrizio Rocca, va be' quello è amico di GAsparri, quindi si capisce perché è lì. Poi c'è Patrizia De Blank, cioè praticamente una che arriva in un reality dopo che la figlia che nessuno si fumava è arrivata alla celebrità per un reality. Insomma un metareality. Un reality alla seconda. Ma poi c'è anche Serena Grandi. Forse ha pagato la cauzione. Oh, ma allora il prossimo concorrente chi è, Tanzi? Grazie a tutti".
LA VIGNETTA DI FORATTINI DI OGGI (servizio ormai storicizzato) Dunque, ci sono Giuseppe e Maria che piangono sul mare. Le loro lacrime formano un gorgo, tipo tsunami. L'aureola è disegnata come il sole, che si vede all'orizzonte. Commento: meno peggio delle ultime 2632. Almeno si capisce.

LA GUIDA PIVELLI (ristoranti provati dove capita da Leonardo Pivelli, quasi sempre prendendo una sòla. Anche tu hai mangiato male e speso molto? O ti è andata di culo? Segnala)
TRATTORIA DEL ROSSO (BO)
AMBIENTE
Niente male. Profusione di legno, tavolacci, tovagliette di carta da imballaggio. La ricostruzione di una vera vecchia trattoria è quasi perfetta.
SERVIZIO
Gestito dal nipote di Heron Vitaletti: cioè alla moviola. La nostra cameriera, peraltro gentilissima, è sparita nel nulla dopo aver preso l’ordinazione. Poco più tardi, un altro cameriere – quello che fa un po’ tutto lui – l’ha pure cazziata perché c’era un tavolo che aspettava il menu da mezz’ora. Però c’era il seggiolone per il bambino, offerto spontaneamente: bravi.
CIBO
Sopra la media. Buoni i passatelli, gustosi i tortelloni alla salvia, perfette le tagliatelle bianche al prosciutto. Realistica pure la zuppa inglese. Il sangiovese invece era frizzante per via della spina. Però da un vino “da battaglia” non è che si possa poi pretendere troppo.
CONTO
Accettabilissimo. Quarantotto euro in tre più poppante per tre primi, due contorni e un dolce. Il bimbo ha mangiato un piatto di gramigna in bianco, pagata 6 euro. Cioè troppo. Ma l’oste si è difeso sostenendo che non aveva caricato il coperto. Vero. Ma perché dirlo dopo? Dev’esserci qualche problema di comunicazione: il tavolo dietro al nostro ha avuto uno sconto di tre euro perché a furia di aspettare il caffè s’erano alzati. Ma me ne sono accorto io sbirciando. A loro non l’hanno detto.
BONUS
Al tavolo di fianco c’era Simona Pari.
PROVATO il 28/12/04
GIUDIZIO GUIDA PIVELLI
Voto 6,5.

GRASSO NON SEI NESSUNO. (rubrica di critica televisiva di Graldo Alsso, docente di tautologia della renna all'università di Uusikaupunki e di rivisitazione benevola dei totalitarismi all'università di Oulu. Nell'immagine, una recente foto del professor Alsso). "Oh, sto guardando Giallo1 su Italia Uno. C'è la Franzoni in studio col marito. E c'è Taormina che rifà il processo di Cogne praticamente senza contradditorio. Io però trovo più scandalosa la pettinatura della Pivetti: ha una specie di cresta gialla cotonata. Sembra Sid Vicious dopo un frontale con la Signora in giallo. E poi, senza il plastico, che gusto c'è? Grazie a tutti".
CERTASTAMPA
Luca Bottura per l'Unità e/r
Forza Asia
Il forzista Daniele Carella ieri ha puntato il dito contro il Comune di Bologna “che a due giorni dal maremoto nel sud-est asiatico non ha ancora attivato alcuna forma di aiuto e sostegno”. Lo ha fatto alle 17.23. Subito, battendogli amichevolmente una mano sulla spalla, gli hanno sussurato: “Primo: aiuto e sostegno sono sinonimi. Potevi farla più corta. Secondo: quello che dici non è vero. Il Comune ha lanciato una sottoscrizione insieme alla Caritas. Ci sono le agenzie, sono uscite un’ora fa”. A questo punto chiunque si sarebbe ritirato in buon ordine. Non il nostro eroe, che anzi ha rincarato la dose: “E’ lo stesso, dovevano fare di più”. Povera Asia: prima lo tsunami, adesso il paladino Carella. Due tragedie che evidentemente non si potevano evitare.
certastampa@yahoo.it (gago.splinder.com)

LA PAROLA ALL'ESPERTO
"Non risultano vittime tra i turisti italiani presenti nelle zone colpite dal maremoto. Abbiamo notizie abbastanza rassicuranti sugli italiani" (Guido Bertolaso, responsabile della Protezione Civile, ore 13.17 del 26 dicembre 2004)
GAGO NEWS Silvio Berlusconi lascia la presidenza del Milan a Piersilvio. D'ora in poi la denominazione corretta della società sarà dunque "Piermilan 1899".

IL MEREGHINI (Schede tratte dall'omonimo dizionario dei film vergato di suo pugno da Paolando Mereghini e pubblicato per i tipi di Baldinelli e Feltroldi).
ALLA RICERCA DI NEMO
Siiii, cioè, praticamente, l'ho visto la sera di Natale su Sky. Si vede che è tratto da una storia vera: c'è 'sto pesciolino che finisce nell'acquario di un dentista e allora suo padre percorre gli oceani insieme a delle tartarughe e a Carla Signoris, la moglie di Crozza, che fa la pescia. Alla fine lo trova. Giudizio critico: mah, ci sta, anche contando che non ho neanche dovuto pagare gli 8 euro della pay per view.
IL CANTO DI NATALE DI LAPO ELKANN (In esclusiva da Bedo per il blog di Gago e lamerotanti.com, la fiaba delle festività che fa sognare ma anche riflettere, un po' come tutte le fiabe, in definitiva).
“Minchioni, vulète arrapì ’a pòrta o devo piglià ’o bazzùca!” stava gridando la voce eccitata di Zio Carmelo.
Lapo si tirò in piedi, si stirò dolorosamente per rassettare le ossa anchilosate e aprì. Irruppe, sudato e trafelato, un corpo massiccio come una montagna, incartato in un maglione marrone unto e quasi del tutto rosicchiato dalle tarme. Sul corpo era avvitata una testa dalla forma di zucca schiacciata, con gli occhi ridotti a due segmenti recinti dal fossato delle occhiaie e divisi da un naso grosso come una melanzana. La similitudine più vicina a Zio Carmelo era un tricheco caduto dentro una vasca da bagno con un phon acceso.
“San Gennà,” esclamò il mastodontico parente, dando un buffetto sulla guancia al cognato con le sue dita spesse e molli come wurstel, “nun ce sta’ niente da fare, senza Carmelo chìsti durmono tutto ’o Natale!” Portava in spalla una capiente sacca sportiva nera. La sistemò in fretta sotto il tavolino da campeggio.
“Ciao Zio, dobbiamo esserci addormentati per la fame,” disse Lapo, strofinandosi gli occhi appiccicosi.
Carmelo si precipitò alla brandina di Donna Antonietta, ancora immersa nel sonno più profondo. “Antunie’ tiene una paralisi letale che tu sappia?” domandò un po’ preoccupato, picchiettando delicatamente le mani della sorella per rianimarla.
“Direi di no,” bofonchiò Lapo come risposta. “Forse la stufetta ha perso un po’ di monossido di carbonio…”
“Allora nun ce sta’ niente da fare,” disse Carmelo, rasserenato. “Starà nu poco svenuta.” Lapo rammentò tra i pensieri di Brambilla che l’espressione “nun ce sta’ niente da fare” era, per una ragione imperscrutabile, tipica di zio Carmelo.
“Zio, ti offrirei qualcosa ma…”
“Mo’ che minchia dici, eh?” domandò Carmelo indurendo lo sguardo e stringendo i puntini degli occhi. “Me vuoi offendere?” Sorrise tirando le labbra. “Al Natale ci pensa Zio Carmelo, come al sòleto! Piuttosto, come stanno ’e criature?”
“Bene, mi pare.” Aggiunse: “A dire il vero è da ieri sera che continuano a dormire. Donna Antonietta li ha passati sul propano…”
“Buòno, buòno,” convenne Carmelo con soddisfazione, “l’importante è che conservino ’e prencepàli funzioni vitali.”
Lapo colse l’occasione per sciogliere un dubbio pressante. “So che è una domanda oziosa, Zio, ma tu hai mica una spiegazione logica per il neonato extracomun…”
“Adelmina!” Con un guizzo, Zio Carmelo si era portato sulla soglia e stava urlando a squarciagola. “Tutto sicùro. Dà ’na vóce a li guaglióni!”
“Zio Carmelo, ma tu sanguini,” notò Lapo allarmato. In effetti, un’ampia macchia rossa inzuppava le gigantesche maniche del maglione del cognato.
“Niente, nun è niente, ’na fessarìa,” alzò le spalle Carmelo, e si precipitò fuori per sparire dietro l’angolo della roulotte.
Nel frattempo Donna Antonietta aveva ripreso i sensi. “Che minchia accade?” domandò ancora stordita, accendendosi la prima Ms della giornata, seguita dai primi dieci colpi di tosse.
“Niente tesoro, devi essere svenuta per qualche ora. La stufetta…”
“’N’aùtra vòta ’o monossido ’e carbonio?” rifletté la donna a voce alta, sbuffando il fumo con un sospiro di rassegnazione. “Qui finisce che schiatto. Però se m’adduormo lungamente pure le funzioni vitali s’appapagnàno e risparmio ’a bùmbuletta d’ossigeno. M’aggio d’allicurdà de stare svenuta più sovente.” Tirò tre boccate che consumarono la sigaretta fino al mozzicone. Tossì vigorosamente, poi ne accese un’altra.
Sulla soglia ricomparve Zio Carmelo. Questa volta portava con sé un festoso carico di ceste di Natale. Dietro di lui si era accodato uno stormo di ragazzini; erano i suoi sei figli gemelli di sei anni, così identici da sembrare dei duplicati. Carmelo aveva deciso di chiamarli tutti Carmelino, e per distinguerli aveva fatto tingere i loro capelli di colori diversi. Chiudeva la bislacca processione un gracile fardello, avvolto in un indumento nero che terminava in un fazzoletto largo come una tenda. Doveva essere Adelmina, sempre abbigliata con i sacri paramenti delle donne siciliane in lutto. Frugando nella memoria di Brambilla, Lapo si accorse di non averla mai vista in viso. Non appena fu entrata nella roulotte, la tenda nera abbracciò Donna Antonietta e insieme iniziarono a piangere e strillare. I sei Carmelini si sparsero invece nell’angusto locale, cozzando contro gli angoli e rompendo o smontando tutto quello che capitava loro sottomano.
Come ogni anno, Carmelo e famiglia erano stati alquanto generosi con i Brambilla, recando in dono ai malandati parenti centinaia di delizie racchiuse in raffinate ceste di vimini intrecciati, decorate con nastri di colore argento e soprattutto traboccanti di ogni tipo leccornia, dolce e salata, fresca e precotta: torroncini, torte al cioccolato e al mandorlato, bottiglie di prosecco, di barbera, di lambrusco, panettoni, creme di mele, maccheroncini, aceti balsamici, tortellini, ravioli, sughi al prosciutto, ai capperi, ai peperoni, mostarde vicentine, prugne secche, fragole, uve, salse verdi, bottiglie d’olio, zamponi, cappellotti, cotechini, prosciutti, salami, tranci di coppa, bottiglie di nocino e fiumi di sciampagna e Tavernello.
Carmelo e figli rovesciarono quella cascata di prelibatezze sul tavolino da campeggio. Per qualche minuto, restarono tutti incantati di fronte allo scintillio dei prodotti confezionati, abbagliati da quel frammento di paradiso materialista. Dopodiché adulti, donne e bambini – esclusi i neonati, sempre vittime del sonno artificiale – si tuffarono nel bendidio e ci dettero dentro addentando l’addentabile, divorando l’inimmaginabile e innaffiando l’abbuffata con fiumi di vino zampillante dalle bottiglie stappate a colpi di morsi. Sbranarono il cibo immersi in un surreale silenzio, con le pupille dilatate che fissavano il vuoto. Proseguirono nell’abominevole pasto per l’intero pomeriggio, senza interruzioni, fino ai primi bagliori del crepuscolo. Alla fine si lasciarono cadere a terra pancia all’aria, gli occhi storti per lo stordimento, satolli e beati. Lapo era rimasto sconvolto nell’assistere alla propria voracità. “Mai avrei pensato di ridurmi a una tale bassezza animale,” sibilò, contemplando le bolle d’aria intestinale che evaporavano dalla bocca.
L’unico che sembrava del tutto padrone della situazione era zio Carmelo, il cui immenso ventre appariva appena intaccato dai quintali di alimenti inghiottiti. Con il ritmo regolare delle gocce d’acqua da un rubinetto che perde, staccava e ingurgitava tranci di pandoro, scolando dopo ogni masticazione un cartone di Tavernello.
Fu Donna Antonietta a rompere quel silenzio perfetto. “Carme’,” biascicò boccheggiante, l’Ms penzolante dal labbro inferiore, “si nun ci stessi tu, co chìsto fallito nun tenevano nulla da scrufunià ’ngrazzia ’e Ddìo.”
“Non parlare in chìsto modo, sòra,” ruttò Carmelo in difesa del cognato. “Brambi’ è ’nu bravo guagliòne, ma nun ce sta’ niente da fare, ’inta vita i puveriélli stanno sfurtunàti.”
“No, no,” lo interruppe Lapo, cercando di formulare un pensiero compiuto mentre la roulotte vorticava per l’ebbrezza, “la consorte, pur con il suo linguaggio colorito, non esprime un pensiero sbagliato. Tutte queste buone cose devono aver pesato notevolmente sul tuo portafoglio.”
“Fetècchia, è d’ajére sera che parli curiùso,” ragliò Donna Antonietta. “Eppoi è questo il tono da tenere con Zio Carmelo? Che fai, lo stai a interrogà? Ma chi sei, ’nu pulizziòtto?” Gli puntò contro l’indice, in tono intimidatorio. “Tu sì strano, fetècchia, tu sì strano!” Scoppiò in un nuovo accesso di tosse. Briciole di panettone schizzarono tutt’intorno.
“Sòra, nun tené penziéri,” disse sornione Zio Carmelo. “Brambi’ nostro nun vùleva certo mancarmi ’e rispetto.” Gonfiò il petto pieno d’orgoglio. “Diciamo che c’è stato un rìalo, una donazione di amici mìa…”
“Non è vero,” intervenne Carmelino dai capelli rossi, alzandosi in piedi come a scuola, “papà mìo sbaliciò a mano armata dùdece tabaccàri!”
Con un sorriso imbarazzato, Carmelo alzò la manona verso il figlio, ma invece di schiaffeggiarlo gli accarezzò con delicatezza i capelli tinti. “Chìsti guagliòni,” sospirò affettuosamente, “tengono supèrbia del papà loro.”
“Papà mio sbaliciò pure il presèbbio d‘a parrùcchia de San Gennà,” proseguì Carmelino dai capelli blu, come recitando una filastrocca. “Arrubbò ’e donazioni d’e fedeli e con ’a scuppettàta staccò ‘a capa de Vergine Maria.”
“Buòno, buòno, ’nu colpo fortuito chìllo fu,” gongolò Carmelo.
“Poi papà mio sgummò mentre teneva ’e pullizziòtti ’e calcàgna,” aggiunse Carmelino dai capelli gialli con la sua voce innocente, “e chìsti ci sparàrono ’ncuóllo, e papà mio si pigliò ’na pallottola calibro 9 dìnto bràccio, la quale fortunatamente passò da parte a parte sènza esaggeràte conseguenze.”
“Nun ce sta’ niente da fare,” ripeté Zio Carmelo, gli occhi velati d’affetto figliale. “Chìsti guagliòni tengono supèrbia del papà loro. Ma mo’ arrivò ’o tempo d’e riàli de Babbo Carmelo Natale.”
Nella sua magnanimità, Zio Carmelo non si era dimenticato dei pacchi dono. Ondeggiando si piegò sotto il tavolino e frugò nella sacca nera, da cui estrasse i regali per la famiglia Brambilla: una nuovissima tuta blu per il cognato operaio, dieci cartoni di latte in polvere per i nipotini assopiti, e una preziosa bombola d’ossigeno per l’amata sorella.
“Grazie, Carme’, grazie!” strillò Donna Antonietta, buttandosi in lacrime al collo del fratello e tossendo come un camino intasato. Dalla tenda contenente Adelmina si levarono ulteriori gemiti, che con stridule variazioni melodiche accompagnarono il lamentoso pianto della cognata.
“Ecco,” rifletté Lapo, visibilmente impressionato, “benché versino in condizioni disperate, le creature proletarie, con cui convivo da poche ore ma che già mi hanno spinto sull’orlo di un esaurimento nervoso, ritrovano il calore umano attraverso il reciproco scambio di miseri doni e patetiche forme di solidarietà. A quale parabola di drammatico contenuto universale, pur tinteggiata di vigorose pennellate grottesche, mi è stato concesso di assistere grazie a questa favola autobiografica!” La scena era così coinvolgente che anche il giovane Elkann si commosse.
“Chìsto ’e o Natale più bèllo d’a vita mia!” esclamò Zio Carmelo in un accesso teatrale, barcollando per la roulotte e sciogliendosi in lacrime di gioia. “Nun ce sta’ niente da fare.” Iniziò a ridere e a piangere insieme. Si asciugò le lacrime e con irrefrenabile gaiezza afferrò il cognato per le spalle e gli affondò la testa nel gigantesco petto. “In famiglia si sta sempre una meraviglia! Ma che vogliamo fare eh, Brambi’?” Carmelo strinse confidenzialmente il collo del cognato in un laccio, trascinandolo fino alla brandina di Donna Antonietta. Poi proseguì, in tono confidenziale: “’inta vita i puveriélli stanno sfurtunàti, nun ce sta’ niente da fare. Ma nun devi mai stà c’o penziéro, màje, ’nteso? ’A ràzza suìa ’nce penza Zio Carmelo!” Ruttò in faccia al cognato fetide esalazioni di Tavernello. “Le cose stanno a’ girà, accuminciano a jì pe’ viérzo pròpio, capisci chìllo che ti sto a dìcere? Ti sto a dìcere che pe’ venì fòra dìnta mmèrda su di noi soltanto dobbiamo contare, vabbuòno? Nun ce sta’ niente da fare, noi e la famiglia dobbiamo luttà per conquistarci il Lebensraum nuòstro, ’ntendi, ’o spazio vitale!” Mentre Carmelo farfugliava queste fumose parole, in lontananza si sentì il suono di alcune sirene. “Nun ce sta’ niente da fare,” proseguì, “è la storia che funziona accussì, è ’o sistema economico. Ci stanno i fatti da cunsiderà. Ma chìsto voglio che tu sappia: Donna Antonietta è sangue mio, i guagliòni tuoi sono sangue mio, e pure tu sei sangue mio.” Il suono delle sirene si stava facendo sempre più forte e vicino. “E allora, ce vogliono ammazzà tutti? ’o sistema economico dico, ce vuò fa’ sparì dìnta faccia d’a terra? E noi, vulèmo scassà ’o cazzo a chìlli là? No che non vogliamo, noi ci vulèmo trovà solo una sistemazione, io e la famiglia mia, conquistarci ’o spazio vitale, capisci? E chìllo che ti sto a dìcere è che nu poco ancora e pure nùje stiamo sistemati buòno buòno nel Lebensraum nostro. Nun devi mai stà c’o penziéro, cainàto mio, màje.”
Rapito dall’impeto del monologo, Carmelo non si era accorto che aveva stretto il cognato in un angolo e gli premeva il gomito sulla carotide. Il suono delle sirene era ora altissimo, accompagnato dalla fosforescenza intermittente tipica dei lampeggianti della polizia.
“O… ok,” tossì Lapo. “Gr… grazie, Zio Carmelo.”
“E di che?” sorrise il cognato, accomiatandolo con una vigorosa pacca sulle spalle.
“Carme’,” gridò allarmata Donna Antonietta scostando le tende della finestrella, “fuori ce stanno ‘e pulizziotti!”
Zio Carmelo si portò dietro alla porta socchiusa.
“Carmelo Pasquale Lanzetta,” urlò una voce da un megafono, “sei circondato. Vieni fuori con le mani alzate e riconsegna senza condizioni il figlio del proconsole di Haiti!”
“Ma che sta succedendo?” domandò Lapo colto da un senso di smarrimento. “Che significano queste parole? Siamo circondati dalla polizia? E il neonato extracomunitario sarebbe dunque vittima di un rapimento?”
“Non preoccupatevi,” li rassicurò Carmelo, estraendo dalla sacca nera un fucile d’assalto AR 70/90. “Li conosco chìsti, è tutto ’nu diversivo.”
In quell’istante, un lacrimogeno rotolò nella roulotte, riempiendola di fumo. Donna Antonietta indossò la maschera a ossigeno e infilò la bomboletta sulle spalle a mo’ di zaino.
“Bene signori, rispondiamo prontamente al diversivo!” annunciò Carmelo in perfetto italiano. L’intera famiglia Lanzetta imbracciava ora delle armi: i Carmelini multicolore si posizionarono ai lati delle finestrelle con in mano una pistola Luger ciascuno; dall’accappatoio rosa di Donna Antonietta spuntò un mitra MP40 mentre dalla tenda di Adelmina un fucile a canne mozze. Tutti iniziarono a sparare all’unisono. Lapo si gettò a terra ruzzolando sotto una brandina, mentre la polizia rispondeva al fuoco e la roulotte veniva crivellata di colpi.
“Chìsto è pe’ Mamma Barker, figli ’e ’ntròcchia!” gridava Donna Antonietta sparando all’impazzata come in preda a furore mistico, “e chìsto invece è pe’ Tony Soprano!” Pezzi di pareti e soffitto esplodevano o crollavano, mentre lo scarno arredamento della roulotte, inclusi la piccola cucina da campeggio e il tavolino imbandito dai resti del pantagruelico pasto, si polverizzava nel fumo dei lacrimogeni, riempiendo il locale dell’odore acre di cordite. Benché sfiorati da centinaia di proiettili, i neonati restarono invece miracolosamente illesi, sempre sprofondati nel loro sonno al propano.
Lapo riuscì a sgattaiolare fuori dalla visiera parasole che, proprio un istante dopo, deflagrò in mille pezzi. Il giovane Elkann strisciò nel fango sotto la roulotte e sgattaiolò sul retro, riuscendo a mimetizzarsi tra le carcasse di rottami della discarica fino a sparire dalla vista tra il nevischio radioattivo.
Mentre alle sue spalle continuava a svolgersi il tragico conflitto a fuoco, Lapo corse a perdifiato verso lo stabilimento Mirafiori. L’effetto della pillola rossa si sarebbe presto esaurito, liberandolo finalmente da quell’infernale esperienza-limite.
(9-continua)
LA GUIDA PIVELLI (ristoranti da evitare selezionati personalmente dal Blog di Gago. Anche tu hai mangiato male e speso molto? Segnala)
RISTORANTE PIZZERIA IL DUOMO (CR)
AMBIENTE
Dunque, c'è un bel lampadario di Murano che ha visto tempi migliori. C'è una targa del premio "Qualità e cortesia" vinta nel '73, e si vede che sono passati trent'anni. Ci sono camerieri che slinguano i clienti abituali e a te ti schifano proprio. Illuminazione scadente, molto rumore, ampio buffet. In un angolo, un cameriere ributta nella salamoia le olive lasciate lì da un cliente precedente.
CIBO
Alla richiesta di un Pastis, aprono il Pernod e te lo portano liscio. Chiedi il ghiaccio e s'incazzano. L'acqua, che era stata ordinata a temperatura ambiente per il bambino, arriva gelata. Decenti le pizze, di frigo il culatello (a 10 euro!) e perciò pressoché immangiabile.
CONTO
Cinquanta euro in tre, neanche troppo. La ricevuta, richiesta ad alta voce sennò col piffero che arrivava, riporta un enigmatico: "Pasto completo 50 euro". All'uscita, la cameriera fa presente alla padrona - una bella matrona del sud, pure gentile - che si è pagato con carta di credito. Forse per questo che, a occhio, ci sono almeno tre euro in più rispetto al costo reale di quanto mangiato.
GIUDIZIO
Perfetta per la Guida Pivelli. Voto 10.
GAGO NEWS Sempre più catastrofico il bilancio dello tsunami in Asia: Cristina Parodi sta benone e presto tornerà in Italia a condurre Verissimo.
LA VIGNETTA DI FORATTINI DI OGGI (servizio ormai storicizzato) Dunque, c'è il volto di Stalin, sfigurato dalla diossina, che piange. Titolo: "La vendetta di Yushenko". Commento: Yushenko è nemico di Putin che è amico di Berlusconi. Dunque, per traslazione, è una vignetta contro Berlusconi. Speriamo non se ne accorga o gli prende un colpo, al maestro.
CERTASTAMPA
Luca Bottura per l'Unità e/r
Arci Preti
Il vescovo di Bologna, Carlo Caffarra, si è cimentato ieri con un tema a lui inusuale: l’omosessualità. Non contento del suo sito – che la cita 282 volte, come rilevato dall'ottimo Grillini – ha sfruttato la festa della famiglia per ribadire che “L’unione gay non è il matrimonio”. Caffarra ha quindi equiparato le coppie gay alle coppie di fatto con figli, condannandole entrambe. Per la proprietà transitiva, avendo un figlio ma non essendo sposato, anch’io faccio parte di una coppia gay. Ecco, ora che c’è questa comunanza, posso chiedere una cortesia all’Arcigay? Quell’accidenti di musica della Salara, volete tenerla più bassa? Domenica notte mi sembrava di avere Tony Esposito sul cuscino, con tutte le sue percussioni del menga. E non ho dormito fino alle 5. Porca zozza. Grazie a tutti.
certastampa@yahoo.it
GAGO NEWS
Sempre più drammatico il bilancio dello tsunami asiatico: anche Pierluigi Diaco è illeso.

GRASSO NON SEI NESSUNO. (rubrica di critica televisiva di Graldo Alsso, docente di sincretismo indoor all'università di Uusikaupunki e di evoluzionismo a capocchia all'università di Oulu. Nell'immagine, una recente foto del professor Alsso). "Oh, sto guardando su Canale 5 la centomillesima replica di mister Bean. A me non faceva ridere neanche dieci anni fa... Grazie a tutti".

VOLEVO ESSERE FORATTINI (una finestra per conoscere meglio quel ganzo di Mattia Feltri e la sua rubrica 'Feltrino' su Libero. Nella foto, papa' suo) " Brindisi a casa Berlusconi. Sapeva di tappo". E con questa, fanno cento battute su quanto è basso Berlusconi da quando è nata la rubrica. Auguri, Mattia! Hai vinto "Il frondista di bronzo 2004".
CRISI DI COSCIENZA
(un "Certastampa" non pubblicato per ragioni di politically correctness riguardo all'uso privatistico della rubrica)
Mi scrive il lettore L.B. di Bologna.
Caro Luca, ti seguo sempre con affetto e spero potrai aiutarmi a risolvere una piccola questione personale. A seguito di una cordiale telefonata alla polizia municipale, ho appreso che la discoteca della Salara, quella gestita dall’Arcigay, ha la possibilità di restare aperta fino alle 4 del mattino. Devo dire che lo sospettavo. Quando ho chiamato erano infatti le 3.58 e nella mia camera da letto, che dista circa 200 metri da tutti quei decibel, sembrava fosse in corso un rave party. La mia compagna era contenta (da quando abbiamo un bimbo, i rave party in camera da letto sono abbastanza rari) ma io no. Ora però sono a un bivio: mantenere il mio pregiudizio positivo nei confronti dell’Arcigay (e dunque tenermi vita natural durante Boy George che canta in tinello)? O dare di matto come un Buttiglione qualunque? Che mi consigli? Ah, ti scrivo alle 4.30: i tamburi proseguono”.
Risposta: Caro L.B., proprio non saprei. Magari, se hai una rubrica su un giornale, prova a mandarti una lettera da solo. Forse ti rispondono.

LA PAROLA ACCALAPPIA GOOGLE DI OGGI (servizio che inserisce vocaboli-civetta al mero scopo di aumentare il traffico in entrata) La parola di oggi è "Pare che per evitare i lavori per l'alta velocità tra Modena Nord e Modena sud Babbo Natale abbia rallentato di botto e che le renne, incidentalmente, si siano ritrovate coinvolte in una gangbang".
LA VIGNETTA DI FORATTINI DI OGGI (servizio ormai storicizzato) Dunque (occhio che oggi è tosta): c'è un bambino Gesù col volto di Berlusconi completamente nudo, ornato solo di un'aureola che riproduce il silmbolo dell'Unione Europea, e appoggiato a un giaciglio di paglia. Alla sua sinistra, vestito da Maria, c'è Chirac. Alla destra, uno che potrebbe essere chiunque, travestito da Giuseppe. Sembra l'ingegner Carlo De Benedetti. C'è anche caso (ma non mi ricordo che faccia abbia) che sia il commissario Almunia. Comunque: il bambinello-Berlusconi dice: "O modificate il patto di stabilità, o io scendo dalle stelle!". Commento: sarà piaciuta alla Cei.
GAGO NEWS
Nuove terribili notizie dall'Asia: Emilio Fede sta benissimo.
IL CANTO DI NATALE DI LAPO ELKANN (In esclusiva da Bedo per il blog di Gago e lamerotanti.com, la fiaba delle festività che fa sognare ma anche riflettere, un po' come tutte le fiabe, in definitiva).
Lapo rammentava la dislocazione della dimora di Brambilla. La pillola rossa infatti non lo aveva trasformato solo nel corpo, ma anche nella mente, affollandola di pensieri e ricordi che appartenevano alla biografia dell’alter ego. Contemplò i rovelli che gli accendevano le sinapsi e notò con una punta di meraviglia che ogni pensiero aveva come oggetto prediletto il denaro, di cui sembrava non se ne disponesse mai a sufficienza. Non c’era denaro per pagare le bollette, i medicinali per la moglie malata, e soprattutto il cibo per i bambini. “Che inaspettata malinconia dickensiana mi stringe il cuore!” mormorò. Quei mesti pensieri avevano spazzato via in istante tutta la sua proverbiale jouissance. Era una sensazione che non aveva mai provato. “Già in questo breve tratto di strada,” rifletté, “ho imparato molte, molte cose.”
Brambilla abitava all’estrema periferia nord della metropoli torinese, in una roulotte ai bordi di una discarica abusiva di scorie nucleari. Probabilmente per questa ragione, nella zona cadeva sempre un pungente nevischio color rame.
Lapo salì sul gradino arrugginito della roulotte e aprì la porta di vetroresina cigolante sui cardini. L’interno era irradiato dalla spettrale luce del televisore a valvole. Dall’apparecchio, la voce di Maria De Filippi stava crepitando: “La prossima storia è quella di un Babbo Natale cieco…”
Dietro il televisore, curva sul fornello a gas della piccola cucina da campeggio, si intravedeva una schiena massiccia infagottata in un logoro accappatoio rosa. Donna Antonietta si voltò e con la voce arrochita dal fumo gracchiò il consueto bentornato: “Fetècchia, che minchia ci fai qua. Non tieni più un lavoro?”
“No, no, tesoro, sono ancora assunto a tempo indeterminato,” la rassicurò Lapo, mentendo. Rammentava che Brambilla, da cinque anni in cassa integrazione, non aveva mai avuto il coraggio di rivelare alla moglie la verità, e continuava a comportarsi come un operaio dipendente: non rincasava prima delle undici, undici e mezza di sera, e si alzava intorno alle cinque di mattina per tornare in fabbrica.
“Cuntrulla ’e criature invece di tenere quella faccia ’e strunzo!” Lapo stava osservando a bocca aperta quell’ambiente squallido, così gelido che alcune stalattiti di ghiaccio si erano formate sul soffitto di vetroresina. L’unica fonte di calore era una piccola stufa a gas ai piedi di una brandina appoggiata alla parete.
“La prossima storia è quella di un Babbo Natale che guidando in stato di ebbrezza ha investito con la slitta una classe di bambini…” crepitava Maria De Filippi.
Sulla brandina erano stesi quattro fagotti avvolti in teli lisi. Lapo restò come assorto contemplando le piccole creature. Erano addormentate così profondamente da sembrare ibernate.
“Tesoro,” domandò Lapo un po’ allarmato. “Sei sicura che i bambini stiano bene? Sembrano svenuti.”
“Apposta ti dissi di buttare l’uócchio, fetècchia.” Un accesso di tosse la interruppe. Donna Antonietta si piegò per lo sforzo, mentre i bronchi sferragliavano sulla pentola fumante, da cui proveniva uno stomachevole puzzo di cuoio marcio. Quando la tosse si fu placata, concluse, ansimando, il proprio pensiero: “Li passai nu poco sul propano, sennò chiàgnono d’a matìna ‘a séra. Dalla fame, dalla fame!”
“La prossima storia è quella di un Babbo Natale africano che è stato costretto a mangiare la renna…” riuscì a dire di Maria De Filippi prima che la voce e le immagini nel televisore si perdessero in uno sfrigolio elettrostatico. Doveva essere caduta l’antenna, o forse era una conseguenza del nevischio radioattivo.
Lapo si accorse che l’ultimo fagotto conteneva un neonato con il colore della pelle diverso dagli altri. Cercando di conservare una certa autostima, si rivolse nuovamente alla moglie: “Tesoro, ti sei accorta che uno dei nostri figli è extracomunitario?”
Donna Antonietta si voltò. Alla luce del televisore, Lapo riusciva ora a distinguerne i contorni del volto, se così si poteva chiamare quel coacervo di rughe profonde come fossi, in cui era conficcato un cimitero di nei. I fili unti dei capelli si erano coagulati intorno alla circonferenza del cranio, e neppure la pressione di un idrante sarebbe riuscita a scollarli. Dalle labbra screpolate pendeva una Ms con la cenere in bilico sulla brace. La megera squadrò il marito in cagnesco, chiudendo a fessura gli occhi vitrei e portandosi il dito indice sulla lanugine del naso. “Muto te ne devi stare, fetècchia, muuto!” gli intimò. “Ci stanno cose che non ti riguardano, va buóno? Sono cazzi mìa e di Zio Carmelo, cazzi nuóstiiii!” Fu colta da un nuovo accesso di tosse, così violento da costringerla ad aggrapparsi alla bombola di ossigeno che teneva sempre a portata di mano, poggiata su un improvvisato supporto a rotelle. Si ficcò la mascherina sulla bocca e aspirò a pieni polmoni per oltre cinque minuti. Quando la crisi fu passata, l’anziana donna abbandonò la mascherina e diede cinque lunghi tiri di Ms. Poi impugnò a mani nude i manici della pentola ancora bollente e la mollò con noncuranza sul tavolino da campeggio incastrato tra il televisore e la parete di vetroresina. Con un forchettone infilzò la pietanza appoggiandola sul tavolo. Con sbigottimento misto ad ammirazione, Lapo notò che si trattava di uno scarpone. Come fosse normale routine, Donna Antonietta tagliò la calzatura con un trinciapollo arrugginito e sbatté le due metà su altrettanti piatti, recanti l’effigie ormai stinta di San Gennaro.
“Tiè,” disse la donna, “magnàte ’a scarpetèlla così nun scassi ’a minchia e te ne stai muto!”
“Questo dunque è il cenone della Vigilia,” osservò Lapo ammirato, lasciandosi cadere sul panchettino di tela. “Che stravagante colpo di scena chapliniano!”
“Ma che minchia dici?” ruggì la moglie, poi addentò la suola e ruminò vigorosamente con gli unici denti rimasti, quattro incisivi e due premolari.
“Penso proprio che per questa sera salterò la cena, dolce metà, e non solo per questa acidità di stomaco che continua a flagellarmi, ma altresì per serbare spazio intestinale all’attesa epifania del nostro beneamato zio Carmelo.” Lapo sapeva che, come ogni Natale, l’indomani il cognato di Brambilla li avrebbe raggiunti insieme alla famiglia per celebrare la festività con un pasto completo.
“Ma come minchia continui a parlà?” ruttò Donna Antonietta. “Tu stasera sì strano, fetèchhia, sì strano! E se nun fosse pe’ Zio Carmelo il Natale a stommaco vuoto lo trascorri, che tu nun tieni in tasca manco un euro!” Ebbe una nuova crisi respiratoria, provvidenzialmente tamponata dalla mascherina d’ossigeno.
“Non dico che te le tue recriminazioni non dipendano da ragioni più che legittime,” cercò di argomentare il giovane, prendendo istintivamente le difese dell’alter ego. “Non si può però imputare al sottoscritto la colpa di un sistema capitalistico che, nella teoria prima che nella prassi, si fonda sullo sfruttamento indiscriminato delle risorse e sul darwinismo sociale.”
Donna Antonietta rimase in silenzio per qualche istante, come per cercare di mettere a fuoco quelle parole. Poi disse: “Ma vafànculo va’! Io me ne vado a durmì così nun me scassi’o càz.” Si alzò, spense il televisore che continuava a sfrigolare e si buttò sulla branda. La roulotte piombò nel silenzio e nell’oscurità.
La notte di Natale, Lapo faticò a prendere sonno. Non solo per gli strani pensieri che continuavano a frullargli in mente, ma soprattutto per il freddo e la scomodità. Le uniche due brande della roulotte erano occupate dai fagotti dei neonati e dalla moglie con la bombola d’ossigeno, e lui era stato costretto a sistemarsi sul pavimento. In un paio di occasioni dalla stufetta a gas era pericolosamente fuoriuscito del monossido di carbonio, le cui esalazioni avevano rischiato di far perire i Brambilla. Per fortuna, la visiera parasole della roulotte, parzialmente rotta, fu uno sbocco sufficiente a impedire la catastrofica saturazione dell’alloggio.
“Questa magica giornata mi sta riservando continue sorprese,” rimuginò Lapo fissando il soffitto ricoperto di ghiaccio. “Non avrei mai immaginato che quest’uomo in cui sono stato introdotto dall’arcano esperimento conducesse un’esistenza così infelice. Non solo non ha di che sfamare se stesso e la propria famiglia, comprese quelle povere creature neonate, ma ha dovuto accoppiarsi più e più volte con quell’orrendo essere di origine partenopea che gli è capitato in moglie, il quale sembra aver pure partorito un figlio illegittimo ed extracomunitario. E la cosa più strana,” si portò le mani allo stomaco, “è che nonostante la totale assenza di cibo sento il ventre gonfio e duro come per un’indigestione di ostriche, e questa ulcera gastrica continua a flagellarmi con dolori lancinanti. È incredibile quanti malanni possano generare la malnutrizione e gli stenti economici. E pensare invece che io, pur dopo tutte le droghe, il sesso, l’alcol e in generale la vita dissipata di cui perpetuamente fruisco, ogni anno mi rigenero con un lavaggio completo del sangue in una clinica di Zurigo da diecimila euro al giorno.”
Così rimuginando, e inalando molecole di monossido di carbonio, Lapo finì con l’addormentarsi, di un sonno agitato e popolato di incubi. Sognò la bionda Martina che gli sventolava sotto il naso lo scontrino di un paio di stivali col tacco a punta e lui che gridava: “No, costano troppo, costano troppo, adesso dobbiamo rivolgerci alla Finemiro per un prestito, siamo anche noi stretti nella morsa della rateazione e del tasso zero!” Martina gli afferrava i riccioli e li tirava con forza, sbattendogli ripetutamente la testa contro il muro.
Si svegliò e dopo qualche istante di oblio si rese conto che la testa sbatteva non contro il muro di un sogno ma contro la porta della roulotte, che veniva battuta con forza dall’esterno.
(8-continua)
IL CANTO DI NATALE DI LAPO ELKANN (In esclusiva da Bedo per il blog di Gago e lamerotanti.com, la fiaba delle festività che fa sognare ma anche riflettere, un po' come tutte le fiabe, in definitiva).
Non appena si fu allontanato dall’isola, il cielo azzurro fu soffocato da una coltre plumbea e oleosa, che si depositava come una pellicola di sudore sul parabrezza. Anche l’incantevole paesaggio innevato dell’Isola Madre fu presto sepolto da uno scenario industriale cinereo. Chilometriche ciminiere eruttavano fiamme, incenerendo la notte incipiente di cupi presagi.
Lapo atterrò nell’enorme parcheggio vuoto di Mirafiori, su cui gravava il lucore del crepuscolo. Scese da Tuono Blu, si tirò i calzini sulle orecchie per ripararsi dal freddo ed entrò nello stabilimento. Dalle vetrate colava una luce pallida e azzurrognola, che sembrava liquefarsi tra i cadaveri di metallo dei macchinari arrugginiti. Dall’angolo più nascosto della fabbrica, proprio nel punto in cui un cono d’ombra assorbiva anche l’ultimo, balbettante barlume, proveniva un lamentoso suono metallico.
“Ehilà, buonuomo proletario!” urlò Lapo, chiudendo a coppa sulle labbra i guanti di Jean-Paul Gautier foderati di pelo di koala, “se sei in grado di comprendere la mia lingua, ti porgo i miei saluti!”
Brambilla smise di battere con il martello sul cofano della Fiat Topolino e con timore si guardò attorno. All’inizio temette di aver udito la voce di un fantasma. Da quando il suo ultimo collega Cipputi, cinque anni prima, era stato venduto al museo del marxismo di Arcore, nessun’anima viva, eccetto la sua, aveva più abitato quel luogo. Dalla pozzanghera opaca che bagnava il pavimento emerse però la figura di un giovane vestito di un lungo cappotto bianco a righe rosse con il bavero rialzato, e in testa quella che sembrava una coppia di calzini. Brambilla appoggiò il martello sul cofano e con passo traballante per la paura e l’artrosi le andò incontro.
“Ehilà, curioso proletario,” ripeté Lapo con un ampio sorriso. Aveva il tono di un marziano che, appena sbarcato sulla Terra, si fosse imbattuto in una mucca. “Non so quanto tu sia in grado di riconoscermi, ma sono uno degli eredi dell’impero Fiat!”
“V… vi ho r… riconosciuto,” balbettò Brambilla, abbassando gli occhi e tremando visibilmente. “S… siete venuto per dirmi che s… sono licenziato, v… vero?”
“Licenz…? E cosa significa? Ah, intendi dire flessibilizzato dai nuovi contratti di lavoro? Ah ah ah, no, no, simpatico proletario, nessuno ti scaccerà da questo cimitero della rivoluzione industriale. Anzi, per te ho in serbo proprio una bella sorpresa.”
Lapo riassunse all’operaio Brambilla il patto stretto con nonno Gianni, omettendo però, per non turbare ulteriormente la già atterrita creatura, l’aspetto più spiritistico della vicenda.
“V… va bene, signorino Elkann,” disse Brambilla alla fine del suo discorso. “Farò tutto quello che vorrete.” Per essere sinceri, Brambilla era così terrorizzato di perdere i pochi euro della cassa integrazione che avrebbe fatto qualunque cosa il rampollo gli avesse ordinato. Perfino guidare una Fiat Duna. “Ottimo, ottimo, caratteristico individuo,” si compiacque Lapo, “sono proprio soddisfatto. Non soffermiamoci oltre e procediamo nel curioso esperimento magico.” Il giovane Elkann porse la pastiglia blu all’operaio e ingoiò la propria. Infine si scambiarono i vestiti.
“Oh, che cosa curiosa,” disse Lapo indicando l’alter ego con il dito indice, mentre sentiva la propria voce arrochirsi, la pelle screpolarsi e il ventre gonfiarsi, “stai proprio diventando come me.” In un batter d’occhio, infatti, il cranio lucido di Brambilla si era ricoperto di un folto cespuglio di capelli ricci, le radici del naso erano state punteggiate da uno spruzzo di lentiggini e i lineamenti si erano modificati, conferendo al volto un aspetto allo stesso tempo altezzoso e vagamente spaesato. Era diventato proprio Lapo Elkann. “Anche voi, s… signorino,” balbettò con voce acuta e nasale Brambilla, “s… siete diventato… me.”
“Ohibò, è davvero incredibile. Mi sento appesantito e in preda a una fastidiosa acidità intestinale.”
“È l’ulcera gastrica, signorino.”
“Comunque, non riflettiamo ulteriormente che se no ci stanchiamo e apprestiamoci invece ad apprezzare il reciproco Natale. Sincronizziamo gli orologi, tu i due a cucù sulle caviglie e io questo folcloristico Casio di metallo al tuo… mio polso.”
“Me lo ha… regalato mamma per la prima comunione,” accennò timidamente Brambilla nei panni di Lapo, abbassando ancora gli occhi.
“E da allora non l’hai più tolto. Che tenerezza. Bene, tra ventiquattr’ore esatte, quando gli uccellini faranno cucù cucù dalle tue caviglie e il magico Natale si avvierà al consueto declino, ci ritroveremo qui per scambiarci nuovamente le identità, ognuno di noi arricchito nello spirito e solo uno nelle tasche. Ah ah ah, scherzavo, sai, noi Agnelli-Elkann siamo celebri per i nostri lazzi sagaci. Vai, Tuono Blu ti aspetta. Grazie alla pillola, ora possiedi tutte le mie abilità: sei esperto di sci, snowboard, snorkelling e sub, sei un provetto pilota di jet, elicotteri, alianti e idrovolanti, e hai superato l’esame per sedici brevetti nautici. Anch’io, viceversa, possiedo tutte le tue abilità. Quindi immagino che saprò firmare una cambiale. Ah ah ah, perdonami, un’altra battuta, non ho proprio saputo resistere.” Detto questo, girò sui tacchi e uscì dallo stabilimento.
(7-continua)

LA PAROLA ACCALAPPIA GOOGLE DI OGGI (servizio che inserisce vocaboli-civetta al mero scopo di aumentare il traffico in entrata) La parola di oggi è "Buon Natale".
IL CANTO DI NATALE DI LAPO ELKANN (In esclusiva da Bedo per il blog di Gago e lamerotanti.com, la fiaba delle festività che fa sognare ma anche riflettere, un po' come tutte le fiabe, in definitiva).
Lapo si svegliò di soprassalto, lanciando un piccolo grido acuto. Sgranò gli occhi e si guardò attorno. Tutto era silenzioso e calmo. Dalle tende filtravano i raggi del mattino e un sorridente ricciolo di luce si posò sulle sue palpebre.
“Che senso di panico sgomento!” esclamò, tirando un profondo sospiro di sollievo. “Ma per fortuna è stato solo un brutto sogno.”
Si accorse però che la mano destra era stretta a pugno. Con cautela la dischiuse e accompagnando il gesto con un sibilo di sorpresa notò che al centro del palmo brillavano due piccole pastiglie, una rossa e una blu. “Ma allora…” Scese dal letto, intrufolò i piedi nelle pantofole di pelo di pecora nana e si diresse al frigobar. Prese una bottiglietta di Perrier e ne bevve un lungo, pensieroso sorso. Il flato che ne seguì gli schiarì i pensieri. “Ma allora non è stato veramente tutto soltanto un brutto sogno,” rifletté. “In realtà, forse, perlomeno a livello subconscio e quindi come forma simbolica, sono stato veramente visitato dal fantasma del nonno, e sono venuto veramente a conoscenza di tutte quelle cose terribili!”
Un poco tremante, Lapo scivolò nelle pantofole fino alla finestra, contemplando il limpido mattino. “Che buffa cosa. Eppure…” disse, tra sé e sé, rimirando le pillole in controluce. Nel parco, John Philip stava giocando a tennis sulla neve, mentre Lavinia stava lanciando un ramo d’aghifoglie al tenero cane maltese Rin Tin Tin Elkann. “No,” si decise infine, parlando a voce alta per farsi sentire anche dall’antenato, nel caso il suo ectoplasma arzigogolasse invisibile nella camera. “Non posso assolutamente far finta di nulla. Io sono un Elkann, e gli Elkann non hanno mai affrontato una responsabilità che fosse una in vita loro, ma questa volta ne va del buon nome di nonno Gianni! Seguirò pertanto il suo consiglio e per il giorno di Natale scambierò la mia vita con quella di un curioso proletario. Sì, e ne trarrò un profondo insegnamento che mi sarà di giovamento, o viceversa, negli anni a venire, e mi renderà consapevole della condotta biologica degli aggregati umani. Certo, è così, e da questo apologo non se ne ricaverà solo una lezione per il sottoscritto, nossignore, anche il bizzarro proletario ne trarrà beneficio per molti lustri. Sì, perché anche queste singolari creature, almeno il giorno di Natale, hanno il diritto di non essere considerate soltanto dei rifiuti, degli scarti evolutivi, anche gli stravaganti proletari, in fondo, hanno bisogno di una seconda occasione. E quando ritornerò ricco e rampollo, avrò finalmente conosciuto la dura quotidianità del grottesco individuo con cui mi scambierò i panni, ma anche lui, il pittoresco vivente, dopo essersi annoiato per un intero Natale in mezzo al lusso, all’opulenza e a gnocche da paura avrà capito quanto vuota e in fondo inutile sia la condizione di un viziato fannullone milionario e avrà imparato ad apprezzare, no, anzi, dirò di più, ad amare, le piccole e povere cose della sua incomprensibile esistenza. Sì, proprio così, non posso essere che d’accordo con quanto appena detto anche se non credo di averne afferrato appieno tutte le sfumature allegoriche.”
Travolto da impetuoso entusiasmo, Lapo indossò il tradizionale gessato natalizio rosso a righe bianche, le bretelle a forma di cinture di sicurezza, l’orologio a cucù intorno alle caviglie, i calzini in testa e si precipitò fuori della villa. Superando lo studio con papà Alain e il suo romanzo, il corridoio con San Su Si e i suoi addobbi, il viale con Kunta Kinte e le sue mani congelate, in un attimo fu all’eliporto, dove Tuono Blu Elkann riposava in pista. Decollò.
(6-continua)

LA CITAZIONE DEL GIORNO. "There are things in this world that are out of our control”
(Jack Bauer)
GIGI MYFRIEND
Luca Bottura per l'Unità
(ATTENZIONE! PEZZO SERIO E UN PO' RETORICO! MANEGGIARE CON CURA!)
Si dice che metà Roma sostenga con convinzione l’approdo di Maifredi alla Lazio: quella giallorossa. Si aggiunge che il buon Gigi si accomoderà al posto di Caso a causa di una frase che buttò lì giorni fa - “Pagherei io pur di allenare quella squadra” - e che stia trattando per versare a Lotito solo una cifra simbolica. Si dice che Peruzzi deve guardarsi le spalle perché Boranga ha chiesto un posto da titolare. Si dice molto altro, e sono tutte battute centrate.
Ma il vostro cronista ha per Maifredi, e per la sua storia, una passionaccia. Non foss’altro perché ai tempi rossoblu, quando questo glorioso giornale, come oggi, non era l’Herald Tribune ma nemmeno il Carlino Bologna, si vide offrire la prima pizza della carriera. E per un giornalista sportivo, un uomo devoto quasi esclusivamente a Santa ricevuta fiscale, certi gesti equivalgono a una spina tolta dal piede di una fiera.
Dunque, se vi va, accomodatevi. Si va qui a dimostrare come il crinale tra disastro e trionfo sia stato percorso dal nostro con passo sempre sicuro. Scollinando di qua e di là, con la consapevole leggerezza di chi sa che deve le proprie vicende al caso . Quello con la “c” minuscola, almeno fino ad ora.
La storia del Veuve Cliquot è nota. Bassa bresciana, Maifredi rappresentante esclusivo della nota marca di champagne, un drappello di amici sguinzagliati nei bar della zona a ripetere la stessa, ossessiva domanda: “Ce l’avete il Veuve Cliquot?”. Poi passava lui, e da dietro al bancone gli gettavano le mani al collo. E non per strozzarlo. Un modo come un altro, peraltro piuttosto redditizio, per dimenticare il calcio giochicchiato, da corpacciuto stopper, tra Manerbio e Roncadelle. Cioè sempre in coda, sapendo che il casello del pallone vero non sarebbe arrivato mai.
L’incontro col capello ramato di Gino Corioni è vicenda dei primi anni ’80. Prima all’Orceana, poi all’Ospitaletto. La periferia bresciana dove oggi tocca a De Biasi addobbare la micragna endemica di chi, avendo svoltato nel campo dei sanitari, persegue criteri estetici tutti suoi quando si tratta di costruire una squadra. Successi, promozioni, il salto al Bologna-Saniplast. Durissimo. Preda di una città schifiltosa, molto sazia e mediamente disperata, che si sarebbe volentieri tenuta il vecchio, rassicurante, affidabile Gibì Fabbri.
La definizione di Bolognetto, crasi sarcastica tra Bologna e Ospitaletto, fu coniata al volo dalle due firme locali che in seguito gli avrebbero costruito in monumento di corsivi e grassetti. Ma resse una partita: lo 0-3 col Lecce. Poi Maifredi spiccò il volo. Se il Bologna di Bernardini, quello dell’ultimo scudetto, giocava come solo in Paradiso, quello dell’Omone si era già accomodato qualche nuvoletta più sotto. E al piazzista di bollicine riuscivano le imprese più impossibili: travestire De Marchi da donna, durante il festoso ritiro di Sestola; travestire il mitico Villa, difensore puntuto, sgraziato, inossidabile, da centravanti goleador; travestire da predestinati alla A calciatori che , con molta fantasia, avrebbero potuto accrocchiare una buona C.
Finì che gli dedicarono una via in centro, finì che lo chiamò la Juve. La squadra per cui tifava da bambino. Uno psicodramma durato mesi. Ultimatum, penultimatum, trattative chiuse gettate nel cestino. Finché Gigi, pressato da una città intera, decise di rimanere dov’era. Partì Marocchi, intanto. A mo’ di avamposto. Gli rimase Pecci, che quel Bologna lo allenava in campo. Un po’ di quello che Di Canio potrebbe fare oggi alla Lazio. Il tempo di sbagliare qualche altro straniero (Rubio e non Zamorano, il belga Demol e non uno più bravo) e il destino si compì lo stesso. Pressato da Montezemolo, Maifredi planò in bianconero un anno dopo. A ridosso dei Mondiali.
Fine della favola. Agnelli lo chiamava alle 6 del mattino, come aveva sempre fatto con Trapattoni. Ma lui era sveglio a fatica, nonostante i caffè sempre più forti della moglie. E non rispondeva a tono. Boniperti e Bettega tramavano per la restaurazione. I giornali lo prendevano per il culo perfino perché come seconda maglia aveva scelto una divisa nera, anni in anticipo rispetto ai tanti stilisti della mutua che vestono la serie A oggi. E siccome gli spogliatoi sono come la redazione del tg1 (captano prima chi vince e chi perde, adeguandosi) ben presto si ritrovò mollato dai giocatori cardine. A metà campionato era secondo. Finì fuori dalla Uefa. Quasi menato da Tacconi, adorato da Baggio. E dai tifosi del Toro, che gli dedicavano cori irridenti. Tornò a Bologna, ma aveva negli occhi il cupore di chi è salito sul treno della vita e si è accorto che andava in deposito.
Il resto sono dieci anni di lampi prima dell’inevitabile temporale. Il Genoa, l’Albacete, la Tunisia, la Reggiana, l’etichetta del calcio champagne riconvertita in pernacchia. I veleni del complotto di Torino tenuti in circolo come una malattia difficile da guarire, se non al circolo tennis di fiducia. Al bar di sempre. Non uno di quelli del Veuve Cliquot. Ogni anno qualche telefonata: qualche buona B, in corsa. Una C “di prospettiva” ma senza soldi.
La cronaca è il Maifredi team. I pensionati che a “Quelli che il calcio” replicano i gol della A e sbeffeggiano Sky, anticipandone gli “higlights”. Non ci voleva andare nessuno, temendo il grottesco. Oggi chiamano per proporsi. L’Omone ci si è appassionato. Li manda in ritiro, riprende Villa per la pancetta, maltratta i cameramen se sbagliano l’inquadratura e non mostrano a sufficienza quanto è bravo Rizzitelli a rifare Totti. Eppure dall’inizio dell’anno continuava ad aspettare una telefonata. Arrivò quella di Naldi, ma il Napoli lo prese De Laurentiis. E’ arrivata quella di Lotito.
L’anno scorso Maifredi aveva brevettato una porta tipo “Scrigno”, per costruirsi definitivamente un mondo altro, lontano dal calcio. Passarci attraverso e ritrovarsi alla Lazio potrebbe essere un modo per rimandare la terza vita, quella da mobiliere.
Perché, anche se costa poco, è proprio bravo, Myfriend. Se solo gli si riaccendono gli occhi.
CERTASTAMPA
Luca Bottura per l'Unità
Sì, buana
Viva soddisfazione è stata epsressa dal capogruppo forzista al Comune di Bologna, Daniele Carella, per il successo dell’iniziativa che ieri ha personalmente condotto insieme ad altri azzurri tra i quali Fabio “bum bum” Garagnani. Il gruppetto, posizionatosi davanti al ristorante Diana, ha distribuito 1300 opuscoli con i risultati del governo Berlusconi, oltre a una considerevole quantità di cioccolatini e caramelle. Oggi si replica con le collanine di vetro e le sveglie al collo .
certastampa@yahoo.it (gago.splinder.com)
Da Talib.splinder.com, una cosina pratica sull'Islam, citata dal blog di Lia che trovate qui a fianco linkato come Allah superstar. La domanda era: "Come ci sei finita in Egitto?".
(la risposta di Lia, che naturalmente non condivido in toto, ma che può diventare una buona lettura)
Mo' ti spiego, guarda.
Io me la sono condita e ricondita, prima di chiudermi alle spalle la porta di casa a Milano per salire sull'aereo e venirmene qui.
Ho cercato mille motivi validi per farlo, ne ho trovati duemila e li ho usati per convincere parenti, amici e conoscenti tutti.
Ogni volta che ne convincevo uno, prendevo un po' più di fiato e mi avvicinavo al Sant'Aereo delle mie preghiere. Mi serviva a convincere me stessa.
Durante tutta quest'operazione, però, mi sono sentita un po' come una che stava truffando il mondo.
Perchè la logica c'era, non dico di no: "Ma guarda, è una questione di qualità della vita, ed io non posso più stare al buio ed ho bisogno di sole, mi riprendo e scommetto che mi tolgo pure di dosso i chili in più che mi ha lasciato Milano: sai come dimagrisco, in un mondo senza birre e senza carne di maiale?"
"Che tu dimagrisca in Egitto è fuor di dubbio. Cos'altro puoi fare, con 80 euro al mese?"
Il mio discorso filava, comunque, e fila tuttora.
Non ricordo più esattamente qual era, però.
Ad occhio e croce, doveva essere la costruzione dialettica con cui comunicavo l'unica verità che avevo in testa: "Io voglio andare in Egitto perchè voglio assolutamente andare in Egitto."
Ma perchè, poi?
Perchè me l'ero messo in testa, suppongo.
La mia qualità della vita si è più o meno decuplicata.
A parità di potere d'acquisto - dignitoso senza sciali - lavoro circa 30 volte meno e con 30 volte più soddisfazioni.
Sento dire che, da voi, vogliono abolire pure i ponti. Fate voi. Che la corsa al consumo, alla ricchezza e allo spreco vada alimentata, a me pare ancora da dimostrare.
E lavorare come, poi?
In Italia, da un po' di anni, la consegna per chi fa il mio mestiere (nelle lingue, almeno) è 'Promuovere!'.
Promuovi quello perchè è sensibile e altrimenti soffre, promuovi quell'altro perchè ha i traumi, promuovi Tizio perchè è uno studente lavoratore, promuovi Caio perchè è amico di Tizio, promuovi Sempronio perchè, cribbio, noi siamo un'impresa e le statistiche dei promossi devono essere alte, altissime, e tutti si devono iscrivere da noi.
Promuovi tutti altrimenti non lavori più o, almeno, lavori stancandoti il triplo.
Io, in Egitto, ho riscoperto il piacere di promuovere la gente semplicemente perchè ha studiato.
Ancora un po' e piangevo di commozione, mentre me ne rendevo conto.
Poi sono buffi, gli egiziani, sempre ossessionati dalla loro dilagantissima corruzione, e sono buffi pure gli stranieri che scuotono la testa e ti dicono che, tzk, qui ci sono i prof egiziani che si fanno pagare le lezioni private etc. etc.
Sì, lo so.
Ma io non vengo da Francoforte, vengo dall'Italia.
A me pare che l'unica, vera differenza tra i guasti del sistema italiano e quelli del sistema egiziano è che, in Egitto, i prof ci guadagnano qualcosa.
Noi, le porcherie le facciamo gratis.
Ma poi, insegnamento a parte, voi non sentite che si lavora peggio?
Io ci ho vissuto felice per anni, a Milano.
Non c'era altro da fare che lavorare (e che vuoi fare, al buio e al freddo?) ma era divertente. Era una gara a fare sempre meglio, ti fidavi del lavoro degli altri, sentivi adrenalina quando mettevi in moto la macchina, era bello. Imparavi un sacco.
Poi è cambiata. Non l'ho avuta solo io, questa sensazione.
Si è incialtronita, Milano.
Ha perso la bravura e le è rimasta la boria.
E, francamente, se a una città del genere togli l'orgoglio di lavorare bene, non so cos'altro possa avere.
Certo, sono cambiata anch'io: ho smesso di avere 30 anni ed ho cominciato ad averne 40.
Non vorrei fare autocoscienza: mi limito a considerarmi un campione rappresentativo della popolazione.
E' arrivato un momento in cui io ho concluso che non era giusto dover far tanta fatica.
Una fatica molto femminile, tra l'altro: io ricordo la spesa del Sabato - dopo una settimana di lavoro folle - come un incubo che potrebbe ancora farmi svegliare di notte, urlante. La coda, il rimanere ore in piedi, il disumano sollevamento pesi sotto la pioggia o la neve. Io non ne potevo più.
Non ne ho la forza.
Ho deciso che, non solo ero delicata, ma avevo pure il diritto di esserlo.
Femminismo??? Ma voi siete pazzi!!
Io sono una debole femminuccia - cazzo - e mai più voglio fare l'Hulk in gonnella che crede di essere in carriera mentre si avvia festosa verso il macello.
E il fatto è che un paese islamico ti salva la vita, sì.
Qui, i mestieri esistono ancora e nessuno si aspetta che tu faccia tutto.
Tu fai la prof? Poi c'è quello che, di mestiere, svuota il carrello della tua spesa e quello che riempie i sacchetti. Nei negozi ci sono le sedie ma, soprattutto, c'è quello che ti porta a casa la roba, fosse pure un chilo di zucchero. Alla stazione c'è il facchino. Nei palazzi ci sono i portieri.
In un paese islamico, io godo di tutti i vantaggi dell'essere una donna e vengo sollevata da tutte le fatiche.
E' l'ultima frontiera di una donna occidentale stanca di guerre, un paese islamico.
E sai quanto ci giochiamo, con questa cosa, tutte quante?
Al minimo problema, una dice all'altra: "Va' e fa' la faccia da donna." E tu vai, sbatti tutte le ciglia che hai, fai la faccia di quella che ha bisogno d'aiuto e, ma guarda che è pazzesco, non resistono.
Non so cosa abbiano gli arabi nel DNA, ma con uno "Ngué" femminile li smonti a pezzetti piccoli e quello che, un attimo prima, era impossibile, un attimo dopo è lì.
Che, poi, la vita è fatta di queste cose. Non di massimi sistemi.
La vita è da quando ti alzi la mattina a quando vai a letto la sera, e quante volte hai sorriso tra i due momenti.
Poi, certo, io mica sono espatriata perchè ero stufa di fare la spesa...
Berlusconi al potere, è stato.
L'ultima goccia.
L'incarognimento al potere, è stato.
L' LSD mediatico che ha cominciato a calare sull'Italia, lo stravolgimento di ogni realtà e di ogni buon senso, il comprare miraggi in edicola ogni mattina - come se non ne avessimo avute già abbastanza, di cose inutili da comprare - e mezza Italia che trovava la propria ragione d'essere nell'odiare gli altri.
Un paese di poveracci, stavamo diventando, talmente distratti dall'esigenza di applaudire i guadagni altrui da dimenticare completamente l'evidenza del proprio diventare sempre più straccioni.
Una follia generale, con i media ti dicono che tu sei così e colà (bello, ricco, felice, moderno, ammericano) e tu ci credi, quando basterebbe uno specchio per avere una percezione più realistica di se stessi e del mondo.
Un mondo di marionette che si arrogano il diritto di spiegare agli altri come dovrebbero essere.
Io me ne sono scappata, e a gambe levate. E me ne sono andata dagli altri, appunto.
I quali, di farsi spiegare da noi come dovrebbero essere, fanno del tutto a meno. Saggiamente.
Io mi sento come una che è evasa da Marte ed è tornata ad abitare tra gli umani.
Sono fin troppo cinguettante?
Sembro "una pensionata in gita", come diceva un acido commentatore l'altro giorno?
E che devo fare.
Provateci voi.
Venite qui. Fatevi la mattinata che mi sono fatta io, a comprare menta e cartocci di gamberi sotto al sole, a ridere col taxista che ti vuole insegnare l'arabo, ad uscire dalla banca con un mucchio di banconote senza avere paura, a guardarti intorno e sentire che, porca miseria, sei contenta di stare al mondo.
A me non succedeva da un sacco di tempo. Adesso mi succede.
Sembro in gita? Lo sono. E spero che mi duri molto. Moltissimo.
Io, degli arabi, fino a questo momento ho capito solo una cosa: che andrebbero lasciati in pace.
Questo è un mondo con un sacco di problemi ma non è un mondo infelice.
Qualsiasi cosa abbiano (la religione, certo) funziona, e ti si contagia pure.
Lasciamoli in pace, davvero.
Che rimanga un posto sulla Terra dove poter fuggire, quando il mondo che abbiamo fatto noi diventa insopportabile.

GRASSO NON SEI NESSUNO. (rubrica di critica televisiva di Graldo Alsso, docente di vaporizzazione del Gled all'università di Uusikaupunki e di semantica del cartello "Vietato fumare" all'università di Oulu. Nell'immagine, una recente foto del professor Alsso). "Oh, sto guardando su Raitre il programma 'Ritratti' di Giancarlo Governi, questa settimana dedicato ad Aldo Fabrizi. Ma quante trasmissioni ha già fatto con lo stesso identico materiale d'archivio? Tra l'altro la regia è pure di suo figlio. Grazie a tutti".
CHI L'HA DETTO? (gioco senza premi e totalmente inutile)
"Sono pronto a toglierti dal mondo a calci in culo, decorato"
DISCO RINK (rubrica di critica musicale a cura di Mario Feggatto Lugiz. Nella foto, Feggatto Lugiz col suo inseparabile parrucchino in vinile). "Oh, non comprate il cofanetto natalizio dei Beatles: non c'è neanche un pezzo nuovo! Grazie a tutti".
CERTASTAMPA
Luca Bottura per l'Unità e/r
Insostenibili leggerezze
L'ironia è la virtù dei saggi, ma ci sono confini che non vanno valicati. E' quindi inevitabile stigmatizzare il Resto del Carlino che ieri, occupandosi di una vicenda scolastica in quel di Ozzano, ha pubblicato una foto del consigliere provinciale di An, il paffutissimo Alberto Vecchi, con questa didascalia: "Alberto Vecchi ci va giù pesante". Vergogna.
certastampa@yahoo.it (gago.splinder.com)

INSINDACABILI
Se io dovrei fare una critica alla Turchia, è proprio sui diritti umani”. (Savino Pezzotta, Ballarò, 21 dicembre 2004)

LA PAROLA ACCALAPPIA GOOGLE DI OGGI (servizio che inserisce vocaboli-civetta al mero scopo di aumentare il traffico in entrata) La parola di oggi è "Sta autostrada Palermo-Messina è così sconnessa che sei su un pulmino, con tutti quei sobbalzi, rischi che ci scappi una gangbang".

GRASSO NON SEI NESSUNO. (rubrica di critica televisiva di Graldo Alsso, docente di identificazione del color magenta all'università di Uusikaupunki e di poetica della 4x4 all'università di Oulu. Nell'immagine, una recente foto del professor Alsso). "Oh, ieri sera a Porta a porta c'era il direttore di Raiuno, Fabrizio Del Noce, che spiegava di aver sempre rifiutato di mandare in onda i reality show nella sua rete. Allora il 'Ristorante', quello che c'era prima di Porta a porta, cos'è: un telegiornale? Grazie a tutti".

UN COMPUTER PER MASSIMO FINI (campagna sociale) Sulla prima pagina del Qn di oggi, Massimo Fini scrive "C'era da aspettarselo che in un mondo come il nostro l'unico posto dov eessere un pò liberi sarebbe diventata la prigione". Pò con l'accento è sbagliato, e questo potrebbe minare il nostro sincero rispetto per Massimo Fini. Ma c'è un motivo: Fini scrive ancora a macchina, e al Qn i pezzi glieli ribattono. Partecipate perciò alla grande sottoscrizione "Un computer per Massimo Fini" del Blog di Gago, versando una cifra a caso sul conto corrente 1 della Cassa dei prestiti non onorati di Fucecchio. Contribuirete così ad evitare nuove figuracce al nostro Massimo!
LA VIGNETTA DI FORATTINI DI OGGI (servizio ormai storicizzato) Dunque, c'è il cavallo morente di Manzù, simbolo della Rai, che però ha la testa di Casini e si specchia nelle vetrate di un palazzo che con un gigantesco sforzo di fantasia potremmo identificare con quello di viale Mazzini. Casini-cavallo ha tatuato su una coscia il simbolo della Dc e dice alla sua immagine riflessa: "Non mi riconosco in questo Cda!". Il Casini nello specchio risponde: "Ma come non mi riconosci, Pierferdina', so' io". Commento: dev'essere un modo per dire che il Cda Rai che oggi contesta, lo aveva nominato proprio lui. Però Casini ce l'aveva col fatto che senza l'Annunziata... vabbè, ho già perso abbastanza tempo.
CERTASTAMPA
Luca Bottura per l'Unità
Imprecisioni
Commentando la vendettina romana contro Cofferati, che priverà Bologna del metrò nonostante Palazzo D’Accursio non avesse sbagliato una virgola di procedura, il presidente della Regione Vasco Errani ha sostenuto che “si è disatteso un impegno preso in prima persona dal Presidente del Consiglio, e una cosa così non si era mai vista”. Questo secondo l’agenzia Dire. Mettendola così, Errani rischierebbe di passare per un buontempone che si diverte a far battute anche in presenza di eventi abbastanza funesti per il futuro dei cittadini. In realtà un refuso ha privato la frase della sua conclusione, che siamo lieti di fornire pubblicando il commento per esteso, e che restituisce alle parole di Errani un senso storico: “Si è disatteso un impegno preso in prima persona dal Presidente del Consiglio, e una cosa così non si era mai vista. In Francia”.
certastampa@yahoo.it (gago.splinder.com)
IL CANTO DI NATALE DI LAPO ELKANN (In esclusiva da Bedo per il blog di Gago e lamerotanti.com, la fiaba delle festività che fa sognare ma anche riflettere, un po' come tutte le fiabe, in definitiva).
Lapo rimase non del tutto indifferente di fronte a quella coraggiosa proposta. “Che bizzarra magia, nonno,” disse. “Ma anche se volessi accettare, oggi gli operai mi risultano essere tutti estinti. Da quando abbiamo scoperto che le fusioni e i licenziamenti in massa ci fanno guadagnare miliardi di euro in Borsa, abbiamo smesso di produrre automobili e praticamente abbiamo ripulito tutte le fabbriche da questa specie proletaria. Ora che ci penso, è da qualche anno che non ne sento più parlare…”
“No. San Pietvo mi ha detto che è vimasto un ultimo opevoso, un oscuvo e piccolo e gvassoccio e calvo lavovatove della Fiat di nome Bvambilla. È in cassa integvazione, ma ogni mattina si veca pev nostalgia nel vecchio stabilimento Mivafiori, te lo vicovdi?”
“Come no, ci ho fatto un rave da sballo l’altra notte con…”
“E ogni giovno, lontano da tutti, nell’indiffevenza del mondo, completamente isolato, al buio e al fveddo, soltanto con un mavtello, una sega e un cacciavite continua a costvuive, tutti i giovni, una Fiat Topolino. Sai, quella macchina fu un po’ il simbolo del mivacolo italiano… ah, quanti vicovdi… mai pevò che me ne tovnasse in mente qualcuno… Ma ova, ahimè, amato nipote, il mio tempo è scaduto. Ecco, pvendi le pillole”. Il palmo del nonno fece scivolare le due perline colorate in quello del nipote. “Fai come ti ho detto e finalmente potvò aveve un po’ di pace pev tutto il male che ho comminato. Ah, dimmi un’ultima cosa: Cesave Vomiti, che ovmai avvà puve lui un piede nella fossa, che sta facendo? È andato finalmente in pensione a pescave le tvote coi nipotini?”
“No, nonno, ha appena lanciato un’Opa su Wind.”
“Un’Op… Ah, ma quel vagazzo è pvopvio incovveggibile! Dovvò andare a favgli una visitina e spiegavgli che il poteve non è tutto, nella vita. Da un punto di vista dell’etevno, pevlomeno.”
Non appena il fantasma ebbe pronunciato queste parole, la nube che avvolgeva gli occhi tristi di nonno Gianni, il suo volto rugoso come la superficie della Luna e la Fiat Duna si fece più densa e scura. Proprio in quell’istante, come per effetto di un improvviso terremoto, il terreno si spaccò sotto i piedi di Lapo. “Nonno, nonno!” gridò il giovane, ma la Duna e il suo spettrale abitante furono risucchiati nel vuoto, fino a diventare un puntino luminoso che prese a roteare su se stesso. Il vortice imprigionò anche il giovane Elkann, che tra le urla precipitò nell’abisso per lunghi, interminabili secondi, fino a quando un tonfo sordo lo fece rimbalzare su qualcosa di soffice come un guanciale di seta.
(5-continua)
DOMANI E' UN ALTRO GIORNO. "Temperature sottozero: è proprio inverno" (Titolo del TG5).

LA PAROLA ACCALAPPIA GOOGLE DI OGGI (servizio che inserisce vocaboli-civetta al mero scopo di aumentare il traffico in entrata) "Prodi l'ha presa in quel posto da Rutelli che l'ha presa in quel posto da Bertinotti che l'ha presa in quel posto da Mastella. Praricamente un trenino. O una gangbang".
LA VIGNETTA DI FORATTINI DI OGGI (servizio del lunedì) Ci sono sei fette di panettone sulle quali è disegnato il volto triste di Prodi. Titolo: panettone a fette. Commento: ma non era mortadella?
RASSEGNA STAMPA
ESTERI
Iraq, già uccisi mille poliziotti
Il ministro degli Interni: diminuiti gli attacchi
da "La Stampa"
Il commento del Blog di Gago: Stanno finendo i poliziotti.
RIFLESSIONE SULLA REALTA'. Secondo me tutto questo disastro è cominciato dal prefisso Fin-.
UN'OPINIONE STRETTAMENTE PERSONALE DI BEDO. "Bell'inizio Gad, complimenti, bravi, bravi, ottima intesa, bell'esempio di coalizione, bravi bravi, coglionazzi."
CERTASTAMPA
Luca Bottura per l'Unità e/r
Scrivi come mangi
Lo chef Massimo Bottura, colonna del ristorante “La Francescana”, ha cucinato ieri a Modena i suoi tortellini per i frequentatori della libreria Feltrinelli. Con lui c’era il noto critico Edoardo Raspelli, il quale ha sottolineato che “tra letteratura e cucina la compatibilità è totale”. Verissimo. Specie considerando che tra gli scaffali trova posto anche quella pizza del nuovo libro di Bevilacqua.
certastampa@yahoo.it (gago.splinder.com)
LA VIGNETTA CHE FORATTINI AVREBBE FATTO OGGI (servizio del lunedì) Dunque, c'è il presidente della Camera vestito da prostituta che dice all'Annunziata: "Sei sicura che la garanzia sia scaduta?". Sullo sfondo, Marcello Veneziani regge un cartello con su scritto: "Accetta un Consiglio (d'amministrazione...)". Titolo: Casini. Commento: criptica ma con un suo fascino.
Controcrampo
Luca Bottura per l'Unità
Ore 8 Una bella notizia per Milan e Juve: la combattuta, emozionante, vibrante partita di sabato sarà ricordata dal pasticcere dei divi, Baldassarre Guardacci, con un dolce apposito: «Il tortone di San Siro».
Ore 10 Risolta la querelle Mastella: torna al Polo in comproprietà in cambio di Titti Parenti più conguaglio. Non potrà però giocare le Coppe.
Ore 10.01 Il segretario dell'Udeur promette: «Se dovessi segnare il gol decisivo alle prossime Regionali, non esulterò per rispetto dei miei vecchi tifosi».
Ore 10.02 Mastella coglie l'occasione per lanciare un nuovo franchising alternativo a “Divani e divani”: “Poltrone e poltrone”.
Ore 11.17 La Rai conferma che alla firma di Adriano Celentano per il nuovo show mancano solo pochi dettagli: è già alla lettera “l”.
Ore 12 Il settimanale Time designa George W. Bush uomo dell'anno.
Ore 12.01 La notizia viene festeggiata a Baghdad con alcuni colpi in aria. E con alcuni colpi a segno.
Ore 12.05 Dopo le scorie radioattive, nuovo decreto del Governo: saranno stoccati all'estero anche i libri di Alessandro Baricco.
Ore 12.30 Pieno successo per la manifestazione della Lega contro la Turchia in Europa: «Finché c'è la Padania - fanno sapere da Ankara - col piffero che entriamo».
Ore 13 Nel gigante della Val Gardena, delude il capriolo che sabato aveva invaso la pista durante la discesa di Ghedina: in testa all'intermedio, crolla nel finale ed è solo quarto.
Ore 15.01 A “Quelli che il calcio” Simona Ventura presenta l'ex sindaco di Milano Paolo Pillitteri cone «un testimone della Milano da bere».
Ore 15.02 Beh, più che un testimone, un imputato.
Ore 15.50 Sempre a “Quelli che il calcio”, Enrico Mentana si segnala per l'ennesima volta come un ottimo battutista: «Il mio tg5 era imparziale».
Ore 16.28 Francesco Totti segna al Parma la sua 108ª rete in giallorosso.
Ore 16.30 Totti esprime disappunto quando scopre che i bambini entrati in campo per festeggiarlo dalla prossima partita giocheranno al posto suo e degli altri compagni perché Sensi ha definitivamente finito i soldi.
Ore 17.12 A Stadio2sprint chiedono a Zeman di fare un nome per la Federcalcio. Risposta: «Io nomi non ne faccio più».
Ore 17.13 In un comunicato, la Figc ringrazia Zeman: «E si ricordi che, se torna a fare i nomi, gli rimandiamo Ayroldi».
Ore 20 Paolo Mieli torna a dirigere il Corriere della Sera.
Ore 20.01 Signorile uscita di Stefano Folli, che lascia in sala Albertini uno sbarazzino striscione di benvenuto con la scritta «Terzista di 'sta cippa».
Ore 22.38 Miracolo a Modena Nord: a un camionista di Vicenza appare, nello schermino del Viacard, Bruno Vespa che pubblicizza il suo nuovo libro.
(ha collaborato Michele Pompei)
gago.splinder.com, controcrampo@yahoo.it

IL MEREGHINI (Schede tratte dall'omonimo dizionario dei film vergato di suo pugno da Paolando Mereghini e pubblicato per i tipi di Baldinelli e Feltroldi. A Natale, se non hai una mazza da fare, regalati il Mereghini! Avrai sicuro di che pentirtene).
THE DREAMERS.
Siiii, niente, praticamente c'è questo ragazzo, uno poco più che adolescente, che è a Parigi, se non sbaglio siamo negli anni Sessanta, tipo nel Sessantotto perché ci sono tutti questi bei ragazzi di Parigi, e anche belle ragazze, che parlano di cinema e di poesia e protestano contro le istituzioni parigine, viste però come metonimia, suppongo. Allora questo americano in vacanza o per studio, tipo per l'Erasmus, anche se mi pare che l'Erasmus non c'era negli anni Sessanta e poi anche se c'era lui è americano mentre l'Erasmus riguardas (ah ah ah, battuta!) la comunità europea, la CEE a quel tempo, quindi dicevo questo incontra due, un fratello e una sorella, due tutti e due belli, lei poi ha un gran paio di tette anche se un po' cadenti, e continuano a parlare della poesia e della vita ma soprattutto del cinema, questo anche perché i genitori dei due francesi gli hanno dato una certa educazione, essendo il padre poeta, ci rivela il film a un certo punto, la qual cosa se fosse vera lui qui sarebbe il primo poeta che mantiene una famiglia ocl lavoro di poeta, secondo me quindi è uno ricco di famiglia. Insomma, sta di fatto che i giovani continuano a discorrere di vari argomenti intellettuali, litigano un po' coi genitori e invitano l'americano a stare da loro, questo quando i genitori decidono di partire per non so dove. A quel punto i figli iniziano a scopare in uno strano triangolo. Il fratello si masturba contro una parete mentre fuori scoppia la rivoluzione (come il film che doveva interpretare Pozzetto in Sono fotogenico: "Notte di sesso in una mansarda mentre fuori c'è la rivoluzione", quindi secondo me qui gatta ci cova, vai a scoprire che Bertolucci ha trafugato il soggetto di quel film inventato), e intanto la sorella e l'americano ci danno dentro e trombano e fornicano e s'inforcano in ogni luogo, dove e occasione e posizione. Poi però mi sono rotto perché per mezz'ora e passa continuavano a trombare e non intervallavano più nemmeno con un po' di citazioni che mi interessavano, allora sono andato avanti col forward del DVD e alla fine scoppia la rivoluzione del Sessantotto.
Giudizio: non saprei veramente che dire.
IL CANTO DI NATALE DI LAPO ELKANN (In esclusiva da Bedo per il blog di Gago e lamerotanti.com, la fiaba delle festività che fa sognare ma anche riflettere, un po' come tutte le fiabe, in definitiva).
Il fantasma di nonno Gianni proseguì: “Allova all’impvovviso ogni cosa mi è appavsa più chiava. Ho capito che tutti i miei pvivilegi, tutto il lusso che mi civcondava, le quindici settimane bianche l’anno a Sankt Movitz, gli aevei pvivati, i fiumi di polvevina bianca che inalavo, le migliaia di pvostitute e donne dello spettacolo che ho infovcato con il mio vezzoso e avzillo pistolino, insomma tutto quello che mi aveva annoiato pev tutta la vita eva stato spevpevato sfvuttando e facendo soffvive tante bvave pevsone, tanti mesti op… opevati…”
“Operai?”
“Opevai! Questa pavola pvovpio non mi entva in testa. Tanti opevai che non avevano un soldo pev campave e a cui vifilavamo puve le auto Fiat. Pensa che oggi un pvolegomeno pvende massimo mille euvo al mese!”
“Mille euro? Ma è la cifra che ho speso ieri per quel paio di stivali col tacco a punta che piaceva tanto a Martina…”
“E invece un op… op… insomma le cveatuve blu con questa cifva devono tivave a fine mese.”
Lapo strabuzzò le innocenti pupille marroni ed esclamò: “Questi proletari. E dire che non si sono mai lamentati più di tanto.”
Lo spettro di nonno Gianni lo fissò negli occhi con uno sguardo carico di dolore e rammarico. “È pev questo motivo che sono qui, Lapo. Pev me non c’è più spevanza, ma ho implovato San Pietvo che almeno tu, tu che dopo John, Ginevva, Gavdenia, Cinnamomo, Gingevina, Limonata, Quattvo Stagioni e Qui Quo e Qua Elkann sei il mio Elkann pvediletto, che almeno tu il giovno di Natale possa capive vevamente come vive e soffve un pvolegomeno.”
Il fantasma schiuse il pugno della mano destra. Sulla superficie raggrinzita del palmo brillavano due perline colorate, una rossa e una blu. “Pev nostva fortuna San Pietvo mi ha dato ascolto e mi ha vegalato queste due pillole. Non appena inghiottivai quella di colove vosso, diventevai anche tu un pvolegomeno. Davai l’altva a un opevoso della Fiat, che immediatamente si tvasfovmevà in uno spocchioso e avvogante vampollo milionavio con i capelli vicci. Cioè in te. E pev il giovno di Natale, pev almeno un giovno, le vostve vite savanno scambiate”.
(5-continua)

LA PAROLA ACCALAPPIA GOOGLE DI OGGI (servizio che inserisce vocaboli-civetta al mero scopo di aumentare il traffico in entrata) La parola accalappia Google di oggi è: "kiss kiss gangbang".
PICCOLO VADEMECUM PER SOPRAVVIVERE NELLA (E ALLA) SOCIETA' POSTMODERNA (a cura del professor Crispolto Tzara, che vediamo nella foto prima della chirurgia plastica che gli ha rifatto il seno)
13.
Evitate comunque in generale di pensar male degli altri. Siamo tutti vittime, in questo mondo.
Quasi tutti.

LA CITAZIONE DEL GIORNO. "Di regola, dovrei buttarmi sui prepotenti, la gente che veramente governa il paese. Ma non mi è permesso di toccarli, perciò devo compensare rincarando la dose coi poveracci bianchi e con i negri, e con la gente come te che si lascia sprofondare il cervello fin giù nel culo perché non riesce a trovare un posto migliore dove usarlo. Certamente, io lavoro nella vigna del Signore, e se non riesco ad arrivare in alto, devo lavorare ancora più sodo sulle viti più basse. Perché il Signore ama il lavoratore operoso; Egli ama vedere un uomo che si fa un culo come un secchio nell'orario di lavoro. E quell'orario io l'ho ridotto, ma proprio di parecchio, mangiando e dormendo, ma non posso mangiare e dormire tutto il tempo". (Jim Thompson)
IL CANTO DI NATALE DI LAPO ELKANN (In esclusiva da Bedo per il blog di Gago e lamerotanti.com, la fiaba delle festività che fa sognare ma anche riflettere, un po' come tutte le fiabe, in definitiva).
L’anziano fantasma sollevò il capo dal volante ed esclamò: “Lapo!”
“Nonno!”, rispose Lapo, sinceramente incuriosito dall’arcana visione, “ma tu sei dipartito da ormai un biennio!” Ci pensò un attimo, poi soggiunse: “Ehi, sarai mica tornato per ribeccarti l’eredità, no perché, sai, volevo dirti che i primi 57 milioni di euro li ho spesi, ma per un importante affar…”.
“No, amato nipote”, lo interruppe il nonno con la caratteristica erre moscia che, nel prosieguo del racconto, assunse un tono sempre più lugubre, “il denavo ovmai non mi intevessa più. Pevò è vevo, sono pvopvio movto e, ahimè, Dio in pevsona, se così si può dive, antvopomovfizzando il Divino, mi ha condannato a guidave per l’etevnità una Fiat Duna . Sono due anni che sto cevcando di favla pavtive ma, come vedi, non ci sono ancova viuscito.”
“Ma è una pena terrificante!” esclamò Lapo. Dallo spavento un boccolo gli si ritirò dalla fronte fino alla radice del cuoio capelluto. “Ma come, dopo l’esistenza dissipata e inutile che hai trascorso? C’è forse destino peggiore del vivere nel lusso e nella noia per oltre settant’anni, ogni ora del giorno e della notte? Dopo aver subìto i piaceri della ricchezza per così tanto tempo pensavo che come minimo avresti meritato di guidare un ferrarino nel Giardino dell’Eden!”
“Lo cvedevo anch’io, e invece quando l’autista mi ha fatto scendeve nei pvessi dei Cancelli del Cielo, San Pietvo mica me li ha apevti. Al contvavio, mi ha pveso a pedate fino all’infevno.”
“E perché tanta ingiustificata violenza?” domandò Lapo stringendosi nelle spalle e corrugando la fronte, sentitamente atterrito da tanto metafisico furore.
“È pvopvio quello che gli ho domandato io, pevché, di gvazia? E San Pietvo, mentve con i sandali tvattava le mie natiche come Michel Platini le povte degli avvevsavi, ai tempi della gloviosa juve di Bonipevti, eh eh eh (pevdonami la battuta ma come sai in vita evo famoso pev i miei lazzi sagaci), San Pietvo dicevo ha iniziato a vimpvovevavmi di cose di cui evo del tutto all’oscuvo. Mi ha detto che con la Fiat ho fatto del male a moltissime pevsone, sfvuttando senza pietà alcune migliaia di… di… come si chiamano puve quelle bizzavve cveature di colore blu che si appollaiavano sui macchinavi delle fabbviche?”
“Gli operai?”
“Esatto, gli opevai! San Pietvo li chiamava anche in un altro modo. Pvolassati, pavassiti, pvolegomeni…”
“Proletari?”
“Pvoletavi!”. Nel pronunciare quella buffa parola, il volto raggrinzito dello spirito di nonno Gianni fu percorso da un lampo di radioso stupore. “Pensa, anche lovo sono essevi umani, mi ha detto San Pietvo, e ha aggiunto che mentve noi ci avvicchivamo spvopositatamente in bavba a ogni dignità movale, ha usato pvopvio questo tevmine, dignità, chissà che cosa voleva dive, io non l’avevo mai sentito pvima… Conosco le pavole decovo, decenza. cveanza, ma nel manuale del bon ton di Lina Sotis la pavola dignità non è mai citata… Ad ogni buon conto, San Pietvo mi dice che senza dignità abbiamo gettato queste bizzavve cveatuve nella misevia più neva.”
“Dunque quella strana specie proletaria è veramente composta da aggregati umani,” mormorò Lapo, assumendo per la seconda volta in quell’anno un tono riflessivo.
(4-continua)
LA VIGNETTA DI FORATTINI DI OGGI (servizio ormai storicizzato) Dunque, c'è la sagoma dell'Europa dalla quale esce una mano che lancia la sagoma di Cipro verso la mezzaluna della Turchia. Cioè a dire che l'Europa molla Cipro ai turchi. Commento: peccato che sia l'esatto contrario, visto che la Turchia ha riconosciuto Cipro pur di provare a entrare in Europa. Cazzo, maestro! Almeno un'occhiata ai giornali!
RICEVIAMO E SUBDOLAMENTE PUBBLICHIAMO
Dante è un patàca?
Scoprilo con Ivano Marescotti
Ovvero: la Divina Commedia come nessuno ve l'ha mai raccontata
Dopo il grande successo di “ZITTI TUTTI” su testo di Raffaello Baldini di cui l’Unità diffuse 9.000 copie VHS solo in Romagna finalmente uscirà: “DANTE, UN PATàCA” lo spettacolo di Ivano Marescotti.
La videocassetta Vhs: “DANTE, UN PATàCA” sarà nelle edicole dell’Emilia-Romagna con l’Unità da mercoledì 29 dicembre a 5,90 euro + il prezzo del giornale.
Nella rappresentazione, il protagonista, un Dante di Villanova di Bagnacavallo, fugge non si sa perché (si scoprirà solo alla fine), inseguito dagli abitanti della cittadina e, naturalmente, si perde. Verrà in suo aiuto "Virgiglio", il quale parla un linguaggio strano: l’italiano di Alighieri, appunto. "É scòrr còma un lìvar stampea" (traduzione: parla come un libro stampato) dirà il Nostro, perplesso. I termini sono dunque rovesciati: nel mondo visto dal basso del protagonista, sarà paradossalmente l’italiano di Alighieri ad essere incomprensibile, a necessitare di traduzione.
La colossale e roboante pernacchia del “cul” che “fece trombetta” con cui si conclude il canto 21° dell’Inferno di Dante, non sarà che l’annuncio di ben più orrende visioni: Paolo e Francesca, il Conte Ugolino e Lucifero in persona prima di arrivare ad essere consegnato da "Virgiglio" nelle mani ambite-ambigue di “Beatriz” che gli vuole far vedere il paradiso, finché… la Ginetta, sua moglie (interpretata da una strepitosa Rosanna d’Galòt), lo riporterà alla dura realtà.
Lo spettacolo dunque pretende di accostare Dante (senza alcuna soggezione culturale né subalternità), alla sua reinterpretazione resa da Talanti, mescolando liberamente l’italiano di Dante al dialetto romagnolo. Una scrittura scenica originale che s’innesta nella tragicità dell’universo dantesco, favorendo tuttavia gli aspetti ironici e comici della sua scrittura, esaltati dall’alternanza col dialetto.
“DANTE, UN PATàCA” è una produzione Patàka srl di Ivano Marescotti
www.ivanomarescotti.com

VOLEVO ESSERE FORATTINI (una finestra per conoscere meglio quel ganzo di Mattia Feltri e la sua rubrica 'Feltrino' su Libero. Nella foto, papa' suo) "Slalom in val Gardena, ai primi due posti Walchofer e Maier. Terzo Raich".

LA PAROLA ACCALAPPIA GOOGLE DI OGGI (servizio che inserisce vocaboli-civetta al mero scopo di aumentare il traffico in entrata) "Ciampi ha respinto la legge sulla Giustizia e quelli di Repubblica erano in sciopero da due giorni per il fatto che nei nuovi uffici c'e' poco spazio e non si riescono piu' a fare le gangbang".

GRASSO NON SEI NESSUNO. (rubrica di critica televisiva di Graldo Alsso, docente di variabilita' del prezzo della Lunotta all'università di Uusikaupunki e di rivedibilita' dei tassi creditizi all'università di Oulu. Nell'immagine, una recente foto del professor Alsso). "Oh, ho visto Telethon. Ma se ci mandano due righe a casa chiedendo un'offerta, non e' uguale?".
LA VIGNETTA DI FORATTINI DI OGGI (servizio ormai storicizzato) Dunque, c'e' Prodi con la barba lunga, vestito da monsignore, con un libretto nella mano destra (il Vangelo?) e una falce-e-croce cucita sul paletot. Alla sua destra, Berlusconi. Dietro una riga, che tenta maldestramente di simulare uno scranno da giudice, un tizio vestito da magistrato che somiglia vagamente a Ciampi. Dice Prodi: "Hai fatto una legge per salvare Previti dalla galera!". Berlusconi gli risponde" "Infatti: meglio Previtire che reprimere". Commento: meglio che fumarsi il crack.
RIPRENDIAMO E VOLENTIERI COPIA E INCOLLIAMO...
LA TV AL SERVIZIO DEL VUOTO
DI MASSIMO FINI
Sono stato un paio di sere fa a un cocktail alla Terrazza Martini di Milano dove si celebravano i cinquant'anni della Televisione Italiana, con la partecipazione di Aldo Grasso, Enrico Mentana, Claudio G. Fava e quelli della Gialappa's. A parte Fava, straordinario critico di cinema, oggi settantacinquenne, in possesso di un bagaglio culturale che non è più di questo mondo, dal dibattito non è uscito granché, anche perché i discorsi di Grasso e Mentana venivano continuamente interrotti e sviati dalla petulanza di quelli della Gialappa's che credono di avere ancora vent'anni mentre hanno passato i quaranta e che, come tutti coloro che fanno Tv oggi, pensano di dover ribadire in ogni occasione i tic che li han resi personaggi di successo e non sono in grado di affrontare un qualunque argomento con un minimo di profondità.
Il dibattito s'è comunque centrato sull'eterna questione se fosse meglio la Televisione d'antan o quella di oggi. In fondo sarebbe bastato il confronto fra Claudio G. Fava, che sul piccolo schermo ha portato per tanti anni cultura, attraverso il cinema, e i finti ragazzi della Gialappa's per rispondere a questa domanda.
Ma io voglio prendere un altro punto di partenza e chiedermi innanzitutto, longanesianamente, se "si stava meglio quando si stava peggio", quando la Tv non esisteva. Perché per quanto ciò possa sembrar strano, e addirittura bizzarro, a chi abbia meno di cinquant'anni c'è stato un tempo in cui la Tv non c'era. E si viveva meglio. O meglio: si viveva. In prima persona e non di resoconti. La sera noi ragazzi scendevamo in strada a giocare giochi che ci eravamo inventati noi o che ci erano stati tramandati da quelli più grandi oppure, a seconda dell'età, a fare il filo alle ragazze, quelle poche che i genitori lasciavano uscire dopo cena, che pur c'erano anche se dovevano rientrare per le undici o, al massimo, a mezzanotte.
Gli adulti se ne stavano al bar, a giocare a scopone, a ramino o, nei locali interni, a poker o chiacchieravano anch'essi in strada, frammischiati con noi ragazzi. Altri andavano in sezione o in parrocchia. C'era una vita di quartiere, comunitaria che permetteva anche un controllo sociale. Gli abitanti vivevano la loro città, anche la notte, cosa che oggi nei grandi agglomerati, come Milano e il suo immenso e anonimo hinterland, è scomparsa riducendosi i punti d'incontro a pochi e scontati luoghi (i cinema del centro fino all'una e qualche discoteca trendy, oppure, d'estate, i Navigli). Se invece la sera si rimaneva a casa si stava insieme, genitori e figli finché i ragazzi andavano a letto.
È vero che all'inizio anche la Tv fu un momento di aggregazione. Poiché ce l'avevano in pochissimi la si vedeva al bar oppure si andava a casa dell'amico ricco che ce l'aveva già. Ma durò poco. In brevissimo tempo la Tv divenne "l'elettrodomestico più amato dagli italiani", piazzato inesorabilmente in ogni casa. Ed è proprio qui che stanno la sua forza e la sua penetratività più che nel fatto che "fa vedere". Anche il cinema "fa vedere", ma bisogna scegliere il film, uscire di casa, prendere un mezzo, pagare un biglietto. La Tv invece è lì. La sua potenza è dovuta alla distribuzione capillare più che alla sua tecnica.
Tuttavia la prima televisione, quella dirigista di Ettore Bernabei, fu una gran bella televisione, forse la migliore del mondo perché univa la fantasia italiana al garbo imposto dai dirigenti Rai o anche a una "pruderie" spesso comica che ci tocca comunque rimpiangere di fronte allo sbraco di oggi. Era una televisione che si poneva degli intenti pedagogici, il primo era di unificare l'Italia dei dialetti in una lingua comune, comprensibile a tutti ma a un livello più che dignitoso.
E ci riuscì benissimo. C'erano addirittura delle venature puriste nel linguaggio degli annunciatori, dei conduttori, dei giornalisti dove oggi impera una sorta di basic-italian-english ad inflessione romanesca.
La sera si davano Cechov, Dostoevskij e persino film come "Il settimo sigillo" di Bergman oppure lo sceneggiato all'italiana. La Tv aveva assunto la funzione che in epoca preindustriale era stata del teatro. Prima che, con l'avvento della borghesia, nell'Ottocento, diventasse un fatto snobistico, il teatro era frequentato da tutti, signori e plebei, grazie anche alle "compagnie di giro". E a teatro passava ogni tipo di cultura. Vi passava la cultura contadina, magica, orgiastica, scatologica, scurrile appena mediata dal giullare e dal buffone. Vi passava la stessa cultura contadina o quella cavalleresca o popolare urbana, ma filtrata dal genio dell'artista ed allora si aveva produzione di alta cultura: ed era il teatro di Ruzante, la Commedia dell'arte, il teatro picaresco, il teatro di Rabelais, del Pulci, dell'Ariosto, di Montaigne, di Shakespeare. E vi passava l'alta cultura tout court, quella classica, greca e latina, con Plauto, con Terenzio, con Seneca, con Aristofane, con Sofocle, con Euripide, con Eschilo. Vi passava infine la cultura che piaceva alla nascente borghesia: la cronaca, l'attualità, il dramma storico, quello d'avventura o sentimentale. Per cui ci andrei cauto, prima di dire che i ceti popolari di allora erano più ignoranti del ceto medio di oggi imbesuito da Bonolis e da Costanzo (en passant: io ho visto il mio primo "Otello" grazie a una "compagnia di giro" che si fermò a Stella Santa Giustina, un minuscolo paese dell'entroterra savonese).
Quella prima Tv cercava di dare, come un tempo il teatro, cultura e insieme divertimento, ma anche il cosiddetto "varietà" era lontanissimo dal vuoto pneumatico dell'attuale "contenitore". Lo spettacolo del sabato sera, l'intrattenimento popolare per eccellenza, si chiamava allora "Il mattatore" di Gassman (con un professore, che mi pare si chiamasse Carotenuto, che dava un minimo di inquadramento quando i "mattatori" erano personaggi storici), "Un, due, tre" con Tognazzi e Vianello, "Alta fedeltà" (testi di Chiosso e Guglielmo Zucconi), "Studio uno" di Walter Chiari (1963), Lelio Luttazzi (1964), Ornella Vanoni (1966), "Il signore di mezz'età" a cura di Camilla Cederna, Marcello Marchesi, Gianfranco Bettettini, presentato dallo stesso Marchesi con Lina Volonghi e Sandra Mondaini, "L'amico del giaguaro" con Bramieri, la Del Frate e Raffaele Pisu, "Scarpette Rosa" con Carla Fracci, Walter Chiari e Mina a fare da valletta, "Quelli della domenica" con Paolo Villaggio (testi di Marchesi e Costanzo). Erano tutti spettacoli che si sostenevano su un'idea e la sviluppavano e su protagonisti d'ottimo, o grande livello. C'è da tener conto anche che quella prima Tv era costretta a prendere i propri protagonisti dalle arti, dal cinema, dal teatro, dal balletto, dal circo. Era tutta gente che sapeva fare qualcosa, recitare un monologo, improvvisare uno sketch, raccontare una barzelletta, fare delle acrobazie circensi. Oggi i protagonisti del piccolo schermo sono tali, nella stragrande maggioranza, per partenogenesi televisiva. Non sanno fare nulla se non presentare ossessivamente se stessi. E le sorelle Lecciso, di cui tutti attualmente menan scandalo o fan finta, non sono che l'ultimo esempio di un meccanismo autoreferenziale che prima di loro ha messo in orbita decine, centinaia di personaggi simili e che son spesso gli stessi che oggi le contestano.
Per quello che riguarda il palinsesto nel suo complesso non c'è quindi dubbio che la Tv dell'altro ieri fosse di una qualità infinitamente più alta di quella attuale. Oggi c'è una tecnica di altissimo livello (ma questo non è merito di nessuno, perché la tecnologia procede per conto suo) al servizio del vuoto, del nulla. La riforma del 1973 e poi l'avvento delle Tv private, vale a dire la concorrenza è una delle cause principali del disastro, di questa autentica devastazione che ha inciso profondamente non solo sulla cultura ma anche sulla politica e, in generale sulla "way of life" del nostro Paese. Per inseguire l'ascolto - che vuol dire pubblicità e quindi quattrini - si presentano spettacoli di livello sempre più basso per raggiungere il maggior numero di spettatori, i quali a loro volta educati in questo modo, chiedono cose ancora più infime in un circolo vizioso che pare non avere un fondo. Anche perché la cultura, non essendo un bisogno primario, non trova un ostacolo nel gusto. Voglio dire che se io vendo delle mele di qualità sempre più scadente il pubblico, via via assuefacendosi, le acquisterà lo stesso. Ma se alla fine gliele do marce le rifiuta. Il prodotto culturale, agendo sulla mente e pervertendola, può inabissarsi all'infinito. È vero che oggi - come dicono i programmisti delle Tv per giustificarsi - l'attuale ceto medio non sarebbe in grado di reggere, di digerire e di capire trasmissioni di buon livello culturale che, negli anni Sessanta e nei primi Settanta, i ceti popolari vedevano tranquillamente. E non è solo questione che allora non potevano scegliere. C'è che il pubblico è decerebrato, l'Italia intera è decerebrata e sprofondata in un'ignoranza grassa e pigra. Deputati e senatori della Repubblica, stuzzicati dalle "jene", non hanno saputo rispondere a domande nozionistiche elementari, non hanno saputo dire la data della Rivoluzione francese o quella della scoperta dell'America.
Resta l'informazione su cui, a detta di Enrico Mentana, si sarebbero fatti dei grandi passi avanti, perché pluralista. Ma anche su questo sarei scettico. La Tv democristiana era governativa, prudentissima e faceva ovviamente il gioco dei "padroni del vapore". Ma se diceva una cosa era quella. Aveva la forza dell'ufficialità che oggi è rimasta all'Ansa. "L'ha detto la Televisione" diceva la gente e ci credeva, con buona ragione. Oggi siamo bombardati da una quantità enorme di informazioni che, in quanto a credibilità, si annullano a vicenda. E la stessa mole toglie loro importanza. Viviamo in un blob permanente in cui non siamo più in grado di dare una gerarchia alle notizie. Il fenomeno Lecciso vale cento morti in Iraq.
Inoltre se le Tv, nel loro complesso, non sono più al servizio di una Dc governativa che non esiste più, lo sono però di una classe politica unita dall'interesse comune ad autoperpetuarsi, a non mettersi in discussione come tale, a magnificare in ogni modo l'attuale modello di sviluppo partorito dalla modernità, in cui destra e sinistra sono nate e si sono affermate, e che produce, infine, un "pensiero unico", totalizzante e totalitario, che non lascia filtrare nemmeno uno spillo di quanto potrebbe essergli alternativo.
Massimo Fini
Fonte:www.ilgazzettino.it
15.12.04
IL CANTO DI NATALE DI LAPO ELKANN (In esclusiva da Bedo per il blog di Gago e lamerotanti.com, la fiaba delle festività che fa sognare ma anche riflettere, un po' come tutte le fiabe, in definitiva).
Lapo stava piacevolmente passeggiando nel giardino luccicante di neve, quando la sua vista fu attratta da uno strano oggetto metallico. Stonava in quell’incanto bianco come uno scialle di Roberto Cavalli su un completo di Versace. Al solo pensiero, la schiena idratata di Lapo fu percorsa da un brivido di ribrezzo.
Il giovane raccolse però il coraggio a due mani e si avvicinò cautamente a quell’anomala forma geometrica. Quando la distanza gli permise di metterla a fuoco, riconobbe con autentica sorpresa una Fiat Duna. Avvolta da una densa nube grigiastra, la malandata autovettura gorgheggiava come una caffettiera asfittica, sputacchiando chiazze di fumo nero nel cielo azzurro. Una figura dal volto incartapecorito e dai capelli bianchi era seduta dietro il volante, intenta ad armeggiare intorno alla chiavetta di accensione nel tentativo, vano, di avviare il motore. Con genuino stupore Lapo notò che si trattava di Gianni Agnelli.
(3-continua)
PICCOLO VADEMECUM PER SOPRAVVIVERE NELLA (E ALLA) SOCIETA' POSTMODERNA (a cura del professor Crispolto Tzara, che vediamo nella foto prima della chirurgia plastica che gli ha rifatto il seno)
12.
Ancora da McDonalds’. Se volete educare i vostri figli a evitare il fast-food, inutile cercare di dar loro spiegazioni razionali, perché l’attrazione e la seduzione del luogo sono invincibili. Usate una terapia d’urto. Sedetevi al tavolo con loro, ridete, mangiate l’hamburger, ma improvvisamente fingete di avere una crisi cardiaca, o un attacco d’ulcera. Buttatevi a terra gridando, straziati, stringendo il cuore o lo stomaco come se fossero divorati da un drago. Aspettate l’arrivo dell’ambulanza e fatevi ricoverare al Pronto Soccorso. I vostri figli assoceranno sempre McDonalds’ a quello spiacevole episodio.
C'E' POSTA PER GLI ALTRI (rubrica che risponde a lettere altrui pubblicate senza commento)
| Questa tv è incredibile: Totò Schillaci in diretta da Roma e da Milano |
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In questi giorni mi sono sorbito un bel po' di tv. Non so se ho visto bene, ma ho avvertito incongruenze e difetti di programmazione. Sabato sera, ad esempio, Paolo Bonolis ha condotto ‘Affari tuoi’ da Roma. Poi è toccato a Panariello con ‘Il cielo è sempre più blù’ da Montecatini. Il suo primo ospite era proprio Bonolis che non può essersi spostato in 5 minuti... D’accordo che ‘Affari Tuoi’ sia registrato, ma vista la telefonata a casa e altri aspetti del quiz, sarebbe bene che la Rai lasciasse sempre agli utenti l’illusione della diretta. Diretta che ci dovrebbe essere negli spettacoli della domenica. Ma anche qui mi permetto di sollevare dubbi e obiezioni. A 'Quelli che il calcio’, trasmessa in diretta da Milano, tra i vari ospiti c’era Totò Schillaci che mi è sembrato di vedere alle 20 anche a ‘Domenica in’, che credo sia trasmessa in diretta da Roma. Poi alle 22,30 è apparso alla ‘Domenica Sportiva', pure trasmessa da Milano. Se sono vere queste mie considerazioni, i fatti sono due: o non c’era qualche diretta o sono stati spesi tanti soldi per spostare, forse in aereo, Totò da una città all'altra. C’è qualcuno che può fare chiarezza? Giorgio Vicinelli, Bologna, lettera al Qn
Risponde il Blog di Gago Caro Giorgio, certo che ne hai del tempo da perdere. |

LA VIGNETTA DI FORATTINI DI PANORAMA (servizio a colori) Dunque, c'e' Berlusconi trionfante che sta seduto a tavola innalza un calice dicendo: "... e dopo aver attuato il mio programma, vincero' le prossime elezioni!". Al suo fianco arriva Stalin, vestito da cuoco con una stella rossa sul cappello da chef, che dice: "Non prima di aver gustato questa minestra alla diessina, dotto'". Commento: tolto che l'assunto e' falso, tolto che non si capisce perche' Stalin dovrebbe parlare romanesco, pero' e' abbastanza e c'e' una battuta vagamente divertente. EVVAI MAESTRO! E' LA PRIMA AZZECCATA SU PANORAMA DALL'82!
LA VIGNETTA DI FORATTINI DI OGGI (servizio ormai storicizzato) Dunque, c'e' Mastella vestito da Charlie Brown che cammina verso Berlusconi che lo accoglie a braccia aperte. Dietro di lui, Violante vestito da Volpe e Rosi Bindi vestita da uomo ma con due enormi seni, gli urlano: "Pagliaccio! Vigliacco! Traditore! Venduto!". Mastella gli risponde: "Queste cose Lui non me le ha dette, quando lo lasciai per voi!". Titolo: Il figliol prodigo. Commento: a Ceppaloni fa riderissimo.

GRASSO NON SEI NESSUNO. (rubrica di critica televisiva di Graldo Alsso, docente di critica dell'inseminazione artificiale all'università di Uusikaupunki e di posologia della zucchina all'università di Oulu. Nell'immagine, una recente foto del professor Alsso). "Oh, c'è la nuova pubblicità del dentifricio AZ che dice: 'Immagina un programma dentale che fa parlare di te'. Ma come cazzo si fa a immaginare una cosa del genere? Questi secondo me il dentrificio mica lo fabbricano, lo sniffano. Grazie a tutti".
CERTASTAMPA
Luca Bottura per l'Unita' e/r
Imprese
Roberto Rivola, illusionista, nonche’ rampollo dell’assessore regionale Antonio, si lancera’ prossimamente da un aereo indossando una camicia di forza. Per sopravvivere, dovra’ slacciarsela prima di toccare terra. A chi gli chiedeva come mai abbia scelto di cimentarsi proprio col mondo dell'estremo, Rivola junior ha risposto con un sorriso: "Beh, anche in politica si hanno spesso le mani legate. E comunque anche mio padre ha sempre disprezzato il pericolo. Pensate che una volta e' riuscito a leggere tre interrogazioni a fila del leghista Parma. E senza nemmeno mettere il casco".
certastampa@yahoo.it (gago.splinder.com)
C'E' POSTA PER GLI ALTRI (rubrica che risponde a lettere altrui pubblicate senza commento)
Volontarie a 4mila euro? Simona e Simona sono due furbe patentate che cercano guai. Dopo esserci costate un patrimonio per riportarle in Italia, sono ripartite per la Giordania. Pare prendano uno stipendio di oltre 4.000 euro al mese. Alla faccia del volontariato gratuito e solidale...
G. M., Ravenna
Risponde il Blog di Gago Imbezel, lo stipendio era di 1600 euro. Smetti di leggere Libero che ti frigge i neuroni.

LA PAROLA ACCALAPPIA GOOGLE DI OGGI (servizio che inserisce vocaboli-civetta al mero scopo di aumentare il traffico in entrata) La parola accalappia google di oggi è: "Ciampi ha rimandato alle Camere la riforma della Giustizia, comunque quella di ieri tra la Bindi e Mastella sembrava una gangbang tra democristiani".
IL CANTO DI NATALE DI LAPO ELKANN (In esclusiva da Bedo per il blog di Gago e lamerotanti.com, la fiaba delle festività che fa sognare ma anche riflettere, un po' come tutte le fiabe, in definitiva).
Lapo indossò il tradizionale gessato natalizio rosso a righe bianche e gli accessori personalmente selezionati e destinati, come già accadeva con nonno Gianni, a influenzare le tendenze dello stile: le bretelle a forma di cinture di sicurezza, l’orologio a cucù legato intorno alle caviglie e i calzini infilati in testa.
Fresco di rasatura, il giovane attraversò il lungo corridoio e da una delle porte di mogano socchiuse intravide la figura del padre, Alain Elkann. Indossava una lunga vestaglia di seta bianca e tra il pollice e l’indice soppesava una penna d’oca. Stava vergando su alcuni fogli di carta di riso le ultime righe del suo nuovo romanzo, Ma vè Jahvè Elkann, la storia della famiglia Elkann come metafora della storia del popolo di Israele. Nel corridoio, intanto, la filippina San Su Si Elkann, con lunghi e ricciuti nastri dorati, decorava le pareti in vista della cena di famiglia. Quella sera, quando la luna avrebbe adornato il firmamento di stelle e la foresta di abeti illegali acceso la notte di uno spettacolare arcobaleno di luci, dall’elicottero di famiglia, il Tuono Blu Elkann, sarebbero atterrati i parenti così tanto amati: la mamma Margherita Elkann, la sorella Ginevra Elkann, i cugini Gardenia, Clementina e Cinnamono Elkann e gli zii Cardamomo, Rosmarino e Gingerina Elkann. Avrebbero cenato a ostriche e champagne, delibando i piatti guarniti e serviti dallo chef Gianfranco Vissani Elkann, e l’indomani di buonora sarebbero saliti sul jet privato di famiglia, l’Air Force One Elkann, per volare e trascorrere un felice Natale a New York, Londra e Venezia, prima di far ritorno sulle amate Alpi, dove Lapo avrebbe scartato il suo bellissimo regalo: il Monte Rosa. Nonna Susanna e zio Luca Cordero avevano deciso di regalargli quel grazioso monumento nazionale perché potesse discendere i pendii in piena libertà, cavalcando l’adorato snowboard insieme agli amici e alla bella fidanzata, Martina Stella Elkann, senza dover fare la fila allo skilift. Per rendere più magico il regalo, zio Luca Cordero aveva fatto incartare il Monte Rosa in sei chilometri quadrati di carta argentata, affidando l’operazione a centoventi elicotteri coordinati via satellite dal bizzarro artista Christo Elkann. Il quale, senza nascondere una punta di spassoso snobismo, aveva addobbato la cima del monte con un gigantesco fiocco rosa. Il Tg5 di Carlo Rossella Elkann aveva dedicato all’evento l’apertura del telegiornale della sera. “Che buffa cosa,” pensò ancora Lapo, sempre tra sé e sé. Il giovane uscì dalla villa e salutò educatamente lo schiavo Kunta Kinte Elkann, che con un badile stava liberando il viale d’ingresso dalla neve e dal ghiaccio. In lontananza, sulle rive del lago, il capitano Findus Elkann stava lavando il ponte dello yacht di famiglia, il Costa Crociere Elkann.
(2-continua)
PICCOLO VADEMECUM PER SOPRAVVIVERE NELLA (E ALLA) SOCIETA' POSTMODERNA (a cura del professor Crispolto Tzara, che vediamo nella foto prima della chirurgia plastica che gli ha rifatto il seno)
11.
Scegliete sempre l’opzione "non so, non rispondo" o "altro" nei sondaggi. Nelle indagini di mercato, mentite sempre.

IL MEREGHINI (Schede tratte dall'omonimo dizionario dei film vergato di suo pugno da Paolando Mereghini e pubblicato per i tipi di Baldinelli e Feltroldi. A Natale, se non hai una mazza da fare, regalati il Mereghini! Avrai sicuro di che pentirtene). TU LA CONOSCI CLAUDIA? Dunque, niente, allora, c'e' Giovanni che e' sposato con Paola Cortellesi, che va dallo psicologo, dove, per sfuggire alla noia, ruba la cartella clinica di Giacomo. I due intessono una relazione in nuce, ma Giovanni crede per errore che Paola se la faccia con Aldo, che fa il tassista. Poi tutti si tamponano, si conoscono, e diventano amici. Quasi. Nel primo tempo c'e' un sacco di Cortellesi e il film regge, perche' lei e' proprio brava. Del secondo, vi dico solo questo: salgono in macchina e partono verso sud. Giudizio: almeno ho finalmente capito chi e' Aldo, chi e' Giovanni e chi e' Giacomo.
LA VIGNETTA DI FORATTINI DI OGGI (servizio ormai storicizzato) Dunque, ci sono Berlusconi e Bush. Il primo ha una giacca malamente istoriata dalle stelle dell'Unione Europea. Il secondo ce l'ha a stelle e strisce. Si abbracciano. Ma si abbracciano male, con le braccia lunghissime, come potrebbe disegnarle mio figlio che ha due anni e spiccioli. Berlusconi dice: "Allora d'accordo, tu mi procuri un seggio all'Onu...". Bush risponde: "... e tu mi fai entrare in Europa". Commento: ridere per ridere.
CERTASTAMPA
Luca Bottura perl'Unita' e/r
Sodomie in corpo libero
Le violente contestazioni che il pur antipaticissimo Aldo Busi ha ricevuto all’atto di inagurare la pur emendabilissima “Sala Borsa della spesa” (“Un provocatore: a un certo punto l’occupazione e’ stata inevitabile”, “Un busone al soldo di Cofferati”, “120mila libri mettiteli su per il…”) non sciolgono il dubbio: per suggerire un utilizzo piu’ consono dei libri, quanti bisogna averne letti?
certastampa@yahoo.it (gago.splinder.com)
IL CANTO DI NATALE DI LAPO ELKANN (In esclusiva da Bedo per il blog di Gago e lamerotanti.com, la fiaba delle festività che fa sognare ma anche riflettere, un po' come tutte le fiabe, in definitiva).
Era la vigilia di Natale e il sole splendeva alto nel cielo. I caldi raggi del mattino scintillavano sul manto di neve che avvolgeva le morbide sponde dell’Isola Madre, sul Lago Maggiore. Un sorridente ricciolo di luce, filtrando tra i tendaggi della camera, si posò sul guanciale di seta del giovane Lapo Elkann, destandolo dal lungo sonno ristoratore. Ancora cullato dalla carezza del sopimento, Lapo socchiuse gli occhi e con uno sbuffo soffiò dalla fronte un grazioso boccolo ribelle.
Dopo alcuni minuti sospesi nel dolce torpore del risveglio, il giovane si stirò, scese dal letto, intrufolò i piedi nelle tiepide pantofole di pelo di salmone, scostò le tende e con uno sbadiglio contemplò la limpida mattina e lo sfavillio della foresta di abeti che decoravano il perimetro dell’isola. Erano stati posati pochi giorni prima da una squadra di giardinieri specializzati, e provenivano tutti e cinquantamila dal Parco Nazionale dell’Alpe Veglia. “Che buffa cosa,” pensò Lapo, tra sé e sé.
Nel parco, il fratello di Lapo, John Philip Elkann, stava giocando a golf sulla neve mentre la bella e nobile moglie di John, Lavinia Elkann, lanciava un ramo d’aghifoglie al tenero Lassie Elkann, un rarissimo esemplare di cane maltese battuto all’asta da Christies’s per sessantacinquemila euro. Vestivano tutti deliziosi completi bianchi Tommy Hilfiger, perfettamente intonati con il paesaggio innevato.
(1-continua)
DISCO RINK (rubrica di critica musicale a cura di Mario Feggatto Lugiz. Nella foto, Feggatto Lugiz col suo inseparabile parrucchino in vinile). "E' incredibile: la musica si fa con le note musicali! Grazie a tutti".

GRASSO NON SEI NESSUNO. (rubrica di critica televisiva di Graldo Alsso, docente di attualità della frase "Lei non sa chi sono io" all'università di Uusikaupunki e di semiotica del valdostano all'università di Oulu. Nell'immagine, una recente foto del professor Alsso). "Oh, ieri sera stavo guardando Porta a Porta con Fassino e Tremonti. Era così interessante che ho spento la TV e mi sono messo a guardare l'acquario. Grazie a tutti".
PICCOLO VADEMECUM PER SOPRAVVIVERE NELLA (E ALLA) SOCIETA' POSTMODERNA (a cura del professor Crispolto Tzara, che vediamo nella foto prima della chirurgia plastica che gli ha rifatto il seno)
10.
Vi chiamano per un investimento dalla banca? Non rispondete subito di no. La prima volta andateci. Fatevi spiegare il fine dell’investimento, i vantaggi, etc. Interrompete spesso e ponete domande di base, tipo: "Che cos’è esattamente un fondo di investimento?"; "Che cos’è una obbligazione? È tipo la massoneria?; "Che differenza c’è tra un franchising e una join venture?"; "Se le azioni regolano il mercato mondiale, significa che Sylvester Stallone è il vero padrone del mondo?". Alla fine, e solo alla fine, dite: "Non mi interessa". La seconda volta che vi chiamano – perché tanto vi chiamano –, tornate. Stessa storia, stesse domande. Alla fine dite, "Non mi interessa". La terza volta che vi chiamano – perché tanto vi chiamano – prendete appuntamento, ma tirate il bidone, così che nessun altro verrà chiamato al posto vostro.

LA FRASE DEL GIORNO. "Mi grattai le palle, cercando di stabilire a che punto uno smette di grattare e comincia a giocherellare. Che è un annoso problema, direi, ed è improbabile che venga risolto nel prossimo futuro". (Jim Thompson)

GRASSO NON SEI NESSUNO. (rubrica di critica televisiva di Graldo Alsso, docente di attualità della frase "Lei non sa chi sono io" all'università di Uusikaupunki e di semiotica del valdostano all'università di Oulu. Nell'immagine, una recente foto del professor Alsso). "Oh, stavo guardando Skytg24. Bendicenti, Focolari, Cantore... ma c'è una giornalista che non abbia il papà giornalista? Grazie a tutti".
CERTASTAMPA
Luca Bottura per l'Unità e/r
Affettuosità
Loretta Ghelfi, segretario bolognese del Cna, ha fatto sapere ieri con una nota di essere assolutamente entusiasta del coacervo di negozi che animerà la “Sala Borsa della spesa”, aggiungendo che in questo modo, anche rischiando capitali, si sono creati almeno cento posti di lavoro. La Ghelfi invita perciò i concittadini “a essere affettuosi con i giovani imprenditori”. Un concetto piuttosto astratto, che potrebbe diventare più condivisibile se gli si desse un anima, un cuore, un obiettivo. Personalmente, ad esempio, sarei volentieri affettuosissimo con Silvia Noè. Ma non penso che ricambierebbe.
certastampa@yahoo.it (gago.splinder.com)
CONSIDERAZIONI. Il credito al consumo in Iraq non ha ancora preso piede. Chissà... forse perché tra bombardamenti, attentati e mine antiuomo non hanno più i piedi. Grazie a tutti.
LA VIGNETTA DI FORATTINI DI OGGI (servizio ormai storicizzato) Dunque, c'è la solita Sicilia a guisa di coccodrillo, che però in testa ha il tocco che contraddistingue i magistrati. Da un occhio scende una lacrima. La Sicilia-magistrato dice: "Con questa sentenza, spazzati via sette anni di insulti!". Titolo: Testuale. Commento: è la frase con cui i pm di Palermo hanno commentato la sentenza Dell'Utri. Siccome nel linguaggio del maestro "quella" Sicilia è la mafia, Forattini ha dato dei mafiosi ai giudici di Palermo. E vai Sorgi!
GAGO NEWS Ciampi ai giornalisti Rai: "Tenete la schiena diritta!". Alcuni giornalisti Rai a Ciampi: "E se poi sbattiamo la testa contro la scrivania?".

LA FRASE DEL GIORNO.
"Ma è proprio morto? Sei sicuro?"
Le dissi che certo, ero sicuro. Sicurissimo. "Se non lo è, è il primo uomo vivo che abbia mai visto capace di restare immobile mentre lo prendono a calci nelle palle" (Jim Thompson)
CERTASTAMPA
Luca Bottura per l'Unità e/r
Il solo che ride
La “Sala Borsa” by Guazzaloca, è una “Sala borsa della spesa”, un sandwich commerciale con qualche raro libro a mo’ di farcitura. Indigesta. Di qui la manifestazione annunciata dal comitato “Non sfrattate Pinocchio”, che prevede di saturare gli ingressi della struttura per impedire l’accesso a chi intendesse avvalersi dei soli negozi. Al boicottaggio ha ufficialmente aderito anche il verde Roberto Panzacchi, presidente della Commissione cultura del Comune di Bologna. Il suo ruolo sarà quello di penetrare furtivamente a palazzo d’Accursio e lasciare un volantino di protesta sulla scrivania del presidente della Commissione cultura. Poi uscirà, si metterà la giacca e la cravatta, e rientrerà in ufficio, avvedendosi che qualcuno gli ha lasciato un volantino sulla scrivania. Lo leggerà, realizzerà che una giusta causa, e si dirà: “Fortuna che sono il presidente della Commissione cultura e siamo al governo noi, così posso agire politicamente invece di prendere freddo alle manifestazioni”.
certastampa@yahoo.it gago.splinder.com
LA VIGNETTA CHE FORATTINI AVREBBE FATTO OGGI (servizio del lunedì) Dunque, c'è Bossi con una sega che divide in due l'Italia urlando: "Questa è una rapina!". Titolo: La taglia. Commento: mmmh, siamo sicuri che è di Forattini?

GRASSO NON SEI NESSUNO. (rubrica di critica televisiva di Graldo Alsso, docente di patologia delle graminacee all'università di Uusikaupunki e di ricerca di un buon motivo per non abbassare le tasse all'università di Oulu. Nell'immagine, una recente foto del professor Alsso). "Oh, ma avete notato che tutte le giornaliste che conducono Skytg 24 hanno le labbre gonfiate col vulcanizzatore? Grazie a tutti".

LA FRASE DEL GIORNO. "Più la gente muore, più le cose restano uguali" (Chuck Palahniuk)

LA PAROLA ACCALAPPIA GOOGLE DI OGGI (servizio che inserisce vocaboli-civetta al mero scopo di aumentare il traffico in entrata) La parola accalappia google di oggi è: "presidente Ciampi monito sulla Rai giusto aggiungerei che bruno vespa è così servizievole che sembra natasha kiss in una gangbang".
DISCO RINK (rubrica di critica musicale a cura di Mario Feggatto Lugiz. Nella foto, Feggatto Lugiz col suo inseparabile parrucchino in vinile). "Ma Stevie Wonder è sempre stato cieco? Grazie a tutti".
BERLUSCONI A TUTTO CAMPO. "Con il mio governo ho fatto tanto, e continuerò a fare ancora tantissimo. D'ora in poi i calzini andranno portati sopra le scarpe. Inoltre chi ha più di sedici anni da domani avrà sedici anni, così ringiovaniamo il paese e facciamo qualcosa anche per le pensioni. Grazie a tutti. Ah, no, aggiungo che nel Gobbo di Notre Dame della Disney non mi va mica tanto bene che Frollo muoia alla fine, Preferirei che restasse solo ferito, quindi cambieremo anche quello. Grazie a tutti."
PICCOLO VADEMECUM PER SOPRAVVIVERE NELLA (E ALLA) SOCIETA' POSTMODERNA (a cura del professor Crispolto Tzara, che vediamo nella foto prima della chirurgia plastica che gli ha rifatto il seno)
9.
Per minare alla base il concetto stesso di violazione della privacy, per un mese decidete di acquistare solo cose che non vi interessano. Odiate la pesca? Domani comprate solo canne da pesca, vermi, lenza, amo, cappellino e sedia da pescatore. Pagate con la carta di credito, e quando vi arriverà un mailing a casa sulle nuove eccezionali offerte in campo ittico, fatevi una bella risata. Io per esempio, ieri ho comprato un camper: e se c’è una cosa che odio, è il campeggio. Se la cosa vi sembra troppo dispendiosa, mettetevi d’accordo con alcuni amici e fate scambi incrociati di acquisti, così che un altro compri cose che interessano a voi e viceversa, vanificando ugualmente la commercializzazione dei dati personali. Stessa cosa per Internet, navigate su siti che non vi interessano. Da un po’ di tempo per esempio io frequento solo siti di transistor.
CONTROCRAMPO
Luca Bottura per l'Unità
Ore 9 Rassegna stampa: parlando a Libero, il difensore dell’Atalanta Fabio Rustico, che da quando è assessore allo sport a Bergamo è virtualmente fuori squadra, racconta tra l’altro che legge spesso dei libri.
Ore 9.01 Durissima reazione del presidente nerazzurro Ruggeri: “Che era comunista lo sapevo, ma questa dei libri è davvero intollerabile. Quello in campo non ci torna più”.
Ore 9.30 Filtrano le motivazioni della sentenza Sme. Pare che Berlusconi sia stato prescritto contro la corruzione in quanto cura omeopatica.
Ore 11 Novità editoriali: esce come strenna natalizia l’attesa autobiografia del difensore interista Marco Materazzi. Si intitolerà “A piedi uniti nel parco”.
Ore 12.07 La Federcalcio inglese conferma: Pierluigi Collina andrà dall’anno prossimo ad arbitrare Oltremanica.
Ore 12.08 Cordiale commento del sindacato calciatori: “Finalmente potremo mandarlo a quel Paese con cognizione di causa”.
Ore 13 Monica Leofreddi, che ha appena ballato insieme a Tiberio Timperi nel programma “Domenica in famiglia” si dichiara ballerina pentita, facendo i nomi di altri giornalisti collusi con Adriana Volpe, tra i quali Abdon Dell’Utri, cugino di Marcello.
Ore 15.44 Incidente a“Quelli che il calcio”: l’attore Danny De Vito manda scherzosamente a fare in culo Max Giusti, che interpreta il presidente della Lazio Lotito.
Ore 15.45 De Vito si scusa: “Credevo fosse il Lotito vero, quello che ha giustificato i bu-bu ai giocatori di colore”
Ore 16.12 Una Fiorentina irriconoscibile rimedia il quarto dei sei gol col Milan.
Ore 16.13 Svelato il motivo che ha sfigurato i viola: sabato sera avevano pasteggiato con una minestrina offerta dal Sisde.
Ore 17 A “Stadio 2 sprint” Elena Santarelli legge i risultati della giornata senza azzeccare un numero che sia uno.
Ore 17.01 La Santarelli spiega l’errore: i dati che ha letto erano forniti dall’Istat.
Ore 17.12 Al culmine di una filippica contro Carraro, il presidente del Brescia Corioni si lascia scappare una bestemmia in diretta su Raidue.
Ore 17.13 Corioni si dichiara bestemmiatore pentito e fa i nomi di altri 8 dirigenti che in passato hanno nominato il presidente del consiglio invano, tra cui Matilda Dell’Utri, cognata di Marcello e gm della “Bacigalupo” .
Ore 17.40 Ancora a “Stadio 2 sprint”, Paolo Di Canio inveisce contro la squalifica dell’Olimpico per cori razzisti e racconta che a lui in Premier League davano del bastardo italiano.
Ore 17.41 In un piccato comunicato, gli holligans precisano che davano del bastardo italiano a quel tizio pelato che Di Canio ha tatuato su un braccio.
Ore 21.15 Fabio Caressa di Sky, attorniato dai parenti, festeggia la decimillesima replica della frase “E adesso le squadre vanno a prendersi un bel tè caldo”.
Ore 21.16 Caressa si dichiara luogocomunista pentito e fa il nome di altri sei commentatori sportivi che spacciano ovvietà a pagamento, tra cui un vecchio zio sardo di Dell’Utri: Gigi Riva.
(ha collaborato Michele Pompei)
gago.splinder.com controcrampo@yahoo.it
LA VIGNETTA DI FORATTINI DI OGGI (servizio ormai storicizzato) Dunque, c'e' Berlusconi esultante che agita una bandierina di Forza Italia (piuttosto statica, in realta', perche' e' stata malamente ricalcata) e dice: "Meglio prescritto che proscritto!!!". Commento: ci mancava Johhny Sciarada.

LA VIGNETTA DI FORATTINI DI PANORAMA (servizio a colori aggiornato: quella di ieri era della settimana scorsa, ma Panorama lo si legge sempre un po' di straforo e dunque...) Dunque, c'e' il solito corteo. Lo striscione di sopra: "
NO ALLA RIFORMA DEL PATTO DI STABILITA' EUROPEO". Lo striscione di sotto: "SE I MERCENARI PAGHERANNO MENO TASSE,
CHI CI PAGHERA' GLI STIPENDI?". Sullo sfondo, cinque bandiere: una con stella gialla su fondo rosso, una bianca con un margherita, una dei Ds, una con falce e martello piu' stella gialle su sfondo rosso, una con stemma della Dc(?) su fondo bianco. Reggono gli striscioni: Rutelli in camicia e cravatta, D'Alema vestito da Hitler, Bertinotti col fazzoletto rosso, uno che sembra Buttiglione ma forse e' Diliberto, fuma il sigaro e ha la kefiah, Fassino inscheletrito, Prodi vestito da monsignore. In cielo, due gabbiani. Titolo: P.D.T = Partito Democratico delle Tasse. La firma di Forattini e' sullo striscione. Commento: la firma sullo striscione? Che voleva dirci, maestro? Che si associa? A cosa, poi?
SCHEGGE DI SVISTO
Dio Salvi il Re! (di Piermaria Romani)
(Le interviste esclusiva di Svisto sui programmi futuri per il Belpaese ideati da uomini e donne incorruttibili e di grande levatura artistica)
Cosa succederebbe in Italia se regnasse… Rocco Casalino del Grande Fratello 1
Allora Maestà, è il suo primo giorno di regno. Che si fa?
Intanto aumenterei il prodotto interno lordo.
Orca loca! Si scherza mica qui eh.
Riducendo pezantemente le pensioni.
Zio cariola!
E innalzando l’età penzionabile.
Allegriaaa!Tutti in pensione all’età di Mike Bongiorno, a 90 anni.
No, no però l’innalzerei. E poi privatizzerei le penzioni all’americana.
E cosa significa, sire?
Che lo stato dà una sovvenzione per le famiglie più povere che già possono partecipare insomma alle alle, in genere quando si alza l’età privata ci è in corrispettivo una specie di assicurazione, unaaa… una sorta dii, oddio come si chiama? Unaa, laa, unaa, no assicurazione! Una unaa, dannazione! Ci vuole anta, come si chiamanoo? Noo un’assistenza privata che si paga ogni mese, come si chiama dannazione?!
Non mi viene mica…
Laa… laa, oddio, non mi viene neanche a me, beh, è una specie di assicurazione che si paga ogni mese per poter utilizzare le cure mediche presso istituti privati. E i poveri paga lo stato.
Capisco. E per far arrivare in orario i treni che farà, o illuminato monarca?
Io ho guardato le logiche degli aerei. Tutti quelli che vanno verso sud arrivano in ritardo, mentre quelli diretti a nord, tendenzialmente arrivano in orario. Ho anche fatto un esposto all’Alitalia, su otto aerei presi, sei erano in ritardo! E sa perché? Perché negli aerei che vanno verso sud c’è gente che molto spesso va in vacanza, o che non è abituata a reagire, e allora li fanno arrivare in ritardo. Mentre al nord ci vanno i manager o la gente che porta i veri soldi, e quindi privilegiano questi voli.
Però l’Alitalia è in crisi.
Sì, sì, ma io trovo giusto che si comportino così. Ho fatto un esposto ma lo trovo giusto. Se l’Alitalia ha una clientela di manager che va a Milano, preferisco che non arrivino in ritardo i manager che un meridionale che intanto non fa nulla.
Ma lei non è meridionale?
GAGO NEWS Nove anni a Dell'Utri. Lo facevo piu' vecchio.
LA VIGNETTA DI FORATTINI DI OGGI (servizio ormai storicizzato) Dunque, c'e' Prodi vestito da giudice con un tocco in testa sul quale c'e' scritto Iri, che tira a Berlusconi un martello con su scritto Sme. Berlusconi si china eil martelletto a mo' di boomerang finisce in testa a Prodi. Commento: vuol dire che per Forattini dietro ai giudici di Milano c'e' Prodi. Vabbe'.
CERTASTAMPA
Luca Bottura per l'Unita' e/r
Albania canaglia
Titolo sul Carlino di ieri, relativo a un fatto di “nera” avvenuto a Reggio Emilia: “Sequestrato da tre banditi. Albanesi armati piombano nell’abitazione di un imprenditore della plastica”. Segue articolo, naturalmente. Una sessantina di righe, a occhio, in cui la parola “albanesi” non viene nominata mai. Manco di striscio. Non nelle parole degli aggrediti, ne’ in quelle degli inquirenti, ne’ come ipotesi buttata li’ dal cronista. Semplicemente non esistono. Ora: puo’ pure darsi che effettivamente i rapinatori venissero da Valona, Tirana o zone limitrofe. Ma in assenza di controprove, la discrasia del Carlino ha una sola spiegazione: ci sono giornali in cui i titoli sono cosi’ abituati a essere, diciamo cosi’, un filo prevenuti, che ormai si autocompongono.
certastampa@yahoo.it (gago.splinder.com)

LA VIGNETTA DI FORATTINI DI PANORAMA (servizio a colori) Dunque, c'e' Gad Lerner con un pigiama a righe bianche e rosse che parla con Berlusconi in tuta blu, seduto su una poltrona verde poggiata su un tappeto giallo bordato di rosso. In realta', a un piu' attento esame, Gad Lerner si rivela essere Bossi malato. Bossi dice: "Capo, i postcomunisti hanno vinto in Ucraina grazie ai brogli elettorali!". Berlusconi gli risponde: "Hanno fatto la prova generale per le elezioni italiane del '2006!". Commento: l'apostrofo prima dell'anno si usa quando si elidono le prime due cifre, per esempio '06. '2006 con l'apostrofo e' una consistente minchiata.
LA VIGNETTA DI FORATTINI DI OGGI (servizio ormai storicizzato) Dunque, c'e' un dragone con la faccia di Ciampi che soffia su una torta di compleanno. Sulle candeline, il numero 84. Commento: pompinetto istituzionale.
GAGO NEWS Per combattere la corruzione nel Paese i giudici hanno prescritto Berlusconi. E' una cura omeopatica.
C'E' POSTA PER GLI ALTRI (rubrica che risponde a lettere pubblicate da media ufficiali che non sono questo) "Quando sento Prodi parlare di 'mercenari' mi viene da ridere. Non ricorda i suoi ex nemici, oggi amici, quando tutte le domeniche mattina mandavano in giro i loro 'mercenari' a vendere porta a porta il giornale di partito? Non ricorda i vari 'mercenari' mobilitati regolarmente a turni per allestire le feste settembrine? (T.B., Ancona, lettera al Qn)". Risponde il Blog di Gago: Quelli erano volontari, imbezel!
BERLUSCONI A TUTTO CAMPO. "Con il mio governo ho fatto tanto, e continuerò a fare ancora tantissimo. Taglieremo ancora di più le tasse,i ricchi avranno ancora di più ma anche i poveri avranno di che sfamarsi, poi case gratis per tutti, sì, e ci metto pure una seconda casa a Milano 4. Il processo Sme è una farsa, dovremo cambiare completamente la giustizia, e anche la par condicio va cambiata, va cambiato anche il patto dell'Unione Europea e va cambiato pure il metodo di calcolo del Pil, e va cambiata anche la legge elettorale, e poi va cambiato anche il finale dei Promessi Sposi, diamine quei due gli vogliamo far fare un viaggio di nozze decoroso? E poi già che ci siamo, va cambiata anche la Bibbia, mettiamo l'Apocalisse all'inizio, prima della Creazione, così diamo un'idea più ottimista. Basta queste cose sempre tristi. Grazie a tutti".
PICCOLO VADEMECUM PER SOPRAVVIVERE NELLA (E ALLA) SOCIETA' POSTMODERNA (a cura del professor Crispolto Tzara, che vediamo nella foto prima della chirurgia plastica che gli ha rifatto il seno)
7.
Evitate corsi o test o esami che prevedono risposte brevi valutate da un computer. Se un esame computerizzato è inevitabile, fate segni strani sul modulo e le pieghe agli angoli, così che il computer non riesca a leggerlo.

LA FRASE DEL GIORNO. "Oh, se potessimo essere sinceri, vedi? Per un istante. Allora saremmo liberi" (David Mamet,
Il crittogramma)
APPUNTI PER IL GRANDE SAGGIO "L'IDIOTA NELLA SOCIETA' CONTEMPORANEA". "In altri tempi la regola era tassativa: o si portava la barba lunga, intendo dire lunga e fluente, il che dava origine all'uomo barbuto, o si portava la barba a zero, intendo dire rasata fino alla paelle" (Piero Ottone, rubrica Vizi e virtù sul Venerdì di Repubblica di oggi)
CERTASTAMPA
Luca Bottura per l'Unita' e/r
Bollicine
Claudia Severi, capogruppo forzista alla Provincia di Modena, definisce “illiberale, eversivo, vergognoso, inaccettabile” l’odg con cui parte del centrosinistra intenderebbe bandire il consumo della Coca Cola da uffici e scuola della zona. Secondo la Severi, inoltre, il boicottaggio esporrebbe la Provincia ad azioni legali da parte dell’illustre bevanda. Naturalmente non e’ vero: non bere Coca Cola non e’ ancora illegale. Ed e’ anche solare che l’idea in questione non sia ne’ illiberale, ne’ eversiva, ne’ vergognosa, ne’ inaccettabile. E leggendo testi ad hoc (per esempio la Guida al consumo critico) si possono trovare ottime ragioni per boicottare non solo la Coca Cola ma anche la Pepsi e miliardi di altri marchi mondiali. Detto questo, in un’ipotetica lista delle cose da fare per migliorare la vita della Provincia di Modena, la battaglia contro la Coca Cola dovrebbe venire, in ordine di priorita’, intorno al duemilionesimo posto. Subito dopo la protezione dei trichechi nelle isole Far Oer, per dire.
certastampa@yahoo.it (gago,splinder.com)
LA VIGNETTA DI FORATTINI DI OGGI (servizio quotidiano) Dunque, c'e' Carlo Azeglio Ciampi (意大利总统卡罗• 阿泽利奥• 钱皮) davanti al tetto di una casa cinese. Di fronte a lui Luca Cordero di Montezemolo (菲亚特集团董事长蒙特泽莫洛) vestito da mandarino con alcune cravatte appese al braccio teso. Montezemolo dice: "Vu' cumpla' plodotti italiani?". Commento: alla Stampa l'hanno pubblicata perche' Montezemolo (事长蒙特泽莫洛) pur con tutta la buona volonta' proprio non si riconosce. Sembra piu' Pannella.
DISCO RINK (rubrica di critica musicale a cura di Mario Feggatto Lugiz. Nella foto, Feggatto Lugiz col suo inseparabile parrucchino in vinile). "E con oggi fa un anno che butto direttamente nel bidone l'inserto 'Musica' di Repubblica senza neppure aprire il cellophane. Grazie a tutti".
IL MEREGHINI (Schede tratte dall'omonimo dizionario dei film vergato di suo pugno da Paolando Mereghini e pubblicato per i tipi di Baldinelli e Feltroldi. A Natale, se non hai una mazza da fare, regalati il Mereghini! Avrai sicuro di che pentirtene. Nella foto, il Mereghini in persona dopo aver scritto centoquarantasei schede dietro fila). THE DAY AFTER TOMORROW. "Siiiii, praticamente già inizia che si spacca l'Antartide e quindi dà dei segnali precisi, poi a Nuova Delhi nevica e c'è un climatologo del clima però vecchio della terra, ecco, un paleoclimatologo, che dice qui se non stiamo attenti tra cent'anni o giù di lì viene una nuova glaciazione, e tutti See, sei proprio uno che porta sfiga, siamo al congresso sull'ambiente e ci sono tutte queste personalità molto in vista dei vari paesi del mondo, ci sono i negri che sono tutti buoni e che sono sensibili al problema, ma c'è il vicepresidente Usa che somiglia a Dick Cheney che invece è uno che c'ha una faccia da stronzo che te la puoi immaginare, basta che pensi a Dick Cheney. Perfetto, dice il paleoclimatologo, fate un po' come vi pare però non dite che non vi avevo avvertiti, potenti del mondo, e infatti dal giorno dopo, oh, dal giorno dopo!, praticamente in due giorni o poco più vien la nuova glaciazione. Quindi o il paleoclimatologo aveva ragione oppure portava una gran sfiga oppure era d'accordo con il Padreterno o forse con qualche alieno, magari quelli di Indipendence Day che avevano solo fatto finta di darsela a gambe dalla Terra quando il presidente Usa gli aveva sparato un centinaio di raggi laser nel culo con le astronavi, non ci è dato saperlo, fa parte del profilmico, farà pare di qualche extra ma chi se ne frega, tanto gli extra chi se li guarda?Comunque nel film si ghiaccia tutto, New York, Londra, La Statua della Libertà, tutto viene inondato dall'acqua con lo tsunami e tutti che scappano e si ghiacciano. Così insomma per diverse decine di minuti. Poi succedono altre cose di contorno finché tutto finisce abbastanza bene in quanto i paesi del Sudamerica accolgono benissimo gli Stati Uniti in migrazione per il fatto che il Presidente Usa prima di morire ha cancellato tutto il debito estero dei Paesi sudamericani. Ci son comunque sempre dei legami economici, a quanto pare. Saran comunque contenti un po' tutti, i sudamericani, immagino. Una festa. Comunque il film finisce così e quel che succede dopo non ci è dato saperlo.
Giudizio: freddino."
PICCOLO VADEMECUM PER SOPRAVVIVERE NELLA (E ALLA) SOCIETA' POSTMODERNA (a cura del professor Crispolto Tzara, che vediamo nella foto prima della chirurgia plastica che gli ha rifatto il seno)
6.
Cercate di evitare di leggere i quotidiani gratuiti. Danno l’illusione di essere informati, ma non servono a niente. E' robaccia.
LA DICHIARAZIONE DI BERLUSCONI DI OGGI. "Siamo in una botte di ferro. Per la precisione, mi sento IO in una botte di ferro. Grazie a tutti."
DISCO RINK (rubrica di critica musicale a cura di Mario Feggatto Lugiz. Nella foto, Feggatto Lugiz col suo inseparabile parrucchino in vinile). "E Drupi, che fine ha fatto? Grazie a tutti".

GRASSO NON SEI NESSUNO. (rubrica di critica televisiva di Graldo Alsso, docente di climatologia delle ascelle di Platinette all'università di Uusikaupunki e di storia di Telemarket all'università di Oulu. Nell'immagine, una recente foto del professor Alsso). "Oh, ieri sera a 'Otto e Mezzo' su La 7 Giuliano Ferrara si occupava del tema dell'anoressia. Oh,non fa ridere?"

LA FRASE DEL GIORNO.
Jack Bristow: “L’S-D6 ti lascerà vivere solo se distruggi la vita che fai ora”
Will Tippin: “Ho capito, ma non ti viene in mente un modo diverso da questo?”
Jack Bristow: “Sì, me ne vengono in mente molti altri, ma prevedono tutti la tua sepoltura”.
Certastampa
Luca Bottura per l'Unità e/r
Nuova Hera
Torna, a richiesta invero più che flebile, “C’è posta per gli altri”, la rubrica che si incarica di non lasciare così, senza nemmeno un “crepa”, le lettere spedite a testate diverse da questa e rimaste senza risposta. Quest’oggi tocca al signor L.C., che ha trovato il tempo e la voglia di scrivere quanto segue al Carlino Bologna: “Il Governo diminuisce le tasse mentre Hera a Bologna le aumenta cominciando dai morti. In Certosa infatti le luci votive sono cresciute del 27,8 per cento rispetto al 2003”. Risponde Certastampa: “Caro L.C., Hera non impone tasse perché è privata. In ogni caso, se le tariffe locali aumentano in tutta Italia e ti chiedi perché, ecco queste tre ipotesi: A) Ce l’hanno con te; B) Sono tutti comunisti; C) I soldi scialati a livello nazionale si devono recuperare da qualche parte. Rispondi: potrai scoprire se C sei o C fai.
certastampa@yahoo.it (gago,splinder.com)

LA PAROLA ACCALAPPIA GOOGLE DI OGGI (servizio che inserisce vocaboli-civetta al mero scopo di aumentare il traffico in entrata) Nonostante la conferma delle gemelle Lecciso, Striscia la notizia purtroppo ha perso ascolti. Per assicurarsi il sorpasso su Bonolis a questo punto le si potrebbe coinvolgere in una gangbang".

LA VIGNETTA DI FORATTINI DI OGGI (servizio che piace a una minoranza esigua ma avvertita) Dunque, c'è il logo della Scala ricalcato da un programma di sala (e questo ne spiega il disegno accurato). Al lato destro della vignetta c'è Renato Brunetta, o almeno così sembra. Il fatto che sia in smoking e tenga in mano una bacchetta lascia aperta l'ipotesi che si tratti invece del maestro Riccardo Muti. Costui parla con Berlusconi, affacciatosi dal palco reale, e dice: "Presidente, le è piaciuta 'L'Europa riconosciuta' di Salieri?". Berlusconi risponde: "Finché l'Europa sarà dominata da Francia e Germania, non riconosco un bel niente!". Titolo: "Prima alla Scala". Commento: stiracchiatissima ma vagamente attuale, in fondo in fondo può pure starci. EVVAI MAESTRO! DUE CHE SI CAPISCONO IN DUE GIORNI!
CERTASTAMPA
Luca Bottura per l'Unità e/r
Saluti romani
Il sottosegretario Filippo Berselli ha abbandonato ieri la Capitale per portare il saluto del Governo al Motorshow, dove si è soffermanto lungamente nello stand dell’Arma dei Carabinieri. E’ più forte di lui: appena Berselli vede una fiamma, si precipita.
certastampa@yahoo.it (gago.splinder.com)
IL MEREGHINI (Schede tratte dall'omonimo dizionario dei film vergato di suo pugno da Paolando Mereghini e pubblicato per i tipi di Baldinelli e Feltroldi. A Natale, se non hai una mazza da fare, regalati il Mereghini! Avrai sicuro di che pentirtene). IL PIANETA DELLE SCIMMIE "Siii, praticamente in questo film sono tutte scimmie non si capisce niente perché hanno delle maschere, quindi le facce sono tutte diverse ma tutte scimmie. Niente, praticamente in questo film c’è un astronauta che per inseguire una scimmia astronauta si trova in un buco spazio tempo finisce in un pianeta dove sono tutte scimmie ci sono anche gli uomini ma sono tutti sfigati e sono sempre bastonati dalle scimmie. Però arriva l’astronauta, dice fermi tutti io sono un astronauta degli Stati Uniti vi faccio un culo così a tutti, allora tutti gli uomini non vedevano l’ora che questo qui arrivasse, si ribellano alle scimmie, le scimmie buone dicono le scimmie e gli uomini si deve tutti vivere in pace, invece le scimmie cattive dicono col culo che si deve tutti vivere in pace gli spacchiamo la testa a ste scimmie, cioè gli uomini, poi lui l’astronauta trova l’astronave, che era la sua astronave, non si capisce una mazza con tutta sta storia dello spazio tempo, chi è padre di chi, chi è figlio di chi, chi è nato prima l’uovo la gallina o la scimmia, e poi a un certo punto non ho capito più niente e il film è finito".

LA PAROLA ACCALAPPIA GOOGLE DI OGGI (servizio che inserisce vocaboli-civetta al mero scopo di aumentare il traffico in entrata) "Fusione Tim-Telecom: praticamente rifanno la Sip però senza più garanzie per i lavoratori del settore, che geni questi fratelli Tronchetti e Provera, ah comunque ieri sera mentre restituivo i DVD al noleggio automatico c'era un tale che stava scegliendo i film porno e un titolo diceva proprio gangbang".
DISCO RINK (rubrica di critica musicale a cura di Mario Feggatto Lugiz. Nella foto, Feggatto Lugiz col suo inseparabile parrucchino in vinile). "Oggi c'è l'inaugurazione della Scala. Sono andato, mi han detto che il mio posto era su al quinto piano e mi hanno detto che dovevo fare le scale. Visto che l'hanno restaurata, alla Scala potevan ben metterci l'ascensore. Pessima battuta, lo so. Scusate. Grazie a tutti".
DISCO RINK (rubrica di critica musicale a cura di Mario Feggatto Lugiz. Nella foto, Feggatto Lugiz col suo inseparabile parrucchino in vinile). "Sto cercando informazioni su alcuni dischi del maestro Gilberto Rivelli. Qualcuno di voi ne ha notizia? Grazie a tutti".

LA VIGNETTA DI FORATTINI DI OGGI (servizio che piace a una minoranza esigua ma avvertita) Dunque, c'è Berlusconi che esulta e urla: "Mercenari di tutto il mondo unitevi!". Commento: beh, non è che poi tutti i giorni... ma comunque... e... insomma, beh, sì, l'ha azzeccata! L'ha azzeccata!! L'HA AZZECCATA!!! Alèè-oo, alè-oo. E vai maestro!

GRASSO NON SEI NESSUNO. (rubrica di critica televisiva di Graldo Alsso, docente di climatologia delle ascelle di Platinette all'università di Uusikaupunki e di storia di Telemarket all'università di Oulu. Nell'immagine, una recente foto del professor Alsso). "Oh, ormai siam sotto natale e quindi escono i film di natale, non fa una grinza. Voelvo dire: ci scommettete che il nuovo film di Aldo, Giovanni e Giacomo non andrà bene? Si chiama Tu la conosci Claudia? e Claudia è Paola Cortellesi. Mi dispiace, ma Paola Cortellesi alla gente le sta un po' sulle balle, è fredda, è fredda. Brava, eh? Bravissima. Anzi troppo brava. Uno dice Ma quant'è brava, però c'è qualcosa.... che non ti fa voglia di vederla. Ti fa dire: Ufff, c'è un programma con Paola Cortellesi, c'è un film con Paola Cortellesi. Brava eh?, ma... e allora non lo guarda il programma tv, e non ci va, al cinema. Grazie a tutti."
LA DICHIARAZIONE DI BERLUSCONI DI OGGI. "Siamo in una botte di ferro. Per la precisione, siamo in una botte di ferro che sta per essere gettata nella fossa delle Marianne. Grazie a tutti."

GRASSO NON SEI NESSUNO. (rubrica di critica televisiva di Graldo Alsso, docente di voyeurismo dei non vedenti all'università di Uusikaupunki e di psicopatologia del pesce rosso da appartamento all'università di Oulu. Nell'immagine, una recente foto del professor Alsso). "Oh, tra poco ci sono le Lecciso che fanno le veline a Striscia la notizia. Mi sa che stasera guardo Bonolis. Grazie a tutti".

LA VIGNETTA DI CHE FORATTINI AVREBBE FATTO OGGI (servizio del lunedì) Dunque, c'è Ciampi-Ciappi a colloquio con il leader cinese Hu Jintao (dovrebbe essere quello a sinistra) travestito da dragone. Ciampi dice: "Beh, la Cina sta facendo passi avanti!!". E Hu gli risponde: "Certo, perché noi cinesi abbiamo fatto i conti con il nostro passato e accettato il modello capitalista con tutti i suoi pregi e qualche innegabile contraddizione, a differenza dei comunisti italiani, post o neo che siano, i quali non riescono ad abbandonare un certo stalinismo culturale che li porta ad essere, loro sì, i veri eredi del socialismo reale, che ha sparso per il mondo sangue, odio, terrore e distruzione!!!". Commento: forse troppo immediata.
LA DICHIARAZIONE DI SINISCALCO DI OGGI (rubrica non del tutto implausibile). "Adesso basta con i condoni. Evasione fiscale e edilizia abusiva verranno direttamente resi obbligatori per legge. Grazie a tutti".
Certastampa
Luca Bottura per l'Unità e/r
Censure
Si dice che Isabellona Bertolini nostra sia un’emergente di Forza Italia e che questo non vada genio al gelosisssimo Renato “riporter” Schifani. Si dice perciò che l’addetto stampa di Schifani abbia diramato ai tg nazionali l’ordine di limitare le presenze in video della Bertolini. Si dice (anzi no, questo è sicuro) che la Bertolini sia sposata con il portavoce di Schifani, Eli Stefanini. Che dunque avrebbe intimato di togliere visibilità a sua moglie. Con indubbi vantaggi per la sua, di visibilità. Con un occhio nero tutti ti notano di più.
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Controcrampo
Luca Bottura per l’Unità
(ha collaborato Michele Pompei)
Ore 8 La rubrica di oggi si apre con un minuto di silenzio per commemorare, dopo la sorprendente vittoria sul Messina, la scomparsa delle battute sull'Inter.
Ore 8.01 Rassegna stampa, l'apertura di Libero: "La sinistra porta jella".
Ore 8.04 Le prossime copertine di Libero: "La sinistra c'ha le corna"; "Alla sinistra ci puzza il fiato"; "A froci!".
Ore 8.05 Si alleggerisce la posizione del calciatore di "Campioni" espulso dal programma per aver bestemmiato in diretta. Il motto sacrilego sarebbe stato in realtà pronunciato da un capostruttura Mediaset che aveva appena compulsato i dati di ascolto del programma.
Ore 9 L'ex portiere della Juve Stefano Tacconi conferma la candidatura alla Regionali in Lombardia con il nuovo Msi: "La bandiera della destra ormai l'hanno svenduta, dunque la riprendiamo noi".
Ore 9.01 Calo di consensi per Tacconi dopo aver precisato in quale anfratto preciso intende riprendere la bandiera della destra.
Ore 12 Ennesimo smacco per Adriano Galliani: Afef viene battuta alle elezioni di "Lady Natale Milano" da una cugina di Della Valle.
Ore 15.18 Ospite a "Quelli che il calcio" Emilio Fede rivela che grazie al taglio delle tasse ha potuto comprarsi una notizia vera.
Ore 15.22 La Lazio passa in vantaggio al Delle Alpi contro la Juventus.
Ore 15.23 Si scopre che le borracce delle Juve erano finite per sbaglio nello spogliatoio della Lazio.
Ore 15.45 Le borracce vengono rimesse al loro posto.
Ore 16.33 Ibrahimovic realizza la rete della vittoria juventina sulla Lazio.
Ore 16.34 Per esultare, Ibrahimovic si toglie la maglia rosanero che la Juventus indossava ieri.
Ore 16.35 Avvicinandosi a una camera di Sky, Ibrahimovic si sfoga coi tifosi avversari: "Io non volevo neanche segnare, ma era l'unico modo di levarmi quella divisa del menga".
Ore 16.36 Ibrahimovic prosegue: "Quella maglietta sembra disegnata da Malgioglio in acido".
Ore 16.37 Lo portano via.
Ore 16.42 Lo juventino Olivera finisce a terra, i bianconeri buttano fuori la palla per permettere i soccorsi.
Ore 16.45 Precisazione di Capello all'Ansa: "Sono un vero sportivo e mi spiace di essere stato frainteso: noi non la buttiamo fuori solo quando si fanno male gli altri".
Ore 17.10 A "Stadio2sprint", Zola ritratta tutte le accuse alla Juventus: "Sono andato oltre, non volevo offendere nessuno sul doping".
Ore 17.11 Zola può finalmente riabbracciare i suoi cari.
Ore 18.12 "Novantesimo minuto" mostra uno striscione apparso al "Delle Alpi": "Aspettando l'appello giù le mani dalla Juve".
Ore 18.13 Faceva più rima "Capello", comunque…
Ore 18.14 In ogni caso, è la prima volta che qualcuno espone uno striscione per difendere degli imputati.
Ore 18.15 A parte Pamparana del tg5 al processo Sme, naturalmente.
Ore 19.30 Nuove clamorose rivelazioni di Usa Today sul doping negli Usa: Marion Jones nel '98 giocava nella Juve.
Ore 23 Jena del manifesto, non avvedendosi che il lunedì il manifesto non esce, detta ugualmente la sua rubrica. Siamo in grado di anticiparla: "Il Livorno l'ha presa anche ieri in quel posto perché Mussi è di quelle parti. Hahahahahahaha".
ANTICIPAZIONI TV "Anche Bin Laden e il Mullah Omar hanno confermato la loro partecipazione al reality show l'Islam dei Famosi".

GRASSO NON SEI NESSUNO. (rubrica di critica televisiva di Graldo Alsso, docente di alpinismo sottomarino all'università di Uusikaupunki e di cointroindicazioni del Voltaren all'università di Oulu. Nell'immagine, una recente foto del professor Alsso). "Oh, sto guardando 'In famiglia' su Raidue. Cantano, scherzano... ma che c'avranno da ridere? Grazie a tutti".

LA PAROLA ACCALAPPIA GOOGLE DI OGGI (servizio che inserisce vocaboli-civetta al mero scopo di aumentare il traffico in entrata) "E' quello dice che son mercenari, e quell'altro dice che e' un volgare provocatore... cazzo, c'e' piu' casino che in una gangbang".

LA VIGNETTA DI DI FORATTINI DI OGGI (servizio che piace a una minoranza avvertita) Dunque, c'e' Prodi vestito da talebano con una croce e martello sul cappello che parla da un podio e dice: "Ad ogni mercenario come Quattrocchi, opporremo mille volontari agit prop come le due Simone". Commento 1: perche' la virgola dopo Quattrocchi? Commento 2: lascia stare i morti, pirla.
Rassegna stampa
"Braccio di ferro tra Celentano e la Rai". (la Stampa). Claudia Mori nella parte di Olivia non me la vedo.
DISCO RINK (rubrica di critica musicale a cura di Mario Feggatto Lugiz. Nella foto, Feggatto Lugiz col suo inseparabile parrucchino in vinile). "Non è che con 'sta storia che si avvicina il Natale esce un altro 'best of' di Samuele Bersani, eh? Grazie a tutti".
GRASSO NON SEI NESSUNO. (rubrica di critica televisiva di Graldo Alsso, docente di teoria del parcheggio a pettine all'università di Uusikaupunki e di decrittazione dei fondi di Scalfari all'università di Oulu. Nell'immagine, una recente foto del professor Alsso). "Oh, Celentano si lamenta ché non gli fanno dire quello che vuole sulla Rai. Ma dove è stato negli ultimi anni, in Birmania? Grazie a tutti".

LA PAROLA ACCALAPPIA GOOGLE DI OGGI (servizio che inserisce vocaboli-civetta al mero scopo di aumentare il traffico in entrata) "Le due Simone sono tornate in Medio Oriente, vedrai che Libero racconta che hanno preso parte a una gangbang".

LA VIGNETTA DI DI FORATTINI DI OGGI (servizio che piace a una minoranza avvertita) Dunque, c'è Ciampi trasfigurato in un cane (sempre per quell'assonanza Ciampi-Ciappi, ma Ciappi è un mangime, comunque non è che con Forattini si può star tanto a cavillare) che parla con Castelli trasfigurato in un altro cane. Dice Ciampi: "Adesso vado in Cina, e la risposta sulla giustizia te la dò quando torno!". Castelli risponde: "Cina?!.. Giustizia??!.. Ma allora tutto è perduto!!". Commento: la punteggiatura l'ha presa da Marinetti.
CERTASTAMPA
Luca Bottura per l'Unità e/r
Filippiche
“L’Irpef è stata portata a tre fasce di 23, 33 e 39 per cento” (non è vero, c’è un cosiddetto contributo di solidarietà del 4 per cento sopra i 100.000 euro di reddito). “La no-tax area passa da 7.500 euro a 14.000” (non è vero, prima era di 12.000). "Da qui al 2006 verranno tagliati 75.000 dipendenti statali" (non è vero, è da qui al 2008). Le virgolette sono del deputato regionale Fabio Filippi e vengono da un chilometrico comunicato che riepiloga la riforma fiscale del governo Berlusconi. Le parentesi le ha aggiunte il vostro cronista. Anche così, però, anche cioè con un numero endemico di balle, c’è una buona notizia: Filippi, che prima si informava guardando solo il tg4, ha imparato a leggere i giornali, ed è riuscito anche a trarne un comunicato ad appena sei giorni dall’argomento di cui parla. E questo riguarda le virgolette. Le parentesi invece derivano dal fatto i giornali letti da Filippi sono due: il Giornale e Libero.
certastampa@yahoo.it (gago.splinder.com)
Certastampa
Luca Bottura per l'Unità e/r
Dimmi di Sdi
In una nota, lo Sdi ”invita la Giunta Cofferati a mettere da parte le rigidità dettate dall’orgoglio e a chiedere all’opposizione aiuto per far sbloccare i fondi destinati al metrò”. Che è un po’ come dire che se non intercede l’opposizione, che a Roma governa, il boicottaggio centrale continuerà. Che è un po’ come dire che quando la Giunta lamenta una pregiudiziale politica contro il metrò di Cofferati, ha ragione. Che è un po’ come dire che se la Giunta non vuole trattare con l’opposizione perché cadrebbe in un tranello,fa benone. Certo che ne dice di cose giuste, lo Sdi. Basta saperle interpretare.
certastampa@yahoo.it (gago.splinder.com)
GRASSO NON SEI NESSUNO. (rubrica di critica televisiva di Graldo Alsso, docente di schizofrenia del consumo all'università di Uusikaupunki e di paleigrafia della faccia di Sandra Milo all'università di Oulu. Nell'immagine, una recente foto del professor Alsso). "E' la Tv che non è mai stata intelligente o sono io a esser diventato deficiente che continuo a guardarla? Grazie a tutti."
GRASSO NON SEI NESSUNO - SPECIALE GF5 (a cura del professor Graldo Alsso).
"Questa sera ultima puntata del Grande Fratello: ecco dieci grandi frasi del mio inquilino favorito, Jonathan, quello, per intenderci, che sembra un misto tra Adriano Celentano e tutti i Jackson Five messi insieme. Ho raccolto queste frasi nel corso dell'ultima edizione e ho capito che quest'uomo o è veramente un idiota o è veramente un idiota. Grazie a tutti e godetevi il frutto della mia faticosa ricerca intellettuale".
Il Jonathan-Pensiero in dieci frasi
1) “Tutti i machi su di me!”
2) “Tu baceresti l’ascella del tuo uomo?”
3) “Io muooooioooo!”
4) “Sono molto gatto stasera”
5) “AAAAAAAAAAAAH”
6) “Chi sono? Un uomo barocco a cui piace vivere tra il bianco e il nero, con in mezzo un po’ di rosso”
7) “Madonna, la mia pelle si sta già distruggendo!”
8) “UAAAAAAAAAAH”
9) “Io sono in mezzo, io sono in mezzo, io mi metto qua se si fa l’orgia! Se c’è l’orgia io sono qua in centro!”
10) “AAAH! AAAH! AAAH!”

LA PAROLA ACCALAPPIA GOOGLE DI OGGI (servizio che inserisce vocaboli-civetta al mero scopo di aumentare il traffico in entrata) "Bush Putin ehi non è che in mezzo a tutto questo casino ritorna pure la guerra fredda? Ganbang!".
PICCOLO VADEMECUM PER SOPRAVVIVERE NELLA (E ALLA) SOCIETA' POSTMODERNA (a cura del professor Crispolto Tzara, che vediamo nella foto prima della chirurgia plastica che gli ha rifatto il seno)
5.
Se siete frequentatori di McDonald’s, evitate di venire risucchiati dal sistema bovinizzato e create piccole perturbazioni facendo due chiacchiere con il personale di servizio o avanzando richieste inesaudibili, sulla cottura dell’hamburger, sulla specie di patata che preferite, su rare qualità di salse esotiche, etc. Rovesciate spesso i vassoi per terra fingendo di scivolare.
DISCO RINK (rubrica di critica musicale a cura di Mario Feggatto Lugiz. Nella foto, Feggatto Lugiz col suo inseparabile parrucchino in vinile). "Du palle sto ultimo disco di Adriano Celentano... ma ieri non avevo detto che non mi sembrava male? Mah, non ho proprio le idee chiare".
CERTASTAMPA
Luca Bottura per l'Unita' e /r
Autoriduzioni
Inneggiando a un bel film di Ken Loach ("Bread and roses") gli incursori di San Precario hanno ottenuto dal gestore del Melbook Store di Bologna non il pane, non le roses, ma un'autoriduzione del 30 per cento su libri e dvd nuovi e del 60 per cento su quelli usati. La vicenda ha un cote' sorridente - soprattutto per il comportamento del libraio, che ha dispensato buon senso ed evitato incidenti - che fa pregio su cio' che resta una coercizione. Dunque e' giusto autoridurre del 30 per cento anche il commento sull'accaduto: e' stata una bella cazzatina.
certastampa@yahoo.it (gago.splinder.com)

LA PAROLA ACCALAPPIA GOOGLE DI OGGI (servizio che inserisce vocaboli-civetta al mero scopo di aumentare il traffico in entrata) "Giornata internazionale dell'AIDS continuate pure a fare le gangbang continuate".
DISCO RINK (rubrica di critica musicale a cura di Mario Feggatto Lugiz. Nella foto, Feggatto Lugiz col suo inseparabile parrucchino in vinile). "Comunque ascoltando l'ultimo disco di Celentano vien da chiedersi perché Celentano non canta e basta. E' bravo, quando canta. Invece quando fa TV mica è tanto bravo. Mi scuso col professor Allso. Grazie a tutti".
PICCOLO VADEMECUM PER SOPRAVVIVERE NELLA (E ALLA) SOCIETA' POSTMODERNA (a cura del professor Crispolto Tzara, che vediamo nella foto prima della chirurgia plastica che gli ha rifatto il seno)
4.
La prossima volta che vi capiterà di essere chiamati al telefono da una voce computerizzata, appoggiate con delicatezza il ricevitore sul pavimento, lasciando che il suono incorporeo continui la sua predica ma tenendo così occupata la linea, in modo da evitare che altri nel frattempo vengano disturbati dalla stessa chiamata. Idem per voci vive che vi propongono corsi strampalati o vi comunicano la vincita di una borsa di studio (io sono diciassette anni che vinco borse di studio per corsi in inglese, ogni anno!). Dite "sì, sono io, mi dica", poi appoggiate la cornetta sul tavolo e lasciate parlare. Penseranno che sia caduta la linea, richiameranno, e troveranno occupato. Nel frattempo gli avrete fatto perdere, a loro spese, almeno mezz’ora.
DISCO RINK (rubrica di critica musicale a cura di Mario Feggatto Lugiz. Nella foto, Feggatto Lugiz col suo inseparabile parrucchino in vinile). "Incredibile: meno di quattro ore e mi sono scaricato tutto il nuovo di C... ehm, bellissimo il nuovo disco di Celentano, l'ho comprato oggi mi è piaciuto. Un buon prezzo anche, mi pare, al supermercato poi fanno lo sconto. Grazie a tutti."

LA FRASE DEL GIORNO. Ci si chiederà se davvero in questo mondo tutto proceda così a rovescio da dover essere nuovamente capovolto" (Robert Musil)